IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
_____________________________________________________________________________________________________

02 agosto 2026

Le grotte! 💙

⭐ Domenica 2 agosto 2026
👣 Tredicesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Marathias (quasi) - Porto Roxa
⛺ 23 km con mare calmo

Trascorriamo una notte fresca e tranquilla nella piccola gola del torrente in secca della nostra meravigliosa meta senza nome.
I rumori della boscaglia sono molto diversi da quelli tipici della spiaggia, cespugli che frusciano, rami che sbattono, foglie secche che crocchiano sotto il peso di chissà quale visitatore notturno. Impiego un po' ad addormentarmi perché anche la risacca ha un suono diverso, ciottoli che rotolano su e giù tra gli scogli e che mi ricordano le conchiglie del palo della pioggia.

Ci sveglia il sole che batte sulla tenda e facciamo colazione guardando l'altro versante della baia, dove eravamo ieri: il bello di circumnavigare un'isola è anche questa possibilità sempre rinnovata di cambiare il punto di osservazione sulle cose.
Ci imbarchiamo prima del solito, alle dieci suonate da un solo minuto, perché ci aspetta una lunga giornata in mare.

La prima ora trascorre in maniera movimentata perché intorno al capo Sud-occidentale di Zante passano centinaia di imbarcazioni a motore e agitano le acque come fosse un mare stato quattro, con onde nervose e incrociate che ci tengono all'erta fino oltre l'altissimo faro di Myzithres.
Il panorama è di una bellezza mozzafiato, con il mare di un blu profondo, le rocce scoscese di un bel bianco panna e la fitta boscaglia sulla cima del promontorio di un verde brillante che si vede di rado.
Ci sono archi naturali, grotte e faraglioni, tutti presi d'assalto dai barconi neanche fossero attrazioni turistiche a tempo che se arrivi dopo spariscono.

Ci riposiamo in una piccola caletta nata dopo che una frana ha collegato la montagna al faraglione più grande di una coppia identica, ma in scala, che si erge sul mare turchino come una doppia piramide bianca. C'è un piccolo passaggio per chi entra a nuoto, e una stretta fenditura dove passiamo con i kayak.
Poi è tutto un tripudio infinito di grotte.

Ci ricordiamo bene della sorpresa della prima volta, quando non facevamo in tempo ad uscire da una grotta che subito se ne profilava un'altra. Ce n'è per tutti i gusti: alte e basse, larghe e strette, squadrate e arrotondate, con le volte a botte o a sesto acuto, con o senza finestre, con due o tre uscite, con sale ampie oppure cunicoli scuri che si restringono fino a bloccare il passaggio.
Un faraglione che sembra fatto di guglie e pinnacoli si aggiudica il nome di Cattedrale dei falchi perché ci volano sui kayak tre coppie di falchi pescatori che emettono il loro inconfondibile stridio.

Dopo un altro paio d'ore di pagaiate col naso all'insù, troviamo una grotta abbastanza ampia da accogliere una spiaggetta di ciottoli adatta per tirarci in secca i kayak: riposiamo un po' all'ombra prima di affrontare l'ultimo tratto, che sembra una groviera per quanti buchi si aprono al livello del mare.
Le scogliere sovrastanti sono spettacolari e varie, con tratti di rocce rosse per il terriccio dei boschi di pini, con pareti verticali che scivolano in mare e con altre che sembrano delle torte farcite perché si alternano strati di panna e crema.
Cominciamo ad avvertire la fame: i fruttini divorati in navigazione non sono sufficienti e non appena sbarchiamo sullo scivolo intagliato nella roccia di Porto Roxa, alle quatto in punto, ci catapultiamo in taverna, la stessa della nostra prima volta a Zante nel 2007.

Molte cose sono cambiate nel frattempo e sono quintuplicati non solo i locali sul mare ma anche i posti a tavola, gli ombrelloni sui gradoni artificiali e i parcheggi per le auto. L'unica cosa rimasta invariata è che qui, a differenza del resto dell'isola, le sdraio sono gratuite.
Mangiamo tanto e bene, quel che serve per vincere il mal di terra che mi prende non appena scendo dal kayak.
Questa parte dell'isola è ancora diversa perché la costa, sempre rocciosa, scende dolcemente verso il mare e digrada su uno specchio d'acqua che su questo versante sembra non avere fine, visto che all'orizzonte non si vedono altre terre. Aspettiamo il tramonto, il primo sul nare dall'inizio del viaggio, per cercare un posto abbastanza riparato per la nostra tendina e speriamo che il locale più vicino allo scivolo non resti aperto fino a tardi.
Ci godiamo il meritato riposo dopo una giornata che s'è riempita non solo di grotte ma anche di tanti, tantissimi ricordi...

La fenditura avanti e indietro
La scogliera strapiombante 
La bellezza del mare e della costa 
Siamo stanchə ma felicə!
L'ultimo sole a Porto Roxa

messaggio dal TatiyakSPOT Localizzatore SPOT Personal Tracker

TatiyakSPOT
Latitudine:37.72810
Longitudine:20.70957
Posizione GPS Data/Ora:08/02/2026 15:13:35 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
http://fms.ws/2JjhIs/37.72810N/20.70957E

Se il link sopra non funziona , provate questo link:
http://maps.google.com/maps?f=q&hl=en&geocode=&q=37.72810,20.70957&ll=37.72810,20.70957&ie=UTF8&z=12&om=1

TatiyakSPOT

Hai ricevuto questo messaggio perché TatiyakSPOT ti ha aggiunto al suo elenco di contatti SPOT.

01 agosto 2026

Vento in poppa 💙

⭐ Sabato 1 agosto 2026
👣 Dodicesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Kalamaki - Paralia Marathias (quasi)
⛺ 12 km con vento sempre F4 ma a favore!

La luna sorge giusto dietro il ricciolo del capo che ieri abbiamo faticosamente doppiato controvento e scolora gradualmente dal rosa antico al giallo ocra mentre sale lenta nel cielo nero senza stelle. La sua scia dorata illumina il mare come una passerella magica che arriva diretta alla nostra casetta per una notte, mentre alcune sagome scure ancora vagano senza meta sulla battigia - chi da destra verso sinistra e chi da sinistra verso destra, ma tutte ben vestite per la serata (solo poche si acquietano quando si avvicinano alla tenda, mentre la maggioranza continua incurante a "starnazzare", facendo imprecare Mauro anche mentre dorme!).

Forse durante la notte si sono schiuse le uova di uno dei nidi vicini ai kayak, perché i tre volontari che arrivano alle otto del mattino si attardano per oltre un'ora a scavare nella sabbia in modo da accertarsi del numero esatto di nuove tartarughine.
La vita delle tartarughe marine è estremamente affascinante e ricordo di averne parlato a lungo in uno dei tanti post di uno dei tanti viaggi in kayak intorno alle isole greche (se lo trovo, per non ripetermi, aggiungo qui il link).

Oggi il vento ci sospinge dolcemente lungo la costa sabbiosa dell'ampio Golfo di Laganàs, che costeggiamo ammirando come sempre i colori incantevoli del mare spianato dal Meltemi. Le raffiche soffiano costanti per tutta la mattinata e ci portano non solo il rombo degli aeroplani che sorvolano la spiaggia ogni mezz'ora, ma anche i suoni ben distinti delle sirene dei traghetti che entrano nel porto di Zante, distante appena tre chilometri in linea d'aria da Laganàs.

La cittadina è formata da una serie ininterrotta di taverne affacciate sul mare, protette dai soliti muretti di cemento che in alcuni punti sono alti più di due metri: le cucine sono già tutte in piena attività e spandono sottovento odori invitanti di ghiros e souvlaki.
La gola prende il sopravvento sulla ragione e ci costringe a contravvenire alla decisione presa solo tre giorni fa di non fermarci a mangiare in taverna all'ora di pranzo.
Ed eccoci a "parcheggiare" i kayak nel posto più brutto in cui ci sia mai capitato di lasciarli, di fronte però ad uno dei mari più belli di sempre.

La sosta in taverna è fin'ora la più appagante del viaggio, non solo per la bontà della cucina locale ma anche per la musica tradizionale che aleggia in sottofondo in maniera quasi impercettibile.
Cambiamo però strategia: facciamo una luuunga pausa digestiva fino alle cinque del pomeriggio, corroborata da una doppia dose di tsipouro ghiacciato, che ci impasta la lingua e ci fa affrontare gli ultimi chilometri con uno spirito mooolto più allegro e spensierato!

La nostra meta non è lontana perché nei prossimi giorni le tappe sono forzate: la costa occidentale di Zante, lunga una quarantina di chilometri, offre solo due punti di sbarco perché non ha spiagge, solo scogliere e grotte, che sono la ragione per cui ritorniamo sull'isola a distanza di nove anni dall'ultima volta, quando eravamo passati dalle Isole Ioniche per prolungare e impreziosire il periplo del Peloponneso del 2017.
Cerchiamo quindi l'ultima spiaggia "campeggiabile" del golfo, per non ripetere l'errore della primissima volta, quando nel 2007 abbiamo dovuto fare due tappe in un sol giorno perché la spiaggia sotto il faro, esaltata dalle guide turistiche, era sparita sotto una delle frane risalenti al terremoto del 1953.

Raggiungiamo con una rotta perfetta la spiaggetta ciottolosa di Marathias, talmente piccola da ospitare un'unico ombrellone di paglia e una sola fila di una dozzina di sdraio in plastica bianca, in vecchio stile come piace a noi.
Ma come ogni programma che si rispetti, che deve sempre avere un piano di riserva, anche questo nostro piccolo progetto sfuma in un baleno: il signore abbronzato che ci scruta col binocolo da sotto l'ombrellone ci dice che non possiamo restare per via delle tartatughe. Punto. Su questa spiaggia dove il sasso più piccolo è di almeno cinque centimetri certo le tartarughe non scendono a deporre le uova, ma l'idiota forse non lo sa! 

Potremmo metterci a discutere, perché non abbiamo mai trovato nessuno, in oltre vent'anni di navigazione in Grecia e nel Mediterraneo, che ci abbia vietato di sbarcare, specie in una spiaggia che non ha neanche l'aria di essere privata, o pubblica ma riservata, oppure segnalata come riserva naturale o chissà cos'altro. Ma non abbiamo nessuna voglia di litigare perché siamo in un tale stato di grazia che niente e nessuno può riuscire a rovinare.

Mauro fa una capriola in acqua perché perde l'equilibrio proprio quando tenta di risalire in kayak, io scoppio a ridere per la sua prova circense e insieme a me anche le quattro coppie ancora sedute all'ombra che applaudono la prodezza marinara.
Ce ne torniamo indietro salutando e ridendo ancora per le poche centinaia di metri che ci separano dalla nostra nuova meravigliosa meta: ringraziamo di tutto cuore l'idiota delle tartarughe perché, grazie alla sua ignoranza, scoviamo uno degli angoletti più belli di tutto il Golfo di Laganàs.
Non sappiamo neanche come si chiama, perché non è manco indicato sulle mappe, ma in questo triangolino di ciottoli bianchi stasera concludiamo in bellezza una giornata già bellissima!

Paralia Kalamaki con ka nostra meta sullo sfondo 
Il ponte dell'isolotto di Laganàs 
Lo stesso ponte verso terra
Il "parcheggio" più brutto di sempre
Il campo più bello di sempre 💚

messaggio dal TatiyakSPOT Localizzatore SPOT Personal Tracker

TatiyakSPOT
Latitudine:37.67859
Longitudine:20.84476
Posizione GPS Data/Ora:08/01/2026 20:39:06 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
http://fms.ws/2JiUU6/37.67859N/20.84476E

Se il link sopra non funziona , provate questo link:
http://maps.google.com/maps?f=q&hl=en&geocode=&q=37.67859,20.84476&ll=37.67859,20.84476&ie=UTF8&z=12&om=1

TatiyakSPOT

Hai ricevuto questo messaggio perché TatiyakSPOT ti ha aggiunto al suo elenco di contatti SPOT.