IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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23 luglio 2026

Giornata di sosta 💙

⭐ Giovedì 23 luglio 2026
👣 Terzo giorno di viaggio in kayak
🧭 Spiaggetta senza nome (0 km!)

La notte è stata alquanto tribolata.
Forse complice il caffè frappè consumato all'ombra della taverna di Manavis ci rigiriamo sul materassino gonfiabile fino a molto dopo che il cielo nero si riempie di stelle luminose.
A mezzanotte usciamo a tirantare la tenda, perché le raffiche di Meltemi intensificano tanto da sballottarci un po' troppo e, visto che siamo in preda all'insonnia, ce ne restiamo seduti sul terrazzino naturale ad ammirare la notte greca, proprio sotto la Stella Polare incastonata tra le costellazioni di Cassiopea e dell'Orsa Maggiore.

Notte troppo breve: alle prime luci dell'aurora, che tinge di rosa le creste dei monti della terraferma allungati verso Est, mi risvegliano una serie di rumori sordi di metallo, troppo diversi dal placido rotolare sui ciottoloni della riva delle onde increspate dal vento che non cala.
Manca all'appello la mia Croc sinistra, scomparsa nella macchia insieme alla donnola che ha leccato fino a rendere lucenti le nostre scatolette di dolmades, il tipico piatto greco di riso avvolto in foglie di vite che avevamo lasciato capovolte poco distanti dalla tenda.
La donnola ci ha lasciato in cambio un evidente ricordo del suo passaggio, dalla caratteristica forma spiralata ora ricoperta di numerose mosche avide: aver scelto sulla lunga spiaggia di ciottoli quell'angusto spazio delimitato dalle poppe dei nostri due kayak, credo sia stato un modo chiaro per esprimere tutto il suo disappunto a chi ha invaso il suo spazio vitale.

Scopro che camminare con una scarpa e una ciabatta richiede una certa perizia e limito al massimo i miei spostamenti, chiedendo a Mauro di intervenire in caso di bisogno. Rispetto a lui, in questa giornata di sosta in cui subiamo l'attrazione magnetica della caletta conosciuta, mi concedo in più tre bagni, due sonnellini e uno spuntino.
In compenso lui, oltre ad occuparsi come al solito della cucina da campo, preparando minestroni e pastine che in viaggio hanno sempre un gusto un po' speciale, trova anche il modo di trasferire le fotografie dalle fotocamere al telefono, così forse nei prossimi giorni potremo pubblicare alcuni scatti realizzati durante la navigazione.
Si dedica inoltre alle prime due riparazioni del viaggio: nel tempo dilatato della sosta a terra, incolla sia la valvola del suo materassino che la suola della mia ciabatta superstite.

La giornata scorre lenta e tranquilla: se ci distendiamo a pancia in su, osserviamo il sole che filtra tra i rami frondosi del lentisco; se invece ci giriamo a pancia sotto, guardiamo ammirati i colori cangianti del mare striato di lunghi frangenti spumosi e solo di rado solcato da qualche lontana barca a vela.
È incredibile quanto il tempo goduto della vacanza in kayak mi risulti prezioso: i pensieri non sono quasi mai distratti da nulla di lontano, si posano delicati sul qui ed ora, in una pratica di meditazione attiva che rivela tutta la sua potenza rilassante e rigenerante.

Finisco il libro iniziato sul traghetto, il primo della trilogia di Rachel Carson sul meraviglioso mondo marino che ho portato in viaggio: molti racconti sulla nascita degli sgombri nel modo e nel luogo più strano del mondo oppure sulla risalita delle anguille dalle profondità atlantiche alle acque dolci di laghetti distanti oltre duecento miglia sono talmente avvincenti che li leggo a Mauro ad alta voce, per assaporare ancora meglio la straordinaria vena letteraria e scientifica dell'autrice, conosciuta come una delle madri del moderno ambientalismo.

Dopo cena, quando il sole s'è già abbassato oltre l'alta montagna di Cefalonia e l'aria si riempie degli odori della sera, ce ne restiamo a lungo in silenzio a guardare il mare: le raffiche a 10 nodi del mattino, che nel pomeriggio hanno rinforzato fino a 15 nodi e hanno reso la temperatura percepita molto fresca e piacevole, ora stanno scendendo gradualmente fino quasi a spegnersi del tutto, tanto che la distesa d'acqua di fronte a noi ha ripreso la sua uniforme tonalità blu, senza più creste bianche ma solcata solo da qualche increspatura più scura, che fa brontolare sempre più sommessamente le onde che ancora rompono a riva...

L'alba dalla nostra spiaggetta preferita 
Una perfetta terrazza sul mare 
Una siesta mattutina rigenerante 
Uno dei vari bagnetti nel blu dipinto di blu 
La manina della spiaggetta preferita

22 luglio 2026

Cefalonia in senso orario 💙

⭐ Mercoledì 22 luglio 2026
👣 Secondo giorno di viaggio in kayak
🧭 Caletta senza nome -Spiaggetta senza nome
⛺ 8 km con una leggera increspatura e con un'afa terrificante (mai così intensa!)

Ci svegliamo per il caldo.
Sono le nove passate ma la tenda è ancora in ombra e ci resterà fino a mezzogiorno, quando finalmente ci decidiamo a riprendere il mare, e solo perché la baietta si riempie tutt'a un tratto di una manciata di barchette a noleggio.
Costeggiamo verso Sud e usiamo il nostro modo di navigazione preferito: scogliettare!
La macchia è lussureggiante e vorrei tanto conoscere ogni pianta con il suo nome, mentre riconosco solo una manciata delle diverse chiome che spuntano lungo il versante scosceso dei monti.
Il mare è di un azzurro invitante e quando il fondale si ricopre di scogli chiari il colore diventa turchese e verde smeraldo e acqua marina, in un caleidioscopio indescrivibile che fa venire voglia di tuffarsi ad ogni anfratto.

In una piccola rientranza formata da una qualche frana recente, di quelle che modificano continuamente l'orografia del terreno in tutte le Isole Ioniche, scorgo una capra selvatica dalle lunghe corna ritorte e dal bel pelo bruno che diventa fulvo sulle zampe posteriori. Il piccolo capretto si è arrampicato in un punto improbabile che non capisco proprio come abbia potuto raggiungere: bela per chiedere indicazioni alla madre e quando belo pure io si gira interdetto per capire quale razza strana arrivi dal mare aperto. Dalla grotta esce il resto del branco, una decina di grossi esemplari forse incuriositi dal mio strano accento capresco...

Poco oltre, dopo neanche un'ora di navigazione, ci concediamo una lunga sosta sulla bellissima spiaggia di Koutsoupia, all'ombra di un bel lentisco frondoso carico di cicale in piena attività: è la piazzola antistante una piccola taverna di legno ben mimetizzata nella fitta boscaglia e dipinta della stessa identica tonalità di verde bottiglia.
"Snack bar Manavis Welcome Open" recita la scritta luminosa rossa che scorre nel pannello elettronico appeso con due cimette sotto un ginepro coccolone, accanto alla bandiera greca che campeggia sulla baracca, come in tutte le taverne greche che si rispettino.
Il vialetto di accesso dalla spiaggia è stato pulito e decorato da una doppia lunga fila di ciottoloni bianchi, affiancati da una serie di omini di pietra di varie altezze in precario equilibrio che si moltiplicano intorno ad un basso ginepro, che per la forma abbombata ricorda un piccolo albero di Natale caduto per sbaglio su un'assolata spiaggia tropicale.

Il signore riservato e sempre sorridente, che da solo gestisce il piccolo ma frequentato ristoro, serve senza sosta dei grandi piatti farciti di insalata mista, pita abbrustolita e saporiti souvlaki, i tipici lunghi spiedini della cucina greca. Mauro qui mangia tutto, pure cetrioli e pomodori che di solito a casa schiva come fossero contaminati: dice che qui hanno un sapore diverso, molto intenso, e più dolce, soprattutto hanno pochissimi semi. Se mai riuscirò ad allestire un piccolo orto nel giardino sul retro di casa, dovrò cercare subito il modo di coltivare questa varietà greca!

All'improvviso il mare diventa la pastina di Mafalda: due barconi carichi di turisti riversano in acqua circa 200 persone.
Fortuna vuole che proprio in quel momento si avvicini a noi un bel gattino rossiccio voglioso di giochi e di coccole: ci intrattiene per una buona oretta, giusto il tempo che impiegano i barconi a suonare la sirena della ritirata. Quando la spiaggia è di nuovo libera, ci decidiamo a lasciarla anche noi.

Scogliettiamo ancora un'oretta nel caldo afoso del tardo pomeriggio, godendo come bambini quando incrociamo una corrente superficiale un po' meno calda del solito, di certo per le sorgenti d'acqua dolce che riempiono il mare di caratteristici riccioli opachi e freschi.
Sappiamo già di dover pagaiare per poco tempo, perché vogliamo fare tappa sulla stessa spiaggia dove l'anno scorso abbiamo passato tre giorni indimenticabili e che avevamo chiamato la spiaggia dei sassi rosa.
Ritroviamo la spiaggia così come l'avevamo lasciata, con i sassi rosa, le piante di capperi e l'albero proteso verso il mare a garantire ombra tutto il giorno, anche grazie al perfetto orientamento est-ovest della caletta.
Ci godiamo la serata in riva al mare, col profilo di Itaca poco distante ma nascosto dietro una folta cortina di umidità.
Scriviamo, leggiamo, chiacchieriamo e ci prepariamo lentamente alla seconda notte di campeggio nautico...

La nostra casa per una notte nella Caletta senza nome a Sud del Golfo di Antisamos 
Il sentiero che dal monte conduce alla bella spiaggia di Koutsoupia
Gli omini di pietra vicino all'uomo di ferro 
La compagnia impagabile di un micetto greco

La manina di Koutsoupia 💚
(bacche di ginepro e, sul pollice, una celletta delle canne di palude, oltre a ghianda, foglia e fiori)


messaggio dal TatiyakSPOT Localizzatore SPOT Personal Tracker

TatiyakSPOT
Latitudine:38.20196
Longitudine:20.73421
Posizione GPS Data/Ora:07/22/2026 18:15:10 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
http://fms.ws/2JPWqc/38.20196N/20.73421E

Se il link sopra non funziona , provate questo link:
http://maps.google.com/maps?f=q&hl=en&geocode=&q=38.20196,20.73421&ll=38.20196,20.73421&ie=UTF8&z=12&om=1

TatiyakSPOT

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21 luglio 2026

Primo giorno a Cefalonia 💙

⭐ Martedì 21 luglio 2026
👣 Primo giorno di viaggio in kayak
🧭 Sami - Caletta senza nome verso Sud
⛺ 11 km con una decisa brezza contraria, ma solo per uscire dal golfo.

Il traghetto entra nel piccolo porto di Sami alle due del pomeriggio, dopo oltre 18 ore di traversata e due soste molto concitate sull'isola di Corfù e a Igoumenitza.
Cefalonia mi mette allegria.
Sarà per il verde che ricopre le montagne o per il blu che la circonda, o forse perché la conosciamo da tanti anni e ci torniamo sempre molto volentieri. Appena iniziamo a pagaiare i pensieri rallentano e il respiro si sincronizza con le onde del mare.
Respiriamo il respiro del mare.

Doppiamo il capo di Sami, col suo piccolo lilliput-faro, e in meno di un'ora usciamo anche dalla "lavatrice" generata dalla combinazione di ochette increspate dalla brezza pomeridiana, che nel canale tra Cefalonia e Itaca rinforza sempre un po' più del solito, e le onde incrociate delle numerose imbarcazioni, che nel canale sembrano moltiplicarsi a vista d'occhio.

Ci concediamo una breve sosta all'ingresso dell'ampio Golfo di Antisamos, ma il ricordo della prima sosta di tanti anni fa ci persuade a non restare per la notte: quella volta, la quiete della baia venne squarciata dal rombo sordo di una discoteca notturna che animava uno dei cinque stabilimenti balneari e che in piena notte ci costrinse a smontare subito le tende per trasferirci altrove.
Stavolta ci basta contare 18 barche a vela e catamarani oltre a 5 panfili di varie dimensioni, ma tutti di almeni 3 piani, come quello che ha ormeggiato con due cime robuste proprio alle estremità dell'unica caletta di ciottolini bianchi dove possiamo tirare in secca i nostri 2 kayak.

È una sosta breve, quanto basta per rispettare il cartello dipinto a mano e issato su un tronco spiaggiato che invita a tenere pulito il posto: "Grab a bag and pick up a bit". Trovo giusto dieci galleggianti e una lunga fettuccia di plastica nera con cui inanellarli per portarli in viaggio con me.
Oltre il promontorio ci sono un altro paio di belle insenature, di quelle deserte che piacciono a noi, con la folta vegetazione che arriva a lambire il mare e una scogliera impervia su cui si arrampicano solo le capre selvatiche. 

Poco oltre c'è la nostra spiaggetta di ciottolini bianchi incastonata tra la macchia mediterranea: il profumo inconfondibile di acqua dolce si sovrappone a quello più acre dell'acqua salata; il frinire delle cicale ci tiene compagnia mentre ceniamo e lo sciabordio delle onde ci accompagna fin dentro la tenda, montata a pochi passi dalla battigia perché la spiaggetta è davvero piccolina. Ma è un perfetto albergo a 1000 stelle che l'aria fresca della sera rende ancora più accogliente. Invece le stelle non riusciamo a vederle, perché crolliamo dal sonno ancora prima che scenda la notte...

Imbarco comodo appena fuori dal porto di Sami 
Cartello della Plastikarma Collective
Prima sosta nel nostro mare preferito 
Sorridi. Sto sorridendo! 😁
Prima manina a Sami