IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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05 agosto 2026

Giornata di riposo 💙

⭐ Mercoledì 5 agosto 2026
👣 Sedicesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Vathy Lagadi

Le previsioni meteo sarebbe buone anche per tentare la traversata su Cefalonia, ma scegliamo di prenderci un'intera giornata di riposo a Zante.
Mi sveglio all'alba per puro caso, giusto il tempo di scattare una foto all'orizzonte amaranto. Poi ripiombo nel sonno fino a quando il sole non è alto e infuoca la tenda.
Anche se restiamo nel nostro angolo di paradiso, smontiamo il campo e riponiamo ogni cosa nei gavoni dei kayak: la spiaggia resta libera per chi arriva dal mare ad ondate successive.
Noi ci limitiamo a poltrire all'ombra, spostandoci con lei di ora in ora, finché tutta la spiaggia non resta al sole e troviamo riparo sotto l'unico cespuglio fruibile fuori della zona privata retrostante, che delimita e restringe la spiaggia.
Leggiamo, nuotiamo, mangiamo, ridiamo e sonnecchiamo. Trovo un bel sasso levigato e una piccola ciprea maculata: assaporo la felicità delle piccole cose. Soprattutto laviamo i capelli, che dopo 15 giorni di viaggio cominciavano a sembrare dei nidi di uccelli. Tiriamo sera controllando le previsioni e pensando già a domani...

L'aurora dalla tenda 
Il nostro angolo di paradiso 
La minestrina di Mafalda 
Dopo lo shampoo
Giornata ideale tra dormite, letture e preziosi ritrovamenti 

04 agosto 2026

Giro completato 💙

⭐ Martedì 4 agosto 2026
👣 Quindicesimo giorno di viaggio in kayak 
🧭 Porto Vromi - Vathy Lagadi
⛺ 27 km con mare calmo e vento pomeridiano

Stamattina mettiamo la sveglia alle sei, con l'intenzione di iniziare presto la giornata, ma visto che è ancora buio pesto, la spostiamo in avanti di una buona mezz'ora.
Alle otto e mezza siamo già in mare e l'evento è talmente straordinario che persino il cielo si sorprende: per la prima volta dall'inizio del viaggio, non solo partiamo così presto, ma per tutta la mattina ci accompagnano una serie di nuvolette rosa che di tanto in tanto nascondono il sole. 

Il mare è una tavola blu e se non fosse per il cielo coperto farebbe un caldo soffocante.
Le prime onde arrivano coi primi motoscafi, tutti diretti come api sul miele verso la spiaggia del Navagio, con la sua mezza luna di parete verticale, di sabbia bianca e di un relitto che negli anni si è sempre più arrugginito. Fino a fine ottobre è vietato lo sbarco per ragioni di sicurezza e abbiamo letto di imponenti opere di consolidamento della scogliera, ma non vediamo la benché minima traccia di lavori in corso. Visto invece l'assembramento di barche, barchette e barconi ci fermiamo giusto per dare uno sguardo ad un'altro luogo per noi carico di bei ricordi.

Lo costa ora riprende ad essere alta e scoscesa, con una vegetazione di pini sempre rigogliosa ma che tinge del solito incredibile verde brillante giusto la parte più alta delle altissime pareti strapiombanti. 
In molti tratti sono evidenti, come nei due giorni passati, una serie di frane che hanno modificato nettamente l'orografia dell'isola: molte grotte devono essere state ostruite ma nuove spiaggette sono nate dalle rocce caduta in mare; alcuni smottamenti sono risalenti nel tempo, perché negli anni vi è ricresciuta la macchia mediterranea e anche qualche giovane pineta; altri cedimenti invece devono essere molto più recenti, perché sono candidi e intonsi, e si riconosce ancora bene il pezzo più chiaro di montagna che è venuta giù.

Dopo una decina di chilometri e un paio d'ore di navigazione ci fermiamo in una baietta con la spiaggia in parte coperta da una frana recente, con vari massoni inquietanti che campeggiano come dromi proprio sotto la parete color panna, dalla quale scende una leggere cascatella di pietruzze proprio mentre tiriamo in secca i kayak: è un chiaro monito a non sostare troppo a lungo, e infatti ci concediamo solo una manina io e una sigaretta Mauro.
Poi è tutto un viavai di barche, perché è l'ora di punta: sembra che siano all'inseguimento una dell'altra e trasformano il mare calmo in una confusione di onde incrociate che pure ci divertono finché i motori non si avvicinano un po' troppo, o come è toccato a Mauro, non si decidono a virare un po' troppo tardi, e solo perché chi è alla guida viene "svegliato" da uno più sveglio dell'equipaggio, dimostrando che negli anni le capacità marinare dei "guidatori" dei battelli turistici stanno peggiorando.

Riusciamo a fare un'altra breve sosta sugli scogli di una piccola ansa dove ricordavo che con un po' di fatica e di attenzione eravamo scesi per pochi minuti ancge dopo la prima traversata da Cefalonia a Zante nel 2007: è sempre bello ritrovare e riconoscere dei posti così particolari, ancor più quando ci sono rimasti attaccati così tanti ricordi.
L'ultimo tratto di costa verso il faro del capo settentrionale dell'isola corre più basso e livellato, con una serie ininterrotta di scogli-carciofo che qui a Zante sono più scuri e taglienti; ci sono anche tanti scogli più chiari, con la forma simile a panetti di burro, che sembrano in equilibrio precario sulla scogliera, come se ad un colpo di vento più deciso potessero rotolare in mare; c'è poi tutta una serie di scogli semiaffioranti e dorati, pieni di piccole guglie perfettamente allineate come fossero state incise da un orafo. Il mare deve lavorare costantemente questo capo esposto e il risultato cattura l'attenzione.

Passiamo d'infilata le Blue Caves, che per un soffio troviamo incredibilmente libere, perché il vento arriva puntuale e ci spinge deciso fin dentro il porto di Agios Nikolaos: sbarchiamo sotto la stessa taverna di dieci giorni fa e dopo un lauto pasto ci appisoliamo lì accanto, all'ombra cicaleggiante dei pioppi cresciuti in riva al mare.
Alle sei di sera, col vento in poppa che ci fa avanzare gratis, torniamo nel nostro angolo di paradiso e aspettiamo la notte...

La varietà della costa nord occidentale di Zante 
Le scogliere strapiombanti 
Barche, barchette e barconi...
Blue Caves tutte per noi
Mai così vicini
La manina della spiaggia con la frana

messaggio dal TatiyakSPOT Localizzatore SPOT Personal Tracker

TatiyakSPOT
Latitudine:37.88970
Longitudine:20.71528
Posizione GPS Data/Ora:08/04/2026 17:53:11 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
http://fms.ws/2JnTBF/37.88970N/20.71528E

Se il link sopra non funziona , provate questo link:
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03 agosto 2026

Altre grotte! 💙

⭐ Lunedì 3 agosto 2026
👣 Quattordicesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Porto Roxa - Porto Vromi
⛺ 16 km con mare calmo ma senza soste

Abbiamo montato la tenda sull'unico pezzetto ben levigato del parcheggio in cemento antistante lo scivolo su cui riposano i kayak. Dopo tre canzoni greche sparate ad alto volume, anche l'ultimo locale si decide a chiudere i battenti quando non sono ancora le dieci di sera. Le stelle hanno ripreso a splendere in cielo perché la luna sorge sempre più tardi e noi contempliamo la costellazione del Cigno (detta anche Croce del Nord) che si accende giusto sopra la nostra tenda.
Dormiamo di sasso fino alle otto.

Una famigliola greca scesa a fare il bagno ci chiede qualche notizia sul nostro viaggio e ci augura "buona fortuna" in perfetto italiano. Dopo una lentissima colazione greca nella taverna del porticciolo, ci decidiamo a far scivolare di nuovo i kayak in mare e all'alba delle undici riprendiamo a pagaiare.
Oggi la tappa è senza soste perché lungo la costa rocciosa non ci sono neanche spiaggette nelle grotte.

Le grotte invece sono ancora tantissime.
Già la prima cala a Nord di Porto Roxa è un'altra groviera e siccome non ci sono né onde né barche ci godiamo l'esplorazione in perfetta solitudine.
Passando uno degli archi naturali più imponenti e più bianchi mi assale la nostalgia, perché mi torna in mente il primo viaggio a Zante, quando erano con noi anche Henry e Raffaele, che ora non ci sono più: mi ricordo proprio le loro espressioni di giubilo per la meraviglia, le facce felici per l'esperienza vissuta insieme, le frasi geniali in dialetto napoletano che Papele sapeva inventare in modo che persino Henry potesse riderci su!

Poi ad emozionare ancora arriva un branco di una dozzina di delfini, che si sfila dai tre motoscafi che li circonda per una decina di minuti e sceglie di procedere con estrema lentezza proprio davanti alle prue dei nostri kayak: è uno spettacolo imprevisto e piacevole, specie per l'andatura vacanziera che mantengono davanti a noi, mostrando con regolarità il dorso e la pinna ma muovendosi su e giù nell'acqua come fossero in gita familiare.

Sono giorni che vediamo una finta nave pirata fare il giro completo dell'isola in poche ore: oggi incrociamo la sua rotta a distanza un po' troppo ravvicinata, ma per fortuna il capitano non è un vero filibustiere e vira giusto in tempo per non farci prendere un infarto.
Poi si alza il venticello contrario da Nord-Ovest che era previsto per due ore più tardi e che rende la seconda parte della nostra tappa molto più lenta.
Smettiamo di visitare grotte e di seguire delfini: iniziamo a pagaiare molto vicino alla costa, in modo da risentire il meno possibile delle pecorelle bianche che sempre più spesso occupano la distesa blu del mare aperto.

La costa riscende bassa, come a Sud di Porto Roxa, e annuncia l'avvicinarsi della nostra meta ben prima che si possa vedere anche sul gps. Porto Vromi è sempre lo stesso, ricolmo di barche a noleggio e pescherecci riadattati per le visite guidate delle grotte.
C'è la solita kantina gestita dalla solita famiglia, ma è stato allargato il parcheggio retrostante ed è anche stata ampliata la tettoia dei tavolini affacciati sulla piccola spiaggetta di ciottolini bianchi. 

Le sdraio blu che tappezzano la spiaggia vengono prese d'assalto ogni mezz'ora circa dalle persone che scendono a terra dopo la gita in barca, ma quelle che si attardano di più vanno comunque via prima del tramonto.
La gola del porticciolo è abbastanza profonda da andare in ombra già verso le sette di sera: noi ce la prendiamo comodissima, mangiamo e scriviamo, beviamo e nuotiamo, guardiamo il via vai senza sosta che anima il piccolo fiordo finché non è di nuovo ora di montare la tenda...

Un ultimo saluto a Porto Roxa
La grotta più alta di tutte 
Archi naturali di ogni tipo 
L'arco naturale aperto su sette grotte!
La costa di nuovo bassa verso Porto Vromi