IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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08 luglio 2026

Fine dell'anno di scuola a Ponza!

Ho sostenuto ieri il colloquio finale dell'anno di prova come insegnante di ruolo neoimmessa.
E' stata quindi la mia ultima traversata verso la meravigliosa isola di Ponza.
Ho completato l'iter di assunzione e ho terminato tutti gli esami che dovevo sostenere.
E' stata una lunga e solitaria esperienza sia sull'isola che nel mondo delle scuola: mi resterà tutto nel cuore, nella mente e negli occhi e sento di essere diventata una persona diversa grazie all'isola.
Il diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza si chiude qui.

L'ultimo viaggio in traghetto!

Ringrazio a distanza tutte le persone che hanno avuto la pazienza di leggermi durante quest'anno scolastico trascorso sull'isola, tra libri e compiti ed escursioni varie alla coperta delle bellezze di Ponza.
Chissà che il diario non possa avere un suo seguito, nel caso sarò felice di aggiornare subito il blog! 
Ora non vedo l'ora di partire per il nostro prossimo viaggio in kayak da mare, con Mauro alla volta della nostra isola greca preferita: Cefalonia!
Ovviamente, continuerò ad aggiornare il blog e stavolta sarà dal mare!

10 giugno 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #28

🧭 Domenica 7 giugno 2026
👣 Ultima settimana di scuola
⭐ Libri e musica

È da qualche tempo che ho iniziato il "conto alla rovescia" e ora sono davvero arrivata al termine delle attività didattiche a scuola.
Dovrò tornare ancora sull'isola per gli scrutini di fine anno, per l'ultimo collegio docenti e per gli esami di maturità, ma intanto sono finite le lezioni e sono anche riuscita a finire il trasloco.
Ho riportato a casa libri, vestiti e i pochi arredi della casetta con la veranda, qualche piantina raccolta sull'isola e una serie di galleggianti ritrovati in spiaggia ogni volta che scendevo a farmi un bagno.

Ho lasciato solo il minimo indispensabile per sopravvivere durante l'ultima settimana di scuola e per affrontare le due serate all'aperto che ho trascorso sull'isola.
La prima è stata organizzata dal gruppo di insegnanti che da questo inverno promuove i Reading Party di Ponza, incontri di lettura in cui ci ritroviamo prima a leggere in silenzio e poi a parlare di libri e non solo.
Questa volta l'idea di vederci all'aperto è stata accolta da tutte con grande entusiasmo e non potevano scegliere un luogo più adatto: il giardino terrazzato del Pontino, uno dei locali più accoglienti, stravaganti e incantevoli di tutta l'isola.

Non che ne abbia girati tanti, di locali ponzesi, anzi tutt'altro: non ne conosco che un numero esiguo, che si riassume in poche dita di una sola mano, e per lo più sono taverne e ristorantini che ho frequentato a Le Forna, un paio soltanto giù al porto.
Ma al Pontino, sopra le Piscine Naturali, si respira un'atmosfera speciale: è all'aperto, è immerso in un giardino terrazzato ben curato ed è affacciato sul mare, giusto di fronte al tramonto che, in queste prime calde giornate estive, si fa ammirare in tutto il suo splendore di colori, odori e suoni avvolgenti.
E credo sia il luogo ideale per sprofondare nella lettura, accoccolate sulle poltroncine colorate ricolme di cuscini imbottiti oppure cullate dal lento dondolio delle amache sospese tra gli alberi bassi.

Ci siamo salutate per rivederci presto.
Il giorno dopo, infatti, ci siamo ritrovate per il concerto della banda dell'isola.
Sul sagrato della chiesa di San Silverio e Domitilla, che domina il porto di Ponza, si festeggiava sia il rientro della statua restaurata del santo patrono e sia il 35° anniversario della nascita della banda stessa.
Sembrava che tutto il paese fosse lì in piazza, per una serata speciale inondata di note e di stelle: la banda ha eseguito con grande maestria e incredibile trasporto una serie di musiche da film che ci hanno trasportato in una dimensione un po' onirica e un po' nostalgica. 

Mi sono lasciata coinvolgere come ogni qualvolta mi capita di ascoltare musica dal vivo e mi è sembrata la maniera più  indovinata per salutare l'isola: la mia ultima settimana a Ponza si è riempita di libri e di musica.
Durante il concerto della banda l'aria si è rinfrescata e un venticello gentile mi ha fatto venire un po' di brividi, forse per la temperatura più bassa ma forse anche per la stanchezza degli ultimi giorni frenetici di lavoro a scuola.
Sono rientrata a casa col solito autobus, quella navetta circolare che a differenza del solito ora si riempie spesso di turisti e facce nuove.
Mi sono infilata sotto le coperte e mi sono concentrata sul momento: una delle mie ultime notti sull'isola.

Mi mancheranno i tramonti sul mare, la vista dalla veranda su Palmarola, i tempi lenti, il silenzio, il rumore della pioggia battente sulla casetta, le raffiche furiose del vento, il profumo intenso dei fiori in primavera, l'odore del mare ovunque sull'isola...
Tornerò presto sull'isola e proverò a scrivere qualche altra pagina di questo diario scombinato.

Scorcio del Reading Party al Pontino di Ponza
La mia lettura al Reading Party, completata proprio il giorno prima della morte dell'autrice!
Il Pontino di Ponza 
Il programma del concerto della banda di Ponza

30 maggio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #27

🧭 Giovedì 28 maggio 2026
👣 Fine settimana in compagnia
⭐ Il cambiamento dell'isola

Ho ricevuto delle visite.
Un'amica dei tempi del liceo, un amico di kayak con la sua compagna. Abbiamo trascorso il fine settimana a girovagare per l'isola e ho riproposto il mio giro turistico preferito, tra visite guidate ed escursioni di terra e di mare.
Sono state due bellissime giornate, trascorse a chiacchierare e a rilassarsi: è stato il mio ultimo fine settimana, perché anche se tornerò a giugno per le giornate conclusive della scuola, per gli esami di maturità e anche per il colloquio finale del mio anno di prova, non avrò più occasione di restare sull'isola durante il week-end.

Ponza è nel pieno del suo splendore: l'aria calda è satura del profumo intenso delle ginestre in fiore, il cielo limpido è inondato da una luce così brillante da far risaltare ogni colore, il mare calmo è rigato dalle scie incrociate delle imbarcazioni, che col bel tempo sembrano arrivate tutte insieme come le rondini di primavera che pure si accalcano sull'isola.

Le strade sono abbellite dalle luminarie per le prossime celebrazioni patronali e tutta Ponza sembra entrata in una nuova dimensione temporale, piena di lucine colorate che animano le serate e carica di un'attesa frenetica che presto diventerà festosa.
C'è anche più gente, più traffico, più rumore.
Dai traghetti sbarcano molte più persone del solito e gli autobus sono sempre strapieni, tanto che talvolta neanche si fermano.
I locali stanno riaprendo e le piazzette si animano di tavolini e aperitivi: le serate al porto sembrano ora delle continue feste all'aperto. 

Le spiagge cominciano ad essere frequentate, le persone girano in pantaloncini e infradito, il caldo scopre la pelle e rallenta i movimenti. Anche le scogliere iniziano ad essere occupate dagli ombrelloni, "piantati" sui classici supporti in cemento che spuntano ovunque come funghi.
Ci sono molte più barche ormeggiate in mare, e a terra è tutto un via vai di camion che trasportano i gozzi su e giù per l'isola, dai giardini dove sono stati tenuti in secca durante l'inverno fino ai pochi punti di alaggio della costa, ora sempre più gremita di pontili galleggianti e barche in rada.
Persino gli elicotteri hanno preso a sorvolare l'isola con una frequenza (e una bassa quota) che mi sembrano un pochino preoccupanti.

Ponza sembra diventata un'altra isola, molto diversa da quella che ho vissuto e scoperto durante l'inverno.
La settimana scorsa ho fatto colazione al solito bar con una delizia che ho scoperto proprio qui, isolata in mezzo al mare, e che non ho ancora trovato in terra ferma: il caffè ginseng ai frutti di bosco!
Questa settimana la stessa colazione è costata il doppio perché è ormai iniziata l'alta stagione.

Anche gli affitti delle case sono cambiate: sapevo già dallo scorso autunno che la spesa per una sola settimana di giugno sarebbe stata ben più alta di quella sostenuta per un intero mese del periodo invernale, e sapevo anche che non sarebbe stato facile trovare un alloggio  alternativo alla casetta con veranda... quel che però non potevo immaginare è la difficoltà della ricerca e la scarsità dell'offerta, non tanto perché ci siano poche abitazioni, anzi tutt'altro, molte restano chiuse quasi tutto l'anno proprio in attesa dell'arrivo dell'estate, ma perché di solito si preferisce riservarle a chi viene per turismo e le paga di più.
Insomma, alla fine ho risolto grazie all'intercessione di una collega molto disponibile, ma avevo iniziato a temere di dover ripristinare l'attrezzatura da campeggio e di piazzarmi per la notte in una delle spiaggette più isolate.
Poche, in realtà, e sempre meno isolate. 

Una delle mie preferite è La Caletta, con l'iniziale maiuscola perché è proprio il suo nome, quello riportato sulla segnaletica stradale e sulle locandine turistiche.
È una piccola insenatura rocciosa che si insinua nella costa occidentale dell'isola e che chiude a Nord la Baia di Cala Feola, una stretta lingua di acqua turchese che si nasconde tra le Piscine Naturali e il Belvedere della Madonnina, quindi a cinque minuti dalla casetta con veranda.
Cinque minuti e 285 scalini!
Che ad ottobre mi facevano ansimare come una vecchia locomotiva a carbone e che ieri sera, invece, mi sono scoperta a risalire senza il minimo batticuore. 

La Caletta è uno di quei luoghi un po' magici che si incontrano solo nelle fiabe, un posto quasi irreale che sembra disegnato a matita da un pittore impressionista: c'è questa ripida scalinata di tufo che si intrufola tra la vegetazione e che sfocia su una scogliera piatta e bassa, di origine vulcanica e quindi di un bel grigio cenere uniforme e accattivante, puntinata di inclusioni più scure e sbrilluccicose ma ben levigata dal tempo, dalle intemperie e dal mare.
La scogliera è incastonata alla base di una parete verticale altrettanto caratteristica, le cui creste arricciolate mi ricordano i drappeggi svolazzanti di quei tendaggi usati per ombreggiare le pergole dei giardini signorili. Passo quasi tutto il tempo col naso all'insù, perché la luce soffusa di questo tardo pomeriggio sembra svelare disegni sempre nuovi e sempre diversi su questa incredibile superficie rocciosa.

La Caletta è anche molto ben attrezzata, perché i vecchi rimessaggi delle barche sono diventati depositi per sdraio e ombrelloni: tra qualche giorno non sarà più possibile starci da sola e il batticuore mi torna di colpo pensando che è il mio ultimo bagno in solitaria.
Come pure il mio ultimo tramonto dalla veranda!
Scrivo mentre il sole cala all'orizzonte e la sua palla di fuoco tinge di arancione sia il cielo che il mare. 

Credo che mi mancherà moltissimo questo panorama, questa vista aperta su Palmarola, questa veranda affacciata sull'isola di fronte all'isola.
Dalla prossima settimana inizierò una nuova esperienza a Ponza, in una casetta diversa con una vista diversa, ma sono convinta che non mancheranno sorprese e bellezze, perché quando le cose cambiano portano spesso una ventata di aria fresca.
Un mio amico dice sempre che Camus diceva sempre che il cambiamento è il sale della vita: e il mio amico dice anche che se lo diceva Camus, certo Camus non poteva sbagliare!

Un regalo gemellare come ricordo dell'isola
La Caletta di Ponza
La testa in aria

Sulla mia pagina facebook ho inserito anche un breve video di una panoramica a 360° della caletta!

21 maggio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #26

🧭 Mercoledì 20 maggio 2026
👣 Settimane impegnative a scuola
⭐ Il cimitero di Ponza

Sono le ultime settimane di scuola e come sempre il mese di maggio si riempie di verifiche, interrogazioni, correzioni, riunioni, consigli di classe, collegi docenti, consegne di documenti, colloqui finali e un'altra serie di scartoffie burocratiche che non serve menzionare. Si avverte nell'aria una certa stanchezza frammista ad una incerta speranza, la prima appesantita dai mesi invernali di scuola e la seconda ricolma dell'attesa dei mesi estivi, in cui si possono iniziare a togliere gli strati più pesanti degli umori e dei vestiti...

In questa settimana io ho concluso sia la formazione per l'anno di prova come docente neoimmessa in ruolo che il cosiddetto "visiting", cioè la visita mattutina della Dirigente Scolastica alla classe in cui faccio lezione, mentre faccio lezione: è stato un momento un po' particolare, però, perché a causa dei ritardi sempre più frequenti dei traghetti, sempre più lenti a causa del maltempo che ancora imperversa in questo infinito mese di maggio, la Dirigente è arrivata a scuola quando avevo ormai finito le mie ore di servizio e non sapevo più bene dove e come poter fare lezione...
Ma la creatività, la flessibilità e la disponibilità di colleghe e studenti hanno permesso a noi tre spaesate "docenti in prova" di poter concludere anche questa ultima prova, appunto.

Per queste incombenze scolastiche, e per qualche altra preoccupazione familiare che si è poi ben risolta, la scorsa settimana non sono riuscita a scrivere la mia solita pagina di diario scombinato e recupero oggi con un racconto che avevo lasciato in sospeso: la visita al cimitero di Ponza.
Ci sono stata con le amiche del Collettivo Spontaneo Donne di Latina, nella loro prima tappa della visita turistica dell'isola durante il ponte del primo maggio scorso.
Era molto tempo che volevo visitare il cimitero e sono stata contenta di farlo in compagnia.
A me piace sempre molto inserire nei viaggi la visita dei cimiteri: sono luoghi carichi di storie, silenzi ed emozioni, spazi vicini e distanti al tempo stesso in cui mi piace girovagare senza meta perché infondono una serenità fuori dal comune... il cimitero dell'isola è un cimitero speciale, alquanto sui generis sia per la posizione che per la costruzione.

Situato all'estremità orientale del porto, accoccolato sulla scogliera strapiombante in mare e all'ombra del faro che spunta spesso tra le cappelle funerarie, il cimitero di Ponza ha una storia particolare che si perde nella notte dei tempi. Il primo nucleo si sviluppa a partire dal 1772 su un'area che in epoca romana era occupata da un ampio complesso residenziale; le numerose modifiche intervenute nei secoli successivi hanno inglobato spazi via via sempre diversi, disposti anche ad altezze differenti, comprese persino delle cavità ipogee funerarie che erano state utilizzate come alloggi per i soldati durante gli scontri tra le truppe inglesi e francesi di inizio Ottocento. 

Al primo colpo d'occhio, il cimitero di Ponza appare subito come uno dei più sorprendenti casi di architettura cimiteriale: basta fare pochi passi dentro al cancello, poco oltre la Chiesetta d'ingresso, per ammirare l'incredibile successione di cappelle aperte sul mare, disposte in file irregolari che sembrano però tutte perfettamente rivolte verso l'orizzonte lontano, anche quando sono invece incastonate in spazi angusti e ricavati dove non sembrava possibile inserire più neanche un altarino votivo.

Nei vari terrazzamenti di cui si compone il cimitero, tutti o quasi abbelliti da giardinetti ricolmi di piante fiorite anche se un poco trascurate, si possono scoprire tombe di ogni tipo, disposte in maniera talmente improbabile da dare l'impressione che ogni famiglia si sia ricavata il proprio spazio in modo abbastanza creativo: ci sono tombe interrate, oppure disposte in loculi orizzontali, decorati coi classici marmi levigati, altre tombe di famiglia sistemate in grandi cappelle a più piani, chiuse da ringhiere o portoni in ferro battuto, e altre tombe ancora sparse negli angoli più impensati, tra le mura del cimitero oppure a formare nuovi muretti di separazione su cui col tempo sono state deposte altre tombe.
Ci sono anche loculi più piccoli che ospitano urne cinerarie, e anche queste sono tutte diverse per forme, colori e dimensioni.
Si incontrano anche loculi scavati nel tufo, loculi costruiti nel giardino con massi levigati come piccole cappelle votive, loculi sovrapposti ad altri preesistenti che spiccano per originalità decorativa: uno è un piccolo tempietto greco in scala, con tanto di colonnato perimetrale, frontone triangolare e scalinata di accesso. 

Il culto dei morti è un culto molto territoriale ed entrare nel cimitero di Ponza è un po' come recuperare il passato recente dell'isola, compreso il fenomeno dell'abusivismo edilizio, che sembra riflettersi in scala in questa piccola cittadina sorta attorno alle ultime dimore dei suoi vecchi abitanti.
Dopo esserci un po' perse nei vari labirinti in cui si articola il cimitero, complicati da scalinate oblique e sentieri sinuosi, abbiamo visitato un'ampia caverna in cui sono ancora ben visibili i segni degli scalpelli sulla volta interna: è talmente alta che le due pareti sono ora interamente ricoperte di loculi disposti su più piani, ma ancora più in alto dei loculi più alti si riconoscono delle iscrizioni latine di tombe incassate nella roccia e risalenti a chissà quale epoca.

Quel che più ha attirato la mia attenzione è la cura meticolosa con cui sono abbellite tutte le tombe, sia quelle al chiuso che quelle all'aria aperta: se per queste ultime prevalgono fiori finti di stoffa o di plastica, ma anche molte piante vive in vaso o in terra, per le tombe interne sono prevalenti i pizzi e i merletti. Ogni lapide è ornata da una bordura bianca traforata che contorna il nome, la foto e il lumino: sembra quasi che ogni defunto abbia un suo motivo di pizzo personalizzato, e questa varietà mi ha fatto pensare ai maglioni dei marinai norvegesi, lavorati a ferri con motivi particolari per poter riconoscere i corpi anche dopo i naufragi.

Su tutte le decorazioni prevalgono quelle in maiolica e ci sono molti ritratti, fotografie o dipinti, riportati sulle tipiche mattonelle a colori pastello che ero abituata a trovare su portoni o muretti, ma che ora so possono arricchire anche la tomba di un caro defunto. Alcune di queste maioliche raccontano proprio la vita che la persona ha vissuto sull'isola e ovviamente non mancano richiami al mare, alla pesca e alla navigazione, ma anche al tramonto, alla luna e alle stelle che si riflettendo in acqua. Il cimitero è circondato dal mare, sospeso su questi vari terrazzi irregolari tutti a strapiombo sul mare, talmente isolato da dare l'impressione che da un momento all'altro possa sollevarsi da terra e librarsi per aria con tutto il suo carico di umanità silente, come un battello leggero che si invola nel cielo.

Forse distratte da tanta strana bellezza, abbiamo un po' perso il controllo e ci siamo trovate coinvolte in un'improbabile ma riuscitissima operazione di recupero di un cellulare dispettoso, volato da una tasca giù al piano di sotto, cioè il tetto del colombario sottostante: le grandi scale in ferro che sono sempre in uso nei cimiteri hanno facilitato il rapido recupero, sia del telefono che del contegno rispettoso da tenere in questo luogo incantato.
Ci torneremo, com'è inevitabile che sia, anche se non proprio in questo cimitero dell'isola!

Il cimitero di Ponza
Le visioni interne ed esterne
Sovrapposizioni temporali...
La grotta delle tombe coi pizzi
Le operazioni di recupero!