IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
_____________________________________________________________________________________________________

30 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #22

🧭 Lunedì 30 marzo 2026
👣 Fine settimana a Ponza
⭐ Punta Incenso e Monte Guardia

Sono settimane corte a scuola, solo tre giorni in classe ciascuna, prima per il referendum costituzionale e poi per le festività pasquali.
La scorsa settimana sono tornata sul continente per votare e per festeggiare la vittoria del NO: ho trascorso quasi un'intera settimana a casa, il periodo più lungo dopo le vacanze natalizie.
Per non fare su e giù troppe volte, però, questo fine settimana ho scelto di restare sull'isola per continuare con le mie escursioni solitarie.

Si avvertono ancora i postumi delle varie perturbazioni che hanno interessato l'isola, con temperature più basse e con venti forti che spazzano il cielo e il mare.
Sabato si vedeva bene tutta la costa, dal basso promontorio di Anzio a Nord fino giù al Vesuvio a Sud: ho scelto allora di tornare a Punta Incenso per godermi il panorama.
È la punta settentrionale dell'isola, affacciata verso il continente, e da lì si vede bene tutta la costa laziale e campana fin su ai monti ora innevati della Semprevisa e delle catene più interne, che non so distinguere e nominare.
Riconosco bene, invece, le lontane isole di Procida e Ischia, e la più vicina d Ventotene, il cui profilo a forma di balenottera si staglia all'orizzonte come una presenza amica.

Seguo un sentiero diverso da quello indicato dalle tipiche frecce di legno e incontro un asino sotto un boschetto di pini marittimi e poi uno spaventapasseri ricavato da un vecchio manichino lungo i filari dei vigneti bassi che qui occupano lunghi tratti delle vallate coltivate.
Resto tutto il pomeriggio accoccolata a leggere in una conca rocciosa ben soleggiata e riparata dal vento, tanto che mi appisolo per un'oretta cullata dallo sciabordio delle onde che sale dalla scogliera sottostante.

Tra Punta Incenso e Gavi, l'isoletta a Nord di Ponza, si apre un piccolo stretto in cui il mare s'infila diretto e anche se è ormai passata l'ultima burrasca, le onde, che vi sono spinte dentro come in un imbuto, escono dall'altro lato a formare un grande ventaglio azzurro che si allarga sempre di più verso il mare aperto.
È uno spettacolo liquido che ipnotizza, come quello delle nuvole che si spostano lente nel cielo opaco, rigato da strisce bianche di cirri altissimi che si accompagnano ai paffuti cumulonembi rosati che iniziano a chiudere l'orizzonte.

La serata è limpida e la scia dorata del sole al tramonto è sostituita più tardi da quella argentata della mezza luna. In mare c'è qualche luce lontana di barche che incrociano al largo, come stelle cadute sull'acqua nera della notte.
La mattina della domenica, scandita dalla nuova ora legale, comincia con la mia solita lentezza, ma la giornata soleggiata invita ad uscire presto di casa.

Mi dirigo verso l'estremità opposta dell'isola per salire sul punto più alto, quel Monte Guardia che immagino da tanto di riuscire a scalare.
Il sentiero è per lunghi tratti scavato nella roccia e gli scalini ampi e levigati seguono la vecchia Via Crucis, segnata ancora da alcune delle 14 piastrelle decorative in ceramica che accompagnavano il cammino della Quaresima. Ora è un po' tutto abbandonato e anche il sentiero sembra poco battuto.

Ci sono campi coltivati dove meno te li aspetti e, come a Punta Incenso, grandi cisterne naturali per la raccolta dell'acqua piovana, che occupano parte dei terrazzamenti ricavati con muretti a secco un po' cadenti, come accanto ad una delle porticine d'ingresso dove un'intricata piante di glicine ha ormai preso il sopravvento.
Qualche boschetto di alloro si insinua tra le vaste distese di ginestra ponzese, la Genista tyrrhena subspecie pontiana, un arbusto endemico dal profumo intenso e dai fiori di un bel giallo corposo, che ricopre grandi tratti del monte ed è molto diffusa su tutta l'isola, che infatti per alcune settimane si ricopre di questi esili rametti ricolmi di piccoli boccioli gialli.

Il sentiero che sale al Monte Giardia è pieno anche di tantissime erbe aromatiche, che si insinuano lungo gli scaloni e spandono profumi nell'aria calda del mezzogiorno: riconosco facilmente mentuccia, elicriso e tarassaco, accanto a cardo, ortica e cicorione, oltre a tante varietà di fiori che vorrei sapere riconoscere una ad una, dai fiori di nasturzio dalle foglie carnose e di acetosella gialla che qui è quasi infestante, alla più rada gazania che acquista talvolta colorazioni impreviste... e prima o poi mi metto a studiare seriamente l'incredibile mondo delle erbe selvatiche!

Resto ancora a leggere per lunghe ore al sole tiepido del primo pomeriggio, stavolta distesa sull'erba secca del grande spiazzo accanto al rudere che sovrasta il monte, affacciata sul porto che dall'alto sembra piccolo e lontano, circondata dal silenzio quasi irreale di questa domenica primaverile.
Ridiscendo con calma e mi perdo come al solito tra i vicoli stretti del paese, chiusi tra casette intonacate e giardini interni e piante in vaso e maioliche colorate e scalette nascoste.
Resto in contemplazione dell'isola durante tutto il viaggio di ritorno con l'autobus di linea, ora costretto a percorrere la lunga via panoramica fintanto che non saranno conclusi i lavori di messa di sicurezza del tunnel costiero. 

E rientro al tramonto, giusto in tempo per guardare dalla veranda la processione del Venerdì Santo che sfila lungo l'unica strada della frazione di Le Forna, ora avvolta dal suono un po' roco dei canti liturgici amplificati dal microfono portatile, dalle lucine tremolanti delle candele che punteggiano la processione e dal profumo intenso sia dei ceri che del mare, in un concerto di odori mistici e pagani che riempiono di vita questa mia serata solitaria.

"Quando ci concediamo ai luoghi, essi ci restituiscono a noi stessi e, più arriviamo a conoscerli, più vi seminiamo l’invisibile messe delle memorie e delle associazioni che saranno lì ad aspettarci quando vi ritorneremo, mentre luoghi nuovi ci offriranno pensieri nuovi e nuove opportunità. Esplorare il mondo è uno dei modi migliori per indagare la mente, e il camminare percorre entrambi i terreni".
[Storia del camminare di Rebecca Solnit]

Punta Incenso in semi solitaria
La scarpata di Cala Gaetano 
Un piccola collezione di porticine
La scarpata dei Faraglioni di Calzo

La prospettiva storico naturalistica che si gode da lassù 


Nessun commento:

Posta un commento

Solo gli utenti con account Google possono inserire commenti. Grazie.