IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
_____________________________________________________________________________________________________

sabato 30 maggio 2020

Riapertura e ripartenza di Tatiyak!

Ecco, ci siamo: inizia finalmente la stagione estiva di Tatiyak!
Nella regione Lazio sono consentite le attività sportive acquatiche individuali già dallo scorso 11 maggio. Il 25 maggio si sono riaperte le palestre ed il 29 maggio le spiagge libere ed attrezzate. Il 3 giugno riprenderà anche "l'attività corsistica individuale e collettiva".
Nel rispetto dei recenti decreti ministeriali e delle linee guida diffuse dagli organi istituzionali, siamo pronti a ricominciare l'attività didattica sospesa a causa della pandemia da coronavirus.
Tatiyak riapre e dalla prossima settimana ripartono i corsi di kayak da mare di tutti i livelli, teorici e pratici: consulta la pagina della scuola per scegliere il corso più adatto alle tue esigenze!
Al momento ci sentiamo di privilegiare i corsi personalizzati bespoke, meglio se individuali o con due o più persone conviventi o appartenenti allo stesso nucleo familiare.
Sono proposti anche i corsi misti, ma fino a quando non sarà rientrata l'attuale emergenza sanitaria saranno tutti ridotti ad un massimo di 4 partecipanti.
Tutti i corsi saranno per il momento soltanto su richiesta...

Tatiyak offre corsi di kayak da mare adatti a tutte le esigenze...

Abbiamo scelto di rinforzare la fase di introduzione ai corsi per chiarire le nuove modalità.
Ogni corso sarà quindi preceduto da una mail di pre-briefing per raccogliere informazioni personali in forma privata, con l'intento sia di tutelare la salute dei partecipanti e sia di incoraggiare una maggiore indipendenza e fiducia in se stessi.
Questi sono i tre punti salienti:
1. Si potrà partecipare al corso solo nel caso in cui NON si sia avuta la febbre o un qualunque altro sintomo simil-influenzale (tosse, mal di gola, dolori muscolari etc) nei 14 giorni precedenti.
Se dal momento della prenotazione dovesse intervenire l'obbligo di restare a casa in isolamento, si potrà posticipare il corso ad altra data da concordare (vedi "termini e condizioni").
2. Si potrà partecipare al corso solo se muniti di propria mascherina protettiva (meglio se lavabile e riciclabile per continuare a rispettare l'ambiente anche in pandemia), di propri guanti personali (meglio se in neoprene o adatti alle attività acquatiche) e di proprio gel igienizzante per le mani.
3. Si potrà partecipare al corso solo se dotati di tutta l'attrezzatura tecnica personale, compreso kayak, pagaia, giubbotto, paraspruzzi, calzari, abbigliamento adeguato alla temperatura dell'acqua, cappello, occhiali da sole, tappa-naso e tappi per le orecchie ed ogni altro strumento utile per trascorrere le ore in acqua nel modo più confortevole possibile: nelle mail di pre-briefing saranno chiariti tutti i punti!

L'info-grafica della FICK per le società e le associazioni sportive di canoa-kayak!

Per chi fosse interessato ai corsi avanzati, per progredire nelle tecniche di conduzione e controllo del kayak in condizioni di mare mosso (stato 3 o stato 4 o zone di surf), il pre-requisito indispensabile diventa la conoscenza approfondita e la pratica efficace di alcuni dei sistemi di salvataggio assistito che rispettano le nuove norme di sicurezza sulla distanza minima di 2 metri richiesta per l'esercizio di ogni attività sportiva individuale.
Se non si conoscono i salvataggi assistiti aggiornati all'attuale emergenza sanitaria da coronavirus, la prima parte di ogni corso sarà dedicata all'esplorazione e alla pratica delle manovre necessarie per garantire l'incolumità personale anche in caso di ribaltamento, uscita bagnata e risalita assistita.
Se non si conosce ancora nessun sistema di auto-salvataggio, allora è richiesto ad ogni partecipante di avere in dotazione un proprio paddle-float personale adeguato al tipo di pagaia utilizzata.

L'ordinanza del Comune di Latina consente dall'11 maggio scorso le attività sportive acquatiche individuali... 

La nostra prima raccomandazione rimane sempre la stessa: non sottovalutare mai le condizioni ambientali e non sopravvalutare mai le proprie capacità!
Torniamo gradualmente alla pratica del kayak da mare e riprendiamo da dove abbiamo interrotto: recuperiamo prima le competenze che avevamo acquisito, e che forse nel frattempo si sono un po' annacquate, e solo dopo averle consolidate passiamo a qualcosa di nuovo.
Ricominciamo a pagaiare nei luoghi che ci sono più familiari, non avventuriamoci in zone poco conosciute senza la presenza di una guida esperta e soprattutto evitiamo ogni possibile situazione di pericolo perché la macchina dei soccorsi potrebbe essere impegnata altrove.
Ricordiamo inoltre che torniamo in mare dopo quasi 3 mesi di inattività: riprendere a pagaiare potrebbe sembrare strano o faticoso, così come recuperare il giusto equilibrio in kayak e sopratutto quella capacità un po' magica di saper leggere il mare con la confidenza di prima.
Diamoci tempo e col tempo sapremo recuperare ogni cosa!

lunedì 25 maggio 2020

Resoconto per immagini del workshop sulla costruzione di pagaie groenlandesi...

Prima che iniziasse il confinamento imposto dalla pandemia di coronavirus, abbiamo avuto la fortuna di condividere per tre giorni con il maestro galiziano Manolo Pastoriza una straordinaria esperienza di costruzione di pagaie groenlandesi.
Il primo fine settimana di marzo, cioè l'ultimo prima della dichiarazione di zona rossa per la Lombardia prima e per l'Italia intera poi, ci siamo quindi ritrovati a Latina, presso la nuova sede di Tatiyak, per trascorrere tre giornate tra pialle, cavalletti e trucioli di legno profumato.
Ne parliamo soltanto adesso perché sembra che finalmente si possano riprendere tutte le attività che per quasi tre mesi sono rimaste sospese e perché speriamo che questo racconto per immagini sia di buon auspicio per ripetere l'esperienza nel corso della prossima primavera!
Pensandoci adesso, non avremmo potuto chiudere in modo migliore!

Tavole di cedro rosso canadese stagionate per circa 10 anni di misure 250 x 10 x 5 cm pronte per essere lavorate!
L'ampia veranda di ingresso della nuova sede di Tatiyak si presta molto bene per questo tipo di attività indoor!
Alcune fasi della lavorazione hanno richiesto l'uso della sega a nastro installata nel nuovo laboratorio/deposito di Tatiyak...
Dopo avere preso le prime misure sotto la guida di Manolo siamo passati al taglio del legno sotto la guida di Mauro...
Chi il mestiere del falegname ce l'ha nel sangue da sempre è anche capace di terminare la pagaia in due sole giornate
(e con grande meraviglia degli altri partecipanti, può anche iniziarne una seconda da regalare alla moglie!)
L'inseparabile coppia marchigiana ha scelto postazioni di lavoro contigue ed abbigliamento in perfetto abbinamento cromatico!
Quando siamo passati ad usare la pialla per affilare le pale la concentrazione è cresciuta di pari passo con la fatica!
I cavalletti sono indispensabili per la buona riuscita del lavoro e sono fondamentali in ogni fase di realizzazione della pagaia
Manolo ha fatto una prima introduzione teorica e generale sull'uso della pagaia groenlandese
per spiegare nel dettaglio le ragioni nella scelta delle misure (larghezza e lunghezza di manico e di pale)
e non ha mai smesso di seguire passo passo il lavoro di tutti gli otto partecipanti al workshop!
Non sono mancati neanche i confronti ed i consigli tra gli stessi partecipanti, alcuni novizi altri più navigati,
tutti mossi dalla comune passione per la tradizione Inuit e per la moderna riproduzione di pagaie groenlandesi...
Manolo ci ha anche aiutato a sistemare e rendere più comprensibili gli appunti presi durante le tre giornate di lavoro,
in modo da renderci autonomi nella realizzazione di altre pagaie groenlandesi anche senza la sua guida attenta!
Il workshop è terminato come era cominciato, con una ampia carrellata sui vari modelli di pagaia groenlandese!
L'atmosfera conviviale non poteva essere migliore ed i pranzi preparati dal Mammut non hanno mai tradito le aspettative!
Dopo tre giorni di intenso lavoro sono state realizzate otto pagaie groenlandesi dalle misure leggermente differenti...
Non poteva mancare la foto di gruppo scattata a conclusione del workshop:
non più una tavola di cedro rosso canadese ma una bellissima pagaia groenlandese personalizzata!
Grazie a Daniele, Maurizio, Fabio, Nico, Manolo, Tatiana e Mauro, Claudio, Roberto e Gianni!!!

Un ringraziamento speciale ai partecipanti giunti da ogni parte d'Italia (Piemonte, Lombardia, Umbria, Marche e Lazio) e che si sono sin da subito resi collaborativi, comprensivi e costruttivi tanto da rendere davvero speciale quell'indimenticabile preludio dell'emergenza sanitaria internazionale.
Una menzione speciale va riconosciuta ancora una volta a Claudio che, con grande generosità in termini di tempo, pazienza ed energia, si è messo con largo anticipo alla ricerca di quelle meravigliose tavole di cedro rosso canadese che a detta di tutti, Manolo compreso, si sono rivelate talmente buone da avere reso il lavoro più semplice ed il risultato più gratificante!
Un grazie speciale al Mammut che si è offerto di cucinare abbondanti pranzi per le 10 bocche affamate che dal venerdì alla domenica hanno affollato il portico di casa.
Un senso di profonda gratitudine mi lega ancora di più a Mauro che ha terminato la pagaia che io avevo iniziato e che non sarei mai riuscita a completare presa nel vortice dei cambi di volo per Manolo (che è salito sull'ultimo aereo per Madrid con coincidenza per Vigo prima del blocco totale dei collegamenti aerei).
Una volta rientrati a casa, ci siamo tutti messi in quarantena volontaria ed alcuni di noi hanno continuato a realizzare altre bellissime pagaie groenlandesi!

lunedì 18 maggio 2020

La fase 2 ed il kayak in Inghilterra...

Anche l'Inghilterra è uscita dal lock down imposto dalla pandemia di coronavirus.
Lo scorso 13 maggio il Governo della sola Inghilterra ha avviato la cosiddetta fase 2.
In Galles, Scozia ed Irlanda del Nord, invece, le cose procedono in maniera diversa.
La British Canoeing ha quindi attuato dal 14 maggio nuove direttive per i praticanti delle discipline di pagaia, in accordo con le direttive sanitarie già diramate dalle istituzioni centrali.
Colpisce la tempestività e la chiarezza espositiva, come è già stato nel caso della Francia di cui abbiamo parlato la scorsa settimana con un altro articolo su questo stesso blog.
Mentre in Italia le nuove disposizioni normative sono state seguite da ordinanze locali che hanno richiesto più di qualche interpretazione e precisazione, in Inghilterra le pur criticate scelte del governo sono state anticipate da una serie di chiarimenti offerti dalle varie categorie di settore.


La British Canoeing ha puntualizzato modalità di comportamento per i praticanti delle discipline di pagaia in un articolo pubblicato sul sito col titolo "Stay safe on the water", e ha stabilito nel dettaglio quanto segue:
- controllare l'attrezzatura prima di uscire a pagaiare;
- comunicare ad altri i vostri programmi e quando prevedete di rientrare;
- pagaiare in condizioni ambientali e luoghi familiari quando le previsioni meteo sono favorevoli;
- pagaiare da soli soltanto se davvero molto esperti e competenti;
- pagaiare per mantenere l'esercizio e non per pregustare l'avventura;
- dotarsi sempre di strumenti di comunicazione in caso di richiesta di soccorso;
- controllare le previsioni meteorologiche.
Viene posta molta enfasi sul fatto che i pagaiatori devono essere pienamente responsabili per la propria sicurezza personale, anche in considerazione del fatto che le unità della Guardia Costiera sono ridotte perché impegnate in altre situazioni di emergenza. 
Viaggiare per raggiungere l'acqua non è proibito ma in tutto il paese vigono restrizioni sugli spostamenti ed è vivamente consigliato di pagaiare vicino casa, mentre è fortemente sconsigliato di affrontare lunghi tragitti per raggiungere luoghi remoti...



La British Canoeing ha inoltre definito sin dal 12 maggio delle linee guida generali, aggiornandole il 14 maggio con una serie diversificata di avvisi per i club affiliati, per gli insegnanti ed i capi-gruppo, per i centri sportivi e di noleggio, per la pulizia delle imbarcazioni e dell'attrezzatura e con un utile schema di "risk assessment"!
Sono tutti documenti molto interessanti anche per noi insegnanti della British Canoeing che operiamo in altri paesi europei ed extra-europei perché chiariscono bene una serie di punti controversi che, per esempio, la FICK italiana non si è ancora premurata di puntualizzare.
Ecco riassunti i passaggi salienti:
- seguire le indicazioni del governo sull'emergenza sanitaria da coronavirus;
- pagaiare solo con un familiare oppure al massimo con un'altra persona non convivente;
- mantenere sempre la distanza sociale di sicurezza di almeno 2 metri;
- rispettare le restrizioni locali ed utilizzare solo gli accessi ed i parcheggi pubblici che sono aperti;
- rispettare gli altri utenti dei canali, specie chi vive nelle house-boat;
- rispettare l'ambiente, la flora e la fauna con particolare attenzione ai nidi degli uccelli;
- ricordare che per alcuni canali è richiesta la licenza e che non tutta la costa è di libero accesso;
- lavare le mani con frequenza e pulire l'attrezzatura personale prima e dopo l'uso.



La British Canoeing ha infine suggerito una serie di comportamenti anche agli insegnanti, ai capi-gruppo e agli allenatori di ogni disciplina di pagaia, sia agonistica che amatoriale, suggerendo a tutti di lavorare in rapporto 1:1 e di mantenere la distanza minima di 2 metri.La British Canoeing sottolinea come i tecnici inglesi hanno tutti seguito un lungo tirocinio ed un ferreo esame e sono stati formati per assumere decisioni adeguate alle più disparate situazione di emergenza: è quindi convinta che sapranno adottare le scelte migliori per garantire la sicurezza dei pagaiatori.
Queste le modalità di lavoro consigliate:
- completare un risk assessment per ogni attività outdoor proposta in linea con le disposizioni governative per salvaguardare la sicurezza dei pagaiatori e dei tecnici tutti;
- integrare questo esame con la valutazione delle capacità personali del pagaiatore e delle condizioni ambientali in cui si sceglie di pagaiare; 
- adottare misure adeguate a garantire la distanza sociale, incluso un incontro specifico prima e dopo l'attività proposta;
- valutare continuamente quali azioni seguire per minimizzare il rischio di contagio, come per esempio evitare di scambiare qualunque attrezzatura e di aiutarsi nel trasporto delle imbarcazioni;
- scegliere un luogo familiare dove continuare ad eseguire il risk assessment;
- portare con se l'equipaggiamento di sicurezza, come il giubbotto, la sacca da lancio, uno strumento di comunicazione in caso di emergenza, così come un kit di primo soccorso arricchito con le istruzioni per gestire il coronavirus;
- evitare di noleggiare o prestare qualunque attrezzatura: i pagaiatori dovrebbero usare esclusivamente il proprio equipaggiamento personale;
- consentire ai pagaiatori coinvolti nelle lezioni individuali di avere il tempo sufficiente per lasciare l'area prima che arrivino altri pagaiatori, così da rispettare sempre la distanza di sicurezza;
- applicare le stesse regole sulla distanza sociale anche ai genitori o ai conviventi presenti durante l'attività proposta; 

- assicurare una comunicazione efficace che sia preventivamente condivisa con i pagaiatori, in modo che siano chiare le misure da adottare prima, durante e dopo la sessione proposta;
- mettere in atto stringenti misure di igiene, incluso l'igienizzante sia per le mani che per qualunque elemento dell'attrezzatura personale.


Tutte le foto di corredo dell'articolo sono tratte dal sito della British Canoeing!

Credo che adotteremo molte di queste indicazioni quando decideremo di avviare nuovamente le attività didattiche di Tatiyak, perché ci sembrano ben articolate, motivate e condivisibili.
Siamo anche stati molto colpiti dall'empatia dimostrata dal Direttore Generale della British Canoeing con il messaggio pubblicato sul sito e con altri aggiornamenti inviati agli iscritti: David Joy ha dapprima riconosciuto l'eccezionale momento storico che siamo tutti chiamati ad affrontare, ha poi ringraziato i praticanti delle discipline di pagaia coinvolti ad ogni livello per rispettare e far rispettare le limitazioni imposte dall'emergenza sanitaria e ha infine sollecitato una ripresa responsabile delle attività di pagaia con una maggiore attenzione alla sicurezza personale.
Inoltre in questi ultimi due mesi  di lock-down, la British Canoeing ha
 promosso attività molto interessanti, come corsi on-line, webinar tematiche, paddle quiz, incontri virtuali sui social oltre alla lodevole iniziativa delle 10 ShePaddles Ambassador 2020. Il motto è lo stesso di sempre, ma in questi tempi di pandemia suona molto più pregnante: remain patient and stronger together! 
Nel frattempo noi seguiamo con accresciuto interesse la difficile e caparbia ripresa delle scuole di kayak da mare degli amici e colleghi inglesi, sicuri che presto potremo tornare a studiare il mare!

UPDATE del 29.5.2020: il Governo Inglese consente gli incontri tra 6 persone anche non conviventi, sempre nel rispetto della distanza minima di due metri... qui l'aggiornamento.

UPDATE del 28.5.2020: anche la Scozia ha avviato una prudente fase 2 e la Scottish Canoe Association ha aggiornato il sito con chiare e dettagliate istruzioni per le 4 fasi distinte e progressive, pubblicando un interessante info-grafica che riportiamo qui sotto sopratutto per la perfetta sintesi dello slogan adottato "Be considerate - Be conservative = Siate attenti - Siate prudenti"!!!

L'info-grafica pubblicata dalla Scottish Canoe Association per la ripresa del 29.5.2020: I really love Scotalnd!

lunedì 11 maggio 2020

La fase 2 ed il kayak in Francia...

La Francia ha dichiarato l'isolamento sociale una settimana dopo l'Italia, cioè a partire dal 17 marzo 2020.
Il prossimo 11 maggio 2020, giusto una settimana dopo di noi, anche i cugini francesi si apprestano ad entrare nella cosiddetta fase 2.
In Francia, come in Italia, serpeggiano molte preoccupazioni e si adottano varie precauzioni.
C'è però una differenza lampante che mi è subito saltata agli occhi.
In Italia il decreto ministeriale che disciplina la fase 2 è stato annunciato il 26 aprile scorso con una conferenza stampa ripresa da tutti i mezzi di comunicazione di massa ma ci sono poi volute un paio di settimane ed una serie pressoché infinita di ordinanze attuative per (provare a) chiarire la situazione.

In Francia invece hanno giocato d'anticipo.
Ancora prima dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni tutti si sono già mossi e preparati.
Una prova lampante è la comunicazione che la Fédéracion Française de Canoe-Kayak ha fatto uscire già nella settimana precedente quella dell'11 maggio, dimostrando non solo una grande lungimiranza ma anche una ammirevole chiarezza.
Riportiamo l'info-grafica elaborata dalla FFCK con un pizzico di invidia, perché purtroppo io ho notato che, nel corso della stessa settimana, la nostra federazione nazionale ha saputo elaborare unicamente l'emoticon di una faccina che abbraccia una canoa (che rappresenta sicuramente il sentimento prevalente nella comunità canoistica, ma che non è certamente sufficiente a spiegare nel dettaglio la nuova normativa già entrata in vigore la settimana passata!)...


Cosa dice la FFCK ai suoi iscritti e a tutti gli appassionati di pagaia di Francia?
Per chi non ha confidenza con la lingua francese, e senza voler offrire una traduzione letterale, ecco i punti salienti della bellissima locandina diffusa di concerto con il Ministero della Sport francese per chiarire ai pagaiatori le misure di sicurezza adottate a complemento delle disposizioni di legge già diramate dalle autorità (tutte le frasi tra parentesi sono miei commenti a caldo):
1. Riprendere progressivamente per rimettersi in forma (banale ma essenziale!)
2. Navigare lungo percorsi autorizzati (e ancor meglio se a noi familiari!)
3. Mantenere una distanza di 1 canoa tra ciascun pagaiatore (come previsto dal distanziamento sociale!)
4. Just paddle! Si esce giusto per pagaiare (non per prendere il sole o fare comunella o...)
5. Adattare la navigazione agli altri fruitori per garantire il distanziamento sociale
6. Essere responsabili e di esempio per gli altri ("lead by example", direbbero gli inglesi!!!)

Le attività consentite in fiumi, laghi e mari (mediterranei ed oceanici) sono le seguenti: canoa, kayak, stand-up-paddle, sport di pagaia e sport d'acquaviva (praticamente tutte le discipline di pagaia!).
Sono consentite, come in Italia, le sole attività sportive individuali ed è posta molta enfasi sul fatto di essere esperti ed autonomi, di privilegiare le uscite in compagnia pur mantenendo la distanza richiesta e di privilegiare i punti d'imbarco dei circoli nautici (perché in molte regioni, come la Bretagna, non sono ancora stati aperti i litorali e pertanto non sarà consentito l'accesso diretto alla spiaggia).
Ai frequentatori dei circoli sportivi si richiede di pulire e riporre l'attrezzatura tecnica seguendo le regole sanitarie adottate dalle singole strutture e di portarsi a casa la propria pagaia, il proprio giubbotto di salvataggio ed il proprio abbigliamento tecnico.
Regole semplici e chiare racchiuse nel motto finale: responsabilità, chiarezza e ruolo esemplare!

Inoltre, sui vari siti istituzionali, ripresi anche nei canali social, già compaiono richiami al rispetto dell'ambiente, che in questi ultimi due mesi ha prosperato senza la presenza dell'uomo e che ha pertanto registrato un forte incremento di flora e fauna. Siccome siamo nel periodo della cova, insistono, e molti uccelli hanno scavato il nido sulla sabbia tiepida di spiagge non più frequentate ormai da diverso tempo, si chiede di prestare la massima attenzione ai siti di nidificazione e di riportare gli eventuali avvistamenti alle locali associazioni ambientaliste!
Uguale uguale pure da noi, no?!?
Ed io che non sono mai stata esterofila e men che meno filofrancese, ho ammirato i cugini canoisti d'oltralpe ed insieme deprecato il medioevo canoistico in cui è ancora impantanato il nostro bel paese. Allons les enfantes!!!

giovedì 7 maggio 2020

Cosa ci insegna il kayak... anche quando non usciamo in kayak?

Ieri mattina sono andata a fare una visita di controllo in ospedale e la presenza di un reparto Covid-19 mi ha fatto salire l'ansia a livelli che non pensavo di dover sperimentare: prima di poter accedere in ambulatorio, sono dovuta passare al tendone esterno del triage per la misurazione della temperatura e della saturazione di ossigeno nel sangue. Ho così scoperto che per quel giorno non ero positiva!
Ho tirato un gran sospiro di sollievo e ho pensato che dopo due mesi di isolamento in casa era bello vivere la prima giornata all'aperto, benché in ospedale, con la consapevolezza di non essere infetta.
Questa strana riflessione ne ha generate molte altre: alcune già covavano da qualche giorno, sull'onda delle numerose discussioni pubbliche e private seguite al nostro ultimo post sulla fase 2 ed il kayak.
Mi sono quindi decisa a scrivere ancora qualcosa sul blog, per lasciare una traccia di questo strano periodo di pandemia e di isteria collettiva e di rabbia malcelata (le cose che più di altre mi stupiscono sempre moltissimo e che talvolta mi fanno pensare a quanto sarebbe bello restare a tempo indeterminato in isolamento volontario!).


In generale, ho registrato un grande senso di responsabilità nei singoli, una buona risposta della pubblica amministrazione ed una invidiabile capacità organizzativa in moltissimi settori produttivi.
Mi sembra inoltre che, a fronte di un rumoroso silenzio della federazione nazionale (e di altre realtà nazionali che pure rivendicano autorità nel settore), ci sia stata un'ottima reazione allo stato di emergenza nazionale anche nel nostro piccolo mondo delle attività sportive amatoriali.
I vari circoli territoriali si sono subito adoperati per riaprire in sicurezza le strutture sociali agli iscritti, anche se in alcune regioni le ordinanze locali non consentono la piena ripresa delle varie attività. Le molte associazioni di pagaia distribuite sull'intero territorio nazionale hanno trovato mille modi diversi per mantenere vive le relazioni tra gli iscritti, anche durante il periodo di isolamento sociale. I singoli pagaiatori hanno nella maggior parte dei casi dimostrato un profondo rispetto dei decreti ministeriali e, anche nelle regioni in cui le ordinanze emesse sono risultate più restrittive, sono stato avviati costruttivi confronti con le istituzioni locali.
Sembra proprio che nel complesso la nostra piccola comunità di appassionati della pagaia abbia saputo affrontare molto bene l'emergenza sanitaria.
Ma alcune reazioni sproporzionate, sebbene del tutto marginali, mi hanno fatto riflettere.


Come pagaiatori e navigatori dovremmo essere abituati a gestire situazioni impreviste.
Ogni volta che usciamo in mare ci alleniamo per affrontare una possibile emergenza: le onde sono più alte o il vento è più forte del previsto, oppure le condizioni meteo-marine cambiano nel corso della giornata, o ancora un compagno di escursione può sentirsi male o rompere il puntapiedi o perdere gli occhiali. Credo che ognuno di noi abbia affrontato diverse situazioni del genere nel corso della sua breve o lunga vita di kayak. Tutti, prima o poi, abbiamo avuto degli imprevisti ed abbiamo dovuto, nell'ordine, (provare a) mantenere la calma, raccogliere le energie, elaborare un piano di riserva, affrontare la nuova condizione e fare del proprio meglio per rientrare a casa tutti interi.
Il mare dovrebbe essere il nostro miglior maestro ed il nostro allenatore più esigente!
Inutile sarebbe, di fronte ad un imprevisto o ad una emergenza in kayak, mettersi a sbraitare contro il dio dei venti perché non doveva anticipare o aumentare quelle fredde raffiche da nord, oppure iniziare a lamentarsi perché il percorso è più lungo del previsto o le soste sono più brevi di quanto stabilito...
Negli anni sono state elaborate numerose e valide strategie per prevenire o evitare gli incidenti, per gestire le più disparate situazioni di pericolo e per risolvere ogni eventuale emergenza in mare.
Molti insegnanti di kayak si sono specializzati in corsi che in inglese si chiamano di "leadership", "risk assessment" e "incident managment" e moltissimi pagaiatori hanno seguito svariati corsi analoghi o affini o persino più specifici, tutti sempre con l'intento evidente di imparare a gestire le emergenze impreviste.


Allora perché in tanti, tra noi kayakers, si sono disperati per la reclusione?
Perché in molti hanno cominciato sin dalle prime settimane a strepitare contro i poteri forti o i diktat nazionali o i complotti internazionali? Perché alcuni hanno pure mostrato un forte risentimento, se non addirittura rabbia, per essere stati privati del sacrosanto diritto di uscire a pagaiare?
E' chiaro che ognuno di noi affronta le situazioni di emergenza in maniera diversa, con stati d'animo e sentimenti differenti, e non voglio certo entrare nel terreno impervio delle nostre paure e delle nostre ansie, perché mai come in questi ultimi due mesi di isolamento ho capito quanto possiamo tutti essere fragili, emotivi, suscettibili, impressionabili ed in fondo comprensibilmente umani!
Vorrei piuttosto capire perché alcuni di noi, pur allenati alle situazioni di emergenza in mare, non hanno saputo affrontare con la necessaria preparazione l'emergenza sanitaria da coronavirus!
Ovvio che si tratta di una drammatica pandemia che ha invaso ogni più remoto ambito della nostra vita quotidiana e che la situazione è tanto più complicata in ragione del fatto che non c'è stato modo di prepararsi, né emotivamente né praticamente né strategicamente.
Bene. Questo può valere per le categorie professionali più disparate, come gli insegnanti che per la prima volta hanno dovuto fare i conti con la didattica a distanza. Ma non mi sembra possa valere per i singoli: nella nostra dimensione individuale, intima e privata, avremmo potuto fare qualcosa di più?
Come mai non abbiamo saputo trasferire le competenze e conoscenze acquisite in mare per fronteggiare l'emergenza imposta dal coronavirus nella nostra vita quotidiana?
Cosa è andato perso nel tragitto dal mare a casa? Cosa abbiamo dimenticato?


Mi piacerebbe molto discuterne con degli esperti di settore, oltre che con altri appassionato di pagaia.
Ieri, per esempio, ho avuto un interessante confronto con un'amica di kayak esperta di sicurezza sul lavoro: lei anche ha registrato una strana impreparazione tra i suoi colleghi che, pur teoricamente preparati a gestire le emergenze, sono stati in alcuni casi travolti dal panico e dalla polemica.
Stiamo vivendo un grande esperimento sociale e professionali, mi ha detto alla fine.
Ecco, in questa grande prova collettiva, cosa ci ha insegnato il kayak da mare?
A me sembra di poter dire che grazie al kayak e, soprattutto grazie al mare, abbiamo imparato (e possiamo ancora imparare!) ad essere flessibili, tolleranti, pazienti, collaborativi e creativi!
C'è un'altra cosa che mi sento di poter sottolineare con grande convinzione, e che è uno dei pochissimi indubbi vantaggi della pandemia: durante un viaggio in campeggio nautico abbiamo modo di conoscere a fondo i nostri compagni di avventura, perché di fronte a Madre Natura veniamo tutti messi a nudo nella gestione dei nostri più elementari bisogni esistenziali (ho fame, ho sete, ho sonno, sono stanco, dove faccio la pipì etc); così durante l'esperienza del coronavirus abbiamo compreso molto facilmente la vera natura dei nostri vicini, amici e parenti ma anche illustri sconosciuti, perché è proprio durante un'emergenza che le persone danno il meglio ed il peggio di sé!
Ecco, la pandemia è un ottimo esercizio di svelamento della personalità.
Così non c'è neanche più bisogno di condividere un'escursione in kayak per capire esattamente con chi vogliamo accorciare le distanze e con chi, invece, quelle stesse distanze è meglio mantenerle, se non addirittura aumentarle... e senza che lo stabilisca un decreto ministeriale!

Tutte le fotografie che corredano l'articolo sono tratte dalle opere della mostra The art of brick di Nathan Sawaya.