⭐ Giovedì 20 agosto 2026
👣 Trentunesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Dafnoudi - Paralia Kamini
⛺ 10 km con mare calmo
Il risveglio è imposto dal sole che alle sette del mattino entra in tenda e che in breve asciuga tutto quello che la notte umida ha bagnato. La caletta resta tutta per noi per un paio d'ore, che ci godiamo all'ombra della macchia, a leggere prima e dopo aver fatto colazione.
Alle undici siamo in mare e dopo neanche un'ora a Fiskardo. Scendiamo solo per gettare l'immondizia e per rinnovare le scorte di acqua dolce. E per fare alcune foto al cimitero romano che si affaccia proprio sul mare.
Poi scappiamo, perché il paese non ci piace più: il porto affollato di panfili è solo la punta dell'iceberg, poi ci sono i negozietti nei vicoli e i ristorantini sul molo diventati cari come delle gioiellerie, tantissime villette sulla costa con accesso privato al mare e moltissime barche ormeggiate con la doppia cima sugli scogli, cosa che permette loro di mantenere la posizione ma che ci impedisce di "scogliettare" come vorremmo.
Scendiamo verso Sud, lasciandoci alle spalle il bel faro di Fiskardo e il profilo azzurrino di Lefkada. Entriamo in ogni baietta in cerca di quella adatta e la troviamo dopo poco: ci sono due panfili e due catamarani ormeggiati a terra col solito sistema della doppia cima legata agli scogli, ma troviamo uno spazietto adatto ai nostri due kayak e tutto sommato la cala è molto tranquilla e silenziosa per il resto del pomeriggio (ed è un sollievo rispetto alla folla vociante lasciata alla baia del mattino).
Ripuliamo la spiaggia cosparsa di canne trasportate a valle dal torrente che ha scavato un letto pietroso tra le due collinette ricoperte di querce, ulivi e cipressi.
Poi Mauro resta a fumare all'ombra e io mi metto la maschera.
Il fondale digradante è ricoperto verso riva da ciottoli bianchi che cambiano subito colore, diventando verdognoli e rossastri per la pellicola di alghe che li ricopre man mano che sprofondano verso la sabbia scura.
Ci sono moltissime infiltrazioni di acqua dolce e la differenza di densità, così evidente per le volute e i ricircoli, rende poco visibile il fondale, come se la maschera si fosse appannata.
Le capre sanno bene delle risorgive e scendono correndo dal vallone per venire ad abbeverarsi a più riprese: alcune restano impettite sui massi più alti a scrutare verso il basso, altre arrivano e poi vanno, mostrando il lungo pelo di vari colori, persino un raro bianco panna e un curioso grigio cenere, tutti gli esemplari adulti (maschi e femmine) con una bella barbetta sotto il mento che le rende alquanto simpatiche.
Non pensavo ci fossero così tanti pesci in mare e per un'ora mi ritrovo a nuotare in una sorta di documentario!
Ne vedo di ogni forma e colore, dalle piccolissime castagnole scure che sembrano appena nate, alle neonate acciughine che si muovono in branchi di centinaia di esemplari trasparenti e sulle quali passano veloci come volando altri piccoli gruppi di pescetti azzurri; poi ci sono dei pesciolini tutti rossi che curiosano tra gli scogli del fondale, e altri pesci più grandi di colore marrone ma con macchie rosse sulle branchie; e poi dei pesci dorati con striature longitudinali scure, e altri che nuotano lì accanto e che sembrano le loro copie a specchio, scuri sui fianchi e con le striature dorate; poi ancora dei pesci a fasce colorate verdi, azzurre e marroni, altri pesci gialli e verde scuro tutti maculati, altri invece adagiati immobili sul fondo e con un disegno sul dorso come tante parentesi graffe ognuna di una tonalità diversa.
So riconoscere a malapena le occhiate, le salpe e i saraghi, compresi i saraghi fasciati che hanno una banda scura sulla testa. Le mie preferite sono le donzelle, specie le donzelle pavonine, perché hanno i colori più accesi e mostrano come un tatuaggio celeste intorno agli occhi che ogni volta mi meraviglia.
La meraviglia poi cresce quando vedo un bel polpo mimetizzato tra gli scogli, disturbato da un pesce a fasce colorate verticali che sembra volerlo stanare e prova a mordicchiargli i tentacoli. Poi incontro dei delicati anemoni dai corpi tubolari che ondeggiano sul fondo e i tentacoli che danzano leggeri prendono diversi colori, bianco neve, rosso mattone o marrone scuro, alcuni persino un bel giallo vivace come le cime da ormeggio sotto cui devo passare per osservarli meglio.
Infine mi sorprende la presenza ben nascosta tra gli scogli più profondi di alcuni grandi ricci neri con aculei lunghi almeno venti centimetri: scendo per controllare ma non mi azzardo a sfiorarli, anche perché hanno quattro o cinque macchioline bianche sulla parte superiore che sembrano piccoli occhi indagatori. Scopro che si tratta del riccio corona (Centrostephanus longispinus - link qui), una specie rara nel Mediterraneo e difficile da osservare perché predilige fondali scuri e ombrosi.
E così anche oggi il mare mi ha fatto un bel regalo del tutto inaspettato...
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| Prima e dopo a Paralia Dafnoudi |
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| Intorno e davanti al far di Fiskardo |
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| Il cimitero romano di Fiskardo |
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| I cipressi di Cefalonia 💚 |
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| La nostra casetta per una notte |