IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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27 luglio 2026

Cambio di programma 💙

⭐ Lunedì 27 luglio 2026
👣 Settimo giorno di viaggio in kayak 
🧭 Porto di Agios Nikolaos - Paralia Vathi Lagadi 
⛺ 15 km con mare da poco mosso a calmo

Trovare un posto dove montare la tenda nel porto non è mai facile ma qui a Zante sembra che nessuno si curi di noi.
Avevamo adocchiato uno spiazzo libero affianco al motoscafo tirato in secca su un carrello dalle ruote bucate e dal nome perfetto: Nautilus. Ma quando rientriamo dalla taverna, troviamo lo spiazzo occupato dal motorino di un pescatore solitario e per fortuna, perché è proprio sotto uno dei tre lampioni del molo che speravamo non funzionassero e invece illuminano a giorno.
Ci spostiamo allora sotto la poppa di un altro motoscafo, questo issato su una pila si mattoni e coperto da un telo tutto sfrangiato. 

I rumori del porto sono tanti e vari: lo sciabordio delle barche ormeggiate, il tintinnare delle cime sugli alberi delle vele, la musica di una festa all'aperto, le grida di qualche bambino ancora sveglio e un paio cani che abbaiano lontani. Sono tutti attutiti dal canto dei grilli e quando scende l'oscurità si smorzano velocemente.

La luce del mattino entra in tenda alle otto suonate e noi troviamo lo scivolo occupato da un carrello ricolmo di kayak colorati in plastica: è uno dei due gruppi che oggi partono per l'escursione guidata alle Blue Caves, una delle grandi attrazioni turistiche dell'isola che richiama centinaia di imbarcazioni a motore. Il primo gruppo parte quando noi stiamo andando al bar a fare colazione (e rientra un paio d'ore dopo, proprio mentre noi stiamo uscendo dal porto); il secondo gruppo invece è composto da una mezza dozzina di kayak doppi e impiega oltre un'ora per lasciare lo scivolo. Ci fa piacere osservare le molte spiegazioni sulla pagaiata e sulla sicurezza e anche constatare che negli anni il kayak a Zante si è diffuso così tanto.

Il nostro programma per la giornata era quello di pagaiare lungo la costa nord occidentale dell'isola: le previsioni non annunciavano che una bava di vento e ci sembrava la giornata adatta per superare il capo, raggiungere la famosa spiaggia del Navagio, col suo relitto tra i più fotografati al mondo, e proseguire poco oltre fino al piccolo fiordo di Porto Vromi, dove ci fermiamo ogni volta che torniamo a Zante.
Superate le superaffollate Blue Cave e doppiato il bel faro di Capo Skinari, ci ritroviamo invece in un bel mare agitato da un deciso e inaspettato vento contrario: proviamo ad avanzare per qualche chilometro, seguendo la costa rocciosa priva di qualsiasi possibile punto di sbarco, sperando che il moto ondoso si attenui, ma avanziamo troppo lentamente e oltre il capo successivo il vento inizia ad aumentare.
Quindi a malincuore torniamo indietro.

Ci dirigiamo in una caletta un paio di chilometri a Sud rispetto al porto, e per raggiungerla pagaiamo per quasi quattro ore. Ma nale valeva la pena!
Non tanto per la fatica, ma perché se l'avessimo incrociata appena due chilometri dopo aver lasciato il porto di sicuro non ci sarebbe neanche venuta l'idea di sbarcare, figuriamoci quella di fermarci per la notte.
E invece è un piccolo angolo di paradiso: una bella caletta di ciottoli bianchi incastonata tra due pareti rocciose dilavate dalle intemperie, rosse per le concrezioni di ferro e verdi per le tante piante di cappero.

L'acqua trasparente prende tutte le gradazioni possibili dal verde chiaro al blu cobalto e siccome non c'è un accesso da terra, le poche persone che arrivano dal mare restano giusto il tempo di un bagno e poi se ne rivanno come sono venute, chi a bordo di piccoli motoscafi e chi su dei Sup (Stand-up Paddleboard), le sempre più comuni tavole gonfiabili su cui si pagaia in piedi, alcune delle quali montano persino dei piccoli motorini elettrici...

Mauro prepara un ottimo cous-cous al pesto rosso e ceniamo nel silenzio della caletta tutta per noi, con l'unica compagnia delle cicale che friniscono all'ultimo sole. La risacca leggera è così delicata da cullarci la ninna nanna.

Blue Caves
Oltre Capo Skinari 
Cambio di programma 
Il nostro piccolo angolo di paradiso 
La manina di Vathi Lagadi

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Latitudine:37.88976
Longitudine:20.71522
Posizione GPS Data/Ora:07/27/2026 16:48:25 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
http://fms.ws/2JYZAx/37.88976N/20.71522E

Se il link sopra non funziona , provate questo link:
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26 luglio 2026

Di traversate tra le isole 💙

⭐ Domenica 26 luglio 2026
👣 Sesto giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Kaminia (Cefalonia) - Porto di Agios Nikolaos (Zante)
⛺ 20 km con mare calmo

Oggi traversiamo su Zante.
L'isola sembra vicina e la notte è stata lunga e silenziosa: dovremmo avere energie sufficienti per affrontare la traversata.
Ci svegliamo col primo sole ma come al solito partiamo dopo ore.
La giornata è quella giusta per avventurarsi in mare aperto: non c'è una bava di vento e il sole non è troppo caldo. Aspettavamo da giorni una finestra di bel tempo per tornare a Zante e le previsioni l'hanno confermata.

La prima ora trascorre lenta e tranquilla, con qualche berta maggiore che incrocia la nostra rotta: ho un debole per questi meravigliosi uccelli pelagici dal dorso marroncino e dal ventre chiaro, dalla testa piccolina col becco scuro e dall'apertura alare ampia e possente, adatta a volare con pochi battiti sul pelo dell'acqua come se il mare fosse per loro un secondo cielo.
Mi sono sempre sembrate un segnale di buon auspicio perché, quando ci sono le berte a volare intorno ai kayak, il vento anche più forte non ci ha mai impensierito.

Oggi una leggere brezza si palesa quasi insieme alle berte e rinforza lentamente man mano che ci avviciniamo a metà dello stretto.
Alla fine della seconda ora di navigazione una sterna bianca vola in semicerchio intorno a noi e va a posarsi su una tanica rossa usata dai pescatori come galleggiante per le reti da pesca: ci fermiamo anche noi a mangiare uno dei fruttini di mele cotogne che Mauro ha imparato a preparare seguendo la ricetta del Mammut.
Ci deve essere una bella corrente superficiale perché nei 5 minuti di sosta i kayak scarrocciano di un centinaio di metri: Mauro tiene sempre d'occhio la rotta impostata sul Gps e quando riprendiamo a pagaiare dobbiamo compensare come ci succede un altro paio di volte prima di arrivare vicino alla costa di Zante.

La terza ora di navigazione è la più lenta perché cominciamo a sentire la fatica della tratta senza sbarchi, visto che non abbiamo più un allenamento costante.
Ci distraiamo raccontandoci a vicenda i ricordi di traversate precedenti, quando il mare era così piatto da sembrarci addirittura noioso o quando si era ingrossato così tanto da non farci più vedere l'isola che cercavamo di raggiungere.

La quarta ora è la più faticosa perché in maniera del tutto imprevista, quando siamo ormai in vista del faro di Zante, si alza una brezza frizzante al mascone che ci rallenta oltre ogni nostra speranza.
Sembra che le ondicelle spruzzate di bianco vogliano festeggiare il nostro ritorno sull'isola e accompagnarci per tutto l'ultimo tratto fino all'ingresso del porto di Zante.
Peccato che al vento inaspettato si sommino le onde del tutto prevedibili ma oltremodo fastidiose delle numerosissime barche a noleggio che incrociano lungo la famosa scogliera delle Grotte Azzurre.
Si accalcano tutte verso la nostra stessa meta e l'ultima mezz'ora di traversata è anche quella più affollata.

Il porto è lo stesso di sempre ma noi impieghiamo qualche ora per ricordarci di esserci già sbarcati anni addietro: scegliamo l'unico scivolo di alaggio e speriamo di trovare un posto adatto per la tenda.
Non è facile tirare in secca i kayak ma in compenso è facilissimo trovare una taverna

Zante all'orizzonte 
Cefalonia alle spalle 
Polpiyak in mare aperto
Pranzo con fruttini 

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TatiyakSPOT
Latitudine:37.90824
Longitudine:20.70730
Posizione GPS Data/Ora:07/26/2026 16:06:52 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

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25 luglio 2026

Di soste e di taverne 💙

⭐ Sabato 25 luglio 2026
👣 Quinto giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Cronidis - Paralia Kaminia
⛺ 13 km con leggera brezza a favore da Nord-Ovest

Un'altra notte insonne. Solo per me.
Mauro russa con una regolarità rilassante che però non mi aiuta a riprendere il sonno.
Ascolto il vento che muove le fronde dell'alto eucaliptus accanto a noi tanto da farlo sembrare un altro mare agitato; ascolto la tenda che cigola tra una raffica e l'altra e che si gonfia così tanto da arrivare a sfiorarmi le spalle e a trasmettere il suo fresco alito notturno; ascolto il mare che s'infrange vigoroso sulla riva scoscesa e che accentua ancor di più lo scalino naturale su cui abbiamo tirato in secca i kayak.

Ogni tanto la notte si illumina coi fari delle rare auto che corrono sulla vicina strada costiera e che scompaiono subito in un rombo lucente.
Anche l'orizzonte buio e lontano si accende qualche volta per le lucine gialle dei traghetti che incrociano al largo e che mi sembrano delle piccole catenelle di lucciole alla deriva.
Il Meltemi come previsto soffia deciso fino all'alba e mi tiene sveglia quasi tutta la notte: mi viene di mettere a confronto i suoni diversi che generano le diverse spiagge su cui frangono le onde, simile al tintinnare di una cesta di biglie di vetro quando i ciottoli sono piccoli, oppure al crepitare di un fuoco se i ciottoli sono più grandi o ancora al rumore sordo di una sacca piena di noci di cocco; quando invece la sabbia è fine il brontolio del mare si disperde quasi all'istante, mentre se ci sono scogli affioranti i tonfi dell'acqua sulla roccia ricordano i colpi di un cannone...
E niente, non mi riesce proprio di dormire.

Fortuna che la mattina soleggiata è rinfrescata dal vento che, appena prendiamo il mare, ci accompagna e sospinge fino alla punta più meridionale dell'isola: avanziamo quasi senza sforzo fino a Skala e superiamo come volando il capo basso e sabbioso dove vogliamo fare campo.
L'acqua trasparente è di un colore che innamora, la sabbia fine è rossa come avessero sbriciolato dei mattoni e ovunque ci sono decine di nidi di tartaruga Caretta caretta, segnalati coi soliti treppiedi di canne e qualche nastro bianco e rosso dei lavori in corso.
Infiliamo i kayak tra le varie secche affioranti che contribuiscono a rendere il mare una tavolozza di colori stupendi e ci fermiamo qualche minuto a farci cullare dalle onde per ammirare la meraviglia iridescente che si allarga intorno a noi.

Poi ci mettiamo caccia di una taverna: oggi è la nostra tappa più lunga e vogliamo celebrare con un pasto come si deve.
E caschiamo bene: acciughe impanate e fritte, farcite con pomodorini tagliati a dadini di mezzo centimetro, insalata greca ricca di cetrioli, capperi e cipolla, e le immancabili patatine fritte, quelle che ci piacciono tanto perché sono evidentemente affettate a mano.
Dalle sedie da regista del tavolino ci spostiamo poi su due comode sdraio in tela all'ombra dei pioppi argentei che abbelliscono il giardino di questa taverna un po' ricercata, poco affollata e molto accogliente, con l'erbetta verde appena tagliata e la musica italiana soffusa che crea un leggero senso di spaesamento.

Ci passiamo quasi tutto il pomeriggio, sorseggiando lentissimamente due "kafè frapè glikò me gala" che hanno iniziato a servire anche decaffeinati e che ho subito imparato a ordinare in greco in maniera impeccabile. Restiamo a leggere, scrivere e sistemare le foto per il diario finché il desiderio di un tuffo in mare non prende il sopravvento...

Avvistamenti lungo la costa rocciosa di Skala
Passaggi segreti appena a Sud di Skala
Giochiamo a nascondino 
La punta estrema Sud di Cefalonia
(e Zante sullo sfondo)
La manina di strane pietre verdi a Paralia Kaminia

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Latitudine:38.06697
Longitudine:20.77242
Posizione GPS Data/Ora:07/25/2026 16:42:52 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
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24 luglio 2026

Di volpi e di arcobaleni 💙

⭐ Venerdì 24 luglio 2026
👣 Quarto giorno di viaggio in kayak
🧭 Spiaggetta senza nome - Paralia Cronidis⛺ 11 km tra un temporale e l'altro

Stanotte viene a trovarci un volpacchiotto.
Appena cala l'oscurità si palesa controluce all'ingresso della tenda e, dopo un primo sussulto di sorpresa, ci guarda un po' perplesso, muovendo la testa di lato così che noi possiamo ammirare le sue grandi orecchie e, quando si muove di un passo, anche la sua lunga coda pelosa.
È molto curioso e indaffarato a perlustrare i dintorni, niente affatto preoccupato dalla nostra presenza e vicinanza: gironzola più volte intorno alla tenda, annusa tutto l'annusabile e raspa senza fine tra i ciottoli asciutti della spiaggia.

Prima tenta di sfilarci "seggiolo", il doppio cuscino imbottito di tela blu che portiamo con noi da quando l'abbiamo incrociato alla deriva durante il viaggio in kayak in Puglia; poi rosicchia fino a strapparlo uno dei tiranti della tenda, a cui teniamo molto perché li abbiamo ricavati da una lunga cimetta rosso fuoco, ora sbiadita in un rosa pallido, che abbiamo recuperato in mare a Kia, la prima isola del nostro viaggio di 5 mesi alle Isole Cicladi nel 2016. Festeggiavamo allora la pensione di Mauro, quindi ora i tiranti festeggiano 10 anni!
Il volpacchiotto se ne va e solo al mattino scopriamo che ci ha lasciato il solito ricordino, stavolta nell'angolo tra gli scogli che avevamo eletto a cucina da campo: le "istruzioni" sul riconoscimento sono giuste e si in queste reperto di vedono bene peli, semi e ossicini.

Usciamo tardi dalla tenda perché, puntuale sulle previsioni meteorologiche, alle otto del mattino scoppia il primo temporale della giornata: ci costringe a prolungare il sonno di un altro paio d'ore, cullati dal rombo dei tuoni che si rincorrono tra i nuvoloni come fossero pietre che rotolano giù da un canalone, così lenti e persistenti da sembrare senza fine.
Poi torna il sole e le temperature risalgono a 19°C, comunque 10 gradi più basse di ieri.
Dobbiamo lasciare la nostra spiaggetta preferita perché siamo in riserva d'acqua dolce: stiamo bevendo molto più del solito e abbiamo avanzato solo una bottiglia a testa.

Questo tratto di costa è molto bello, selvaggio e poco frequentato: la scogliera che delimita i vecchi e radi terrazzamenti di ulivi, ora per lo più invasi dalla macchia mediterranea, sembra assumere forme fantastiche che, con i giochi di luci e ombre creati dal sole allo Zenith, assomigliano ora a teste di rinoceronti bianchi ora a carciofoni giganti.

In poco più di un'ora raggiungiamo Poros, la cittadina da dove partono i traghetti per Patrasso e dove le spiagge libere sono attrezzate con panchine, spogliatoi e docce d'acqua dolce.
Dopo aver riempito la nostra dozzina di bottiglie ci spostiamo in taverna: i tavolini blu apparecchiati a pochi passi dal mare esercitano su Mauro un richiamo irresistibile che non ho mai modo di contrastare. Ordiniamo i nostri piatti preferiti e teniamo d'occhio il secondo temporale della giornata che, verso le quattro del pomeriggio si profila lungo la costa. 

Facciamo giusto in tempo a pagare il conto, indossare le giacche d'acqua e i cappelli nord-ovest da pioggia, che si abbatte sull'isola un incredibile temporale estivo, con tanto di lampi e tuoni proprio sopra i nostri kayak, e con scrosci d'acqua così pesanti e sovrapposti da nascondere la costa dietro una pesante coltre biancastra.
Le raffiche di vento che accompagnano la burrasca sono così forti da sollevare le creste delle onde e da nebulizzare l'acqua in tanti piccoli arcobaleni che appaiono in sequenza e subito scompaiono.
Nella nostra esperienza in mare, questo tipo di vento così violento e improvviso può raggiungere anche Forza 7-8 della Scala Beaufort, cioè 30 nodi (circa 60 km orari): non è il caso di metterci in mare con queste raffiche e ci risediamo sulle uniche due sedie rimaste in piedi della taverna.

Aspettiamo un quarto d'ora, quanto basta per far sfogare il temporale, e poi seguiamo le ondine crestate degli ultimi frangenti per uscire dal golfo di Poros e raggiungere il nostro campo per la sera, nella baietta successiva dove già avevamo bivaccato lo scorso anno.
Tiriamo i kayak in secca quando il sole è già  tornato a splendere e lasciamo l'attrezzatura ad asciugare all'aria impregnata del profumo della pioggia e dell'odore dolcissimo dell'eucaliptus che ci farà da sentinella per la notte.
Il vento che continua a increspare il mare rende un po' più complicate del previsto le operazioni di montaggio della tenda, ma tra una serie e l'altra di raffiche che a tratti sembrano volersi placare e a tratti invece sembrano decise a rinforzare, riusciamo comunque ad infilarci nei sacchi a pelo prima ancora che faccia buio...

In navigazione lungo la costa dei carciofi 
Preparativi per il secondo temporale 
Cric & croc (Gazeta's style)
Manina di semi di eucaliptus diversamente consumati dal mare a Paralia Cronidis
Campo a Paralia Cronidis

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Latitudine:38.13102
Longitudine:20.79302
Posizione GPS Data/Ora:07/24/2026 16:55:16 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
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23 luglio 2026

Giornata di sosta 💙

⭐ Giovedì 23 luglio 2026
👣 Terzo giorno di viaggio in kayak
🧭 Spiaggetta senza nome (0 km!)

La notte è stata alquanto tribolata.
Forse complice il caffè frappè consumato all'ombra della taverna di Manavis ci rigiriamo sul materassino gonfiabile fino a molto dopo che il cielo nero si riempie di stelle luminose.
A mezzanotte usciamo a tirantare la tenda, perché le raffiche di Meltemi intensificano tanto da sballottarci un po' troppo e, visto che siamo in preda all'insonnia, ce ne restiamo seduti sul terrazzino naturale ad ammirare la notte greca, proprio sotto la Stella Polare incastonata tra le costellazioni di Cassiopea e dell'Orsa Maggiore.

Notte troppo breve: alle prime luci dell'aurora, che tinge di rosa le creste dei monti della terraferma allungati verso Est, mi risvegliano una serie di rumori sordi di metallo, troppo diversi dal placido rotolare sui ciottoloni della riva delle onde increspate dal vento che non cala.
Manca all'appello la mia Croc sinistra, scomparsa nella macchia insieme alla donnola che ha leccato fino a rendere lucenti le nostre scatolette di dolmades, il tipico piatto greco di riso avvolto in foglie di vite che avevamo lasciato capovolte poco distanti dalla tenda.
La donnola ci ha lasciato in cambio un evidente ricordo del suo passaggio, dalla caratteristica forma spiralata ora ricoperta di numerose mosche avide: aver scelto sulla lunga spiaggia di ciottoli quell'angusto spazio delimitato dalle poppe dei nostri due kayak, credo sia stato un modo chiaro per esprimere tutto il suo disappunto a chi ha invaso il suo spazio vitale.

Scopro che camminare con una scarpa e una ciabatta richiede una certa perizia e limito al massimo i miei spostamenti, chiedendo a Mauro di intervenire in caso di bisogno. Rispetto a lui, in questa giornata di sosta in cui subiamo l'attrazione magnetica della caletta conosciuta, mi concedo in più tre bagni, due sonnellini e uno spuntino.
In compenso lui, oltre ad occuparsi come al solito della cucina da campo, preparando minestroni e pastine che in viaggio hanno sempre un gusto un po' speciale, trova anche il modo di trasferire le fotografie dalle fotocamere al telefono, senza più dover usare quei fastidiosi cavi che il più delle volte non funzionano, così forse nei prossimi giorni potremo pubblicare alcuni scatti realizzati durante la navigazione.

Si dedica inoltre alle prime due riparazioni del viaggio: nel tempo dilatato della sosta a terra, incolla sia la valvola del suo materassino che la suola della mia ciabatta superstite.

La giornata scorre lenta e tranquilla: se ci distendiamo a pancia in su, osserviamo il sole che filtra tra i rami frondosi del lentisco; se invece ci giriamo a pancia sotto, guardiamo ammirati i colori cangianti del mare striato di lunghi frangenti spumosi e solo di rado solcato da qualche lontana barca a vela.
È incredibile quanto il tempo goduto della vacanza in kayak mi risulti prezioso: i pensieri non sono quasi mai distratti da nulla di lontano, si posano delicati sul qui ed ora, in una pratica di meditazione attiva che rivela tutta la sua potenza rilassante e rigenerante.

Finisco il libro iniziato sul traghetto, il primo della trilogia di Rachel Carson sul meraviglioso mondo marino che ho portato in viaggio: molti racconti sulla nascita degli sgombri nel modo e nel luogo più strano del mondo oppure sulla risalita delle anguille dalle profondità atlantiche alle acque dolci di laghetti distanti oltre duecento miglia sono talmente avvincenti che li leggo a Mauro ad alta voce, per assaporare ancora meglio la straordinaria vena letteraria e scientifica dell'autrice, conosciuta come una delle madri del moderno ambientalismo.

Dopo cena, quando il sole s'è già abbassato oltre l'alta montagna di Cefalonia e l'aria si riempie degli odori della sera, ce ne restiamo a lungo in silenzio a guardare il mare: le raffiche a 10 nodi del mattino, che nel pomeriggio hanno rinforzato fino a 15 nodi e hanno reso la temperatura percepita molto fresca e piacevole, ora stanno scendendo gradualmente fino quasi a spegnersi del tutto, tanto che la distesa d'acqua di fronte a noi ha ripreso la sua uniforme tonalità blu, senza più creste bianche ma solcata solo da qualche increspatura più scura, che fa brontolare sempre più sommessamente le onde che ancora rompono a riva...

L'alba dalla nostra spiaggetta preferita 
Una perfetta terrazza sul mare 
Una siesta mattutina rigenerante 
Uno dei vari bagnetti nel blu dipinto di blu 
La manina della spiaggetta preferita

22 luglio 2026

Cefalonia in senso orario 💙

⭐ Mercoledì 22 luglio 2026
👣 Secondo giorno di viaggio in kayak
🧭 Caletta senza nome -Spiaggetta senza nome
⛺ 8 km con una leggera increspatura e con un'afa terrificante (mai così intensa!)

Ci svegliamo per il caldo.
Sono le nove passate ma la tenda è ancora in ombra e ci resterà fino a mezzogiorno, quando finalmente ci decidiamo a riprendere il mare, e solo perché la baietta si riempie tutt'a un tratto di una manciata di barchette a noleggio.
Costeggiamo verso Sud e usiamo il nostro modo di navigazione preferito: scogliettare!
La macchia è lussureggiante e vorrei tanto conoscere ogni pianta con il suo nome, mentre riconosco solo una manciata delle diverse chiome che spuntano lungo il versante scosceso dei monti.
Il mare è di un azzurro invitante e quando il fondale si ricopre di scogli chiari il colore diventa turchese e verde smeraldo e acqua marina, in un caleidioscopio indescrivibile che fa venire voglia di tuffarsi ad ogni anfratto.

In una piccola rientranza formata da una qualche frana recente, di quelle che modificano continuamente l'orografia del terreno in tutte le Isole Ioniche, scorgo una capra selvatica dalle lunghe corna ritorte e dal bel pelo bruno che diventa fulvo sulle zampe posteriori. Il piccolo capretto si è arrampicato in un punto improbabile che non capisco proprio come abbia potuto raggiungere: bela per chiedere indicazioni alla madre e quando belo pure io si gira interdetto per capire quale razza strana arrivi dal mare aperto. Dalla grotta esce il resto del branco, una decina di grossi esemplari forse incuriositi dal mio strano accento capresco...

Poco oltre, dopo neanche un'ora di navigazione, ci concediamo una lunga sosta sulla bellissima spiaggia di Koutsoupia, all'ombra di un bel lentisco frondoso carico di cicale in piena attività: è la piazzola antistante una piccola taverna di legno ben mimetizzata nella fitta boscaglia e dipinta della stessa identica tonalità di verde bottiglia.
"Snack bar Manavis Welcome Open" recita la scritta luminosa rossa che scorre nel pannello elettronico appeso con due cimette sotto un ginepro coccolone, accanto alla bandiera greca che campeggia sulla baracca, come in tutte le taverne greche che si rispettino.
Il vialetto di accesso dalla spiaggia è stato pulito e decorato da una doppia lunga fila di ciottoloni bianchi, affiancati da una serie di omini di pietra di varie altezze in precario equilibrio che si moltiplicano intorno ad un basso ginepro, che per la forma abbombata ricorda un piccolo albero di Natale caduto per sbaglio su un'assolata spiaggia tropicale.

Il signore riservato e sempre sorridente, che da solo gestisce il piccolo ma frequentato ristoro, serve senza sosta dei grandi piatti farciti di insalata mista, pita abbrustolita e saporiti souvlaki, i tipici lunghi spiedini della cucina greca. Mauro qui mangia tutto, pure cetrioli e pomodori che di solito a casa schiva come fossero contaminati: dice che qui hanno un sapore diverso, molto intenso, e più dolce, soprattutto hanno pochissimi semi. Se mai riuscirò ad allestire un piccolo orto nel giardino sul retro di casa, dovrò cercare subito il modo di coltivare questa varietà greca!

All'improvviso il mare diventa la pastina di Mafalda: due barconi carichi di turisti riversano in acqua circa 200 persone.
Fortuna vuole che proprio in quel momento si avvicini a noi un bel gattino rossiccio voglioso di giochi e di coccole: ci intrattiene per una buona oretta, giusto il tempo che impiegano i barconi a suonare la sirena della ritirata. Quando la spiaggia è di nuovo libera, ci decidiamo a lasciarla anche noi.

Scogliettiamo ancora un'oretta nel caldo afoso del tardo pomeriggio, godendo come bambini quando incrociamo una corrente superficiale un po' meno calda del solito, di certo per le sorgenti d'acqua dolce che riempiono il mare di caratteristici riccioli opachi e freschi.
Sappiamo già di dover pagaiare per poco tempo, perché vogliamo fare tappa sulla stessa spiaggia dove l'anno scorso abbiamo passato tre giorni indimenticabili e che avevamo chiamato la spiaggia dei sassi rosa.
Ritroviamo la spiaggia così come l'avevamo lasciata, con i sassi rosa, le piante di capperi e l'albero proteso verso il mare a garantire ombra tutto il giorno, anche grazie al perfetto orientamento est-ovest della caletta.
Ci godiamo la serata in riva al mare, col profilo di Itaca poco distante ma nascosto dietro una folta cortina di umidità.
Scriviamo, leggiamo, chiacchieriamo e ci prepariamo lentamente alla seconda notte di campeggio nautico...

La nostra casa per una notte nella Caletta senza nome a Sud del Golfo di Antisamos 
Il sentiero che dal monte conduce alla bella spiaggia di Koutsoupia
Gli omini di pietra vicino all'uomo di ferro 
La compagnia impagabile di un micetto greco

La manina di Koutsoupia 💚
(bacche di ginepro e, sul pollice, una celletta delle canne di palude, oltre a ghianda, foglia e fiori)


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Latitudine:38.20196
Longitudine:20.73421
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21 luglio 2026

Primo giorno a Cefalonia 💙

⭐ Martedì 21 luglio 2026
👣 Primo giorno di viaggio in kayak
🧭 Sami - Caletta senza nome verso Sud
⛺ 11 km con una decisa brezza contraria, ma solo per uscire dal golfo.

Il traghetto entra nel piccolo porto di Sami alle due del pomeriggio, dopo oltre 18 ore di traversata e due soste molto concitate sull'isola di Corfù e a Igoumenitza.
Cefalonia mi mette allegria.
Sarà per il verde che ricopre le montagne o per il blu che la circonda, o forse perché la conosciamo da tanti anni e ci torniamo sempre molto volentieri. Appena iniziamo a pagaiare i pensieri rallentano e il respiro si sincronizza con le onde del mare.
Respiriamo il respiro del mare.

Doppiamo il capo di Sami, col suo piccolo lilliput-faro, e in meno di un'ora usciamo anche dalla "lavatrice" generata dalla combinazione di ochette increspate dalla brezza pomeridiana, che nel canale tra Cefalonia e Itaca rinforza sempre un po' più del solito, e le onde incrociate delle numerose imbarcazioni, che nel canale sembrano moltiplicarsi a vista d'occhio.

Ci concediamo una breve sosta all'ingresso dell'ampio Golfo di Antisamos, ma il ricordo della prima sosta di tanti anni fa ci persuade a non restare per la notte: quella volta, la quiete della baia venne squarciata dal rombo sordo di una discoteca notturna che animava uno dei cinque stabilimenti balneari e che in piena notte ci costrinse a smontare subito le tende per trasferirci altrove.
Stavolta ci basta contare 18 barche a vela e catamarani oltre a 5 panfili di varie dimensioni, ma tutti di almeni 3 piani, come quello che ha ormeggiato con due cime robuste proprio alle estremità dell'unica caletta di ciottolini bianchi dove possiamo tirare in secca i nostri 2 kayak.

È una sosta breve, quanto basta per rispettare il cartello dipinto a mano e issato su un tronco spiaggiato che invita a tenere pulito il posto: "Grab a bag and pick up a bit". Trovo giusto dieci galleggianti e una lunga fettuccia di plastica nera con cui inanellarli per portarli in viaggio con me.
Oltre il promontorio ci sono un altro paio di belle insenature, di quelle deserte che piacciono a noi, con la folta vegetazione che arriva a lambire il mare e una scogliera impervia su cui si arrampicano solo le capre selvatiche. 

Poco oltre c'è la nostra spiaggetta di ciottolini bianchi incastonata tra la macchia mediterranea: il profumo inconfondibile di acqua dolce si sovrappone a quello più acre dell'acqua salata; il frinire delle cicale ci tiene compagnia mentre ceniamo e lo sciabordio delle onde ci accompagna fin dentro la tenda, montata a pochi passi dalla battigia perché la spiaggetta è davvero piccolina. Ma è un perfetto albergo a 1000 stelle che l'aria fresca della sera rende ancora più accogliente. Invece le stelle non riusciamo a vederle, perché crolliamo dal sonno ancora prima che scenda la notte...

Imbarco comodo appena fuori dal porto di Sami 
Cartello della Plastikarma Collective
Prima sosta nel nostro mare preferito 
Sorridi. Sto sorridendo! 😁
Prima manina a Sami


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Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

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Se il link sopra non funziona , provate questo link:
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20 luglio 2026

Ioniche kayak tour 2026

Siamo a Bari, in partenza per Sami con il traghetto notturno! 🤩
Il nostro solito viaggio in kayak a Cefalonia e dintorni ci farà stare fuori per un po'... Yàssas 💙
P.s. se riusciamo, aggiorniamo il blog di Tatiyak 😇

Preparativi all'ombra 😍
Il porto di Bari ha sempre tanti murales!



08 luglio 2026

Fine dell'anno di scuola a Ponza!

Ho sostenuto ieri il colloquio finale dell'anno di prova come insegnante di ruolo neoimmessa.
E' stata quindi la mia ultima traversata verso la meravigliosa isola di Ponza.
Ho completato l'iter di assunzione e ho terminato tutti gli esami che dovevo sostenere.
E' stata una lunga e solitaria esperienza sia sull'isola che nel mondo delle scuola: mi resterà tutto nel cuore, nella mente e negli occhi e sento di essere diventata una persona diversa grazie all'isola.
Il diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza si chiude qui.

L'ultimo viaggio in traghetto!

Ringrazio a distanza tutte le persone che hanno avuto la pazienza di leggermi durante quest'anno scolastico trascorso sull'isola, tra libri e compiti ed escursioni varie alla coperta delle bellezze di Ponza.
Chissà che il diario non possa avere un suo seguito, nel caso sarò felice di aggiornare subito il blog! 
Ora non vedo l'ora di partire per il nostro prossimo viaggio in kayak da mare, con Mauro alla volta della nostra isola greca preferita: Cefalonia!
Ovviamente, continuerò ad aggiornare il blog e stavolta sarà dal mare!

10 giugno 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #28

🧭 Domenica 7 giugno 2026
👣 Ultima settimana di scuola
⭐ Libri e musica

È da qualche tempo che ho iniziato il "conto alla rovescia" e ora sono davvero arrivata al termine delle attività didattiche a scuola.
Dovrò tornare ancora sull'isola per gli scrutini di fine anno, per l'ultimo collegio docenti e per gli esami di maturità, ma intanto sono finite le lezioni e sono anche riuscita a finire il trasloco.
Ho riportato a casa libri, vestiti e i pochi arredi della casetta con la veranda, qualche piantina raccolta sull'isola e una serie di galleggianti ritrovati in spiaggia ogni volta che scendevo a farmi un bagno.

Ho lasciato solo il minimo indispensabile per sopravvivere durante l'ultima settimana di scuola e per affrontare le due serate all'aperto che ho trascorso sull'isola.
La prima è stata organizzata dal gruppo di insegnanti che da questo inverno promuove i Reading Party di Ponza, incontri di lettura in cui ci ritroviamo prima a leggere in silenzio e poi a parlare di libri e non solo.
Questa volta l'idea di vederci all'aperto è stata accolta da tutte con grande entusiasmo e non potevano scegliere un luogo più adatto: il giardino terrazzato del Pontino, uno dei locali più accoglienti, stravaganti e incantevoli di tutta l'isola.

Non che ne abbia girati tanti, di locali ponzesi, anzi tutt'altro: non ne conosco che un numero esiguo, che si riassume in poche dita di una sola mano, e per lo più sono taverne e ristorantini che ho frequentato a Le Forna, un paio soltanto giù al porto.
Ma al Pontino, sopra le Piscine Naturali, si respira un'atmosfera speciale: è all'aperto, è immerso in un giardino terrazzato ben curato ed è affacciato sul mare, giusto di fronte al tramonto che, in queste prime calde giornate estive, si fa ammirare in tutto il suo splendore di colori, odori e suoni avvolgenti.
E credo sia il luogo ideale per sprofondare nella lettura, accoccolate sulle poltroncine colorate ricolme di cuscini imbottiti oppure cullate dal lento dondolio delle amache sospese tra gli alberi bassi.

Ci siamo salutate per rivederci presto.
Il giorno dopo, infatti, ci siamo ritrovate per il concerto della banda dell'isola.
Sul sagrato della chiesa di San Silverio e Domitilla, che domina il porto di Ponza, si festeggiava sia il rientro della statua restaurata del santo patrono e sia il 35° anniversario della nascita della banda stessa.
Sembrava che tutto il paese fosse lì in piazza, per una serata speciale inondata di note e di stelle: la banda ha eseguito con grande maestria e incredibile trasporto una serie di musiche da film che ci hanno trasportato in una dimensione un po' onirica e un po' nostalgica. 

Mi sono lasciata coinvolgere come ogni qualvolta mi capita di ascoltare musica dal vivo e mi è sembrata la maniera più  indovinata per salutare l'isola: la mia ultima settimana a Ponza si è riempita di libri e di musica.
Durante il concerto della banda l'aria si è rinfrescata e un venticello gentile mi ha fatto venire un po' di brividi, forse per la temperatura più bassa ma forse anche per la stanchezza degli ultimi giorni frenetici di lavoro a scuola.
Sono rientrata a casa col solito autobus, quella navetta circolare che a differenza del solito ora si riempie spesso di turisti e facce nuove.
Mi sono infilata sotto le coperte e mi sono concentrata sul momento: una delle mie ultime notti sull'isola.

Mi mancheranno i tramonti sul mare, la vista dalla veranda su Palmarola, i tempi lenti, il silenzio, il rumore della pioggia battente sulla casetta, le raffiche furiose del vento, il profumo intenso dei fiori in primavera, l'odore del mare ovunque sull'isola...
Tornerò presto sull'isola e proverò a scrivere qualche altra pagina di questo diario scombinato.

Scorcio del Reading Party al Pontino di Ponza
La mia lettura al Reading Party, completata proprio il giorno prima della morte dell'autrice!
Il Pontino di Ponza 
Il programma del concerto della banda di Ponza

30 maggio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #27

🧭 Giovedì 28 maggio 2026
👣 Fine settimana in compagnia
⭐ Il cambiamento dell'isola

Ho ricevuto delle visite.
Un'amica dei tempi del liceo, un amico di kayak con la sua compagna. Abbiamo trascorso il fine settimana a girovagare per l'isola e ho riproposto il mio giro turistico preferito, tra visite guidate ed escursioni di terra e di mare.
Sono state due bellissime giornate, trascorse a chiacchierare e a rilassarsi: è stato il mio ultimo fine settimana, perché anche se tornerò a giugno per le giornate conclusive della scuola, per gli esami di maturità e anche per il colloquio finale del mio anno di prova, non avrò più occasione di restare sull'isola durante il week-end.

Ponza è nel pieno del suo splendore: l'aria calda è satura del profumo intenso delle ginestre in fiore, il cielo limpido è inondato da una luce così brillante da far risaltare ogni colore, il mare calmo è rigato dalle scie incrociate delle imbarcazioni, che col bel tempo sembrano arrivate tutte insieme come le rondini di primavera che pure si accalcano sull'isola.

Le strade sono abbellite dalle luminarie per le prossime celebrazioni patronali e tutta Ponza sembra entrata in una nuova dimensione temporale, piena di lucine colorate che animano le serate e carica di un'attesa frenetica che presto diventerà festosa.
C'è anche più gente, più traffico, più rumore.
Dai traghetti sbarcano molte più persone del solito e gli autobus sono sempre strapieni, tanto che talvolta neanche si fermano.
I locali stanno riaprendo e le piazzette si animano di tavolini e aperitivi: le serate al porto sembrano ora delle continue feste all'aperto. 

Le spiagge cominciano ad essere frequentate, le persone girano in pantaloncini e infradito, il caldo scopre la pelle e rallenta i movimenti. Anche le scogliere iniziano ad essere occupate dagli ombrelloni, "piantati" sui classici supporti in cemento che spuntano ovunque come funghi.
Ci sono molte più barche ormeggiate in mare, e a terra è tutto un via vai di camion che trasportano i gozzi su e giù per l'isola, dai giardini dove sono stati tenuti in secca durante l'inverno fino ai pochi punti di alaggio della costa, ora sempre più gremita di pontili galleggianti e barche in rada.
Persino gli elicotteri hanno preso a sorvolare l'isola con una frequenza (e una bassa quota) che mi sembrano un pochino preoccupanti.

Ponza sembra diventata un'altra isola, molto diversa da quella che ho vissuto e scoperto durante l'inverno.
La settimana scorsa ho fatto colazione al solito bar con una delizia che ho scoperto proprio qui, isolata in mezzo al mare, e che non ho ancora trovato in terra ferma: il caffè ginseng ai frutti di bosco!
Questa settimana la stessa colazione è costata il doppio perché è ormai iniziata l'alta stagione.

Anche gli affitti delle case sono cambiate: sapevo già dallo scorso autunno che la spesa per una sola settimana di giugno sarebbe stata ben più alta di quella sostenuta per un intero mese del periodo invernale, e sapevo anche che non sarebbe stato facile trovare un alloggio  alternativo alla casetta con veranda... quel che però non potevo immaginare è la difficoltà della ricerca e la scarsità dell'offerta, non tanto perché ci siano poche abitazioni, anzi tutt'altro, molte restano chiuse quasi tutto l'anno proprio in attesa dell'arrivo dell'estate, ma perché di solito si preferisce riservarle a chi viene per turismo e le paga di più.
Insomma, alla fine ho risolto grazie all'intercessione di una collega molto disponibile, ma avevo iniziato a temere di dover ripristinare l'attrezzatura da campeggio e di piazzarmi per la notte in una delle spiaggette più isolate.
Poche, in realtà, e sempre meno isolate. 

Una delle mie preferite è La Caletta, con l'iniziale maiuscola perché è proprio il suo nome, quello riportato sulla segnaletica stradale e sulle locandine turistiche.
È una piccola insenatura rocciosa che si insinua nella costa occidentale dell'isola e che chiude a Nord la Baia di Cala Feola, una stretta lingua di acqua turchese che si nasconde tra le Piscine Naturali e il Belvedere della Madonnina, quindi a cinque minuti dalla casetta con veranda.
Cinque minuti e 285 scalini!
Che ad ottobre mi facevano ansimare come una vecchia locomotiva a carbone e che ieri sera, invece, mi sono scoperta a risalire senza il minimo batticuore. 

La Caletta è uno di quei luoghi un po' magici che si incontrano solo nelle fiabe, un posto quasi irreale che sembra disegnato a matita da un pittore impressionista: c'è questa ripida scalinata di tufo che si intrufola tra la vegetazione e che sfocia su una scogliera piatta e bassa, di origine vulcanica e quindi di un bel grigio cenere uniforme e accattivante, puntinata di inclusioni più scure e sbrilluccicose ma ben levigata dal tempo, dalle intemperie e dal mare.
La scogliera è incastonata alla base di una parete verticale altrettanto caratteristica, le cui creste arricciolate mi ricordano i drappeggi svolazzanti di quei tendaggi usati per ombreggiare le pergole dei giardini signorili. Passo quasi tutto il tempo col naso all'insù, perché la luce soffusa di questo tardo pomeriggio sembra svelare disegni sempre nuovi e sempre diversi su questa incredibile superficie rocciosa.

La Caletta è anche molto ben attrezzata, perché i vecchi rimessaggi delle barche sono diventati depositi per sdraio e ombrelloni: tra qualche giorno non sarà più possibile starci da sola e il batticuore mi torna di colpo pensando che è il mio ultimo bagno in solitaria.
Come pure il mio ultimo tramonto dalla veranda!
Scrivo mentre il sole cala all'orizzonte e la sua palla di fuoco tinge di arancione sia il cielo che il mare. 

Credo che mi mancherà moltissimo questo panorama, questa vista aperta su Palmarola, questa veranda affacciata sull'isola di fronte all'isola.
Dalla prossima settimana inizierò una nuova esperienza a Ponza, in una casetta diversa con una vista diversa, ma sono convinta che non mancheranno sorprese e bellezze, perché quando le cose cambiano portano spesso una ventata di aria fresca.
Un mio amico dice sempre che Camus diceva sempre che il cambiamento è il sale della vita: e il mio amico dice anche che se lo diceva Camus, certo Camus non poteva sbagliare!

Un regalo gemellare come ricordo dell'isola
La Caletta di Ponza
La testa in aria

Sulla mia pagina facebook ho inserito anche un breve video di una panoramica a 360° della caletta!

21 maggio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #26

🧭 Mercoledì 20 maggio 2026
👣 Settimane impegnative a scuola
⭐ Il cimitero di Ponza

Sono le ultime settimane di scuola e come sempre il mese di maggio si riempie di verifiche, interrogazioni, correzioni, riunioni, consigli di classe, collegi docenti, consegne di documenti, colloqui finali e un'altra serie di scartoffie burocratiche che non serve menzionare. Si avverte nell'aria una certa stanchezza frammista ad una incerta speranza, la prima appesantita dai mesi invernali di scuola e la seconda ricolma dell'attesa dei mesi estivi, in cui si possono iniziare a togliere gli strati più pesanti degli umori e dei vestiti...

In questa settimana io ho concluso sia la formazione per l'anno di prova come docente neoimmessa in ruolo che il cosiddetto "visiting", cioè la visita mattutina della Dirigente Scolastica alla classe in cui faccio lezione, mentre faccio lezione: è stato un momento un po' particolare, però, perché a causa dei ritardi sempre più frequenti dei traghetti, sempre più lenti a causa del maltempo che ancora imperversa in questo infinito mese di maggio, la Dirigente è arrivata a scuola quando avevo ormai finito le mie ore di servizio e non sapevo più bene dove e come poter fare lezione...
Ma la creatività, la flessibilità e la disponibilità di colleghe e studenti hanno permesso a noi tre spaesate "docenti in prova" di poter concludere anche questa ultima prova, appunto.

Per queste incombenze scolastiche, e per qualche altra preoccupazione familiare che si è poi ben risolta, la scorsa settimana non sono riuscita a scrivere la mia solita pagina di diario scombinato e recupero oggi con un racconto che avevo lasciato in sospeso: la visita al cimitero di Ponza.
Ci sono stata con le amiche del Collettivo Spontaneo Donne di Latina, nella loro prima tappa della visita turistica dell'isola durante il ponte del primo maggio scorso.
Era molto tempo che volevo visitare il cimitero e sono stata contenta di farlo in compagnia.
A me piace sempre molto inserire nei viaggi la visita dei cimiteri: sono luoghi carichi di storie, silenzi ed emozioni, spazi vicini e distanti al tempo stesso in cui mi piace girovagare senza meta perché infondono una serenità fuori dal comune... il cimitero dell'isola è un cimitero speciale, alquanto sui generis sia per la posizione che per la costruzione.

Situato all'estremità orientale del porto, accoccolato sulla scogliera strapiombante in mare e all'ombra del faro che spunta spesso tra le cappelle funerarie, il cimitero di Ponza ha una storia particolare che si perde nella notte dei tempi. Il primo nucleo si sviluppa a partire dal 1772 su un'area che in epoca romana era occupata da un ampio complesso residenziale; le numerose modifiche intervenute nei secoli successivi hanno inglobato spazi via via sempre diversi, disposti anche ad altezze differenti, comprese persino delle cavità ipogee funerarie che erano state utilizzate come alloggi per i soldati durante gli scontri tra le truppe inglesi e francesi di inizio Ottocento. 

Al primo colpo d'occhio, il cimitero di Ponza appare subito come uno dei più sorprendenti casi di architettura cimiteriale: basta fare pochi passi dentro al cancello, poco oltre la Chiesetta d'ingresso, per ammirare l'incredibile successione di cappelle aperte sul mare, disposte in file irregolari che sembrano però tutte perfettamente rivolte verso l'orizzonte lontano, anche quando sono invece incastonate in spazi angusti e ricavati dove non sembrava possibile inserire più neanche un altarino votivo.

Nei vari terrazzamenti di cui si compone il cimitero, tutti o quasi abbelliti da giardinetti ricolmi di piante fiorite anche se un poco trascurate, si possono scoprire tombe di ogni tipo, disposte in maniera talmente improbabile da dare l'impressione che ogni famiglia si sia ricavata il proprio spazio in modo abbastanza creativo: ci sono tombe interrate, oppure disposte in loculi orizzontali, decorati coi classici marmi levigati, altre tombe di famiglia sistemate in grandi cappelle a più piani, chiuse da ringhiere o portoni in ferro battuto, e altre tombe ancora sparse negli angoli più impensati, tra le mura del cimitero oppure a formare nuovi muretti di separazione su cui col tempo sono state deposte altre tombe.
Ci sono anche loculi più piccoli che ospitano urne cinerarie, e anche queste sono tutte diverse per forme, colori e dimensioni.
Si incontrano anche loculi scavati nel tufo, loculi costruiti nel giardino con massi levigati come piccole cappelle votive, loculi sovrapposti ad altri preesistenti che spiccano per originalità decorativa: uno è un piccolo tempietto greco in scala, con tanto di colonnato perimetrale, frontone triangolare e scalinata di accesso. 

Il culto dei morti è un culto molto territoriale ed entrare nel cimitero di Ponza è un po' come recuperare il passato recente dell'isola, compreso il fenomeno dell'abusivismo edilizio, che sembra riflettersi in scala in questa piccola cittadina sorta attorno alle ultime dimore dei suoi vecchi abitanti.
Dopo esserci un po' perse nei vari labirinti in cui si articola il cimitero, complicati da scalinate oblique e sentieri sinuosi, abbiamo visitato un'ampia caverna in cui sono ancora ben visibili i segni degli scalpelli sulla volta interna: è talmente alta che le due pareti sono ora interamente ricoperte di loculi disposti su più piani, ma ancora più in alto dei loculi più alti si riconoscono delle iscrizioni latine di tombe incassate nella roccia e risalenti a chissà quale epoca.

Quel che più ha attirato la mia attenzione è la cura meticolosa con cui sono abbellite tutte le tombe, sia quelle al chiuso che quelle all'aria aperta: se per queste ultime prevalgono fiori finti di stoffa o di plastica, ma anche molte piante vive in vaso o in terra, per le tombe interne sono prevalenti i pizzi e i merletti. Ogni lapide è ornata da una bordura bianca traforata che contorna il nome, la foto e il lumino: sembra quasi che ogni defunto abbia un suo motivo di pizzo personalizzato, e questa varietà mi ha fatto pensare ai maglioni dei marinai norvegesi, lavorati a ferri con motivi particolari per poter riconoscere i corpi anche dopo i naufragi.

Su tutte le decorazioni prevalgono quelle in maiolica e ci sono molti ritratti, fotografie o dipinti, riportati sulle tipiche mattonelle a colori pastello che ero abituata a trovare su portoni o muretti, ma che ora so possono arricchire anche la tomba di un caro defunto. Alcune di queste maioliche raccontano proprio la vita che la persona ha vissuto sull'isola e ovviamente non mancano richiami al mare, alla pesca e alla navigazione, ma anche al tramonto, alla luna e alle stelle che si riflettendo in acqua. Il cimitero è circondato dal mare, sospeso su questi vari terrazzi irregolari tutti a strapiombo sul mare, talmente isolato da dare l'impressione che da un momento all'altro possa sollevarsi da terra e librarsi per aria con tutto il suo carico di umanità silente, come un battello leggero che si invola nel cielo.

Forse distratte da tanta strana bellezza, abbiamo un po' perso il controllo e ci siamo trovate coinvolte in un'improbabile ma riuscitissima operazione di recupero di un cellulare dispettoso, volato da una tasca giù al piano di sotto, cioè il tetto del colombario sottostante: le grandi scale in ferro che sono sempre in uso nei cimiteri hanno facilitato il rapido recupero, sia del telefono che del contegno rispettoso da tenere in questo luogo incantato.
Ci torneremo, com'è inevitabile che sia, anche se non proprio in questo cimitero dell'isola!

Il cimitero di Ponza
Le visioni interne ed esterne
Sovrapposizioni temporali...
La grotta delle tombe coi pizzi
Le operazioni di recupero!