IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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16 aprile 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #24

🧭 Giovedì 16 aprile 2026
👣 Fine settimana sull'isola
⭐ Uno spettacolo dopo l'altro

Mi sono concessa un altro fine settimana sull'isola, non tanto per il cattivo tempo, che ancora imperversa in mare e in terra in questo inizio di primavera che sembra non voler ancora iniziare davvero, ma piuttosto per approfittare di un po' di tempo libero, che con l'avvicinarsi della fine dell'anno scolastico sembra scarseggiare più del solito.

Sono entrata a scuola come docente di ruolo sul sostegno e devo completare il cosiddetto "anno di prova", durante il quale sono previsti dei corsi di formazione obbligatori, sia in presenza che sulla piattaforma ministeriale, e delle attività didattiche di tutoraggio in classe, con una delle colleghe che mi è stata assegnata come tutor.

Inoltre, sono appena partiti i corsi pomeridiani di mentoring per contrastare l'abbandono scolastico e ho dato la mia disponibilità per seguire alcuni dei ragazzi che devono recuperare i debiti accumulati nel primo quadrimestre.
Così ho quasi tutti i pomeriggi occupati a scuola, talvolta non rientro a casa per pranzo e mi ritiro alle sette di sera, stanca ma contenta, giusto in tempo per cenare e guardare i tramonti mozzafiato che si susseguono ogni sera come spettacoli imperdibili.

C'è stato un temporale lontano, che dopo il tramonto ha scagliato lampi verticali sull'isola di Palmarola e che ha illuminato la notte ad intervalli irregolari ogni volta elettrizzanti; una sera invece il cielo grigio, coperto di nuvole spesse e diffuse, ha lasciato libero giusto una fascia rosata appena sopra l'orizzonte, che si è lentamente tinta di rosso porpora, come una pennellata di passione a chiudere il giorno; c'è stato poi un pomeriggio di nuvole tonde e lunghe che hanno occupato tutta la costa continentale, distese sul mare come un grande rotolo perlaceo, suggestive sia per il nome scientifico di "roll clouds" che per la forma allungata, che assorbe gradazioni cromatiche via via differenti man mano che scende l'oscurità.

Nel fine settimana ho assistito a due spettacoli teatrali: visto che sull'isola capita raramente di partecipare ad appuntamenti mondani, non ne ho perso neanche uno.
Il primo spettacolo è andato in scena il sabato, all'ora del tramonto: allestito sulla spianata della torretta rossa ai piedi della lanterna del Molo Musco, aveva come speciale quinta aperta l'inconfondibile architettura borbonica del porto di Ponza, con le tipiche casette disposte ad anfiteatro e colorate di colori pastello, i primi localini turistici che finalmente riaprono dopo la lunga pausa invernale e seminano altri colori e profumi all'intorno, e con alcune barche a vela che dondolando lentamente attraccano in banchina.

Nell'ambito delle Passeggiate poetiche, la compagnia Matuta teatro di Sezze ha proposto sull'isola "Appunti per un'epica nostra", di e con Titta Ceccano come voce recitante e con Roberto Cartani alla chitarra per gli intermezzi musicali: una celebrazione della cultura contadina e della memoria collettiva dei Monti Lepini.
È un monologo sul senso di appartenenza alle terre che furono di Ulisse e di Enea, di Virgilio e di Orazio, di Norba che si schiera con Mario nella guerra contro Silla e quando costui prevale viene messa a ferro e fuoco, dei Papi e di Napoleone che cercano di completare la bonifica, dei viaggiatori dell'800 che restano ammaliati dalle paludi e dal mare, della Resistenza sui monti e degli scioperi a rovescia degli anni 50 del Novecento ... uno spettacolo davvero godibilissimo: da non perdere!

Il secondo spettacolo è  stato messo in scena dalla rinomata Compagnia Ponzese, un gruppo teatrale amatoriale che ogni anno propone un nuovo lavoro. Quest'anno è stata scelta la commedia "Caviale e lenticchie", scritta nel 1956 da Scarnicci e Taranusi che deve molto del suo successo alla riduzione in dialetto napoletano.
Ed è stato un successo anche sull'isola: lo spettacolo è stato allestito nella Sala Polifunzionale del Comune, che un tempo ospitava le camerate comuni dei confinati e che ora raccoglie (quasi) tutte le attività culturali e sportive fiorite sull'isola.

Ho provato a seguire il debutto di venerdì sera alle nove, ma una volta raggiunto il porto con due colleghe rimaste anche loro sull'isola per il fine settimana, abbiamo scoperto che non c'era l'annunciata navetta di ritorno di mezzanotte e... quindi a malincuore siamo risalite a Le Forna senza averlo visto, ma ben determinate a tornare per la replica della domenica alle sei (con le navette confermate).

Lo spettacolo ha segnato il tutto esaurito e ogni sera la sala era stracolma (il sabato ho incrociato il mio padrone di casa, che poi mi ha confermato di essersi divertito): sono scattati spesso applausi a scena aperta e molte battute del protagonista, un capofamiglia vecchio stampo che di "mestiere" fa l'invitato imbucato alle feste per trafugare leccornie varie, hanno innescato molte risate nel pubblico eterogeneo, composto di vecchiettə, adultə e bambinə, che nelle ultime file hanno apparecchiato piccole tavolate di pizza e patatine, il cui odore ha reso il secondo atto molto più realistico del previsto.

La compagnia è formata da insegnanti, collaboratori scolastici, genitori, studenti ed ex-studenti dell'isola, ed è ovviamente molto conosciuta e apprezzata: tra attori, attrici e comparse, sul palco sono salite ben 12 persone, oltre a chi si è occupato delle scenografie, dei costumi e delle luci.
Sono state tre ore molto divertenti ed istruttive, su uno spaccato insolito e intimo dell'isola su cui vivo dallo scorso anno.

Lunedì a scuola abbiamo celebrato le
Giornata del mare insieme alla Guardia di Finanza, alla Polizia del mare e al gruppo dei sommozzatori per le aree protette delle Isole Ponziane. Le classi del triennio hanno seguito le varie attività proposte, tra video promozionali in classe e prove di bonifica nel fondale prospiciente il porto, con l'intento di sviluppare il concetto di "cittadinanza del mare" e rendere studenti e studentesse "cittadinə attivə" (virgolette della Finanza, scevà mio!) del mare, più volte definito il nostro oro blu, metafora che sull'isola acquista un ineludibile valore commerciale.

Abbiamo visto in video i recuperi fortuiti di alcuni bassorilievi rinvenuti nelle famose Grotte di Nerone, vicine al porto di Ponza, e ci è stato spiegato quanto sarebbe utile mantenerli in situ, sia per valorizzare l'isola e contribuire allo sviluppo del turismo e sia per conservarli nel luogo stesso in cui sono stati ritrovati...

Ho anche scoperto che accanto alla sede centrale della scuola c'è il laboratorio del Dipartimento di Scienze ecologiche e biologiche dell'Università della Tuscia: vorrei riuscire a visitarlo, prima o poi, perché ci hanno raccontato che l'Università ha individuato nel mare di Ponza, in località Le Formiche, il luogo ideale per il rilascio, nel giugno 2025, di oltre 200 "cuccioli" di astice europeo.
L'esperienza è stata talmente positiva che pensano di ripeterla nel 2027, rilasciando altri 600 piccoli esemplari: ci hanno spiegato che, tramite un prelievo di dna, il laboratorio è in grado di stabilire se gli astici che verranno pescati nei prossimi anni appartengono al gruppo rilasciato a Le Formiche.

Li abbiamo visti scivolare fuori dalle provette e intrufolarsi subito tra le alghe giallognole dei fondali, alla ricerca istintiva della loro nuova casa marina: tanti piccoli astici, corti come un dito mignolo ma già perfettamente formati, con quelle tipiche trasparenze iridescenti che li fanno assomigliare all'opale, con zampette e chele e antenne e le tipiche codine a ventaglio di un bel colore blu-violaceo che ben risalta nelle acque trasparenti e pulite dell'isola.

Una piccola grande emozione: uno spettacolo dopo l'altro!

Lo spettacolo "Appunti per un'epica nostra"
Spettacolo "Caviale e lenticchie"
Il recupero di copertoni dai fondali del porto ad opera dei sommozzatori della Guardia di Finanza 
Le bellezze del porto di Ponza 
Scorci sul porto 

08 aprile 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #23

🧭 Martedì 7 aprile 2026
👣 Pasqua e Pasquetta sull'isola
⭐ Guida turistica personale

La casetta ha questa lunga vetrata all'ingresso che affaccia sulla veranda: durante la stagione fredda ho spesso ammirato il panorama da dietro i vetri, assaporando ogni singolo momento trascorso seduta da sola al tavolo con vista mare, a leggere, studiare, scrivere, mangiare o solo pensare a quanta differenza può fare il panorama nella vita di una persona.
Con le festività pasquali ho condiviso la seduta e la vista con un amico di lunga data che non era ancora mai stato a Ponza!

Giriamo l'isola in lungo e in largo, il primo giorno a piedi, il secondo in motorino, approfittando delle prime giornate di caldo primaverile e dei panorami mozzafiato che si intravedono oltre ogni curva.
La mattina ci svegliamo come in un sogno: le nuvole basse avvolgono l'isola in modo così deciso da far sembrare tutto avvolto nell'ovatta, la nebbia è così fitta che non si distinguono i contorni delle casette vicine, e la foschia ricopre il mare e i monti e chiude l'orizzonte in un modo così particolare che sembra di stare in una bolla di vetro.

Aspettiamo sempre che si apra uno spiraglio di visibilità e solo verso mezzogiorno iniziamo con delle lunghe passeggiate, un giorno intorno al porto, il giorno seguente verso Punta Incenso e l'ultima mattina lungo le Piscine Naturali, che in questa stagione di fioritura e silenzi riservano angoli nascosti davvero incantevoli.

Scopriamo con una certa sorpresa che il giorno di Pasqua è tutto aperto, negozi, bar e ristoranti. Il giorno di Pasquetta, invece, è tutto chiuso: le persone che sono sull'isola si sono riversate tutte nei prati ancora umidi per la tradizionale gita all'aperto. Spuntano lunghe tavolate tra gli orti di Punta Incenso, colorati ombrelloni tra le collinette di bentonite del Forte Papa, comitive allegre e canterine su per i terrazzamenti del Monte Guardia: dappertutto incrociamo vari assembramenti culinari che spandono invitanti profumi in ogni dove.

Sperimentiamo una grande varietà di cibi, dal pranzo al sacco con i broccoletti preparati dal Mammut e le crostate di frutta cucinare dall'Uomo di Ferro, passando agli aperitivi con varie bevande dalle più variegate colorazioni e gradazioni alcooliche, fino alle cene nei locali più rinomati del posto per apprezzare tanto i piatti tipici isolani che il famoso vino locale.

Non ci sono mancate chiacchiere con vista mare, meritati riposini pomeridiani e lunghe letture condivise. E tramonti mozzafiato dalla veranda, con la linea dell'orizzonte che si accende di un carnoso rossa porpora mentre mare si spegne in un penetrante blu petrolio.

Ora che sono di nuovo da sola sull'isola, è il tramonto a tenermi compagnia e ad aiutarmi a contenere la malinconia. È uno spettacolo che dura anche un'ora e che tiene gli occhi incollati ai colori cangianti della sera e alle prime stelle che compaiono nel cielo, con Sirio che sorge proprio sopra Palmarola. E sento davvero che il panorama diventa un compagno fedele, capace di regalare ogni giorno uno spettacolo differente e sempre seducente.

Panoramiche sull'isola 
Nuvole basse sull'isola 
Trova l'intruso
Amicizia sull'isola 

30 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #22

🧭 Lunedì 30 marzo 2026
👣 Fine settimana a Ponza
⭐ Punta Incenso e Monte Guardia

Sono settimane corte a scuola, solo tre giorni in classe ciascuna, prima per il referendum costituzionale e poi per le festività pasquali.
La scorsa settimana sono tornata sul continente per votare e per festeggiare la vittoria del NO: ho trascorso quasi un'intera settimana a casa, il periodo più lungo dopo le vacanze natalizie.
Per non fare su e giù troppe volte, però, questo fine settimana ho scelto di restare sull'isola per continuare con le mie escursioni solitarie.

Si avvertono ancora i postumi delle varie perturbazioni che hanno interessato l'isola, con temperature più basse e con venti forti che spazzano il cielo e il mare.
Sabato si vedeva bene tutta la costa, dal basso promontorio di Anzio a Nord fino giù al Vesuvio a Sud: ho scelto allora di tornare a Punta Incenso per godermi il panorama.
È la punta settentrionale dell'isola, affacciata verso il continente, e da lì si vede bene tutta la costa laziale e campana fin su ai monti ora innevati della Semprevisa e delle catene più interne, che non so distinguere e nominare.
Riconosco bene, invece, le lontane isole di Procida e Ischia, e la più vicina d Ventotene, il cui profilo a forma di balenottera si staglia all'orizzonte come una presenza amica.

Seguo un sentiero diverso da quello indicato dalle tipiche frecce di legno e incontro un asino sotto un boschetto di pini marittimi e poi uno spaventapasseri ricavato da un vecchio manichino lungo i filari dei vigneti bassi che qui occupano lunghi tratti delle vallate coltivate.
Resto tutto il pomeriggio accoccolata a leggere in una conca rocciosa ben soleggiata e riparata dal vento, tanto che mi appisolo per un'oretta cullata dallo sciabordio delle onde che sale dalla scogliera sottostante.

Tra Punta Incenso e Gavi, l'isoletta a Nord di Ponza, si apre un piccolo stretto in cui il mare s'infila diretto e anche se è ormai passata l'ultima burrasca, le onde, che vi sono spinte dentro come in un imbuto, escono dall'altro lato a formare un grande ventaglio azzurro che si allarga sempre di più verso il mare aperto.
È uno spettacolo liquido che ipnotizza, come quello delle nuvole che si spostano lente nel cielo opaco, rigato da strisce bianche di cirri altissimi che si accompagnano ai paffuti cumulonembi rosati che iniziano a chiudere l'orizzonte.

La serata è limpida e la scia dorata del sole al tramonto è sostituita più tardi da quella argentata della mezza luna. In mare c'è qualche luce lontana di barche che incrociano al largo, come stelle cadute sull'acqua nera della notte.
La mattina della domenica, scandita dalla nuova ora legale, comincia con la mia solita lentezza, ma la giornata soleggiata invita ad uscire presto di casa.

Mi dirigo verso l'estremità opposta dell'isola per salire sul punto più alto, quel Monte Guardia che immagino da tanto di riuscire a scalare.
Il sentiero è per lunghi tratti scavato nella roccia e gli scalini ampi e levigati seguono la vecchia Via Crucis, segnata ancora da alcune delle 14 piastrelle decorative in ceramica che accompagnavano il cammino della Quaresima. Ora è un po' tutto abbandonato e anche il sentiero sembra poco battuto.

Ci sono campi coltivati dove meno te li aspetti e, come a Punta Incenso, grandi cisterne naturali per la raccolta dell'acqua piovana, che occupano parte dei terrazzamenti ricavati con muretti a secco un po' cadenti, come accanto ad una delle porticine d'ingresso dove un'intricata piante di glicine ha ormai preso il sopravvento.
Qualche boschetto di alloro si insinua tra le vaste distese di ginestra ponzese, la Genista tyrrhena subspecie pontiana, un arbusto endemico dal profumo intenso e dai fiori di un bel giallo corposo, che ricopre grandi tratti del monte ed è molto diffusa su tutta l'isola, che infatti per alcune settimane si ricopre di questi esili rametti ricolmi di piccoli boccioli gialli.

Il sentiero che sale al Monte Giardia è pieno anche di tantissime erbe aromatiche, che si insinuano lungo gli scaloni e spandono profumi nell'aria calda del mezzogiorno: riconosco facilmente mentuccia, elicriso e tarassaco, accanto a cardo, ortica e cicorione, oltre a tante varietà di fiori che vorrei sapere riconoscere una ad una, dai fiori di nasturzio dalle foglie carnose e di acetosella gialla che qui è quasi infestante, alla più rada gazania che acquista talvolta colorazioni impreviste... e prima o poi mi metto a studiare seriamente l'incredibile mondo delle erbe selvatiche!

Resto ancora a leggere per lunghe ore al sole tiepido del primo pomeriggio, stavolta distesa sull'erba secca del grande spiazzo accanto al rudere che sovrasta il monte, affacciata sul porto che dall'alto sembra piccolo e lontano, circondata dal silenzio quasi irreale di questa domenica primaverile.
Ridiscendo con calma e mi perdo come al solito tra i vicoli stretti del paese, chiusi tra casette intonacate e giardini interni e piante in vaso e maioliche colorate e scalette nascoste.
Resto in contemplazione dell'isola durante tutto il viaggio di ritorno con l'autobus di linea, ora costretto a percorrere la lunga via panoramica fintanto che non saranno conclusi i lavori di messa di sicurezza del tunnel costiero. 

E rientro al tramonto, giusto in tempo per guardare dalla veranda la processione del Venerdì Santo che sfila lungo l'unica strada della frazione di Le Forna, ora avvolta dal suono un po' roco dei canti liturgici amplificati dal microfono portatile, dalle lucine tremolanti delle candele che punteggiano la processione e dal profumo intenso sia dei ceri che del mare, in un concerto di odori mistici e pagani che riempiono di vita questa mia serata solitaria.

"Quando ci concediamo ai luoghi, essi ci restituiscono a noi stessi e, più arriviamo a conoscerli, più vi seminiamo l’invisibile messe delle memorie e delle associazioni che saranno lì ad aspettarci quando vi ritorneremo, mentre luoghi nuovi ci offriranno pensieri nuovi e nuove opportunità. Esplorare il mondo è uno dei modi migliori per indagare la mente, e il camminare percorre entrambi i terreni".
[Storia del camminare di Rebecca Solnit]

Punta Incenso in semi solitaria
La scarpata di Cala Gaetano 
Un piccola collezione di porticine
La scarpata dei Faraglioni di Calzo

La prospettiva storico naturalistica che si gode da lassù 


13 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #21

🧭 Mercoledì 11 marzo 2026
👣 Sciopero transfemminista! ♀️
⭐ Tante scoperte in un solo pomeriggio

Ho aderito allo sciopero nazionale del 9 marzo, indetto da alcuni sindacati per riaffermare i diritti delle donne e per rivendicare la parità di trattamento nei luoghi di lavoro. A riprova che stiamo vivendo una fase storica di evidente recrudescenza della cultura maschilista, misogina e patriarcale, a Latina è comparso proprio l'8 marzo uno striscione di bruciante attualità, appeso all'inferriata dei giardini pubblici: "Donna: quanto l'abbiamo amato ai bei tempi del patriarcato". Firmato:

I nativi. Ignoro chi siano, ma con la loro visione retrograda ci hanno fatto capire quanto ancora servano le rivendicazioni femministe.
Il presidio di domenica 8 e il corteo di lunedì 9 sono stati animati da persone di tutte le età e da tutte le associazioni, i collettivi e le realtà attive sul territorio. Mi ha entusiasmato la presenza di tantə studentə e sono stata contenta di sentire che lo slogan più urlato era anche il mio preferito: "Siamo tuttə transfemministə!"

Torno sull'isola il lunedì sera e, per la prima volta da quando mi sono trasferita a Ponza, il mare è talmente calmo che non solo non mi devo addormentare per evitare la solita cinetosi (il mal di mare che mi prende su ogni barca che non sia un kayak), ma riesco persino a finire di leggere il libro che ho in borsa.
Non mi sembra vero: è la prima traversata tranquilla di quest'anno scolastico, ad oltre sei mesi dall'inizio della scuola e della mia avventura isolana!

Esco ogni pomeriggio, appena tornata da scuola, giusto il tempo di mangiare qualche boccone e di leggere qualche pagina in veranda: qui intorno è tutto un germogliare e fiorire e ronzare, e gli odori e i colori sono così invitanti che mi sembra un vero peccato non approfittare di questa natura rigogliosa.

Vado in cerca di asparagi selvatici.
Salgo lungo il sentiero segreto dietro casa, quello che inizia giusto dietro la veranda e si perde tra la fila delle casette bianche che cominciano a ripopolarsi. Per i prossimi tre mesi ospitano il gruppo di ornitologi impegnati a studiare la migrazione degli uccelli e a inanellare quelli che restano impigliati nelle reti. Sui terrazzamenti ormai incolti sono infatti "cresciute" tante reti nere, lunghe quanto il terrazzamento stesso e alte oltre due metri, con una serie di tasche a fitte maglie di nylon che catturano gli uccelli di passo e che sono progettate in modo da facilitare l'estrazione dell'animale.

Le reti occupano tutto il versante della collina che sale ripida verso il cielo e che sull'altro lato precipita a strapiombo nel mare turchese dell'isola. Le reti frusciano nella leggera brezza che si alza il pomeriggio e sembrano attirare anche bombi e calabroni, che però si liberano facilmente con qualche colpo d'ala ben assestato. Ci sono cartelli esplicativi all'inizio del sentiero, gabbie a terra per topi e conigli e volendo si può chiedere di osservare le varie fasi delle operazioni di studio.

Mentre ridiscendo dalla collinetta, tutta piena di filari irregolari di reti nere, vedo un pettirosso ingarbugliato tra le maglie della rete e noto che ha già un anellino sistemato intorno alla zampetta. Le indicazioni spiegano di "evitare in maniera assoluta di toccare o togliere gli uccelli dalle reti: qualsiasi intervento potrebbe provocarne la morte".
Il giovane ornitologo con cui parlo subito dopo mi spiega che controllano le reti ogni ora, dalle 6.30 del mattino fino al tramonto, e che solo il 5% degli uccelli già inanellati, come il "mio" pettirosso, finiscono nuovamente nelle reti: il grosso del lavoro, e quindi del gruppo di volontari, si concentra nel mese di maggio, quando passeranno su Ponza gli stormi che risalgano dall'Africa.

Mi preparo una bella frittata con il mazzetto di asparagi selvatici che ho raccolto nel pomeriggio: sono così amari e corposi da farmi venir voglia di uscire ancora a cercarne altri.
Mi riprometto di tornarci presto, spero anche in buona compagnia.

Salendo con l'autobus verso casa, la sera che sono tornata sull'isola, ero rimasta incollata al finestrino per uno spettacolo unico di cui ho subito chiesto spiegazioni in classe la mattina dopo: c'è una lunga luminaria che serpeggia per tutta la vallata interna di Santa Maria, il borgo marinaro più caratteristico di Ponza.
In occasione delle novene di San Giuseppe, è stata sistemata una lunghissima fila di lucine ravvicinate che al tramonto animano di vita notturna l'unica stradina che dal mare sale verso l'entroterra, serpeggiando tra casette basse e orti coltivati.
La luminaria trasforma l'intera vallata in una rigagnolo lucente e dorato, che accende la notte e ammalia chi guarda in uno spettacolo particolare, tra l'onirico e il poetico. 

Mi viene subito voglia di tornare a passeggiare in zona, per scoprire questo tratto dell'isola per me ancora del tutto sconosciuto.
Mi incuriosisce capire se dalla scuola elementare, un basso edificio a pianta circolare dipinto di color ruggine, si può seguire il letto del torrentello in secca, che dall'alto sembra completamente ricoperto da un intricato manto di canne e di nasturzi.
Prendo accordi con una collega, che per prima cosa mi racconta che le foglie tondeggianti del nasturzio sono commestibili e un po' piccanti, ideali per un'insalata estiva. Poi mi istruisce anche su un'altra delicata piantina selvatica, che sull'isola è in fiore già da qualche settimana e coi suoi boccioli bianchi simili a piccole orchidee ricopre il ciglio delle strade e dei sentieri: è il cosiddetto tè siciliano, una pianta officinale che nel tempo deve essere risalita dall'isola grande alle isole minori.

Ci siamo date appuntamento per andare insieme alla scoperta di qualche angolo nascosto dell'isola e risaliamo tutta Via Conti, dal mare alla cima della collina e ritorno.
Non restiamo deluse da questo scorcio isolano, più campestre che marino, neanche ora che è tutto un susseguirsi di lavoro edili: c'è chi dipinge a calce i muretti esterni, chi tinteggia le persiane o chi si dedica a lavori di muratura per rinnovare, ristrutturare e riavviare i locali in vista della nuova stagione turistica. È tutto un carico e scarico di merci, un arrivo di materiali attesi da tempo, un andata e ritorno con piccole carriole dove non arrivano i furgoncini. L'isola rinasce e si colora di primavera.

Con la collega ci salutiamo alla fermata dell'autobus di Santa Maria, quella che si trova all'uscita delle due gallerie consecutive che sono state scavate nella roccia tufacea sin dai tempi degli antichi romani per avere una comoda strada di accesso al porto: i due tunnel che si aprono ai lati della spiaggia di Giancos, infatti, sono fondamentali per la viabilità, perché seguono la linea della costa invece della strada panoramica, che corre più in alto lungo il crinale delle colline retrostanti ed è molto più lunga.
Da qualche anno è stato realizzato anche un passaggio pedonale, anche se si tratta solo di una fascia colorata di blu e delimitata da qualche segnalatore giallo, che dovrebbe tenere le auto a distanza di sicurezza da chi si avventura a piedi in questa coppia di tunnel polverosi e rumorosi.

C'è un percorso alternativo, che scopro nel tardo pomeriggio e che percorro in solitaria proprio mentre il tramonto avvolge l'isola in quelle tipiche tonalità soffuse che poi stingono nel grigio cenere della sera.
È una strada pedonale che si può percorrere davvero solo a piedi, perché è tutta un saliscendi di scalette sconnesse e, in alcuni tratti più umidi, anche ricoperte da un insidioso strato di muschio verdognolo.

Sale tra casette basse e colorate, alcune così ben arredate da sembrare ville per riviste, altre con terrazzi a più livelli nascosti alla vista da grandi vasi ricolmi di cactus, altre ancora lasciate in totale abbandono, col rischio di crolli imminenti rimandati solo di un po' dalla presenza di impalcature altrettanto pericolanti.
In un punto anonimo compare pure una statua romana ripescata dalle acque dell'isola, bella come le cariatidi del Partenone ma quasi abbandonata su un basamento di tufo e con il cartellino tutto scolorito dalle intemperie.

È uno dei vicoli più belli dell'isola,anche se forse è poco valorizzato, con scorci panoramici sul porto che non ho visto neanche in cartolina, con passaggi segreti che svoltano e salgono e si perdono chissà dove, e con una luce speciale che sembra entrare nelle cose e accenderle di un colore più caldo e al tempo stesso più rarefatto.
O forse è solo la stanchezza che mi offusca un po' la vista, ma quel che è certo è che chi verrà a trovarmi sull'isola dovrà venire con me a rifare il vicolo delle scalette sopra Giancos...

"... la terra cominciava a inverdire. Le felci allungavano le loro fronde, incurvandosi come pastorali. L'erica che cresceva sulle rocce e le mirici radicate nel muschio si rivestivano di verde acceso. Il muschio si espandeva e si sollevava, e fiori primaverili spuntavano con i loro boccioli rigonfi, von già un accenno di colore. [...] Allora sugli alberi germogliarono le foglie, così in fretta che era come se un nugolo di farfalle verdi fosse venuto a posarsi sui rami. E non erano solo gli alberi e le piante a risvegliarsi, perché tra i rami cominciarono a saltellare i crocieri, e i picchi martellavano le cortecce tra nuvole di schegge. Un volo di storni migranti verso settentrione scese a riposarsi su un abete. Erano storni superbi: le punte di ogni piccola piuma brillavano rosse e quando si muovevano luccicavano come gioielli..."
[La leggenda della rosa di Natale di Selma Lagerlöf]

Una doppia mareggiata ha spiaggiato un'infinità di Velella velella, sbiancate le più vecchie e ancora viola (e maleodoranti) le più recenti...
Le piastrelle riciclate!
Le ville delle scalette sopra Giancos 
Le reti degli ornitologi 
Il panorama sul porto