IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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sabato 30 maggio 2020

Riapertura e ripartenza di Tatiyak!

Ecco, ci siamo: inizia finalmente la stagione estiva di Tatiyak!
Nella regione Lazio sono consentite le attività sportive acquatiche individuali già dallo scorso 11 maggio. Il 25 maggio si sono riaperte le palestre ed il 29 maggio le spiagge libere ed attrezzate. Il 3 giugno riprenderà anche "l'attività corsistica individuale e collettiva".
Nel rispetto dei recenti decreti ministeriali e delle linee guida diffuse dagli organi istituzionali, siamo pronti a ricominciare l'attività didattica sospesa a causa della pandemia da coronavirus.
Tatiyak riapre e dalla prossima settimana ripartono i corsi di kayak da mare di tutti i livelli, teorici e pratici: consulta la pagina della scuola per scegliere il corso più adatto alle tue esigenze!
Al momento ci sentiamo di privilegiare i corsi personalizzati bespoke, meglio se individuali o con due o più persone conviventi o appartenenti allo stesso nucleo familiare.
Sono proposti anche i corsi misti, ma fino a quando non sarà rientrata l'attuale emergenza sanitaria saranno tutti ridotti ad un massimo di 4 partecipanti.
Tutti i corsi saranno per il momento soltanto su richiesta...

Tatiyak offre corsi di kayak da mare adatti a tutte le esigenze...

Abbiamo scelto di rinforzare la fase di introduzione ai corsi per chiarire le nuove modalità.
Ogni corso sarà quindi preceduto da una mail di pre-briefing per raccogliere informazioni personali in forma privata, con l'intento sia di tutelare la salute dei partecipanti e sia di incoraggiare una maggiore indipendenza e fiducia in se stessi.
Questi sono i tre punti salienti:
1. Si potrà partecipare al corso solo nel caso in cui NON si sia avuta la febbre o un qualunque altro sintomo simil-influenzale (tosse, mal di gola, dolori muscolari etc) nei 14 giorni precedenti.
Se dal momento della prenotazione dovesse intervenire l'obbligo di restare a casa in isolamento, si potrà posticipare il corso ad altra data da concordare (vedi "termini e condizioni").
2. Si potrà partecipare al corso solo se muniti di propria mascherina protettiva (meglio se lavabile e riciclabile per continuare a rispettare l'ambiente anche in pandemia), di propri guanti personali (meglio se in neoprene o adatti alle attività acquatiche) e di proprio gel igienizzante per le mani.
3. Si potrà partecipare al corso solo se dotati di tutta l'attrezzatura tecnica personale, compreso kayak, pagaia, giubbotto, paraspruzzi, calzari, abbigliamento adeguato alla temperatura dell'acqua, cappello, occhiali da sole, tappa-naso e tappi per le orecchie ed ogni altro strumento utile per trascorrere le ore in acqua nel modo più confortevole possibile: nelle mail di pre-briefing saranno chiariti tutti i punti!

L'info-grafica della FICK per le società e le associazioni sportive di canoa-kayak!

Per chi fosse interessato ai corsi avanzati, per progredire nelle tecniche di conduzione e controllo del kayak in condizioni di mare mosso (stato 3 o stato 4 o zone di surf), il pre-requisito indispensabile diventa la conoscenza approfondita e la pratica efficace di alcuni dei sistemi di salvataggio assistito che rispettano le nuove norme di sicurezza sulla distanza minima di 2 metri richiesta per l'esercizio di ogni attività sportiva individuale.
Se non si conoscono i salvataggi assistiti aggiornati all'attuale emergenza sanitaria da coronavirus, la prima parte di ogni corso sarà dedicata all'esplorazione e alla pratica delle manovre necessarie per garantire l'incolumità personale anche in caso di ribaltamento, uscita bagnata e risalita assistita.
Se non si conosce ancora nessun sistema di auto-salvataggio, allora è richiesto ad ogni partecipante di avere in dotazione un proprio paddle-float personale adeguato al tipo di pagaia utilizzata.

L'ordinanza del Comune di Latina consente dall'11 maggio scorso le attività sportive acquatiche individuali... 

La nostra prima raccomandazione rimane sempre la stessa: non sottovalutare mai le condizioni ambientali e non sopravvalutare mai le proprie capacità!
Torniamo gradualmente alla pratica del kayak da mare e riprendiamo da dove abbiamo interrotto: recuperiamo prima le competenze che avevamo acquisito, e che forse nel frattempo si sono un po' annacquate, e solo dopo averle consolidate passiamo a qualcosa di nuovo.
Ricominciamo a pagaiare nei luoghi che ci sono più familiari, non avventuriamoci in zone poco conosciute senza la presenza di una guida esperta e soprattutto evitiamo ogni possibile situazione di pericolo perché la macchina dei soccorsi potrebbe essere impegnata altrove.
Ricordiamo inoltre che torniamo in mare dopo quasi 3 mesi di inattività: riprendere a pagaiare potrebbe sembrare strano o faticoso, così come recuperare il giusto equilibrio in kayak e sopratutto quella capacità un po' magica di saper leggere il mare con la confidenza di prima.
Diamoci tempo e col tempo sapremo recuperare ogni cosa!

lunedì 25 maggio 2020

Resoconto per immagini del workshop sulla costruzione di pagaie groenlandesi...

Prima che iniziasse il confinamento imposto dalla pandemia di coronavirus, abbiamo avuto la fortuna di condividere per tre giorni con il maestro galiziano Manolo Pastoriza una straordinaria esperienza di costruzione di pagaie groenlandesi.
Il primo fine settimana di marzo, cioè l'ultimo prima della dichiarazione di zona rossa per la Lombardia prima e per l'Italia intera poi, ci siamo quindi ritrovati a Latina, presso la nuova sede di Tatiyak, per trascorrere tre giornate tra pialle, cavalletti e trucioli di legno profumato.
Ne parliamo soltanto adesso perché sembra che finalmente si possano riprendere tutte le attività che per quasi tre mesi sono rimaste sospese e perché speriamo che questo racconto per immagini sia di buon auspicio per ripetere l'esperienza nel corso della prossima primavera!
Pensandoci adesso, non avremmo potuto chiudere in modo migliore!

Tavole di cedro rosso canadese stagionate per circa 10 anni di misure 250 x 10 x 5 cm pronte per essere lavorate!
L'ampia veranda di ingresso della nuova sede di Tatiyak si presta molto bene per questo tipo di attività indoor!
Alcune fasi della lavorazione hanno richiesto l'uso della sega a nastro installata nel nuovo laboratorio/deposito di Tatiyak...
Dopo avere preso le prime misure sotto la guida di Manolo siamo passati al taglio del legno sotto la guida di Mauro...
Chi il mestiere del falegname ce l'ha nel sangue da sempre è anche capace di terminare la pagaia in due sole giornate
(e con grande meraviglia degli altri partecipanti, può anche iniziarne una seconda da regalare alla moglie!)
L'inseparabile coppia marchigiana ha scelto postazioni di lavoro contigue ed abbigliamento in perfetto abbinamento cromatico!
Quando siamo passati ad usare la pialla per affilare le pale la concentrazione è cresciuta di pari passo con la fatica!
I cavalletti sono indispensabili per la buona riuscita del lavoro e sono fondamentali in ogni fase di realizzazione della pagaia
Manolo ha fatto una prima introduzione teorica e generale sull'uso della pagaia groenlandese
per spiegare nel dettaglio le ragioni nella scelta delle misure (larghezza e lunghezza di manico e di pale)
e non ha mai smesso di seguire passo passo il lavoro di tutti gli otto partecipanti al workshop!
Non sono mancati neanche i confronti ed i consigli tra gli stessi partecipanti, alcuni novizi altri più navigati,
tutti mossi dalla comune passione per la tradizione Inuit e per la moderna riproduzione di pagaie groenlandesi...
Manolo ci ha anche aiutato a sistemare e rendere più comprensibili gli appunti presi durante le tre giornate di lavoro,
in modo da renderci autonomi nella realizzazione di altre pagaie groenlandesi anche senza la sua guida attenta!
Il workshop è terminato come era cominciato, con una ampia carrellata sui vari modelli di pagaia groenlandese!
L'atmosfera conviviale non poteva essere migliore ed i pranzi preparati dal Mammut non hanno mai tradito le aspettative!
Dopo tre giorni di intenso lavoro sono state realizzate otto pagaie groenlandesi dalle misure leggermente differenti...
Non poteva mancare la foto di gruppo scattata a conclusione del workshop:
non più una tavola di cedro rosso canadese ma una bellissima pagaia groenlandese personalizzata!
Grazie a Daniele, Maurizio, Fabio, Nico, Manolo, Tatiana e Mauro, Claudio, Roberto e Gianni!!!

Un ringraziamento speciale ai partecipanti giunti da ogni parte d'Italia (Piemonte, Lombardia, Umbria, Marche e Lazio) e che si sono sin da subito resi collaborativi, comprensivi e costruttivi tanto da rendere davvero speciale quell'indimenticabile preludio dell'emergenza sanitaria internazionale.
Una menzione speciale va riconosciuta ancora una volta a Claudio che, con grande generosità in termini di tempo, pazienza ed energia, si è messo con largo anticipo alla ricerca di quelle meravigliose tavole di cedro rosso canadese che a detta di tutti, Manolo compreso, si sono rivelate talmente buone da avere reso il lavoro più semplice ed il risultato più gratificante!
Un grazie speciale al Mammut che si è offerto di cucinare abbondanti pranzi per le 10 bocche affamate che dal venerdì alla domenica hanno affollato il portico di casa.
Un senso di profonda gratitudine mi lega ancora di più a Mauro che ha terminato la pagaia che io avevo iniziato e che non sarei mai riuscita a completare presa nel vortice dei cambi di volo per Manolo (che è salito sull'ultimo aereo per Madrid con coincidenza per Vigo prima del blocco totale dei collegamenti aerei).
Una volta rientrati a casa, ci siamo tutti messi in quarantena volontaria ed alcuni di noi hanno continuato a realizzare altre bellissime pagaie groenlandesi!

lunedì 18 maggio 2020

La fase 2 ed il kayak in Inghilterra...

Anche l'Inghilterra è uscita dal lock down imposto dalla pandemia di coronavirus.
Lo scorso 13 maggio il Governo della sola Inghilterra ha avviato la cosiddetta fase 2.
In Galles, Scozia ed Irlanda del Nord, invece, le cose procedono in maniera diversa.
La British Canoeing ha quindi attuato dal 14 maggio nuove direttive per i praticanti delle discipline di pagaia, in accordo con le direttive sanitarie già diramate dalle istituzioni centrali.
Colpisce la tempestività e la chiarezza espositiva, come è già stato nel caso della Francia di cui abbiamo parlato la scorsa settimana con un altro articolo su questo stesso blog.
Mentre in Italia le nuove disposizioni normative sono state seguite da ordinanze locali che hanno richiesto più di qualche interpretazione e precisazione, in Inghilterra le pur criticate scelte del governo sono state anticipate da una serie di chiarimenti offerti dalle varie categorie di settore.


La British Canoeing ha puntualizzato modalità di comportamento per i praticanti delle discipline di pagaia in un articolo pubblicato sul sito col titolo "Stay safe on the water", e ha stabilito nel dettaglio quanto segue:
- controllare l'attrezzatura prima di uscire a pagaiare;
- comunicare ad altri i vostri programmi e quando prevedete di rientrare;
- pagaiare in condizioni ambientali e luoghi familiari quando le previsioni meteo sono favorevoli;
- pagaiare da soli soltanto se davvero molto esperti e competenti;
- pagaiare per mantenere l'esercizio e non per pregustare l'avventura;
- dotarsi sempre di strumenti di comunicazione in caso di richiesta di soccorso;
- controllare le previsioni meteorologiche.
Viene posta molta enfasi sul fatto che i pagaiatori devono essere pienamente responsabili per la propria sicurezza personale, anche in considerazione del fatto che le unità della Guardia Costiera sono ridotte perché impegnate in altre situazioni di emergenza. 
Viaggiare per raggiungere l'acqua non è proibito ma in tutto il paese vigono restrizioni sugli spostamenti ed è vivamente consigliato di pagaiare vicino casa, mentre è fortemente sconsigliato di affrontare lunghi tragitti per raggiungere luoghi remoti...



La British Canoeing ha inoltre definito sin dal 12 maggio delle linee guida generali, aggiornandole il 14 maggio con una serie diversificata di avvisi per i club affiliati, per gli insegnanti ed i capi-gruppo, per i centri sportivi e di noleggio, per la pulizia delle imbarcazioni e dell'attrezzatura e con un utile schema di "risk assessment"!
Sono tutti documenti molto interessanti anche per noi insegnanti della British Canoeing che operiamo in altri paesi europei ed extra-europei perché chiariscono bene una serie di punti controversi che, per esempio, la FICK italiana non si è ancora premurata di puntualizzare.
Ecco riassunti i passaggi salienti:
- seguire le indicazioni del governo sull'emergenza sanitaria da coronavirus;
- pagaiare solo con un familiare oppure al massimo con un'altra persona non convivente;
- mantenere sempre la distanza sociale di sicurezza di almeno 2 metri;
- rispettare le restrizioni locali ed utilizzare solo gli accessi ed i parcheggi pubblici che sono aperti;
- rispettare gli altri utenti dei canali, specie chi vive nelle house-boat;
- rispettare l'ambiente, la flora e la fauna con particolare attenzione ai nidi degli uccelli;
- ricordare che per alcuni canali è richiesta la licenza e che non tutta la costa è di libero accesso;
- lavare le mani con frequenza e pulire l'attrezzatura personale prima e dopo l'uso.



La British Canoeing ha infine suggerito una serie di comportamenti anche agli insegnanti, ai capi-gruppo e agli allenatori di ogni disciplina di pagaia, sia agonistica che amatoriale, suggerendo a tutti di lavorare in rapporto 1:1 e di mantenere la distanza minima di 2 metri.La British Canoeing sottolinea come i tecnici inglesi hanno tutti seguito un lungo tirocinio ed un ferreo esame e sono stati formati per assumere decisioni adeguate alle più disparate situazione di emergenza: è quindi convinta che sapranno adottare le scelte migliori per garantire la sicurezza dei pagaiatori.
Queste le modalità di lavoro consigliate:
- completare un risk assessment per ogni attività outdoor proposta in linea con le disposizioni governative per salvaguardare la sicurezza dei pagaiatori e dei tecnici tutti;
- integrare questo esame con la valutazione delle capacità personali del pagaiatore e delle condizioni ambientali in cui si sceglie di pagaiare; 
- adottare misure adeguate a garantire la distanza sociale, incluso un incontro specifico prima e dopo l'attività proposta;
- valutare continuamente quali azioni seguire per minimizzare il rischio di contagio, come per esempio evitare di scambiare qualunque attrezzatura e di aiutarsi nel trasporto delle imbarcazioni;
- scegliere un luogo familiare dove continuare ad eseguire il risk assessment;
- portare con se l'equipaggiamento di sicurezza, come il giubbotto, la sacca da lancio, uno strumento di comunicazione in caso di emergenza, così come un kit di primo soccorso arricchito con le istruzioni per gestire il coronavirus;
- evitare di noleggiare o prestare qualunque attrezzatura: i pagaiatori dovrebbero usare esclusivamente il proprio equipaggiamento personale;
- consentire ai pagaiatori coinvolti nelle lezioni individuali di avere il tempo sufficiente per lasciare l'area prima che arrivino altri pagaiatori, così da rispettare sempre la distanza di sicurezza;
- applicare le stesse regole sulla distanza sociale anche ai genitori o ai conviventi presenti durante l'attività proposta; 

- assicurare una comunicazione efficace che sia preventivamente condivisa con i pagaiatori, in modo che siano chiare le misure da adottare prima, durante e dopo la sessione proposta;
- mettere in atto stringenti misure di igiene, incluso l'igienizzante sia per le mani che per qualunque elemento dell'attrezzatura personale.


Tutte le foto di corredo dell'articolo sono tratte dal sito della British Canoeing!

Credo che adotteremo molte di queste indicazioni quando decideremo di avviare nuovamente le attività didattiche di Tatiyak, perché ci sembrano ben articolate, motivate e condivisibili.
Siamo anche stati molto colpiti dall'empatia dimostrata dal Direttore Generale della British Canoeing con il messaggio pubblicato sul sito e con altri aggiornamenti inviati agli iscritti: David Joy ha dapprima riconosciuto l'eccezionale momento storico che siamo tutti chiamati ad affrontare, ha poi ringraziato i praticanti delle discipline di pagaia coinvolti ad ogni livello per rispettare e far rispettare le limitazioni imposte dall'emergenza sanitaria e ha infine sollecitato una ripresa responsabile delle attività di pagaia con una maggiore attenzione alla sicurezza personale.
Inoltre in questi ultimi due mesi  di lock-down, la British Canoeing ha
 promosso attività molto interessanti, come corsi on-line, webinar tematiche, paddle quiz, incontri virtuali sui social oltre alla lodevole iniziativa delle 10 ShePaddles Ambassador 2020. Il motto è lo stesso di sempre, ma in questi tempi di pandemia suona molto più pregnante: remain patient and stronger together! 
Nel frattempo noi seguiamo con accresciuto interesse la difficile e caparbia ripresa delle scuole di kayak da mare degli amici e colleghi inglesi, sicuri che presto potremo tornare a studiare il mare!

UPDATE del 29.5.2020: il Governo Inglese consente gli incontri tra 6 persone anche non conviventi, sempre nel rispetto della distanza minima di due metri... qui l'aggiornamento.

UPDATE del 28.5.2020: anche la Scozia ha avviato una prudente fase 2 e la Scottish Canoe Association ha aggiornato il sito con chiare e dettagliate istruzioni per le 4 fasi distinte e progressive, pubblicando un interessante info-grafica che riportiamo qui sotto sopratutto per la perfetta sintesi dello slogan adottato "Be considerate - Be conservative = Siate attenti - Siate prudenti"!!!

L'info-grafica pubblicata dalla Scottish Canoe Association per la ripresa del 29.5.2020: I really love Scotalnd!

lunedì 11 maggio 2020

La fase 2 ed il kayak in Francia...

La Francia ha dichiarato l'isolamento sociale una settimana dopo l'Italia, cioè a partire dal 17 marzo 2020.
Il prossimo 11 maggio 2020, giusto una settimana dopo di noi, anche i cugini francesi si apprestano ad entrare nella cosiddetta fase 2.
In Francia, come in Italia, serpeggiano molte preoccupazioni e si adottano varie precauzioni.
C'è però una differenza lampante che mi è subito saltata agli occhi.
In Italia il decreto ministeriale che disciplina la fase 2 è stato annunciato il 26 aprile scorso con una conferenza stampa ripresa da tutti i mezzi di comunicazione di massa ma ci sono poi volute un paio di settimane ed una serie pressoché infinita di ordinanze attuative per (provare a) chiarire la situazione.

In Francia invece hanno giocato d'anticipo.
Ancora prima dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni tutti si sono già mossi e preparati.
Una prova lampante è la comunicazione che la Fédéracion Française de Canoe-Kayak ha fatto uscire già nella settimana precedente quella dell'11 maggio, dimostrando non solo una grande lungimiranza ma anche una ammirevole chiarezza.
Riportiamo l'info-grafica elaborata dalla FFCK con un pizzico di invidia, perché purtroppo io ho notato che, nel corso della stessa settimana, la nostra federazione nazionale ha saputo elaborare unicamente l'emoticon di una faccina che abbraccia una canoa (che rappresenta sicuramente il sentimento prevalente nella comunità canoistica, ma che non è certamente sufficiente a spiegare nel dettaglio la nuova normativa già entrata in vigore la settimana passata!)...


Cosa dice la FFCK ai suoi iscritti e a tutti gli appassionati di pagaia di Francia?
Per chi non ha confidenza con la lingua francese, e senza voler offrire una traduzione letterale, ecco i punti salienti della bellissima locandina diffusa di concerto con il Ministero della Sport francese per chiarire ai pagaiatori le misure di sicurezza adottate a complemento delle disposizioni di legge già diramate dalle autorità (tutte le frasi tra parentesi sono miei commenti a caldo):
1. Riprendere progressivamente per rimettersi in forma (banale ma essenziale!)
2. Navigare lungo percorsi autorizzati (e ancor meglio se a noi familiari!)
3. Mantenere una distanza di 1 canoa tra ciascun pagaiatore (come previsto dal distanziamento sociale!)
4. Just paddle! Si esce giusto per pagaiare (non per prendere il sole o fare comunella o...)
5. Adattare la navigazione agli altri fruitori per garantire il distanziamento sociale
6. Essere responsabili e di esempio per gli altri ("lead by example", direbbero gli inglesi!!!)

Le attività consentite in fiumi, laghi e mari (mediterranei ed oceanici) sono le seguenti: canoa, kayak, stand-up-paddle, sport di pagaia e sport d'acquaviva (praticamente tutte le discipline di pagaia!).
Sono consentite, come in Italia, le sole attività sportive individuali ed è posta molta enfasi sul fatto di essere esperti ed autonomi, di privilegiare le uscite in compagnia pur mantenendo la distanza richiesta e di privilegiare i punti d'imbarco dei circoli nautici (perché in molte regioni, come la Bretagna, non sono ancora stati aperti i litorali e pertanto non sarà consentito l'accesso diretto alla spiaggia).
Ai frequentatori dei circoli sportivi si richiede di pulire e riporre l'attrezzatura tecnica seguendo le regole sanitarie adottate dalle singole strutture e di portarsi a casa la propria pagaia, il proprio giubbotto di salvataggio ed il proprio abbigliamento tecnico.
Regole semplici e chiare racchiuse nel motto finale: responsabilità, chiarezza e ruolo esemplare!

Inoltre, sui vari siti istituzionali, ripresi anche nei canali social, già compaiono richiami al rispetto dell'ambiente, che in questi ultimi due mesi ha prosperato senza la presenza dell'uomo e che ha pertanto registrato un forte incremento di flora e fauna. Siccome siamo nel periodo della cova, insistono, e molti uccelli hanno scavato il nido sulla sabbia tiepida di spiagge non più frequentate ormai da diverso tempo, si chiede di prestare la massima attenzione ai siti di nidificazione e di riportare gli eventuali avvistamenti alle locali associazioni ambientaliste!
Uguale uguale pure da noi, no?!?
Ed io che non sono mai stata esterofila e men che meno filofrancese, ho ammirato i cugini canoisti d'oltralpe ed insieme deprecato il medioevo canoistico in cui è ancora impantanato il nostro bel paese. Allons les enfantes!!!

giovedì 7 maggio 2020

Cosa ci insegna il kayak... anche quando non usciamo in kayak?

Ieri mattina sono andata a fare una visita di controllo in ospedale e la presenza di un reparto Covid-19 mi ha fatto salire l'ansia a livelli che non pensavo di dover sperimentare: prima di poter accedere in ambulatorio, sono dovuta passare al tendone esterno del triage per la misurazione della temperatura e della saturazione di ossigeno nel sangue. Ho così scoperto che per quel giorno non ero positiva!
Ho tirato un gran sospiro di sollievo e ho pensato che dopo due mesi di isolamento in casa era bello vivere la prima giornata all'aperto, benché in ospedale, con la consapevolezza di non essere infetta.
Questa strana riflessione ne ha generate molte altre: alcune già covavano da qualche giorno, sull'onda delle numerose discussioni pubbliche e private seguite al nostro ultimo post sulla fase 2 ed il kayak.
Mi sono quindi decisa a scrivere ancora qualcosa sul blog, per lasciare una traccia di questo strano periodo di pandemia e di isteria collettiva e di rabbia malcelata (le cose che più di altre mi stupiscono sempre moltissimo e che talvolta mi fanno pensare a quanto sarebbe bello restare a tempo indeterminato in isolamento volontario!).


In generale, ho registrato un grande senso di responsabilità nei singoli, una buona risposta della pubblica amministrazione ed una invidiabile capacità organizzativa in moltissimi settori produttivi.
Mi sembra inoltre che, a fronte di un rumoroso silenzio della federazione nazionale (e di altre realtà nazionali che pure rivendicano autorità nel settore), ci sia stata un'ottima reazione allo stato di emergenza nazionale anche nel nostro piccolo mondo delle attività sportive amatoriali.
I vari circoli territoriali si sono subito adoperati per riaprire in sicurezza le strutture sociali agli iscritti, anche se in alcune regioni le ordinanze locali non consentono la piena ripresa delle varie attività. Le molte associazioni di pagaia distribuite sull'intero territorio nazionale hanno trovato mille modi diversi per mantenere vive le relazioni tra gli iscritti, anche durante il periodo di isolamento sociale. I singoli pagaiatori hanno nella maggior parte dei casi dimostrato un profondo rispetto dei decreti ministeriali e, anche nelle regioni in cui le ordinanze emesse sono risultate più restrittive, sono stato avviati costruttivi confronti con le istituzioni locali.
Sembra proprio che nel complesso la nostra piccola comunità di appassionati della pagaia abbia saputo affrontare molto bene l'emergenza sanitaria.
Ma alcune reazioni sproporzionate, sebbene del tutto marginali, mi hanno fatto riflettere.


Come pagaiatori e navigatori dovremmo essere abituati a gestire situazioni impreviste.
Ogni volta che usciamo in mare ci alleniamo per affrontare una possibile emergenza: le onde sono più alte o il vento è più forte del previsto, oppure le condizioni meteo-marine cambiano nel corso della giornata, o ancora un compagno di escursione può sentirsi male o rompere il puntapiedi o perdere gli occhiali. Credo che ognuno di noi abbia affrontato diverse situazioni del genere nel corso della sua breve o lunga vita di kayak. Tutti, prima o poi, abbiamo avuto degli imprevisti ed abbiamo dovuto, nell'ordine, (provare a) mantenere la calma, raccogliere le energie, elaborare un piano di riserva, affrontare la nuova condizione e fare del proprio meglio per rientrare a casa tutti interi.
Il mare dovrebbe essere il nostro miglior maestro ed il nostro allenatore più esigente!
Inutile sarebbe, di fronte ad un imprevisto o ad una emergenza in kayak, mettersi a sbraitare contro il dio dei venti perché non doveva anticipare o aumentare quelle fredde raffiche da nord, oppure iniziare a lamentarsi perché il percorso è più lungo del previsto o le soste sono più brevi di quanto stabilito...
Negli anni sono state elaborate numerose e valide strategie per prevenire o evitare gli incidenti, per gestire le più disparate situazioni di pericolo e per risolvere ogni eventuale emergenza in mare.
Molti insegnanti di kayak si sono specializzati in corsi che in inglese si chiamano di "leadership", "risk assessment" e "incident managment" e moltissimi pagaiatori hanno seguito svariati corsi analoghi o affini o persino più specifici, tutti sempre con l'intento evidente di imparare a gestire le emergenze impreviste.


Allora perché in tanti, tra noi kayakers, si sono disperati per la reclusione?
Perché in molti hanno cominciato sin dalle prime settimane a strepitare contro i poteri forti o i diktat nazionali o i complotti internazionali? Perché alcuni hanno pure mostrato un forte risentimento, se non addirittura rabbia, per essere stati privati del sacrosanto diritto di uscire a pagaiare?
E' chiaro che ognuno di noi affronta le situazioni di emergenza in maniera diversa, con stati d'animo e sentimenti differenti, e non voglio certo entrare nel terreno impervio delle nostre paure e delle nostre ansie, perché mai come in questi ultimi due mesi di isolamento ho capito quanto possiamo tutti essere fragili, emotivi, suscettibili, impressionabili ed in fondo comprensibilmente umani!
Vorrei piuttosto capire perché alcuni di noi, pur allenati alle situazioni di emergenza in mare, non hanno saputo affrontare con la necessaria preparazione l'emergenza sanitaria da coronavirus!
Ovvio che si tratta di una drammatica pandemia che ha invaso ogni più remoto ambito della nostra vita quotidiana e che la situazione è tanto più complicata in ragione del fatto che non c'è stato modo di prepararsi, né emotivamente né praticamente né strategicamente.
Bene. Questo può valere per le categorie professionali più disparate, come gli insegnanti che per la prima volta hanno dovuto fare i conti con la didattica a distanza. Ma non mi sembra possa valere per i singoli: nella nostra dimensione individuale, intima e privata, avremmo potuto fare qualcosa di più?
Come mai non abbiamo saputo trasferire le competenze e conoscenze acquisite in mare per fronteggiare l'emergenza imposta dal coronavirus nella nostra vita quotidiana?
Cosa è andato perso nel tragitto dal mare a casa? Cosa abbiamo dimenticato?


Mi piacerebbe molto discuterne con degli esperti di settore, oltre che con altri appassionato di pagaia.
Ieri, per esempio, ho avuto un interessante confronto con un'amica di kayak esperta di sicurezza sul lavoro: lei anche ha registrato una strana impreparazione tra i suoi colleghi che, pur teoricamente preparati a gestire le emergenze, sono stati in alcuni casi travolti dal panico e dalla polemica.
Stiamo vivendo un grande esperimento sociale e professionali, mi ha detto alla fine.
Ecco, in questa grande prova collettiva, cosa ci ha insegnato il kayak da mare?
A me sembra di poter dire che grazie al kayak e, soprattutto grazie al mare, abbiamo imparato (e possiamo ancora imparare!) ad essere flessibili, tolleranti, pazienti, collaborativi e creativi!
C'è un'altra cosa che mi sento di poter sottolineare con grande convinzione, e che è uno dei pochissimi indubbi vantaggi della pandemia: durante un viaggio in campeggio nautico abbiamo modo di conoscere a fondo i nostri compagni di avventura, perché di fronte a Madre Natura veniamo tutti messi a nudo nella gestione dei nostri più elementari bisogni esistenziali (ho fame, ho sete, ho sonno, sono stanco, dove faccio la pipì etc); così durante l'esperienza del coronavirus abbiamo compreso molto facilmente la vera natura dei nostri vicini, amici e parenti ma anche illustri sconosciuti, perché è proprio durante un'emergenza che le persone danno il meglio ed il peggio di sé!
Ecco, la pandemia è un ottimo esercizio di svelamento della personalità.
Così non c'è neanche più bisogno di condividere un'escursione in kayak per capire esattamente con chi vogliamo accorciare le distanze e con chi, invece, quelle stesse distanze è meglio mantenerle, se non addirittura aumentarle... e senza che lo stabilisca un decreto ministeriale!

Tutte le fotografie che corredano l'articolo sono tratte dalle opere della mostra The art of brick di Nathan Sawaya.

giovedì 30 aprile 2020

La fase 2 ed il kayak...

Come tutti sappiamo, il 4 maggio 2020 comincerà la cosiddetta fase 2 dell'emergenza sanitaria.
Il coronavirus ha imposto un isolamento sociale drastico sin dal principio di marzo: siamo rimasti in casa per due mesi ed abbiamo dimostrato un grande senso di responsabilità.
Lo scorso 26 aprile è stato annunciato il nuovo decreto ministeriale sulle misure urgenti di contenimento del contagio sull'intero territorio nazionale. Qui trovate il testo completo.
In tanti ci avete chiesto dei chiarimenti e così proviamo a fare insieme delle riflessioni.

Una premessa è d'obbligo: l'ultimo DPCM stabilisce che le misure urgenti adottate a livello nazionale dovranno essere integrate dalle ordinanze locali dei Sindaci e dei Presidenti di Regione, che non potranno essere più permissive ma che potrebbero essere differenti nei vari territori in ragione della diversa incidenza dell'epidemia.
Questo significa che, prima di avventurarci in interpretazioni soggettive o valutazioni personali, sarà bene attendere le nuove ordinanze locali che presto chiariranno ogni eventuale dubbio.
Il sindaco della nostra città, Latina, ha già detto di aver interessato gli assessori competenti ed entro qualche giorno saranno emesse ordinanze comunali anche sulle attività sportive acquatiche.

Inoltre, il Presidente del Consiglio ha già chiarito che il Ministero per le Politiche giovanili e lo Sport sta lavorando di concerto con le Federazioni nazionali per elaborare della linee guida sulle attività sportive che potranno essere esercitate nel pieno rispetto delle regole di sicurezza.
La Federazione Nazionale Canoa Kayak ha proprio oggi pubblicato una comunicazione ufficiale con cui si prorogano i termini di sospensione dell'attività federale fino al prossimo 30 giugno compreso.
Ci auguriamo che non tarderanno chiarimenti da parte della FICK anche in merito alle attività non agonistiche ma più propriamente amatoriali, ludiche e turistiche, così come speriamo non mancheranno interventi specifici di associazioni di pagaia locali e nazionali.

Nel frattempo, però, vediamo cosa stabilisce l'ultimo decreto ministeriale per le attività sportive. Rispetto ai precedenti decreti ci sono alcune novità:
- il punto f) stabilisce che, a partire dal prossimo lunedì 4 maggio, si potrà praticare attività sportiva individuale oltre i 200 metri dal proprio domicilio e si potrà quindi uscire per camminare, correre, andare in monopattino o in bicicletta (da passeggio, da corsa o da montagna); lo stesso punto chiarisce anche che dovrà essere sempre rispettata "la distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l'attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività";
- il punto g) stabilisce che "sono sospese le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati" e che potranno gradualmente riprendere le sole sessioni di allenamento degli atleti di discipline sportive individuali; questa disposizione risponde alla primaria esigenza di garantire il distanziamento sociale alla scopo di contenere il contagio da Covid-19, motivo per cui la FICK ha disposto la proroga della sospensione delle attività federali fino al 30 giugno;
- il punto u) stabilisce poi che sono sospese "le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi": non potremo pertanto tornare a praticare attività sportive al chiuso oppure in strutture aperte ma che non possono garantire il distanziamento sociale necessario. Se per allenarci ai nostri amati sport di pagaia frequentavamo palestre o piscine o altri centri sportivi, per il momento dobbiamo ancora attendere!


Foto dalla pagina Facebook di Nando Trotta

Ma cosa possiamo fare con il nostro amato kayak da mare?
Il DPCM del 26 aprile consente la ripresa delle attività sportive individuali, sia di atleti professionisti e non professionisti che di semplici appassionati e praticanti più o meno assidui.
Possiamo uscire in kayak a pagaiare? SI!
Possiamo caricare il kayak sull'auto per raggiungere l'acqua? NON E' ANCORA CHIARO!

Il punto di domanda è d'obbligo perché rimangono in vigore le limitazioni agli spostamenti in auto, che devono sempre essere motivati da "comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute". Inoltre, non si può ancora lasciare la propria regione (salvo che per comprovati motivi di lavoro o di salute) e per uscire dal territorio comunale servirà sempre la famosa autocertificazione (che potrebbe non essere più richiesta per gli spostamenti all'interno del proprio comune - anche questa regola sarà stabilita dalle ordinanze locali).
Il problema non si pone se viviamo vicino all'acqua, dolce o salata che sia: se possiamo raggiungere il mare o il lago a piedi o in bicicletta ed il kayak è già in rimessaggio presso lo specchio d'acqua, sembra proprio che a partire dal prossimo 4 maggio sarà possibile farsi una bella pagaiata!
Il dubbio rimane quindi solo per i tanti meno fortunati che, come noi, vivono lontani dal mare e dal lago, anche se solo per qualche chilometro percorribile in pochi minuti d'auto.
Per capire se davvero possiamo caricare il kayak sull'auto senza incorrere in una sanzione amministrativa dobbiamo necessariamente attendere le ordinanze locali che dovranno essere adottate dai Sindaci e dai Presidenti di Regione (e che potranno anche essere diverse nei vari territori!).

Detto questo, però, vorremmo anche fare una considerazione di carattere tecnico.
In tutti gli anni di formazione ed aggiornamento, abbiamo sempre portato l'attenzione sull'aspetto della sicurezza in mare: non ci siamo mai stancati di ripetere quanto sia importante uscire in kayak senza mai sopravvalutare le nostre capacità e senza mai sottovalutare le condizioni ambientali!
Molti di noi escono da soli per le ragioni più disparate, alcune talvolta comprensibili se non sempre condivisibili. Siamo tutti abbastanza consapevoli dei rischi che comporta un'attività all'aria aperta che, come quella del kayak che tanto ci appassiona, ci mette a stretto contatto con l'acqua.
Ora più che mai è di vitale importanza aumentare la sicurezza personale, in kayak e non solo!
Non vorremmo che il coronavirus cancellasse tutti gli sforzi sin'ora compiuti per promuovere una pratica consapevole e sicura delle discipline di pagaia!
Usciamo in kayak soltanto se siamo sicuri di poterlo fare con coscienza e competenza, non soltanto perché ce lo permette il nuovo decreto!

Sappiamo risalire in autonomia se dovessimo cadere in acqua? Siamo sicuri di poter praticare la risalita alla cow-boy oppure alla cow-girl o ancora con il paddle-float o con il rientro&roll, anche con un'onda più alta del previsto? Indossiamo un aiuto al galleggiamento che ci facilita sia la permanenza in acqua che la risalita in kayak? Abbiamo a bordo tutti gli strumenti necessari per chiamare aiuto, per attirare l'attenzione di un altro natante o per allertare i soccorsi in caso di necessità?
E siamo sicuri di poter rispettare le distanze di sicurezza nella fase di imbarco e sbarco, durante l'escursione e magari anche durante un eventuale salvataggio assistito? Siamo certi di poter praticare un salvataggio a T senza mai ridurre la richiesta distanza di sicurezza di almeno 2 metri dal compagno in difficoltà? Sappiamo davvero aiutarci senza avvicinarci?
Se la risposta a tutte queste domande è sempre affermativa, allora buone pagaiate a tutti!
Ma se anche una sola di queste (o di altre diverse) domande è negativa, allora pensiamoci bene prima di uscire a pagaiare!
E magari trascorriamo questi ultimi giorni di attesa ripensando alle più elementari manovre di sicurezza per un'uscita in kayak che sia non soltanto piacevole ma anche sicura!

UPDATE del 7.5 2020: oggi è stato pubblicato sul sito della UISP-Acquaviva il comunicato sulla ripresa delle attività sportive individuali d'acquaviva consentite ai sensi dell'art.1 lettera f) del DPCM del 26.4.2020: può essere letto seguendo questo link.

UPDATE: La Regione Lazio ha emanato un'ordinanza per stabilire le misure da adottare a partire dal 4 maggio 2020 con cui ha stabilito che fino al 17 maggio 2020 gli spostamenti per praticare attività sportive individuali sono limitati ai territori provinciali...

UPDATE: Il Comune di Latina ha pubblicato l'ordinanza, corredata da una chiara info-grafica in cui è disegnato anche un bellissimo kayak, con cui si stabilisce la ripresa delle attività sportive individuali acquatiche a partire da lunedì 11 maggio 2020! Ecco, ci siamo!!!

lunedì 20 aprile 2020

Museo Polare Silvio Zavatti di Fermo

Qualche mese fa, ben prima dell'inizio della pandemia e dell'isolamento sociale, abbiamo avuto la fortuna di visitare, insieme ad un nutrito gruppo di amici, il Museo Polare Silvio Zavatti di Fermo.
Lo scorso 8 novembre 2019 eravamo tutti confluiti in quel di Pedaso (Marche) per la seconda sessione del corso istruttori FICT ed abbiamo così colto l'occasione per ammirare la collezione del primo museo italiano dedicato ai Popoli Artici e agli esploratori polari.
Come riportato nel primo pannello esplicativo, il Museo Polare, fondato nel 1969 a Civitanova Marche, faceva parte, insieme alla Biblioteca Polare, dell'Istituto Geografico Polare istituito dallo stesso Zavatti nel 1944 a Forlì, poi acquistato dal Comune di Fermo nel 1993.
Dopo la morte del suo fondatore, l'Associazione Amici del Museo Polare, con il sostegno comunale e dei vari direttori che si sono succeduti alla guida dell'istituto, ha portato avanti "lo spirito ed i principi con cui l'Istituto fu fondato: lo studio delle regioni polari, la divulgazione della cultura e delle tradizioni Inuit, l'organizzazione di spedizioni polari per arricchire il patrimonio museale ed, infine, la pubblicazione della rivista specializzata Il Polo".


Silvio Zavatti (Forlì, 10 novembre 1917 - Ancona, 13 maggio 1985) è stato un esploratore, politico ed antropologo italiano. Il suo interesse per l'ambiente polare nacque da giovanissimo quando, imbarcato per due anni su una nave inglese, incontrò ancora ventenne il suo primo iceberg.
Un altro pannello spiega che Zavatti ebbe il suo primo contatto con gli Inuit nel 1961, a Rankin Inlet nell'Artide canadese. "Durante le spedizioni, condusse ricerche su meteorologia, oceanografia, cartografia, geologia, botanica, zoologia, ecologia degli ambienti polari. Ha studiato gli usi ed i costumi, l'arte, la danza, la religione, l'ordinamento scolastico e la lingua dei popoli artici. Grande impegno riservò alla ricerca, affiancando alle esplorazione anche l'attività di scrittore attraverso la pubblicazione di volumi specialistici (come il Dizionario degli esploratori e l'Atlante Geografico Polare), libri di carattere divulgativo (spesso ristampati e anche tradotti) e articoli per autorevoli riviste italiane e straniere".
Nel 1970 Zavatti organizzò a Civitanova Marche il Congresso Internazionale Polare, mente nel 1983 fu relatore a quello di Parigi. Nel 40° anniversario della sua spedizione in Groenlandia l'Istituto Geografico Polare ha organizzato due spedizioni, la nel settembre 2002 e la seconda nel marzo 2003, per raggiungere il distretto di Angmassalik. Altre due spedizioni, nel 2005 e nel 2007, sono state organizzate nell'ambito dell'Anno Internazionale Polare 2007-2008 in collaborazione con il CNR-Polarnet.


Il distretto di Angmassalik è particolarmente noto agli appassionati di kayak da mare.
E' in quel breve tratto di costa orientale della Groenlandia, incuneato tra fiordi e ghiacciai, disseminato di iceberg alla deriva e di piccoli villaggi ormai quasi del tutto disabitati, che ormai più di 4000 ani fa sono nati i primi kayak skin-on-frame in legno, osso e pelle di foca: disegnati e realizzati dai cacciatori Inuit con i materiali di risulta trasportati sulle spiagge artiche dalla corrente del golfo, i kayak erano rivestiti in pelli di foca, cucite insieme con tendini sottili e resistenti tirati dalle donne Inuit e resi impermeabili grazie ad un portentoso miscuglio di sangue e saliva.
Le antiche linee dei kayak groenlandesi hanno inspirato molti dei moderni kayak da mare.
Nelle teche ordinatissime del museo sono disposti alcuni rari modellini di slitte, umiak e kayak,  alcuni dei quali donazioni di Jean Malaurie, altro grande esploratore ed antropologo artico, così come anche arpioni e trapani ed altri utensili indispensabili alla sopravvivenza dei popoli artici.
Noi abbiamo scelto di pubblicare solo una manciata tra le decine di foto scattate durante la visita, nell'intento di proporre una sorta di visita virtuale del Museo Polare Silvio Zavatti e con la speranza che, una volta chiusa la fase di emergenza sanitaria, si possa tornare ad apprezzare dal vivo l'immenso patrimonio artistico e culturale italiano ed Inuit.
Il Museo Polare Silvio Zavatti di Fermo merita davvero una (nuova) visita approfondita!

lunedì 13 aprile 2020

Libri, video ed altro per sfruttare l'isolamento...

Questo sorta di tempo sospeso ci sta offrendo occasioni insperate.
Dopo avere attrezzato la base nautica di Tatiyak, come abbiamo raccontato la scorsa settimana, siamo riusciti anche a completare l'aula di studio in vista delle prossime lezioni di teoria (navigazione, nodi, carteggio, riparazione del kayak, manutenzione dell'attrezzatura personale, scelta dei materiali etc).
La cosa che mi ha più divertita e gratificata è stato sistemare la nuova libreria di Tatiyak!
I libri ed i DVD che hanno trascorso oltre un anno negli scatoloni del trasloco da Legnano a Latina hanno finalmente rivisto la luce del sole e sono tornati a fare bella mostra di sé sugli scaffali ricolmi.
Abbiamo riordinato tutte le riviste tecniche vecchie e nuove, i manuali italiani ed inglesi e tutti i racconti di viaggi in kayak lungo le coste italiane ed estere (lasciando in evidenza la raccolta di racconti di donne in kayak "L'altra metà del mare" di cui trovate un estratto nel sito).
Negli ultimi venti anni abbiamo sempre dedicato una grande quantità di tempo allo studio del kayak da mare in tutti i suoi più variegati aspetti, e adesso che la libreria è in ordine capiamo che possiamo facilmente occupare parte di questo tempo in isolamento per guardare o riguardare i filmati e per rileggere, studiare o semplicemente sfogliare i nostri amati libri.
C'è di che riempire la giornata di Pasquetta e tutte quelle a seguire fino alla fine dell'emergenza!

In bella mostra anche il mio primo libro "Isole Baleari in kayak": potrebbe essere il momento giusto per leggerlo!

La sezione più corposa è sempre stata quella dedicata alla cultura Inuit.
Molti dei nostri libri sono stati presentati negli anni passati sul sito di Tatiyak nella pagina delle letture: scegliendo un titolo si può leggere un estratto del volume corredato da alcune tra le foto che abbiamo considerato più interessanti tra le migliaia raccolte da studiosi, ricercatori ed appassionati.
Oltre ad alcuni interessanti testi di studio e di approfondimento, primo tra tutti "La civilitation du phoque" di Paul-Emile Victor & Joelle Robert-Lamblin, abbiamo nel tempo collezionato e raccontato anche tutti i libri in lingua italiana che abbiamo avuto l'occasione di leggere ed apprezzare, compreso uno dei più bei fumetti sulla Groenlandia pubblicato nel 2010 dalla casa editrice italiana Coconino Press ed ispirato ad una drammatica ed avvincente storia vera.
Possono essere delle valide introduzioni alle letture da scegliere per mettere a frutto l'isolamento!
Se poi non siete tagliati per i libri ma vi appassiona la cultura Inuit, in questi giorni si trova on line uno straordinario filmato realizzato dalle donne Inuit per mostrare la ricercata bellezza dei loro abiti tradizionali, seguito a ruota da un altro filmato ideato dalle donne dell'Alaska. Mi sembrano degli ottimi esempi delle meraviglie dell'isolamento: la creatività salvifica!

Tra qualche tempo servirà un'altra mensola per far posto ai nuovi libri :-)

Abbiamo anche più piccola una sezione dedicata ai video.
Non ci sono solo i classici filmati di kayak nel cofanetto completo di "This is the sea", cinque film appassionanti realizzati dalla pluri-premiata Justine Curgenven, di cui abbiamo in altre occasioni parlato su questo nostro blog (qui trovate un breve resoconto del numero 5, qui un'introduzione al filmato sulla canoa canadese, qui una disamina del DVD didattico sul roll e qui la presentazione dell'ultimo realizzato sull'ineguagliabile viaggio lungo la corona pacifica delle Isole Aleutine).
Abbiamo anche i filmati tecnico-didattici realizzati da Gordon Brown, uno dei più affermati insegnanti di kayak da mare al mondo, i video di Helen Wilson sui rolling groenlandesi, quelli degli indiscussi maestri Dubside e Maligiaq Padilla, alcuni filmati di avventure canoistiche in giro per i cinque continenti e gli immancabili due volumi ideati dal maestro italiano Francesco Salvato che bene si sposano col suo libro dal titolo accattivante "In equilibrio sull'acqua".
Ce ne sono alcuni che aspettano ancora di essere visionati, come i due gemelli Pacific Horizons e Eastern Horizons, dedicati alle bellezze paesaggistiche delle coste nord-americane: non appena troveremo il tempo di vederli, ne scriveremo sicuramente sul blog!

Il primo a destra è una vecchia cassetta VHS "Rolling with Maligiaq" che Mauro conserva da oltre vent'anni!

Se poi non avete la fortuna di avere libri o filmati a portata di mano, non è certo il caso di disperare!
Le rete è piena di cose interessanti da vedere ed anche se siamo costretti a restare in casa per contenere il contagio possiamo sempre restare in contatto con il mondo intero.
In questo periodo di forzato isolamento sociale possiamo dire che grazie alla moderna tecnologia abbiamo un'infinità di occasioni per occupare il tempo in modo proficuo, istruttivo e stimolante.
Ci sono tante video lezioni, gratuite o meno, come quelle super professionali di Online Sea Kayaking di cui abbiamo già parlato nelle settimane passate.
E ci sono anche una serie di filmati divertenti che proliferano su molti canali interattivi.
I miei preferiti sono quelli ideati e realizzati nel giardino di casa da Nick Cunliffe, uno dei più apprezzati e conosciuti maestri inglesi di kayak da mare che vive in quel di Anglesey (Galles).
Nick è il titolare di Kayak Essentials, l'ideatore di due DVD tecnici molto rinomati (che pure abbiamo e di cui sicuramente parleremo più avanti!) ed uno degli insegnanti più ironici e divertenti che io conosca.
Per sopportare meglio il "social distancing" Nick ha inventato una serie di filmati chiamati "Cabine Fever Workout" che trovare sulle sue pagine social: buona visione!