IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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30 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #22

🧭 Lunedì 30 marzo 2026
👣 Fine settimana a Ponza
⭐ Punta Incenso e Monte Guardia

Sono settimane corte a scuola, solo tre giorni in classe ciascuna, prima per il referendum costituzionale e poi per le festività pasquali.
La scorsa settimana sono tornata sul continente per votare e per festeggiare la vittoria del NO: ho trascorso quasi un'intera settimana a casa, il periodo più lungo dopo le vacanze natalizie.
Per non fare su e giù troppe volte, però, questo fine settimana ho scelto di restare sull'isola per continuare con le mie escursioni solitarie.

Si avvertono ancora i postumi delle varie perturbazioni che hanno interessato l'isola, con temperature più basse e con venti forti che spazzano il cielo e il mare.
Sabato si vedeva bene tutta la costa, dal basso promontorio di Anzio a Nord fino giù al Vesuvio a Sud: ho scelto allora di tornare a Punta Incenso per godermi il panorama.
È la punta settentrionale dell'isola, affacciata verso il continente, e da lì si vede bene tutta la costa laziale e campana fin su ai monti ora innevati della Semprevisa e delle catene più interne, che non so distinguere e nominare.
Riconosco bene, invece, le lontane isole di Procida e Ischia, e la più vicina d Ventotene, il cui profilo a forma di balenottera si staglia all'orizzonte come una presenza amica.

Seguo un sentiero diverso da quello indicato dalle tipiche frecce di legno e incontro un asino sotto un boschetto di pini marittimi e poi uno spaventapasseri ricavato da un vecchio manichino lungo i filari dei vigneti bassi che qui occupano lunghi tratti delle vallate coltivate.
Resto tutto il pomeriggio accoccolata a leggere in una conca rocciosa ben soleggiata e riparata dal vento, tanto che mi appisolo per un'oretta cullata dallo sciabordio delle onde che sale dalla scogliera sottostante.

Tra Punta Incenso e Gavi, l'isoletta a Nord di Ponza, si apre un piccolo stretto in cui il mare s'infila diretto e anche se è ormai passata l'ultima burrasca, le onde, che vi sono spinte dentro come in un imbuto, escono dall'altro lato a formare un grande ventaglio azzurro che si allarga sempre di più verso il mare aperto.
È uno spettacolo liquido che ipnotizza, come quello delle nuvole che si spostano lente nel cielo opaco, rigato da strisce bianche di cirri altissimi che si accompagnano ai paffuti cumulonembi rosati che iniziano a chiudere l'orizzonte.

La serata è limpida e la scia dorata del sole al tramonto è sostituita più tardi da quella argentata della mezza luna. In mare c'è qualche luce lontana di barche che incrociano al largo, come stelle cadute sull'acqua nera della notte.
La mattina della domenica, scandita dalla nuova ora legale, comincia con la mia solita lentezza, ma la giornata soleggiata invita ad uscire presto di casa.

Mi dirigo verso l'estremità opposta dell'isola per salire sul punto più alto, quel Monte Guardia che immagino da tanto di riuscire a scalare.
Il sentiero è per lunghi tratti scavato nella roccia e gli scalini ampi e levigati seguono la vecchia Via Crucis, segnata ancora da alcune delle 14 piastrelle decorative in ceramica che accompagnavano il cammino della Quaresima. Ora è un po' tutto abbandonato e anche il sentiero sembra poco battuto.

Ci sono campi coltivati dove meno te li aspetti e, come a Punta Incenso, grandi cisterne naturali per la raccolta dell'acqua piovana, che occupano parte dei terrazzamenti ricavati con muretti a secco un po' cadenti, come accanto ad una delle porticine d'ingresso dove un'intricata piante di glicine ha ormai preso il sopravvento.
Qualche boschetto di alloro si insinua tra le vaste distese di ginestra ponzese, la Genista tyrrhena subspecie pontiana, un arbusto endemico dal profumo intenso e dai fiori di un bel giallo corposo, che ricopre grandi tratti del monte ed è molto diffusa su tutta l'isola, che infatti per alcune settimane si ricopre di questi esili rametti ricolmi di piccoli boccioli gialli.

Il sentiero che sale al Monte Giardia è pieno anche di tantissime erbe aromatiche, che si insinuano lungo gli scaloni e spandono profumi nell'aria calda del mezzogiorno: riconosco facilmente mentuccia, elicriso e tarassaco, accanto a cardo, ortica e cicorione, oltre a tante varietà di fiori che vorrei sapere riconoscere una ad una, dai fiori di nasturzio dalle foglie carnose e di acetosella gialla che qui è quasi infestante, alla più rada gazania che acquista talvolta colorazioni impreviste... e prima o poi mi metto a studiare seriamente l'incredibile mondo delle erbe selvatiche!

Resto ancora a leggere per lunghe ore al sole tiepido del primo pomeriggio, stavolta distesa sull'erba secca del grande spiazzo accanto al rudere che sovrasta il monte, affacciata sul porto che dall'alto sembra piccolo e lontano, circondata dal silenzio quasi irreale di questa domenica primaverile.
Ridiscendo con calma e mi perdo come al solito tra i vicoli stretti del paese, chiusi tra casette intonacate e giardini interni e piante in vaso e maioliche colorate e scalette nascoste.
Resto in contemplazione dell'isola durante tutto il viaggio di ritorno con l'autobus di linea, ora costretto a percorrere la lunga via panoramica fintanto che non saranno conclusi i lavori di messa di sicurezza del tunnel costiero. 

E rientro al tramonto, giusto in tempo per guardare dalla veranda la processione del Venerdì Santo che sfila lungo l'unica strada della frazione di Le Forna, ora avvolta dal suono un po' roco dei canti liturgici amplificati dal microfono portatile, dalle lucine tremolanti delle candele che punteggiano la processione e dal profumo intenso sia dei ceri che del mare, in un concerto di odori mistici e pagani che riempiono di vita questa mia serata solitaria.

"Quando ci concediamo ai luoghi, essi ci restituiscono a noi stessi e, più arriviamo a conoscerli, più vi seminiamo l’invisibile messe delle memorie e delle associazioni che saranno lì ad aspettarci quando vi ritorneremo, mentre luoghi nuovi ci offriranno pensieri nuovi e nuove opportunità. Esplorare il mondo è uno dei modi migliori per indagare la mente, e il camminare percorre entrambi i terreni".
[Storia del camminare di Rebecca Solnit]

Punta Incenso in semi solitaria
La scarpata di Cala Gaetano 
Un piccola collezione di porticine
La scarpata dei Faraglioni di Calzo

La prospettiva storico naturalistica che si gode da lassù 


13 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #21

🧭 Mercoledì 11 marzo 2026
👣 Sciopero transfemminista! ♀️
⭐ Tante scoperte in un solo pomeriggio

Ho aderito allo sciopero nazionale del 9 marzo, indetto da alcuni sindacati per riaffermare i diritti delle donne e per rivendicare la parità di trattamento nei luoghi di lavoro. A riprova che stiamo vivendo una fase storica di evidente recrudescenza della cultura maschilista, misogina e patriarcale, a Latina è comparso proprio l'8 marzo uno striscione di bruciante attualità, appeso all'inferriata dei giardini pubblici: "Donna: quanto l'abbiamo amato ai bei tempi del patriarcato". Firmato:

I nativi. Ignoro chi siano, ma con la loro visione retrograda ci hanno fatto capire quanto ancora servano le rivendicazioni femministe.
Il presidio di domenica 8 e il corteo di lunedì 9 sono stati animati da persone di tutte le età e da tutte le associazioni, i collettivi e le realtà attive sul territorio. Mi ha entusiasmato la presenza di tantə studentə e sono stata contenta di sentire che lo slogan più urlato era anche il mio preferito: "Siamo tuttə transfemministə!"

Torno sull'isola il lunedì sera e, per la prima volta da quando mi sono trasferita a Ponza, il mare è talmente calmo che non solo non mi devo addormentare per evitare la solita cinetosi (il mal di mare che mi prende su ogni barca che non sia un kayak), ma riesco persino a finire di leggere il libro che ho in borsa.
Non mi sembra vero: è la prima traversata tranquilla di quest'anno scolastico, ad oltre sei mesi dall'inizio della scuola e della mia avventura isolana!

Esco ogni pomeriggio, appena tornata da scuola, giusto il tempo di mangiare qualche boccone e di leggere qualche pagina in veranda: qui intorno è tutto un germogliare e fiorire e ronzare, e gli odori e i colori sono così invitanti che mi sembra un vero peccato non approfittare di questa natura rigogliosa.

Vado in cerca di asparagi selvatici.
Salgo lungo il sentiero segreto dietro casa, quello che inizia giusto dietro la veranda e si perde tra la fila delle casette bianche che cominciano a ripopolarsi. Per i prossimi tre mesi ospitano il gruppo di ornitologi impegnati a studiare la migrazione degli uccelli e a inanellare quelli che restano impigliati nelle reti. Sui terrazzamenti ormai incolti sono infatti "cresciute" tante reti nere, lunghe quanto il terrazzamento stesso e alte oltre due metri, con una serie di tasche a fitte maglie di nylon che catturano gli uccelli di passo e che sono progettate in modo da facilitare l'estrazione dell'animale.

Le reti occupano tutto il versante della collina che sale ripida verso il cielo e che sull'altro lato precipita a strapiombo nel mare turchese dell'isola. Le reti frusciano nella leggera brezza che si alza il pomeriggio e sembrano attirare anche bombi e calabroni, che però si liberano facilmente con qualche colpo d'ala ben assestato. Ci sono cartelli esplicativi all'inizio del sentiero, gabbie a terra per topi e conigli e volendo si può chiedere di osservare le varie fasi delle operazioni di studio.

Mentre ridiscendo dalla collinetta, tutta piena di filari irregolari di reti nere, vedo un pettirosso ingarbugliato tra le maglie della rete e noto che ha già un anellino sistemato intorno alla zampetta. Le indicazioni spiegano di "evitare in maniera assoluta di toccare o togliere gli uccelli dalle reti: qualsiasi intervento potrebbe provocarne la morte".
Il giovane ornitologo con cui parlo subito dopo mi spiega che controllano le reti ogni ora, dalle 6.30 del mattino fino al tramonto, e che solo il 5% degli uccelli già inanellati, come il "mio" pettirosso, finiscono nuovamente nelle reti: il grosso del lavoro, e quindi del gruppo di volontari, si concentra nel mese di maggio, quando passeranno su Ponza gli stormi che risalgano dall'Africa.

Mi preparo una bella frittata con il mazzetto di asparagi selvatici che ho raccolto nel pomeriggio: sono così amari e corposi da farmi venir voglia di uscire ancora a cercarne altri.
Mi riprometto di tornarci presto, spero anche in buona compagnia.

Salendo con l'autobus verso casa, la sera che sono tornata sull'isola, ero rimasta incollata al finestrino per uno spettacolo unico di cui ho subito chiesto spiegazioni in classe la mattina dopo: c'è una lunga luminaria che serpeggia per tutta la vallata interna di Santa Maria, il borgo marinaro più caratteristico di Ponza.
In occasione delle novene di San Giuseppe, è stata sistemata una lunghissima fila di lucine ravvicinate che al tramonto animano di vita notturna l'unica stradina che dal mare sale verso l'entroterra, serpeggiando tra casette basse e orti coltivati.
La luminaria trasforma l'intera vallata in una rigagnolo lucente e dorato, che accende la notte e ammalia chi guarda in uno spettacolo particolare, tra l'onirico e il poetico. 

Mi viene subito voglia di tornare a passeggiare in zona, per scoprire questo tratto dell'isola per me ancora del tutto sconosciuto.
Mi incuriosisce capire se dalla scuola elementare, un basso edificio a pianta circolare dipinto di color ruggine, si può seguire il letto del torrentello in secca, che dall'alto sembra completamente ricoperto da un intricato manto di canne e di nasturzi.
Prendo accordi con una collega, che per prima cosa mi racconta che le foglie tondeggianti del nasturzio sono commestibili e un po' piccanti, ideali per un'insalata estiva. Poi mi istruisce anche su un'altra delicata piantina selvatica, che sull'isola è in fiore già da qualche settimana e coi suoi boccioli bianchi simili a piccole orchidee ricopre il ciglio delle strade e dei sentieri: è il cosiddetto tè siciliano, una pianta officinale che nel tempo deve essere risalita dall'isola grande alle isole minori.

Ci siamo date appuntamento per andare insieme alla scoperta di qualche angolo nascosto dell'isola e risaliamo tutta Via Conti, dal mare alla cima della collina e ritorno.
Non restiamo deluse da questo scorcio isolano, più campestre che marino, neanche ora che è tutto un susseguirsi di lavoro edili: c'è chi dipinge a calce i muretti esterni, chi tinteggia le persiane o chi si dedica a lavori di muratura per rinnovare, ristrutturare e riavviare i locali in vista della nuova stagione turistica. È tutto un carico e scarico di merci, un arrivo di materiali attesi da tempo, un andata e ritorno con piccole carriole dove non arrivano i furgoncini. L'isola rinasce e si colora di primavera.

Con la collega ci salutiamo alla fermata dell'autobus di Santa Maria, quella che si trova all'uscita delle due gallerie consecutive che sono state scavate nella roccia tufacea sin dai tempi degli antichi romani per avere una comoda strada di accesso al porto: i due tunnel che si aprono ai lati della spiaggia di Giancos, infatti, sono fondamentali per la viabilità, perché seguono la linea della costa invece della strada panoramica, che corre più in alto lungo il crinale delle colline retrostanti ed è molto più lunga.
Da qualche anno è stato realizzato anche un passaggio pedonale, anche se si tratta solo di una fascia colorata di blu e delimitata da qualche segnalatore giallo, che dovrebbe tenere le auto a distanza di sicurezza da chi si avventura a piedi in questa coppia di tunnel polverosi e rumorosi.

C'è un percorso alternativo, che scopro nel tardo pomeriggio e che percorro in solitaria proprio mentre il tramonto avvolge l'isola in quelle tipiche tonalità soffuse che poi stingono nel grigio cenere della sera.
È una strada pedonale che si può percorrere davvero solo a piedi, perché è tutta un saliscendi di scalette sconnesse e, in alcuni tratti più umidi, anche ricoperte da un insidioso strato di muschio verdognolo.

Sale tra casette basse e colorate, alcune così ben arredate da sembrare ville per riviste, altre con terrazzi a più livelli nascosti alla vista da grandi vasi ricolmi di cactus, altre ancora lasciate in totale abbandono, col rischio di crolli imminenti rimandati solo di un po' dalla presenza di impalcature altrettanto pericolanti.
In un punto anonimo compare pure una statua romana ripescata dalle acque dell'isola, bella come le cariatidi del Partenone ma quasi abbandonata su un basamento di tufo e con il cartellino tutto scolorito dalle intemperie.

È uno dei vicoli più belli dell'isola,anche se forse è poco valorizzato, con scorci panoramici sul porto che non ho visto neanche in cartolina, con passaggi segreti che svoltano e salgono e si perdono chissà dove, e con una luce speciale che sembra entrare nelle cose e accenderle di un colore più caldo e al tempo stesso più rarefatto.
O forse è solo la stanchezza che mi offusca un po' la vista, ma quel che è certo è che chi verrà a trovarmi sull'isola dovrà venire con me a rifare il vicolo delle scalette sopra Giancos...

"... la terra cominciava a inverdire. Le felci allungavano le loro fronde, incurvandosi come pastorali. L'erica che cresceva sulle rocce e le mirici radicate nel muschio si rivestivano di verde acceso. Il muschio si espandeva e si sollevava, e fiori primaverili spuntavano con i loro boccioli rigonfi, von già un accenno di colore. [...] Allora sugli alberi germogliarono le foglie, così in fretta che era come se un nugolo di farfalle verdi fosse venuto a posarsi sui rami. E non erano solo gli alberi e le piante a risvegliarsi, perché tra i rami cominciarono a saltellare i crocieri, e i picchi martellavano le cortecce tra nuvole di schegge. Un volo di storni migranti verso settentrione scese a riposarsi su un abete. Erano storni superbi: le punte di ogni piccola piuma brillavano rosse e quando si muovevano luccicavano come gioielli..."
[La leggenda della rosa di Natale di Selma Lagerlöf]

Una doppia mareggiata ha spiaggiato un'infinità di Velella velella, sbiancate le più vecchie e ancora viola (e maleodoranti) le più recenti...
Le piastrelle riciclate!
Le ville delle scalette sopra Giancos 
Le reti degli ornitologi 
Il panorama sul porto

04 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #20

🧭 Mercoledì 3 marzo 2026
👣 Giornate piene
⭐ Fine settimana sull'isola

Stanca dei continui su e giù, del traghetto e del viaggio stesso, dei frequenti bagagli da fare e disfare e adesso anche dei ripetuti scioperi dei treni, ho scelto di rimandare il rientro a casa per restare nel fine settimana sull'isola ad esplorare i dintorni.
Giornate piene scandite dai miei orari preferiti: sveglia naturale, con la luce del giorno che filtra dalla finestra senza scuri; risveglio lento, restando a letto a leggere per un paio d'ore; colazione in tarda mattinata, con la marmellata di prugne fatta in casa dal mio fidanzato preferito e finalmente una passeggiata all'aria aperta.

Ho sempre voluto esplorare quella collinetta puntuta che si staglia di fronte alla veranda della casetta, giusto sopra Cala Feola. Chiedo al padrone di casa ma non c'è mai andato. E non c'è modo di sapere come si chiama.
Devono esserci dei sentieri anche là, come ovunque sull'isola, anche se non sono segnalati, come capita per la maggior parte dei percorsi battuti solo dai locali e dai cacciatori, a giudicare dalle dozzine di cartucce abbandonate che raccolgo e poi butto (ho quasi pensato di iniziare una nuova collezione di tubetti colorati ma, insomma, meglio di no!).

Mi avventuro.
Nello zaino infilo in ordine sparso il libro, il telefono per fare le foto, una bottiglia d'acqua fresca, gli occhiali da vista e quelli da sole. Quando esco di casa il cielo è ancora velato da un'uniforme manto coprente di un bel grigio perla, che illumina la giornata e lascia filtrare un certo calore primaverile, ma conto che il sole si imponga presto sulla coltre nuvolosa e so già che la luce intensa di queste prime giornate di marzo mi richiede l'uso delle lenti scure (di cui col passare degli anni ho sempre più bisogno).

Mi lascio guidare dall'istinto e, come spesso mi capita, alla prima occasione cambio programma. Lungo la strada principale incontro una piccola scalinata che si inerpica tra la macchia e non resisto all'attrazione, sia di lasciare la strada principale che di scoprire dove porta la deviazione. Mi allontano dalla mia prima meta, ma sono sicura che non resterò delusa: e infatti, non solo i mattoni di tufo sono ricoperti di un folto manto di muschio umido, ma salgono a zig-zag sotto una volta di arbusti profumati che sembrano l'ingresso ad un luogo incantato.

Forse è anche per questa mia predilezione per la scoperta di nuovi percorsi che a scuola hanno preso a chiamarmi con un soprannome che mi piace molto (anche se so che c'è un fondo di ironia benevola di cui però mi disinteresso): Alice in Wonderland. E ogni volta che mi sento chiamare così, penso al BianConiglio che controlla nervosamente il suo grande orologio da taschino: per qualche attimo immagino di andargli dietro nella sua corsa contro il tempo.
Questo sentiero potrebbe essere uno degli ingressi del Paese delle Meraviglie. Vediamo dove porta. Non manca molto per scoprirlo.

La scalinata termina in una strada sterrata che sale verso la sommità della collina, in maniera così dissestata che immagino nessuno la percorra più da tempo immemore.
E invece, mentre sono lì concentrata a scattare una foto ad uno dei più bei esemplari di euforbia che mi sia capitato di incrociare sull'isola, arranca per lo sterrato una macchina grigia un po' scassata che parcheggia giusto un paio di metri sotto di me. Scende una ragazza che sfoggia uno dei più bei sorrisi in cui mi sia capitato di imbattermi sull'isola che subito dopo un entusiasta "Buongiorno!" mi spiega nell'ordine: che quella è la vecchia strada comunale ormai in disuso, che in quel punto esatto finisce perché oltre c'è solo la sua casa e che se voglio posso tornare a giugno a raccogliere le albicocche.

La casa è una delle più belle che mi sia capitato di ammirare qui a Ponza, non tanto per la ricchezza o nobiltà o altro, ma piuttosto per la maestosità della posizione panoramica in cui si trova. Nascosta dalla vista ma affacciata su una vallata selvaggia ricoperta da una vegetazione rigogliosa, che ha invaso anche i vecchi terrazzamenti che ancora si intravedono sotto la macchia mediterranea, la casetta ad un solo piano è stata tinteggiata di un acceso color giallo canarino, ha le imposte celeste pallido incastonate in cornicioni bianchi ed un lungo vialetto di ingresso contornato da una dozzina di alberi spogli su cui stanno germogliando i primi fiori rosa.
Gli albicocchi sono ovunque anche nei giardini delle due casette vicine, pure gialle e pure affacciate sulla stessa valle, che scopro avere il nome evocativo di Valle del Core.

Potrei restare qui tutto il giorno.
Ma voglio raggiungere quel picco di fronte. Torno indietro lungo lo sterrato, ridiscendo da una scalinata diversa, questa molto recente, faccio incredibili scoperte botaniche (l'apparato radicale di un fiore selvatico, detto fuoco del diavolo, che mi fa pensare ad una strana opera d'arte naturale), riprendo la strada asfaltata fino alla Via Sotto Campo e vado a perdermi in un'altra macchia folta e profumata.

Ero già venuta qui in perlustrazione nei mesi scorsi e so che oltre il parcheggio c'è una piccolo ponticello sospeso che immette in un sentiero sassoso, che poi si ramifica lungo il versante della collina che digrada ripido verso il mare. Io però voglio salire e mi dirigo verso un primo pianoro roccioso da cui si gode una vista panoramica mozzafiato sull'isola di Palmarola.
Resto sdraiata al sole a leggere e a osservare il volo planato delle coppie di falchetti che non si stancano di volteggiare sulla mia testa.

Dopo un'oretta di questa cura rilassante a base di bagliori e aromi, riprendo la salita lungo un sentiero scosceso che segue il limite esterno del bosco e che in alcuni punti si avvicina pericolosamente allo strapiombo. Mi tengo a distanza di sicurezza e mi attacco ai tronchi dell'erica fiorita quando i passaggi diventano un po' più impervi. In cima il paesaggio è ancora più bello. Mi sento in paradiso. Perché il mare lo vedo anche dalla casetta ma quassù è un'altra cosa, senza tetti e antenne e stendini nel mio campo visivo: solo il mare coi suoi riflessi, le sue increspature e tutto lo spazio che contiene l'orizzonte. E così non scendo fino al tramonto.

Il giorno dopo torno a camminare.
Stessi orari lenti ma stessa giornata intensa. Sentiero diverso e meno impegnativo, stessa macchia fitta e quasi impenetrabile, almeno nel punto in cui perdo il tracciato battuto e mi ritrovo avvolta da cespugli più alti di me che a tratti non mi vogliono proprio lasciar passare. Ritento e riesco.
Ho voluto seguire il consiglio della ragazza sorridente della casetta gialla e percorrere il suo sentiero preferito, che dalla strada provinciale scende verso i Faraglioni di Lucia Rosa.

Anche stavolta raggiungo un piccolo spiazzo roccioso a picco sul mare da cui si gode una visuale davvero impareggiabile su Palmarola. Anche oggi mi sdraio a leggere in un piccolo sedile naturale scavato dal vento e dal tempo e mi godo insieme il libro e l'isola.
Quasi non voglio rientrare. Resterei ancora a godermi il verde brillante della macchia, i primi boccioli gialli della ginestra, i grappoli bianchi dell'erica fiorita, i piccoli fusti violacei dei fiori di lavanda, i primi bombi che ronzano eccitati tra le infiorescenze e le tante lucertole verdi che stazionano al sole tra le rocce. Vorrei perdermi ancora tra i sentieri poco battuti, tornare indietro quando la boscaglia è impenetrabile, ritrovare un dettaglio trascurabile, una macchia rossa o bianca o verde, che mi rimette sul giusto cammino. Ché camminare tra i boschi è anche una grande lezione di vita, scegli una strada, sbagli e cambi e a un certo punto ritrovi la tua direzione.

Ma oggi il sole è più timido e l'aria rinfresca prima del previsto. Devo rientrare, anche se contro voglia, e mi tocca lasciare odori, colori e pensieri sulla collina di fronte casa.
Recupero il giorno dopo, un lunedì di scuola in cui scendo alla sede centrale per consegnare dei documenti in segreteria e resto a mangiare in una pizzeria del centro. Me ne vado ancora un po' a zonzo per l'isola a portare a spasso i miei sogni di bambina. Dal porto mi incammino verso una delle spiagge di sabbia che si incastrano nella costa abitata poco oltre le gallerie romane e, nell'attesa dell'autobus per tornare a casa, mi fermo al borgo marinaro di Santa Maria. 

È il quartiere periferico rispetto al centro di Ponza che si scorge bene entrando in porto quando si arriva dal mare, un piccolo presepio di casette addossate le une alle altre, che sembrano dei calchi perfetti non fosse per i diversi colori pastello scelti per abbellire le facciate identiche.
D'estate si affolla in maniera più contenuta e ricordo ancora con piacere un aperitivo violaceo consumato sulla terrazza vicino al mare insieme ad un'amica di kayak arrivata sull'isola per l'annuale raduno nazionale.
Quel bar è ancora chiuso, come quasi tutti i locali dell'isola, anche se un po' ovunque sono ripresi i lavori di ristrutturazione e rinnovamento in vista dell'imminente nuova stagione turistica. Cammino un po' avanti e indietro sulla battigia e ascolto la risacca lenta del mare: quando l'autobus arriva ho le tasche del giubbino piene all'inverosimile di sassolini levigati e maioliche sbeccate e mattonelline sottili, con cui già pregusto di realizzare qualche altro villaggio di fantasia per la mia collezione. Un'altra delle mie stravaganze da Alice in Wonderland.

Ieri, infine, il pomeriggio si è animato di così tante storie come non mi capitava da tempo! C'è stato il secondo incontro del Reading Party presso il centro sociale Il Veliero e ci siamo ritrovate in otto donne con otto libri in quattro lingue diverse.
Ho scoperto con piacere che c'è tutto un mondo raccolto sull'isola e che solo la referente del centro è nata e cresciuta a Ponza: io sono la più vicina, una collega è originaria di Napoli, una donna viene da Cremona, un'altra dall'Ucraina, due sono tedesche, una pittrice e una velista, e una è brasiliana, che venendo a vivere a Ponza ha smesso di fare la veterinaria ed è diventata una maestra di yoga. 

Tutte dicono di sentirsi a casa e ognuna ha raccontato spezzoni del proprio viaggio esistenziale, tra congiunture astrali e incontri cruciali, mentre io ascoltavo ammaliata le storie di una vita intrecciarsi alle storie dei romanzi letti e consigliati.
Ho raccolto suggestioni di lettura per un altro paio mesi ed è una grande consolazione sapere di potermi rifugiare nei libri quando il mondo fuori sembra sull'orlo del precipizio.
In questi giorni di guerra (un'altra, l'ennesima odiosa inutile straziante devastante guerra!) il mio rimedio contro l'ansia disperante è proprio leggere, oltre a sapere che fuori casa c'è una natura rigogliosa che mi tiene ugualmente occupata: i nuovi profumi nell'aria, i primi fiori che sbocciano, le piante che riprendono colore in un ciclo perenne che nemmeno la stupidità distruttiva degli esseri umani potrà mai interrompere... e così riempio le giornate di piccole cose insignificanti che però rendono autentici questi brevi momenti di serenità fuggevole.

"To sea a world in a grain of sand
and a heaven in a wild flower,
hold infinity in the palm of your hand
and eternity in an hour".
William Blake

Il panorama primaverile dell'isola e, nella foto in alto, uno scorcio della Valle del Core
Fiori ovunque (vorrei imparare i nomi di tutte le piante ma...)
Piante verdi e secche che ricoprono l'isola
Il punto panoramico più attraente scovato sin'ora sull'isola!
Una veduta panoramica verso Nord-Est

25 febbraio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #19

🧭 Mercoledì 25 febbraio 2026
👣 Pensieri sparsi
⭐ Profumo di primavera

Sono tornata sull'isola dopo un'intera settimana trascorsa sul continente per via degli ultimi esami di abilitazione.
Sono riuscita a fare cose che non facevo da mesi: andare al cinema, visitare una mostra, suonare dal vivo alle prove di musica.
Sono arrivata alla casetta con veranda domenica sera, giusto in tempo per godermi i fuochi di artificio che chiudevano la festa di San Silverio a Le Forna (quella del porto si celebra a giugno, per tenere viva la rivalità tra le due contrade di Ponza).

La contrada è tutta in festa, con le luci che inondano di un manto dorato le persone assiepate sulla scalinata antistante la chiesa, i festoni colorati delle bandierine nautiche tipiche della tradizione marinaresca che sventolano sul sagrato e mille coccarde rosse e gialle intrecciate sule balaustre di balconi e giardini. E tuttə sono in strada, col naso all'in su ad ammirare questi fuochi prolungati e colorati e ammalianti, che spaventano cani e gatti ma emozionano bimbə e adultə. 

Dalla veranda si gode una visuale unica sulla contrada e su questa notte speciale che subito si vela di un sottile manto lattiginoso impregnato del pungente odore della polvere da sparo: per lunghi minuti tutto resta avvolto in una calma apparente che anticipa altri festeggiamenti più pagani e ridanciani.
La mattina dopo in classe molte teste ciondolano per il poco sonno ma stavolta sembra che aleggi una sorta di accondiscendenza per aver preso parte ad un rito collettivo che coniuga devozione religiosa e tradizione locale.

Sono per me lunghi pomeriggi di silenzio e riposo: leggo montagne di libri arretrati, sistemo un po' di carte per la scuola, guardo qualche vecchio film alla tv (il padrone mi spiega che ha ripristinato l'antenna strappata dall'ultima tempesta e ora il segnale dovrebbe essere migliore).
Mi godo il cielo e il mare.
Le albe e i tramonti su Palmarola.
Anche le albe, che per me sono una piacevole novità: quando ritorno sull'isola fatico sempre un po' a riprendere i miei ritmi circadiani e, stranamente, mi capita sempre più spesso di svegliarmi molto prima che suoni la sveglia. Così mi affaccio alla veranda e mi perdo per un po' nell'immensità di questo impareggiabile panorama liquido che si distende placido all'orizzonte.

Il mare sembra infinito, ma non lo è: "E poi tutti quei discorsi sul pianeta blu e sul fatto che l'acqua ricopra intorno al 71% della superficie del pianeta, traggono in inganno. Sebbene, infatti, il pianeta, visto dallo spazio, appaia pieno di acqua, in realtà si tratta solo di una piccola quantità dallo spessore trascurabile che ne bagna il 71% della superficie. Immaginate una sfera di legno smaltata per il 71% della sua superficie di un bel colore blu  A nessuno, sano di mente, verrebbe mai in mente di dire che la sfera di legno è costituita per il 71% di smalto blu. La stessa identica situazione riguarda l'acqua e il nostro pianeta: ricopre il 71% della superficie ma ammonta a meno dello 0,2% della massa della Terra." [Il cantico della terra di Stefano Mancuso - l'ultimo libro del famoso botanico che scopro essere anche un notevole artista di "monotipi" davvero belli che corredano il testo e che da soli valgono la cifra impressa sulla copertina!]

In questi primi giorni della settimana c'è un barlume di sole che preannuncia la primavera: mi trattengo una decina di minuti in veranda e mi lascio distrarre dal volo radente dei gabbiani che ho capito stazionano sui comignoli della villa più alta, come due guardiani attenti e intenti a far bene la loro ricognizione pomeridiana.
Scorgo una porta container che incrocia al largo, partita chissà da dove e diretta chissà dove, senza  scia perché sembra sospesa sul mare piatto di questi giorni di bonaccia. Per un paio d'ore la nave entra nel mio campo visivo come una piccola novità, una nota di colore nella monotonia dell'orizzonte azzurro, un puntino in lento movimento in questa mia vita altrettanto lenta.

Martedì sera ricevo l'invito a cena di alcune colleghe: una pizza in compagnia è giusto quel che ci vuole per uscire dal letargo in cui mi sento dolcemente sprofondare.
Mi vesto senza pensarci e scendo con calma: la pizzeria è proprio dietro l'angolo e la serata trascorre in modo piacevole tra chiacchiere di lavoro, come spesso capita tra colleghe, e molte battute ironiche dettate dalla confidenza che nasce nel condivide così tante esperienze umane e professionali.

Siamo tutte "fuori sede", lontane dalle famiglie, dai genitori e dai figli (alcune di loro ne hanno ben tre a testa, un paio pure vari nipoti di varie età, le cui foto immancabilmente circolano nella tavolata): ne parliamo tanto, dele nostre vite sulla terraferma, come fosse un modo per tenercele accanto anche sull'isola, le nostre esistenze di là dal mare.
Percepisco un senso di riconoscenza per questa sorta di rito che ci avvicina, un modo spontaneo di stare insieme che aiuta a stemperare nostalgia e solitudine, ma anche a creare una certa connessione proprio per la condizione condivisa di emigranti della settimana.

Rientro presto.
La costellazione di Orione occupa tutta la strada buia e sembra volermi accompagnare a casa. Sono solo pochi passi e me li godo in silenzio.
La luna crescente sorge più tardi e così nell'oscurità della notte, ancor più scura sull'isola senza luci, le stelle sembrano più numerose e più vicine.
Non fa più così freddo, ho tolto sciarpa e cappello, l'aria profuma di primavera e credo che la nuova stagione porterà con sé non solo temperature più miti ma anche emozioni più benevole!

San Silverio, patrono di Ponza, è tornato nelle edicole votive che si incontrano sull'isola 💙 

Palmarola all'orizzonte: mare calmo e profumo di primavera 💛