IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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08 luglio 2026

Fine dell'anno di scuola a Ponza!

Ho sostenuto ieri il colloquio finale dell'anno di prova come insegnante di ruolo neoimmessa.
E' stata quindi la mia ultima traversata verso la meravigliosa isola di Ponza.
Ho completato l'iter di assunzione e ho terminato tutti gli esami che dovevo sostenere.
E' stata una lunga e solitaria esperienza sia sull'isola che nel mondo delle scuola: mi resterà tutto nel cuore, nella mente e negli occhi e sento di essere diventata una persona diversa grazie all'isola.
Il diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza si chiude qui.

L'ultimo viaggio in traghetto!

Ringrazio a distanza tutte le persone che hanno avuto la pazienza di leggermi durante quest'anno scolastico trascorso sull'isola, tra libri e compiti ed escursioni varie alla coperta delle bellezze di Ponza.
Chissà che il diario non possa avere un suo seguito, nel caso sarò felice di aggiornare subito il blog! 
Ora non vedo l'ora di partire per il nostro prossimo viaggio in kayak da mare, con Mauro alla volta della nostra isola greca preferita: Cefalonia!
Ovviamente, continuerò ad aggiornare il blog e stavolta sarà dal mare!

10 giugno 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #28

🧭 Domenica 7 giugno 2026
👣 Ultima settimana di scuola
⭐ Libri e musica

È da qualche tempo che ho iniziato il "conto alla rovescia" e ora sono davvero arrivata al termine delle attività didattiche a scuola.
Dovrò tornare ancora sull'isola per gli scrutini di fine anno, per l'ultimo collegio docenti e per gli esami di maturità, ma intanto sono finite le lezioni e sono anche riuscita a finire il trasloco.
Ho riportato a casa libri, vestiti e i pochi arredi della casetta con la veranda, qualche piantina raccolta sull'isola e una serie di galleggianti ritrovati in spiaggia ogni volta che scendevo a farmi un bagno.

Ho lasciato solo il minimo indispensabile per sopravvivere durante l'ultima settimana di scuola e per affrontare le due serate all'aperto che ho trascorso sull'isola.
La prima è stata organizzata dal gruppo di insegnanti che da questo inverno promuove i Reading Party di Ponza, incontri di lettura in cui ci ritroviamo prima a leggere in silenzio e poi a parlare di libri e non solo.
Questa volta l'idea di vederci all'aperto è stata accolta da tutte con grande entusiasmo e non potevano scegliere un luogo più adatto: il giardino terrazzato del Pontino, uno dei locali più accoglienti, stravaganti e incantevoli di tutta l'isola.

Non che ne abbia girati tanti, di locali ponzesi, anzi tutt'altro: non ne conosco che un numero esiguo, che si riassume in poche dita di una sola mano, e per lo più sono taverne e ristorantini che ho frequentato a Le Forna, un paio soltanto giù al porto.
Ma al Pontino, sopra le Piscine Naturali, si respira un'atmosfera speciale: è all'aperto, è immerso in un giardino terrazzato ben curato ed è affacciato sul mare, giusto di fronte al tramonto che, in queste prime calde giornate estive, si fa ammirare in tutto il suo splendore di colori, odori e suoni avvolgenti.
E credo sia il luogo ideale per sprofondare nella lettura, accoccolate sulle poltroncine colorate ricolme di cuscini imbottiti oppure cullate dal lento dondolio delle amache sospese tra gli alberi bassi.

Ci siamo salutate per rivederci presto.
Il giorno dopo, infatti, ci siamo ritrovate per il concerto della banda dell'isola.
Sul sagrato della chiesa di San Silverio e Domitilla, che domina il porto di Ponza, si festeggiava sia il rientro della statua restaurata del santo patrono e sia il 35° anniversario della nascita della banda stessa.
Sembrava che tutto il paese fosse lì in piazza, per una serata speciale inondata di note e di stelle: la banda ha eseguito con grande maestria e incredibile trasporto una serie di musiche da film che ci hanno trasportato in una dimensione un po' onirica e un po' nostalgica. 

Mi sono lasciata coinvolgere come ogni qualvolta mi capita di ascoltare musica dal vivo e mi è sembrata la maniera più  indovinata per salutare l'isola: la mia ultima settimana a Ponza si è riempita di libri e di musica.
Durante il concerto della banda l'aria si è rinfrescata e un venticello gentile mi ha fatto venire un po' di brividi, forse per la temperatura più bassa ma forse anche per la stanchezza degli ultimi giorni frenetici di lavoro a scuola.
Sono rientrata a casa col solito autobus, quella navetta circolare che a differenza del solito ora si riempie spesso di turisti e facce nuove.
Mi sono infilata sotto le coperte e mi sono concentrata sul momento: una delle mie ultime notti sull'isola.

Mi mancheranno i tramonti sul mare, la vista dalla veranda su Palmarola, i tempi lenti, il silenzio, il rumore della pioggia battente sulla casetta, le raffiche furiose del vento, il profumo intenso dei fiori in primavera, l'odore del mare ovunque sull'isola...
Tornerò presto sull'isola e proverò a scrivere qualche altra pagina di questo diario scombinato.

Scorcio del Reading Party al Pontino di Ponza
La mia lettura al Reading Party, completata proprio il giorno prima della morte dell'autrice!
Il Pontino di Ponza 
Il programma del concerto della banda di Ponza

30 maggio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #27

🧭 Giovedì 28 maggio 2026
👣 Fine settimana in compagnia
⭐ Il cambiamento dell'isola

Ho ricevuto delle visite.
Un'amica dei tempi del liceo, un amico di kayak con la sua compagna. Abbiamo trascorso il fine settimana a girovagare per l'isola e ho riproposto il mio giro turistico preferito, tra visite guidate ed escursioni di terra e di mare.
Sono state due bellissime giornate, trascorse a chiacchierare e a rilassarsi: è stato il mio ultimo fine settimana, perché anche se tornerò a giugno per le giornate conclusive della scuola, per gli esami di maturità e anche per il colloquio finale del mio anno di prova, non avrò più occasione di restare sull'isola durante il week-end.

Ponza è nel pieno del suo splendore: l'aria calda è satura del profumo intenso delle ginestre in fiore, il cielo limpido è inondato da una luce così brillante da far risaltare ogni colore, il mare calmo è rigato dalle scie incrociate delle imbarcazioni, che col bel tempo sembrano arrivate tutte insieme come le rondini di primavera che pure si accalcano sull'isola.

Le strade sono abbellite dalle luminarie per le prossime celebrazioni patronali e tutta Ponza sembra entrata in una nuova dimensione temporale, piena di lucine colorate che animano le serate e carica di un'attesa frenetica che presto diventerà festosa.
C'è anche più gente, più traffico, più rumore.
Dai traghetti sbarcano molte più persone del solito e gli autobus sono sempre strapieni, tanto che talvolta neanche si fermano.
I locali stanno riaprendo e le piazzette si animano di tavolini e aperitivi: le serate al porto sembrano ora delle continue feste all'aperto. 

Le spiagge cominciano ad essere frequentate, le persone girano in pantaloncini e infradito, il caldo scopre la pelle e rallenta i movimenti. Anche le scogliere iniziano ad essere occupate dagli ombrelloni, "piantati" sui classici supporti in cemento che spuntano ovunque come funghi.
Ci sono molte più barche ormeggiate in mare, e a terra è tutto un via vai di camion che trasportano i gozzi su e giù per l'isola, dai giardini dove sono stati tenuti in secca durante l'inverno fino ai pochi punti di alaggio della costa, ora sempre più gremita di pontili galleggianti e barche in rada.
Persino gli elicotteri hanno preso a sorvolare l'isola con una frequenza (e una bassa quota) che mi sembrano un pochino preoccupanti.

Ponza sembra diventata un'altra isola, molto diversa da quella che ho vissuto e scoperto durante l'inverno.
La settimana scorsa ho fatto colazione al solito bar con una delizia che ho scoperto proprio qui, isolata in mezzo al mare, e che non ho ancora trovato in terra ferma: il caffè ginseng ai frutti di bosco!
Questa settimana la stessa colazione è costata il doppio perché è ormai iniziata l'alta stagione.

Anche gli affitti delle case sono cambiate: sapevo già dallo scorso autunno che la spesa per una sola settimana di giugno sarebbe stata ben più alta di quella sostenuta per un intero mese del periodo invernale, e sapevo anche che non sarebbe stato facile trovare un alloggio  alternativo alla casetta con veranda... quel che però non potevo immaginare è la difficoltà della ricerca e la scarsità dell'offerta, non tanto perché ci siano poche abitazioni, anzi tutt'altro, molte restano chiuse quasi tutto l'anno proprio in attesa dell'arrivo dell'estate, ma perché di solito si preferisce riservarle a chi viene per turismo e le paga di più.
Insomma, alla fine ho risolto grazie all'intercessione di una collega molto disponibile, ma avevo iniziato a temere di dover ripristinare l'attrezzatura da campeggio e di piazzarmi per la notte in una delle spiaggette più isolate.
Poche, in realtà, e sempre meno isolate. 

Una delle mie preferite è La Caletta, con l'iniziale maiuscola perché è proprio il suo nome, quello riportato sulla segnaletica stradale e sulle locandine turistiche.
È una piccola insenatura rocciosa che si insinua nella costa occidentale dell'isola e che chiude a Nord la Baia di Cala Feola, una stretta lingua di acqua turchese che si nasconde tra le Piscine Naturali e il Belvedere della Madonnina, quindi a cinque minuti dalla casetta con veranda.
Cinque minuti e 285 scalini!
Che ad ottobre mi facevano ansimare come una vecchia locomotiva a carbone e che ieri sera, invece, mi sono scoperta a risalire senza il minimo batticuore. 

La Caletta è uno di quei luoghi un po' magici che si incontrano solo nelle fiabe, un posto quasi irreale che sembra disegnato a matita da un pittore impressionista: c'è questa ripida scalinata di tufo che si intrufola tra la vegetazione e che sfocia su una scogliera piatta e bassa, di origine vulcanica e quindi di un bel grigio cenere uniforme e accattivante, puntinata di inclusioni più scure e sbrilluccicose ma ben levigata dal tempo, dalle intemperie e dal mare.
La scogliera è incastonata alla base di una parete verticale altrettanto caratteristica, le cui creste arricciolate mi ricordano i drappeggi svolazzanti di quei tendaggi usati per ombreggiare le pergole dei giardini signorili. Passo quasi tutto il tempo col naso all'insù, perché la luce soffusa di questo tardo pomeriggio sembra svelare disegni sempre nuovi e sempre diversi su questa incredibile superficie rocciosa.

La Caletta è anche molto ben attrezzata, perché i vecchi rimessaggi delle barche sono diventati depositi per sdraio e ombrelloni: tra qualche giorno non sarà più possibile starci da sola e il batticuore mi torna di colpo pensando che è il mio ultimo bagno in solitaria.
Come pure il mio ultimo tramonto dalla veranda!
Scrivo mentre il sole cala all'orizzonte e la sua palla di fuoco tinge di arancione sia il cielo che il mare. 

Credo che mi mancherà moltissimo questo panorama, questa vista aperta su Palmarola, questa veranda affacciata sull'isola di fronte all'isola.
Dalla prossima settimana inizierò una nuova esperienza a Ponza, in una casetta diversa con una vista diversa, ma sono convinta che non mancheranno sorprese e bellezze, perché quando le cose cambiano portano spesso una ventata di aria fresca.
Un mio amico dice sempre che Camus diceva sempre che il cambiamento è il sale della vita: e il mio amico dice anche che se lo diceva Camus, certo Camus non poteva sbagliare!

Un regalo gemellare come ricordo dell'isola
La Caletta di Ponza
La testa in aria

Sulla mia pagina facebook ho inserito anche un breve video di una panoramica a 360° della caletta!

21 maggio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #26

🧭 Mercoledì 20 maggio 2026
👣 Settimane impegnative a scuola
⭐ Il cimitero di Ponza

Sono le ultime settimane di scuola e come sempre il mese di maggio si riempie di verifiche, interrogazioni, correzioni, riunioni, consigli di classe, collegi docenti, consegne di documenti, colloqui finali e un'altra serie di scartoffie burocratiche che non serve menzionare. Si avverte nell'aria una certa stanchezza frammista ad una incerta speranza, la prima appesantita dai mesi invernali di scuola e la seconda ricolma dell'attesa dei mesi estivi, in cui si possono iniziare a togliere gli strati più pesanti degli umori e dei vestiti...

In questa settimana io ho concluso sia la formazione per l'anno di prova come docente neoimmessa in ruolo che il cosiddetto "visiting", cioè la visita mattutina della Dirigente Scolastica alla classe in cui faccio lezione, mentre faccio lezione: è stato un momento un po' particolare, però, perché a causa dei ritardi sempre più frequenti dei traghetti, sempre più lenti a causa del maltempo che ancora imperversa in questo infinito mese di maggio, la Dirigente è arrivata a scuola quando avevo ormai finito le mie ore di servizio e non sapevo più bene dove e come poter fare lezione...
Ma la creatività, la flessibilità e la disponibilità di colleghe e studenti hanno permesso a noi tre spaesate "docenti in prova" di poter concludere anche questa ultima prova, appunto.

Per queste incombenze scolastiche, e per qualche altra preoccupazione familiare che si è poi ben risolta, la scorsa settimana non sono riuscita a scrivere la mia solita pagina di diario scombinato e recupero oggi con un racconto che avevo lasciato in sospeso: la visita al cimitero di Ponza.
Ci sono stata con le amiche del Collettivo Spontaneo Donne di Latina, nella loro prima tappa della visita turistica dell'isola durante il ponte del primo maggio scorso.
Era molto tempo che volevo visitare il cimitero e sono stata contenta di farlo in compagnia.
A me piace sempre molto inserire nei viaggi la visita dei cimiteri: sono luoghi carichi di storie, silenzi ed emozioni, spazi vicini e distanti al tempo stesso in cui mi piace girovagare senza meta perché infondono una serenità fuori dal comune... il cimitero dell'isola è un cimitero speciale, alquanto sui generis sia per la posizione che per la costruzione.

Situato all'estremità orientale del porto, accoccolato sulla scogliera strapiombante in mare e all'ombra del faro che spunta spesso tra le cappelle funerarie, il cimitero di Ponza ha una storia particolare che si perde nella notte dei tempi. Il primo nucleo si sviluppa a partire dal 1772 su un'area che in epoca romana era occupata da un ampio complesso residenziale; le numerose modifiche intervenute nei secoli successivi hanno inglobato spazi via via sempre diversi, disposti anche ad altezze differenti, comprese persino delle cavità ipogee funerarie che erano state utilizzate come alloggi per i soldati durante gli scontri tra le truppe inglesi e francesi di inizio Ottocento. 

Al primo colpo d'occhio, il cimitero di Ponza appare subito come uno dei più sorprendenti casi di architettura cimiteriale: basta fare pochi passi dentro al cancello, poco oltre la Chiesetta d'ingresso, per ammirare l'incredibile successione di cappelle aperte sul mare, disposte in file irregolari che sembrano però tutte perfettamente rivolte verso l'orizzonte lontano, anche quando sono invece incastonate in spazi angusti e ricavati dove non sembrava possibile inserire più neanche un altarino votivo.

Nei vari terrazzamenti di cui si compone il cimitero, tutti o quasi abbelliti da giardinetti ricolmi di piante fiorite anche se un poco trascurate, si possono scoprire tombe di ogni tipo, disposte in maniera talmente improbabile da dare l'impressione che ogni famiglia si sia ricavata il proprio spazio in modo abbastanza creativo: ci sono tombe interrate, oppure disposte in loculi orizzontali, decorati coi classici marmi levigati, altre tombe di famiglia sistemate in grandi cappelle a più piani, chiuse da ringhiere o portoni in ferro battuto, e altre tombe ancora sparse negli angoli più impensati, tra le mura del cimitero oppure a formare nuovi muretti di separazione su cui col tempo sono state deposte altre tombe.
Ci sono anche loculi più piccoli che ospitano urne cinerarie, e anche queste sono tutte diverse per forme, colori e dimensioni.
Si incontrano anche loculi scavati nel tufo, loculi costruiti nel giardino con massi levigati come piccole cappelle votive, loculi sovrapposti ad altri preesistenti che spiccano per originalità decorativa: uno è un piccolo tempietto greco in scala, con tanto di colonnato perimetrale, frontone triangolare e scalinata di accesso. 

Il culto dei morti è un culto molto territoriale ed entrare nel cimitero di Ponza è un po' come recuperare il passato recente dell'isola, compreso il fenomeno dell'abusivismo edilizio, che sembra riflettersi in scala in questa piccola cittadina sorta attorno alle ultime dimore dei suoi vecchi abitanti.
Dopo esserci un po' perse nei vari labirinti in cui si articola il cimitero, complicati da scalinate oblique e sentieri sinuosi, abbiamo visitato un'ampia caverna in cui sono ancora ben visibili i segni degli scalpelli sulla volta interna: è talmente alta che le due pareti sono ora interamente ricoperte di loculi disposti su più piani, ma ancora più in alto dei loculi più alti si riconoscono delle iscrizioni latine di tombe incassate nella roccia e risalenti a chissà quale epoca.

Quel che più ha attirato la mia attenzione è la cura meticolosa con cui sono abbellite tutte le tombe, sia quelle al chiuso che quelle all'aria aperta: se per queste ultime prevalgono fiori finti di stoffa o di plastica, ma anche molte piante vive in vaso o in terra, per le tombe interne sono prevalenti i pizzi e i merletti. Ogni lapide è ornata da una bordura bianca traforata che contorna il nome, la foto e il lumino: sembra quasi che ogni defunto abbia un suo motivo di pizzo personalizzato, e questa varietà mi ha fatto pensare ai maglioni dei marinai norvegesi, lavorati a ferri con motivi particolari per poter riconoscere i corpi anche dopo i naufragi.

Su tutte le decorazioni prevalgono quelle in maiolica e ci sono molti ritratti, fotografie o dipinti, riportati sulle tipiche mattonelle a colori pastello che ero abituata a trovare su portoni o muretti, ma che ora so possono arricchire anche la tomba di un caro defunto. Alcune di queste maioliche raccontano proprio la vita che la persona ha vissuto sull'isola e ovviamente non mancano richiami al mare, alla pesca e alla navigazione, ma anche al tramonto, alla luna e alle stelle che si riflettendo in acqua. Il cimitero è circondato dal mare, sospeso su questi vari terrazzi irregolari tutti a strapiombo sul mare, talmente isolato da dare l'impressione che da un momento all'altro possa sollevarsi da terra e librarsi per aria con tutto il suo carico di umanità silente, come un battello leggero che si invola nel cielo.

Forse distratte da tanta strana bellezza, abbiamo un po' perso il controllo e ci siamo trovate coinvolte in un'improbabile ma riuscitissima operazione di recupero di un cellulare dispettoso, volato da una tasca giù al piano di sotto, cioè il tetto del colombario sottostante: le grandi scale in ferro che sono sempre in uso nei cimiteri hanno facilitato il rapido recupero, sia del telefono che del contegno rispettoso da tenere in questo luogo incantato.
Ci torneremo, com'è inevitabile che sia, anche se non proprio in questo cimitero dell'isola!

Il cimitero di Ponza
Le visioni interne ed esterne
Sovrapposizioni temporali...
La grotta delle tombe coi pizzi
Le operazioni di recupero!

10 maggio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #25

🧭 Giovedì 7 maggio 2026
👣 Primo maggio in compagnia
⭐ Collettivo Spontaneo Donne di Latina in trasferta a Ponza ⭐

L'idea ci era venuta l'anno scorso, non appena avevo saputo di aver ottenuto il ruolo sull'isola: organizzare a Ponza una delle nostre cene mensili, quei cerchi di parola che portiamo avanti da ormai tre anni e in cui sperimentiamo una pratica condivisa di decostruzione del patriarcato. Sono serate un po' speciali, riservate alle donne e alle persone che si riconosco tali, durante le quali ceniamo insieme e insieme affrontiamo discussioni su temi scelti in anticipo: mentre gustiamo piatti cucinati e presentati con cura, che rendono l'atmosfera molto rilassata e accogliente, ci addentriamo in argomenti che hanno risonanza nel personale o nel collettivo, ci conosciamo meglio grazie ad un confronto continuo, al tempo stesso intimo e politico, e ci concediamo confidenze, suggerimenti, consigli, pianti e risate in quantità e qualità tali da arricchire sempre ognuna di noi, anche se ogni volta in modo diverso.

Spostarci sull'isola ci è sembrato naturale per combinare la cena di maggio con il fine settimana di festa: abbiamo esplorato l'isola, alla scoperta delle bellezze locali, e per me è stato molto emozionante condividere quanto fin'ora ho capito di questo piccolo lembo di terra circondato dal mare. Ho assunto con un misto di orgoglio e responsabilità il ruolo informale di "guida turistica" ed è stato bello vedere come le mie proposte venivano di volta in volta accolte con entusiasmo e flessibilità.

A questo gruppetto di otto donne iperattive e sorridenti ho proposto un percorso turistico che mi sento di consigliare a chi vuole trascorrere tre giorni sull'isola: in poco tempo si possono visitare i luoghi più suggestivi di Ponza e si possono sperimentare varie modalità di turismo religioso, escursionistico, enograstronomico, storico, naturalistico, balneare e culturale.
Il primo giorno è stato molto intenso, con vari giri nella zona del porto, il secondo giorno ci siamo rilassate camminando e nuotando, mentre il terzo giorno siamo salite in barca.

È stata un'esperienza strepitosa, elettrizzante ed indimenticabile, un modo speciale di stare insieme in casa e fuori, una formula vincente per trascorrere tre intense giornate in ottima compagnia. È stato così bello che abbiamo già pensato di ripetere l'esperienza il prossimo anno su un'altra isola, magari Ventotene!

Abbiamo iniziato il nostro tour dal porto, dove attracca il traghetto: dopo aver lasciato zainetti e trolley in un deposito bagagli, abbiamo scelto di iniziare la visita dal cimitero, aperto sempre durante il fine settimana ma soltanto fino alle 14.30 (ne parlo meglio nel post successivo perché è un cimitero sui generis!).

Prima di sederci a mangiare in uno dei tanti ristorantini sul mare (c'è solo l'imbarazzo della scelta e tutto dipende dal gusto personale, oltre che dalle disponibilità economiche), ci siamo dedicate alla perlustrazione dei vicoletti che si dipanano nel centro storico, percorrendo subito Via Parata, che porta al belvedere accanto all'Hotel Bellavista (i nomi non sono mai scelti a caso!), poi Via del Confino che conduce alla piazzetta con la panchina rossa (comoda per sostare a leggere le maioliche commemorative dei confinati più illustri, da Pertini a Terracini, da Basso ad Amendola), per chiudere la prima breve visita del paese con il passaggio "segreto" lungo Via Corridoio, che corre, proprio come un lungo corridoio, tra i ballatoi di tante casette bianche dagli ingressi semplici ma curati.

Non poteva mancare una visita a Chiaia di Luna, una delle spiagge più conosciute di Ponza, quella che regna incontrastata su ogni depliant turistico perché più di ogni altra evoca l'origine vulcanica dell'isola, con quella sua lunga parete alta, levigata e strapiombante che ha la forma e la tonalità perfetta di una mezza luna. L'accesso alla spiaggia era consentito attraverso un antico tunnel di origine romana, di cui si può ancora apprezzare il rivestimento ad opus reticolatum, ma che è ormai sbarrato da un'alta cancellata chiusa da pesanti catene e lucchetti perché negli anni si sono verificati numerosi crolli, alcuni dei quali hanno provocato anche delle vittima, talvolta giovani e giovanissime.

Noi siamo rimaste sul belvedere della Strada Panoramica a goderci dall'alto la meraviglia della baia ampia e placida, dal fondale sabbioso e digradante che, specie al tramonto, si tinge di tutti i colori della tavolozza di un pittore impressionista.

Ci siamo poi spostate a Giancos, una delle baie apere sul porto, ed abbiamo seguito la scalinata che sale e scende tra case, orti e giardini e che passa davanti ad una statua di epoca romana un po' dimenticata ma che meriterebbe di essere meglio valorizzata (ne avevo già parlato quando l'avevo scoperta mesi addietro, ora che la rivedo in compagnia mi sembra ancora più abbandonata all'incuria).
Una parte del gruppetto è sceso in spiaggia a rinfrescare i piedi in mare e l'altra parte ha continuato la passeggiata lungo uno dei tratti più panoramici e suggestivi dell'isola, da cui si possono scattare fotografie davvero pittoresche del porto e del paese.

Abbiamo infine scelto di risalire tutte insieme per la vecchia Via Nuova, per il Belvedere Pertini e per il murales di ceramica dedicato al nostro Presidente partigiano: altre maioliche ricordano il suo periodo di confino e, specie in questo periodo dell'anno, aleggia su Ponza lo spirito della Resistenza, con varie iniziative pubbliche in ricordo, per esempio, delle donne ponzesi che si innamorarono dei confinati e divennero partigiane. Anche la scuola ha partecipato alla commemorazione della Ponza antifascista poco prima della giornata del 25 Aprile, ma io ero volata in Bretagna e mi sono persa un po' di incontri.

Dal murales di Pertini si raggiunge, salendo vari altri scalini, la famosa Cisterna della Dragonara: avevamo già comprato i biglietti in mattinata, presso l'ufficio della Pro Loco sul Molo Musco, dove attraccano gli aliscafi veloci, prenotando la visita guidata del tardo pomeriggio, alle 18, per non perdere neanche un minuto dei raggi di sole che scaldano questa luminosa Giornata Internazionale dei Lavoratori.
La guida archeologica invece lavora già di gran lena, come del resto un po' tutta la gente di Ponza, che sembra uscita dal letargo invernale per rianimare il paese con la graduale riapertura di tutti i negozi e locali del centro.

Era da tempo che volevo visitare le cisterne romane e resto davvero incantata dalla maestosità degli ambienti sotterranei, enormi vasche scavate nel tufo, ricoperte da uno strato di "cocciopesto" per renderle impermeabili e comunicanti tra loro grazie ad un intricato sistema di canali che dalle più alte scendevano verso le più basse, per poi arrivare fino al mare. La storia è oltremodo affascinante e mi lascia sempre stupefatta la grande differenza tra il presente, in cui l'acqua deve essere portata sull'isola con una nave cisterna, ed il passato, quando invece l'isola non solo aveva riserve d'acqua in abbondanza per ville e campi, ma era anche usata come punto di approvvigionamento idrico dalle navi della flotta imperiale.

La visita guidata prosegue poi alla seconda Cisterna del Corridoio, meno imponente ma altrettanto suggestiva, anche se "invasa" dal solaio e dalle fondamenta (!!!) dell'abitazione privata sovrastante: una volta che l'occhio si abitua all'oscurità e la pelle all'umidità, dispiace un po' dover concludere quest'ora di immersione nell'ingegneria idraulica dell'epoca romana.

Al tramonto rientriamo a Le Forna con l'autobus di linea e dopo cena dedichiamo qualche minuto alla pianificazione della nostra seconda giornata: sabato 2 maggio ci dirigiamo verso Punta Incenso, per una lenta escursione a piedi tra la macchia mediterranea sempre più profumata, sotto un cielo limpido in cui compaiono solo rade nuvolette batuffolose. Ci siamo portate un pranzo al sacco e, dopo una meritata pausa ad ammirare il mare che circonda il vicino isolotto di Gavi e la più distante isola di Zannone, ridiscendiamo il sentiero con l'obiettivo di raggiungere le Piscine Naturali, dove non ci facciamo mancare bagni, nuotate e pennichelle sugli scogli di questa che forse è, tra tutte, la zona balneare più rinomata e gettonata dell'isola. Sono già comparsi i primi ombrelloni gialli ed in mare ci sono già molte barche a vela in rada, però l'atmosfera è ancora rilassata e la stagione turistica appena iniziata sembra partita a rilento su questo versante dell'isola.

Chiudiamo la giornata con un formidabile aperitivo in un bar all'aperto, incastonato tra vecchi giardini terrazzati, profumato dell'odore fresco del mare e arredato con tavoli di legno, panche ricolme di cuscini, amache tirate tra alberi di mirto e lunghe collane di galleggianti ad abbellire i sentierelli che serpeggiano tra gli ampi ombrelloni rossi. C'era musica dal vivo, un misto di reggae e canzone popolare che ci coinvolge ed elettrizza: cantiamo tutte così tanto e così forte che quando al tramonto ce ne andiamo, il batterista ci saluta con una rullata pazzesca, urlando un tonante "Tornate presto"!

La cena in veranda ci riporta alla nostra tradizionale intimità e tiriamo tardi, ma quel che si dice nel cerchio magico resta nel cerchio magico!

Il terzo e ultimo giorno lo dedichiamo alla Spiaggia del Frontone e al Museo Etnologico che fa capolino lì vicino. Scendiamo al porto con la solita navetta, lasciamo di nuovo i bagagli al deposito e prenotiamo la barca che fa la spola col Frontone.
Seguiamo il sentiero breve e panoramico che conduce al museo, a cui dedichiamo una breve ma intensa visita: avevo letto diverse recensioni favorevoli che mi avevano molto incuriosita e devo ammettere che sono rimasta molto soddisfatta.
Si tratta di due piccole stanze ricavate nella roccia, secondo l'antica usanza delle case-grotte isolane (diffuse sia a Ponza che a Palmarola): queste due però sono ricolme di vecchi strumenti di lavoro di fabbri, contadini e pescatori di un tempo passato e ormai quasi dimenticato, con molti ricordi familiari conservati in album fotografici o raccolti in collezioni ridotte ma di grande valore storico-culturale. Scopro, tra le altre cose, che quando le ragazze ponzesi si facevano scattare le prime fotografie in bianco e nero, dovevano farsi prestare il vestito della festa dal fotografo, che spesso provvedeva anche al trucco (quando darsi il rossetto era ancora un fatto straordinario e non quotidiano).

Ridiscendiamo verso la spiaggia e ci rituffiamo in mare: alcune improvvisano una coreografia di nuoto sincronizzato, come a voler salutare l'isola in modo originale e simbolico.
Riprendiamo la barca e ritorniamo al porto per le ultime compere e le ultime foto di gruppo: quella che scatto sul molo davanti al traghetto è uscita sfocata perché l'emozione mi ha riempito gli occhi di ricordi e tanto altro... restare di nuovo da sola sull'isola mi regala nuovi spazi di silenzio e di solitudine, ma anche la consapevolezza (e la prova!) che le esperienze vissute in buona compagnie sono sempre più emozionanti e costruttive!

Il primo autoritratto appena sbarcate sull'isola
Il giro al porto 💛
(grazie Milo per la foto di gruppo con Pertini)
La visita alle Cisterne Romane

In mezzo alla natura 💚
(grazie Milo per la foto di gruppo con la statua romana ripescata nelle acque di Giancos)
Punta Incenso in fiore 🌼
(grazie Giorgia Trentin per le foto d'autrice)
Piscine Naturali (foto di Roberta Berrè 🙏
La Spiaggia del Frontone inizia ad affollarsi...
Museo Etnografico del Frontone 😍
Bellezze al bagno 💙

Sulla mia pagina facebook ho inserito anche due filmati indimenticabili dell'esperienza!

16 aprile 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #24

🧭 Giovedì 16 aprile 2026
👣 Fine settimana sull'isola
⭐ Uno spettacolo dopo l'altro

Mi sono concessa un altro fine settimana sull'isola, non tanto per il cattivo tempo, che ancora imperversa in mare e in terra in questo inizio di primavera che sembra non voler ancora iniziare davvero, ma piuttosto per approfittare di un po' di tempo libero, che con l'avvicinarsi della fine dell'anno scolastico sembra scarseggiare più del solito.

Sono entrata a scuola come docente di ruolo sul sostegno e devo completare il cosiddetto "anno di prova", durante il quale sono previsti dei corsi di formazione obbligatori, sia in presenza che sulla piattaforma ministeriale, e delle attività didattiche di tutoraggio in classe, con una delle colleghe che mi è stata assegnata come tutor.

Inoltre, sono appena partiti i corsi pomeridiani di mentoring per contrastare l'abbandono scolastico e ho dato la mia disponibilità per seguire alcuni dei ragazzi che devono recuperare i debiti accumulati nel primo quadrimestre.
Così ho quasi tutti i pomeriggi occupati a scuola, talvolta non rientro a casa per pranzo e mi ritiro alle sette di sera, stanca ma contenta, giusto in tempo per cenare e guardare i tramonti mozzafiato che si susseguono ogni sera come spettacoli imperdibili.

C'è stato un temporale lontano, che dopo il tramonto ha scagliato lampi verticali sull'isola di Palmarola e che ha illuminato la notte ad intervalli irregolari ogni volta elettrizzanti; una sera invece il cielo grigio, coperto di nuvole spesse e diffuse, ha lasciato libero giusto una fascia rosata appena sopra l'orizzonte, che si è lentamente tinta di rosso porpora, come una pennellata di passione a chiudere il giorno; c'è stato poi un pomeriggio di nuvole tonde e lunghe che hanno occupato tutta la costa continentale, distese sul mare come un grande rotolo perlaceo, suggestive sia per il nome scientifico di "roll clouds" che per la forma allungata, che assorbe gradazioni cromatiche via via differenti man mano che scende l'oscurità.

Nel fine settimana ho assistito a due spettacoli teatrali: visto che sull'isola capita raramente di partecipare ad appuntamenti mondani, non ne ho perso neanche uno.
Il primo spettacolo è andato in scena il sabato, all'ora del tramonto: allestito sulla spianata della torretta rossa ai piedi della lanterna del Molo Musco, aveva come speciale quinta aperta l'inconfondibile architettura borbonica del porto di Ponza, con le tipiche casette disposte ad anfiteatro e colorate di colori pastello, i primi localini turistici che finalmente riaprono dopo la lunga pausa invernale e seminano altri colori e profumi all'intorno, e con alcune barche a vela che dondolando lentamente attraccano in banchina.

Nell'ambito delle Passeggiate poetiche, la compagnia Matuta teatro di Sezze ha proposto sull'isola "Appunti per un'epica nostra", di e con Titta Ceccano come voce recitante e con Roberto Cartani alla chitarra per gli intermezzi musicali: una celebrazione della cultura contadina e della memoria collettiva dei Monti Lepini.
È un monologo sul senso di appartenenza alle terre che furono di Ulisse e di Enea, di Virgilio e di Orazio, di Norba che si schiera con Mario nella guerra contro Silla e quando costui prevale viene messa a ferro e fuoco, dei Papi e di Napoleone che cercano di completare la bonifica, dei viaggiatori dell'800 che restano ammaliati dalle paludi e dal mare, della Resistenza sui monti e degli scioperi a rovescia degli anni 50 del Novecento ... uno spettacolo davvero godibilissimo: da non perdere!

Il secondo spettacolo è  stato messo in scena dalla rinomata Compagnia Ponzese, un gruppo teatrale amatoriale che ogni anno propone un nuovo lavoro. Quest'anno è stata scelta la commedia "Caviale e lenticchie", scritta nel 1956 da Scarnicci e Taranusi che deve molto del suo successo alla riduzione in dialetto napoletano.
Ed è stato un successo anche sull'isola: lo spettacolo è stato allestito nella Sala Polifunzionale del Comune, che un tempo ospitava le camerate comuni dei confinati e che ora raccoglie (quasi) tutte le attività culturali e sportive fiorite sull'isola.

Ho provato a seguire il debutto di venerdì sera alle nove, ma una volta raggiunto il porto con due colleghe rimaste anche loro sull'isola per il fine settimana, abbiamo scoperto che non c'era l'annunciata navetta di ritorno di mezzanotte e... quindi a malincuore siamo risalite a Le Forna senza averlo visto, ma ben determinate a tornare per la replica della domenica alle sei (con le navette confermate).

Lo spettacolo ha segnato il tutto esaurito e ogni sera la sala era stracolma (il sabato ho incrociato il mio padrone di casa, che poi mi ha confermato di essersi divertito): sono scattati spesso applausi a scena aperta e molte battute del protagonista, un capofamiglia vecchio stampo che di "mestiere" fa l'invitato imbucato alle feste per trafugare leccornie varie, hanno innescato molte risate nel pubblico eterogeneo, composto di vecchiettə, adultə e bambinə, che nelle ultime file hanno apparecchiato piccole tavolate di pizza e patatine, il cui odore ha reso il secondo atto molto più realistico del previsto.

La compagnia è formata da insegnanti, collaboratori scolastici, genitori, studenti ed ex-studenti dell'isola, ed è ovviamente molto conosciuta e apprezzata: tra attori, attrici e comparse, sul palco sono salite ben 12 persone, oltre a chi si è occupato delle scenografie, dei costumi e delle luci.
Sono state tre ore molto divertenti ed istruttive, su uno spaccato insolito e intimo dell'isola su cui vivo dallo scorso anno.

Lunedì a scuola abbiamo celebrato le
Giornata del mare insieme alla Guardia di Finanza, alla Polizia del mare e al gruppo dei sommozzatori per le aree protette delle Isole Ponziane. Le classi del triennio hanno seguito le varie attività proposte, tra video promozionali in classe e prove di bonifica nel fondale prospiciente il porto, con l'intento di sviluppare il concetto di "cittadinanza del mare" e rendere studenti e studentesse "cittadinə attivə" (virgolette della Finanza, scevà mio!) del mare, più volte definito il nostro oro blu, metafora che sull'isola acquista un ineludibile valore commerciale.

Abbiamo visto in video i recuperi fortuiti di alcuni bassorilievi rinvenuti nelle famose Grotte di Nerone, vicine al porto di Ponza, e ci è stato spiegato quanto sarebbe utile mantenerli in situ, sia per valorizzare l'isola e contribuire allo sviluppo del turismo e sia per conservarli nel luogo stesso in cui sono stati ritrovati...

Ho anche scoperto che accanto alla sede centrale della scuola c'è il laboratorio del Dipartimento di Scienze ecologiche e biologiche dell'Università della Tuscia: vorrei riuscire a visitarlo, prima o poi, perché ci hanno raccontato che l'Università ha individuato nel mare di Ponza, in località Le Formiche, il luogo ideale per il rilascio, nel giugno 2025, di oltre 200 "cuccioli" di astice europeo.
L'esperienza è stata talmente positiva che pensano di ripeterla nel 2027, rilasciando altri 600 piccoli esemplari: ci hanno spiegato che, tramite un prelievo di dna, il laboratorio è in grado di stabilire se gli astici che verranno pescati nei prossimi anni appartengono al gruppo rilasciato a Le Formiche.

Li abbiamo visti scivolare fuori dalle provette e intrufolarsi subito tra le alghe giallognole dei fondali, alla ricerca istintiva della loro nuova casa marina: tanti piccoli astici, corti come un dito mignolo ma già perfettamente formati, con quelle tipiche trasparenze iridescenti che li fanno assomigliare all'opale, con zampette e chele e antenne e le tipiche codine a ventaglio di un bel colore blu-violaceo che ben risalta nelle acque trasparenti e pulite dell'isola.

Una piccola grande emozione: uno spettacolo dopo l'altro!

Lo spettacolo "Appunti per un'epica nostra"
Spettacolo "Caviale e lenticchie"
Il recupero di copertoni dai fondali del porto ad opera dei sommozzatori della Guardia di Finanza 
Le bellezze del porto di Ponza 
Scorci sul porto 

08 aprile 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #23

🧭 Martedì 7 aprile 2026
👣 Pasqua e Pasquetta sull'isola
⭐ Guida turistica personale

La casetta ha questa lunga vetrata all'ingresso che affaccia sulla veranda: durante la stagione fredda ho spesso ammirato il panorama da dietro i vetri, assaporando ogni singolo momento trascorso seduta da sola al tavolo con vista mare, a leggere, studiare, scrivere, mangiare o solo pensare a quanta differenza può fare il panorama nella vita di una persona.
Con le festività pasquali ho condiviso la seduta e la vista con un amico di lunga data che non era ancora mai stato a Ponza!

Giriamo l'isola in lungo e in largo, il primo giorno a piedi, il secondo in motorino, approfittando delle prime giornate di caldo primaverile e dei panorami mozzafiato che si intravedono oltre ogni curva.
La mattina ci svegliamo come in un sogno: le nuvole basse avvolgono l'isola in modo così deciso da far sembrare tutto avvolto nell'ovatta, la nebbia è così fitta che non si distinguono i contorni delle casette vicine, e la foschia ricopre il mare e i monti e chiude l'orizzonte in un modo così particolare che sembra di stare in una bolla di vetro.

Aspettiamo sempre che si apra uno spiraglio di visibilità e solo verso mezzogiorno iniziamo con delle lunghe passeggiate, un giorno intorno al porto, il giorno seguente verso Punta Incenso e l'ultima mattina lungo le Piscine Naturali, che in questa stagione di fioritura e silenzi riservano angoli nascosti davvero incantevoli.

Scopriamo con una certa sorpresa che il giorno di Pasqua è tutto aperto, negozi, bar e ristoranti. Il giorno di Pasquetta, invece, è tutto chiuso: le persone che sono sull'isola si sono riversate tutte nei prati ancora umidi per la tradizionale gita all'aperto. Spuntano lunghe tavolate tra gli orti di Punta Incenso, colorati ombrelloni tra le collinette di bentonite del Forte Papa, comitive allegre e canterine su per i terrazzamenti del Monte Guardia: dappertutto incrociamo vari assembramenti culinari che spandono invitanti profumi in ogni dove.

Sperimentiamo una grande varietà di cibi, dal pranzo al sacco con i broccoletti preparati dal Mammut e le crostate di frutta cucinare dall'Uomo di Ferro, passando agli aperitivi con varie bevande dalle più variegate colorazioni e gradazioni alcooliche, fino alle cene nei locali più rinomati del posto per apprezzare tanto i piatti tipici isolani che il famoso vino locale.

Non ci sono mancate chiacchiere con vista mare, meritati riposini pomeridiani e lunghe letture condivise. E tramonti mozzafiato dalla veranda, con la linea dell'orizzonte che si accende di un carnoso rossa porpora mentre mare si spegne in un penetrante blu petrolio.

Ora che sono di nuovo da sola sull'isola, è il tramonto a tenermi compagnia e ad aiutarmi a contenere la malinconia. È uno spettacolo che dura anche un'ora e che tiene gli occhi incollati ai colori cangianti della sera e alle prime stelle che compaiono nel cielo, con Sirio che sorge proprio sopra Palmarola. E sento davvero che il panorama diventa un compagno fedele, capace di regalare ogni giorno uno spettacolo differente e sempre seducente.

Panoramiche sull'isola 
Nuvole basse sull'isola 
Trova l'intruso
Amicizia sull'isola 

30 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #22

🧭 Lunedì 30 marzo 2026
👣 Fine settimana a Ponza
⭐ Punta Incenso e Monte Guardia

Sono settimane corte a scuola, solo tre giorni in classe ciascuna, prima per il referendum costituzionale e poi per le festività pasquali.
La scorsa settimana sono tornata sul continente per votare e per festeggiare la vittoria del NO: ho trascorso quasi un'intera settimana a casa, il periodo più lungo dopo le vacanze natalizie.
Per non fare su e giù troppe volte, però, questo fine settimana ho scelto di restare sull'isola per continuare con le mie escursioni solitarie.

Si avvertono ancora i postumi delle varie perturbazioni che hanno interessato l'isola, con temperature più basse e con venti forti che spazzano il cielo e il mare.
Sabato si vedeva bene tutta la costa, dal basso promontorio di Anzio a Nord fino giù al Vesuvio a Sud: ho scelto allora di tornare a Punta Incenso per godermi il panorama.
È la punta settentrionale dell'isola, affacciata verso il continente, e da lì si vede bene tutta la costa laziale e campana fin su ai monti ora innevati della Semprevisa e delle catene più interne, che non so distinguere e nominare.
Riconosco bene, invece, le lontane isole di Procida e Ischia, e la più vicina d Ventotene, il cui profilo a forma di balenottera si staglia all'orizzonte come una presenza amica.

Seguo un sentiero diverso da quello indicato dalle tipiche frecce di legno e incontro un asino sotto un boschetto di pini marittimi e poi uno spaventapasseri ricavato da un vecchio manichino lungo i filari dei vigneti bassi che qui occupano lunghi tratti delle vallate coltivate.
Resto tutto il pomeriggio accoccolata a leggere in una conca rocciosa ben soleggiata e riparata dal vento, tanto che mi appisolo per un'oretta cullata dallo sciabordio delle onde che sale dalla scogliera sottostante.

Tra Punta Incenso e Gavi, l'isoletta a Nord di Ponza, si apre un piccolo stretto in cui il mare s'infila diretto e anche se è ormai passata l'ultima burrasca, le onde, che vi sono spinte dentro come in un imbuto, escono dall'altro lato a formare un grande ventaglio azzurro che si allarga sempre di più verso il mare aperto.
È uno spettacolo liquido che ipnotizza, come quello delle nuvole che si spostano lente nel cielo opaco, rigato da strisce bianche di cirri altissimi che si accompagnano ai paffuti cumulonembi rosati che iniziano a chiudere l'orizzonte.

La serata è limpida e la scia dorata del sole al tramonto è sostituita più tardi da quella argentata della mezza luna. In mare c'è qualche luce lontana di barche che incrociano al largo, come stelle cadute sull'acqua nera della notte.
La mattina della domenica, scandita dalla nuova ora legale, comincia con la mia solita lentezza, ma la giornata soleggiata invita ad uscire presto di casa.

Mi dirigo verso l'estremità opposta dell'isola per salire sul punto più alto, quel Monte Guardia che immagino da tanto di riuscire a scalare.
Il sentiero è per lunghi tratti scavato nella roccia e gli scalini ampi e levigati seguono la vecchia Via Crucis, segnata ancora da alcune delle 14 piastrelle decorative in ceramica che accompagnavano il cammino della Quaresima. Ora è un po' tutto abbandonato e anche il sentiero sembra poco battuto.

Ci sono campi coltivati dove meno te li aspetti e, come a Punta Incenso, grandi cisterne naturali per la raccolta dell'acqua piovana, che occupano parte dei terrazzamenti ricavati con muretti a secco un po' cadenti, come accanto ad una delle porticine d'ingresso dove un'intricata piante di glicine ha ormai preso il sopravvento.
Qualche boschetto di alloro si insinua tra le vaste distese di ginestra ponzese, la Genista tyrrhena subspecie pontiana, un arbusto endemico dal profumo intenso e dai fiori di un bel giallo corposo, che ricopre grandi tratti del monte ed è molto diffusa su tutta l'isola, che infatti per alcune settimane si ricopre di questi esili rametti ricolmi di piccoli boccioli gialli.

Il sentiero che sale al Monte Giardia è pieno anche di tantissime erbe aromatiche, che si insinuano lungo gli scaloni e spandono profumi nell'aria calda del mezzogiorno: riconosco facilmente mentuccia, elicriso e tarassaco, accanto a cardo, ortica e cicorione, oltre a tante varietà di fiori che vorrei sapere riconoscere una ad una, dai fiori di nasturzio dalle foglie carnose e di acetosella gialla che qui è quasi infestante, alla più rada gazania che acquista talvolta colorazioni impreviste... e prima o poi mi metto a studiare seriamente l'incredibile mondo delle erbe selvatiche!

Resto ancora a leggere per lunghe ore al sole tiepido del primo pomeriggio, stavolta distesa sull'erba secca del grande spiazzo accanto al rudere che sovrasta il monte, affacciata sul porto che dall'alto sembra piccolo e lontano, circondata dal silenzio quasi irreale di questa domenica primaverile.
Ridiscendo con calma e mi perdo come al solito tra i vicoli stretti del paese, chiusi tra casette intonacate e giardini interni e piante in vaso e maioliche colorate e scalette nascoste.
Resto in contemplazione dell'isola durante tutto il viaggio di ritorno con l'autobus di linea, ora costretto a percorrere la lunga via panoramica fintanto che non saranno conclusi i lavori di messa di sicurezza del tunnel costiero. 

E rientro al tramonto, giusto in tempo per guardare dalla veranda la processione del Venerdì Santo che sfila lungo l'unica strada della frazione di Le Forna, ora avvolta dal suono un po' roco dei canti liturgici amplificati dal microfono portatile, dalle lucine tremolanti delle candele che punteggiano la processione e dal profumo intenso sia dei ceri che del mare, in un concerto di odori mistici e pagani che riempiono di vita questa mia serata solitaria.

"Quando ci concediamo ai luoghi, essi ci restituiscono a noi stessi e, più arriviamo a conoscerli, più vi seminiamo l’invisibile messe delle memorie e delle associazioni che saranno lì ad aspettarci quando vi ritorneremo, mentre luoghi nuovi ci offriranno pensieri nuovi e nuove opportunità. Esplorare il mondo è uno dei modi migliori per indagare la mente, e il camminare percorre entrambi i terreni".
[Storia del camminare di Rebecca Solnit]

Punta Incenso in semi solitaria
La scarpata di Cala Gaetano 
Un piccola collezione di porticine
La scarpata dei Faraglioni di Calzo

La prospettiva storico naturalistica che si gode da lassù 


13 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #21

🧭 Mercoledì 11 marzo 2026
👣 Sciopero transfemminista! ♀️
⭐ Tante scoperte in un solo pomeriggio

Ho aderito allo sciopero nazionale del 9 marzo, indetto da alcuni sindacati per riaffermare i diritti delle donne e per rivendicare la parità di trattamento nei luoghi di lavoro. A riprova che stiamo vivendo una fase storica di evidente recrudescenza della cultura maschilista, misogina e patriarcale, a Latina è comparso proprio l'8 marzo uno striscione di bruciante attualità, appeso all'inferriata dei giardini pubblici: "Donna: quanto l'abbiamo amato ai bei tempi del patriarcato". Firmato:

I nativi. Ignoro chi siano, ma con la loro visione retrograda ci hanno fatto capire quanto ancora servano le rivendicazioni femministe.
Il presidio di domenica 8 e il corteo di lunedì 9 sono stati animati da persone di tutte le età e da tutte le associazioni, i collettivi e le realtà attive sul territorio. Mi ha entusiasmato la presenza di tantə studentə e sono stata contenta di sentire che lo slogan più urlato era anche il mio preferito: "Siamo tuttə transfemministə!"

Torno sull'isola il lunedì sera e, per la prima volta da quando mi sono trasferita a Ponza, il mare è talmente calmo che non solo non mi devo addormentare per evitare la solita cinetosi (il mal di mare che mi prende su ogni barca che non sia un kayak), ma riesco persino a finire di leggere il libro che ho in borsa.
Non mi sembra vero: è la prima traversata tranquilla di quest'anno scolastico, ad oltre sei mesi dall'inizio della scuola e della mia avventura isolana!

Esco ogni pomeriggio, appena tornata da scuola, giusto il tempo di mangiare qualche boccone e di leggere qualche pagina in veranda: qui intorno è tutto un germogliare e fiorire e ronzare, e gli odori e i colori sono così invitanti che mi sembra un vero peccato non approfittare di questa natura rigogliosa.

Vado in cerca di asparagi selvatici.
Salgo lungo il sentiero segreto dietro casa, quello che inizia giusto dietro la veranda e si perde tra la fila delle casette bianche che cominciano a ripopolarsi. Per i prossimi tre mesi ospitano il gruppo di ornitologi impegnati a studiare la migrazione degli uccelli e a inanellare quelli che restano impigliati nelle reti. Sui terrazzamenti ormai incolti sono infatti "cresciute" tante reti nere, lunghe quanto il terrazzamento stesso e alte oltre due metri, con una serie di tasche a fitte maglie di nylon che catturano gli uccelli di passo e che sono progettate in modo da facilitare l'estrazione dell'animale.

Le reti occupano tutto il versante della collina che sale ripida verso il cielo e che sull'altro lato precipita a strapiombo nel mare turchese dell'isola. Le reti frusciano nella leggera brezza che si alza il pomeriggio e sembrano attirare anche bombi e calabroni, che però si liberano facilmente con qualche colpo d'ala ben assestato. Ci sono cartelli esplicativi all'inizio del sentiero, gabbie a terra per topi e conigli e volendo si può chiedere di osservare le varie fasi delle operazioni di studio.

Mentre ridiscendo dalla collinetta, tutta piena di filari irregolari di reti nere, vedo un pettirosso ingarbugliato tra le maglie della rete e noto che ha già un anellino sistemato intorno alla zampetta. Le indicazioni spiegano di "evitare in maniera assoluta di toccare o togliere gli uccelli dalle reti: qualsiasi intervento potrebbe provocarne la morte".
Il giovane ornitologo con cui parlo subito dopo mi spiega che controllano le reti ogni ora, dalle 6.30 del mattino fino al tramonto, e che solo il 5% degli uccelli già inanellati, come il "mio" pettirosso, finiscono nuovamente nelle reti: il grosso del lavoro, e quindi del gruppo di volontari, si concentra nel mese di maggio, quando passeranno su Ponza gli stormi che risalgano dall'Africa.

Mi preparo una bella frittata con il mazzetto di asparagi selvatici che ho raccolto nel pomeriggio: sono così amari e corposi da farmi venir voglia di uscire ancora a cercarne altri.
Mi riprometto di tornarci presto, spero anche in buona compagnia.

Salendo con l'autobus verso casa, la sera che sono tornata sull'isola, ero rimasta incollata al finestrino per uno spettacolo unico di cui ho subito chiesto spiegazioni in classe la mattina dopo: c'è una lunga luminaria che serpeggia per tutta la vallata interna di Santa Maria, il borgo marinaro più caratteristico di Ponza.
In occasione delle novene di San Giuseppe, è stata sistemata una lunghissima fila di lucine ravvicinate che al tramonto animano di vita notturna l'unica stradina che dal mare sale verso l'entroterra, serpeggiando tra casette basse e orti coltivati.
La luminaria trasforma l'intera vallata in una rigagnolo lucente e dorato, che accende la notte e ammalia chi guarda in uno spettacolo particolare, tra l'onirico e il poetico. 

Mi viene subito voglia di tornare a passeggiare in zona, per scoprire questo tratto dell'isola per me ancora del tutto sconosciuto.
Mi incuriosisce capire se dalla scuola elementare, un basso edificio a pianta circolare dipinto di color ruggine, si può seguire il letto del torrentello in secca, che dall'alto sembra completamente ricoperto da un intricato manto di canne e di nasturzi.
Prendo accordi con una collega, che per prima cosa mi racconta che le foglie tondeggianti del nasturzio sono commestibili e un po' piccanti, ideali per un'insalata estiva. Poi mi istruisce anche su un'altra delicata piantina selvatica, che sull'isola è in fiore già da qualche settimana e coi suoi boccioli bianchi simili a piccole orchidee ricopre il ciglio delle strade e dei sentieri: è il cosiddetto tè siciliano, una pianta officinale che nel tempo deve essere risalita dall'isola grande alle isole minori.

Ci siamo date appuntamento per andare insieme alla scoperta di qualche angolo nascosto dell'isola e risaliamo tutta Via Conti, dal mare alla cima della collina e ritorno.
Non restiamo deluse da questo scorcio isolano, più campestre che marino, neanche ora che è tutto un susseguirsi di lavoro edili: c'è chi dipinge a calce i muretti esterni, chi tinteggia le persiane o chi si dedica a lavori di muratura per rinnovare, ristrutturare e riavviare i locali in vista della nuova stagione turistica. È tutto un carico e scarico di merci, un arrivo di materiali attesi da tempo, un andata e ritorno con piccole carriole dove non arrivano i furgoncini. L'isola rinasce e si colora di primavera.

Con la collega ci salutiamo alla fermata dell'autobus di Santa Maria, quella che si trova all'uscita delle due gallerie consecutive che sono state scavate nella roccia tufacea sin dai tempi degli antichi romani per avere una comoda strada di accesso al porto: i due tunnel che si aprono ai lati della spiaggia di Giancos, infatti, sono fondamentali per la viabilità, perché seguono la linea della costa invece della strada panoramica, che corre più in alto lungo il crinale delle colline retrostanti ed è molto più lunga.
Da qualche anno è stato realizzato anche un passaggio pedonale, anche se si tratta solo di una fascia colorata di blu e delimitata da qualche segnalatore giallo, che dovrebbe tenere le auto a distanza di sicurezza da chi si avventura a piedi in questa coppia di tunnel polverosi e rumorosi.

C'è un percorso alternativo, che scopro nel tardo pomeriggio e che percorro in solitaria proprio mentre il tramonto avvolge l'isola in quelle tipiche tonalità soffuse che poi stingono nel grigio cenere della sera.
È una strada pedonale che si può percorrere davvero solo a piedi, perché è tutta un saliscendi di scalette sconnesse e, in alcuni tratti più umidi, anche ricoperte da un insidioso strato di muschio verdognolo.

Sale tra casette basse e colorate, alcune così ben arredate da sembrare ville per riviste, altre con terrazzi a più livelli nascosti alla vista da grandi vasi ricolmi di cactus, altre ancora lasciate in totale abbandono, col rischio di crolli imminenti rimandati solo di un po' dalla presenza di impalcature altrettanto pericolanti.
In un punto anonimo compare pure una statua romana ripescata dalle acque dell'isola, bella come le cariatidi del Partenone ma quasi abbandonata su un basamento di tufo e con il cartellino tutto scolorito dalle intemperie.

È uno dei vicoli più belli dell'isola,anche se forse è poco valorizzato, con scorci panoramici sul porto che non ho visto neanche in cartolina, con passaggi segreti che svoltano e salgono e si perdono chissà dove, e con una luce speciale che sembra entrare nelle cose e accenderle di un colore più caldo e al tempo stesso più rarefatto.
O forse è solo la stanchezza che mi offusca un po' la vista, ma quel che è certo è che chi verrà a trovarmi sull'isola dovrà venire con me a rifare il vicolo delle scalette sopra Giancos...

"... la terra cominciava a inverdire. Le felci allungavano le loro fronde, incurvandosi come pastorali. L'erica che cresceva sulle rocce e le mirici radicate nel muschio si rivestivano di verde acceso. Il muschio si espandeva e si sollevava, e fiori primaverili spuntavano con i loro boccioli rigonfi, von già un accenno di colore. [...] Allora sugli alberi germogliarono le foglie, così in fretta che era come se un nugolo di farfalle verdi fosse venuto a posarsi sui rami. E non erano solo gli alberi e le piante a risvegliarsi, perché tra i rami cominciarono a saltellare i crocieri, e i picchi martellavano le cortecce tra nuvole di schegge. Un volo di storni migranti verso settentrione scese a riposarsi su un abete. Erano storni superbi: le punte di ogni piccola piuma brillavano rosse e quando si muovevano luccicavano come gioielli..."
[La leggenda della rosa di Natale di Selma Lagerlöf]

Una doppia mareggiata ha spiaggiato un'infinità di Velella velella, sbiancate le più vecchie e ancora viola (e maleodoranti) le più recenti...
Le piastrelle riciclate!
Le ville delle scalette sopra Giancos 
Le reti degli ornitologi 
Il panorama sul porto