IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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16 aprile 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #24

🧭 Giovedì 16 aprile 2026
👣 Fine settimana sull'isola
⭐ Uno spettacolo dopo l'altro

Mi sono concessa un altro fine settimana sull'isola, non tanto per il cattivo tempo, che ancora imperversa in mare e in terra in questo inizio di primavera che sembra non voler ancora iniziare davvero, ma piuttosto per approfittare di un po' di tempo libero, che con l'avvicinarsi della fine dell'anno scolastico sembra scarseggiare più del solito.

Sono entrata a scuola come docente di ruolo sul sostegno e devo completare il cosiddetto "anno di prova", durante il quale sono previsti dei corsi di formazione obbligatori, sia in presenza che sulla piattaforma ministeriale, e delle attività didattiche di tutoraggio in classe, con una delle colleghe che mi è stata assegnata come tutor.

Inoltre, sono appena partiti i corsi pomeridiani di mentoring per contrastare l'abbandono scolastico e ho dato la mia disponibilità per seguire alcuni dei ragazzi che devono recuperare i debiti accumulati nel primo quadrimestre.
Così ho quasi tutti i pomeriggi occupati a scuola, talvolta non rientro a casa per pranzo e mi ritiro alle sette di sera, stanca ma contenta, giusto in tempo per cenare e guardare i tramonti mozzafiato che si susseguono ogni sera come spettacoli imperdibili.

C'è stato un temporale lontano, che dopo il tramonto ha scagliato lampi verticali sull'isola di Palmarola e che ha illuminato la notte ad intervalli irregolari ogni volta elettrizzanti; una sera invece il cielo grigio, coperto di nuvole spesse e diffuse, ha lasciato libero giusto una fascia rosata appena sopra l'orizzonte, che si è lentamente tinta di rosso porpora, come una pennellata di passione a chiudere il giorno; c'è stato poi un pomeriggio di nuvole tonde e lunghe che hanno occupato tutta la costa continentale, distese sul mare come un grande rotolo perlaceo, suggestive sia per il nome scientifico di "roll clouds" che per la forma allungata, che assorbe gradazioni cromatiche via via differenti man mano che scende l'oscurità.

Nel fine settimana ho assistito a due spettacoli teatrali: visto che sull'isola capita raramente di partecipare ad appuntamenti mondani, non ne ho perso neanche uno.
Il primo spettacolo è andato in scena il sabato, all'ora del tramonto: allestito sulla spianata della torretta rossa ai piedi della lanterna del Molo Musco, aveva come speciale quinta aperta l'inconfondibile architettura borbonica del porto di Ponza, con le tipiche casette disposte ad anfiteatro e colorate di colori pastello, i primi localini turistici che finalmente riaprono dopo la lunga pausa invernale e seminano altri colori e profumi all'intorno, e con alcune barche a vela che dondolando lentamente attraccano in banchina.

Nell'ambito delle Passeggiate poetiche, la compagnia Matuta teatro di Sezze ha proposto sull'isola "Appunti per un'epica nostra", di e con Titta Ceccano come voce recitante e con Roberto Cartani alla chitarra per gli intermezzi musicali: una celebrazione della cultura contadina e della memoria collettiva dei Monti Lepini.
È un monologo sul senso di appartenenza alle terre che furono di Ulisse e di Enea, di Virgilio e di Orazio, di Norba che si schiera con Mario nella guerra contro Silla e quando costui prevale viene messa a ferro e fuoco, dei Papi e di Napoleone che cercano di completare la bonifica, dei viaggiatori dell'800 che restano ammaliati dalle paludi e dal mare, della Resistenza sui monti e degli scioperi a rovescia degli anni 50 del Novecento ... uno spettacolo davvero godibilissimo: da non perdere!

Il secondo spettacolo è  stato messo in scena dalla rinomata Compagnia Ponzese, un gruppo teatrale amatoriale che ogni anno propone un nuovo lavoro. Quest'anno è stata scelta la commedia "Caviale e lenticchie", scritta nel 1956 da Scarnicci e Taranusi che deve molto del suo successo alla riduzione in dialetto napoletano.
Ed è stato un successo anche sull'isola: lo spettacolo è stato allestito nella Sala Polifunzionale del Comune, che un tempo ospitava le camerate comuni dei confinati e che ora raccoglie (quasi) tutte le attività culturali e sportive fiorite sull'isola.

Ho provato a seguire il debutto di venerdì sera alle nove, ma una volta raggiunto il porto con due colleghe rimaste anche loro sull'isola per il fine settimana, abbiamo scoperto che non c'era l'annunciata navetta di ritorno di mezzanotte e... quindi a malincuore siamo risalite a Le Forna senza averlo visto, ma ben determinate a tornare per la replica della domenica alle sei (con le navette confermate).

Lo spettacolo ha segnato il tutto esaurito e ogni sera la sala era stracolma (il sabato ho incrociato il mio padrone di casa, che poi mi ha confermato di essersi divertito): sono scattati spesso applausi a scena aperta e molte battute del protagonista, un capofamiglia vecchio stampo che di "mestiere" fa l'invitato imbucato alle feste per trafugare leccornie varie, hanno innescato molte risate nel pubblico eterogeneo, composto di vecchiettə, adultə e bambinə, che nelle ultime file hanno apparecchiato piccole tavolate di pizza e patatine, il cui odore ha reso il secondo atto molto più realistico del previsto.

La compagnia è formata da insegnanti, collaboratori scolastici, genitori, studenti ed ex-studenti dell'isola, ed è ovviamente molto conosciuta e apprezzata: tra attori, attrici e comparse, sul palco sono salite ben 12 persone, oltre a chi si è occupato delle scenografie, dei costumi e delle luci.
Sono state tre ore molto divertenti ed istruttive, su uno spaccato insolito e intimo dell'isola su cui vivo dallo scorso anno.

Lunedì a scuola abbiamo celebrato le
Giornata del mare insieme alla Guardia di Finanza, alla Polizia del mare e al gruppo dei sommozzatori per le aree protette delle Isole Ponziane. Le classi del triennio hanno seguito le varie attività proposte, tra video promozionali in classe e prove di bonifica nel fondale prospiciente il porto, con l'intento di sviluppare il concetto di "cittadinanza del mare" e rendere studenti e studentesse "cittadinə attivə" (virgolette della Finanza, scevà mio!) del mare, più volte definito il nostro oro blu, metafora che sull'isola acquista un ineludibile valore commerciale.

Abbiamo visto in video i recuperi fortuiti di alcuni bassorilievi rinvenuti nelle famose Grotte di Nerone, vicine al porto di Ponza, e ci è stato spiegato quanto sarebbe utile mantenerli in situ, sia per valorizzare l'isola e contribuire allo sviluppo del turismo e sia per conservarli nel luogo stesso in cui sono stati ritrovati...

Ho anche scoperto che accanto alla sede centrale della scuola c'è il laboratorio del Dipartimento di Scienze ecologiche e biologiche dell'Università della Tuscia: vorrei riuscire a visitarlo, prima o poi, perché ci hanno raccontato che l'Università ha individuato nel mare di Ponza, in località Le Formiche, il luogo ideale per il rilascio, nel giugno 2025, di oltre 200 "cuccioli" di astice europeo.
L'esperienza è stata talmente positiva che pensano di ripeterla nel 2027, rilasciando altri 600 piccoli esemplari: ci hanno spiegato che, tramite un prelievo di dna, il laboratorio è in grado di stabilire se gli astici che verranno pescati nei prossimi anni appartengono al gruppo rilasciato a Le Formiche.

Li abbiamo visti scivolare fuori dalle provette e intrufolarsi subito tra le alghe giallognole dei fondali, alla ricerca istintiva della loro nuova casa marina: tanti piccoli astici, corti come un dito mignolo ma già perfettamente formati, con quelle tipiche trasparenze iridescenti che li fanno assomigliare all'opale, con zampette e chele e antenne e le tipiche codine a ventaglio di un bel colore blu-violaceo che ben risalta nelle acque trasparenti e pulite dell'isola.

Una piccola grande emozione: uno spettacolo dopo l'altro!

Lo spettacolo "Appunti per un'epica nostra"
Spettacolo "Caviale e lenticchie"
Il recupero di copertoni dai fondali del porto ad opera dei sommozzatori della Guardia di Finanza 
Le bellezze del porto di Ponza 
Scorci sul porto 

08 aprile 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #23

🧭 Martedì 7 aprile 2026
👣 Pasqua e Pasquetta sull'isola
⭐ Guida turistica personale

La casetta ha questa lunga vetrata all'ingresso che affaccia sulla veranda: durante la stagione fredda ho spesso ammirato il panorama da dietro i vetri, assaporando ogni singolo momento trascorso seduta da sola al tavolo con vista mare, a leggere, studiare, scrivere, mangiare o solo pensare a quanta differenza può fare il panorama nella vita di una persona.
Con le festività pasquali ho condiviso la seduta e la vista con un amico di lunga data che non era ancora mai stato a Ponza!

Giriamo l'isola in lungo e in largo, il primo giorno a piedi, il secondo in motorino, approfittando delle prime giornate di caldo primaverile e dei panorami mozzafiato che si intravedono oltre ogni curva.
La mattina ci svegliamo come in un sogno: le nuvole basse avvolgono l'isola in modo così deciso da far sembrare tutto avvolto nell'ovatta, la nebbia è così fitta che non si distinguono i contorni delle casette vicine, e la foschia ricopre il mare e i monti e chiude l'orizzonte in un modo così particolare che sembra di stare in una bolla di vetro.

Aspettiamo sempre che si apra uno spiraglio di visibilità e solo verso mezzogiorno iniziamo con delle lunghe passeggiate, un giorno intorno al porto, il giorno seguente verso Punta Incenso e l'ultima mattina lungo le Piscine Naturali, che in questa stagione di fioritura e silenzi riservano angoli nascosti davvero incantevoli.

Scopriamo con una certa sorpresa che il giorno di Pasqua è tutto aperto, negozi, bar e ristoranti. Il giorno di Pasquetta, invece, è tutto chiuso: le persone che sono sull'isola si sono riversate tutte nei prati ancora umidi per la tradizionale gita all'aperto. Spuntano lunghe tavolate tra gli orti di Punta Incenso, colorati ombrelloni tra le collinette di bentonite del Forte Papa, comitive allegre e canterine su per i terrazzamenti del Monte Guardia: dappertutto incrociamo vari assembramenti culinari che spandono invitanti profumi in ogni dove.

Sperimentiamo una grande varietà di cibi, dal pranzo al sacco con i broccoletti preparati dal Mammut e le crostate di frutta cucinare dall'Uomo di Ferro, passando agli aperitivi con varie bevande dalle più variegate colorazioni e gradazioni alcooliche, fino alle cene nei locali più rinomati del posto per apprezzare tanto i piatti tipici isolani che il famoso vino locale.

Non ci sono mancate chiacchiere con vista mare, meritati riposini pomeridiani e lunghe letture condivise. E tramonti mozzafiato dalla veranda, con la linea dell'orizzonte che si accende di un carnoso rossa porpora mentre mare si spegne in un penetrante blu petrolio.

Ora che sono di nuovo da sola sull'isola, è il tramonto a tenermi compagnia e ad aiutarmi a contenere la malinconia. È uno spettacolo che dura anche un'ora e che tiene gli occhi incollati ai colori cangianti della sera e alle prime stelle che compaiono nel cielo, con Sirio che sorge proprio sopra Palmarola. E sento davvero che il panorama diventa un compagno fedele, capace di regalare ogni giorno uno spettacolo differente e sempre seducente.

Panoramiche sull'isola 
Nuvole basse sull'isola 
Trova l'intruso
Amicizia sull'isola 

30 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #22

🧭 Lunedì 30 marzo 2026
👣 Fine settimana a Ponza
⭐ Punta Incenso e Monte Guardia

Sono settimane corte a scuola, solo tre giorni in classe ciascuna, prima per il referendum costituzionale e poi per le festività pasquali.
La scorsa settimana sono tornata sul continente per votare e per festeggiare la vittoria del NO: ho trascorso quasi un'intera settimana a casa, il periodo più lungo dopo le vacanze natalizie.
Per non fare su e giù troppe volte, però, questo fine settimana ho scelto di restare sull'isola per continuare con le mie escursioni solitarie.

Si avvertono ancora i postumi delle varie perturbazioni che hanno interessato l'isola, con temperature più basse e con venti forti che spazzano il cielo e il mare.
Sabato si vedeva bene tutta la costa, dal basso promontorio di Anzio a Nord fino giù al Vesuvio a Sud: ho scelto allora di tornare a Punta Incenso per godermi il panorama.
È la punta settentrionale dell'isola, affacciata verso il continente, e da lì si vede bene tutta la costa laziale e campana fin su ai monti ora innevati della Semprevisa e delle catene più interne, che non so distinguere e nominare.
Riconosco bene, invece, le lontane isole di Procida e Ischia, e la più vicina d Ventotene, il cui profilo a forma di balenottera si staglia all'orizzonte come una presenza amica.

Seguo un sentiero diverso da quello indicato dalle tipiche frecce di legno e incontro un asino sotto un boschetto di pini marittimi e poi uno spaventapasseri ricavato da un vecchio manichino lungo i filari dei vigneti bassi che qui occupano lunghi tratti delle vallate coltivate.
Resto tutto il pomeriggio accoccolata a leggere in una conca rocciosa ben soleggiata e riparata dal vento, tanto che mi appisolo per un'oretta cullata dallo sciabordio delle onde che sale dalla scogliera sottostante.

Tra Punta Incenso e Gavi, l'isoletta a Nord di Ponza, si apre un piccolo stretto in cui il mare s'infila diretto e anche se è ormai passata l'ultima burrasca, le onde, che vi sono spinte dentro come in un imbuto, escono dall'altro lato a formare un grande ventaglio azzurro che si allarga sempre di più verso il mare aperto.
È uno spettacolo liquido che ipnotizza, come quello delle nuvole che si spostano lente nel cielo opaco, rigato da strisce bianche di cirri altissimi che si accompagnano ai paffuti cumulonembi rosati che iniziano a chiudere l'orizzonte.

La serata è limpida e la scia dorata del sole al tramonto è sostituita più tardi da quella argentata della mezza luna. In mare c'è qualche luce lontana di barche che incrociano al largo, come stelle cadute sull'acqua nera della notte.
La mattina della domenica, scandita dalla nuova ora legale, comincia con la mia solita lentezza, ma la giornata soleggiata invita ad uscire presto di casa.

Mi dirigo verso l'estremità opposta dell'isola per salire sul punto più alto, quel Monte Guardia che immagino da tanto di riuscire a scalare.
Il sentiero è per lunghi tratti scavato nella roccia e gli scalini ampi e levigati seguono la vecchia Via Crucis, segnata ancora da alcune delle 14 piastrelle decorative in ceramica che accompagnavano il cammino della Quaresima. Ora è un po' tutto abbandonato e anche il sentiero sembra poco battuto.

Ci sono campi coltivati dove meno te li aspetti e, come a Punta Incenso, grandi cisterne naturali per la raccolta dell'acqua piovana, che occupano parte dei terrazzamenti ricavati con muretti a secco un po' cadenti, come accanto ad una delle porticine d'ingresso dove un'intricata piante di glicine ha ormai preso il sopravvento.
Qualche boschetto di alloro si insinua tra le vaste distese di ginestra ponzese, la Genista tyrrhena subspecie pontiana, un arbusto endemico dal profumo intenso e dai fiori di un bel giallo corposo, che ricopre grandi tratti del monte ed è molto diffusa su tutta l'isola, che infatti per alcune settimane si ricopre di questi esili rametti ricolmi di piccoli boccioli gialli.

Il sentiero che sale al Monte Giardia è pieno anche di tantissime erbe aromatiche, che si insinuano lungo gli scaloni e spandono profumi nell'aria calda del mezzogiorno: riconosco facilmente mentuccia, elicriso e tarassaco, accanto a cardo, ortica e cicorione, oltre a tante varietà di fiori che vorrei sapere riconoscere una ad una, dai fiori di nasturzio dalle foglie carnose e di acetosella gialla che qui è quasi infestante, alla più rada gazania che acquista talvolta colorazioni impreviste... e prima o poi mi metto a studiare seriamente l'incredibile mondo delle erbe selvatiche!

Resto ancora a leggere per lunghe ore al sole tiepido del primo pomeriggio, stavolta distesa sull'erba secca del grande spiazzo accanto al rudere che sovrasta il monte, affacciata sul porto che dall'alto sembra piccolo e lontano, circondata dal silenzio quasi irreale di questa domenica primaverile.
Ridiscendo con calma e mi perdo come al solito tra i vicoli stretti del paese, chiusi tra casette intonacate e giardini interni e piante in vaso e maioliche colorate e scalette nascoste.
Resto in contemplazione dell'isola durante tutto il viaggio di ritorno con l'autobus di linea, ora costretto a percorrere la lunga via panoramica fintanto che non saranno conclusi i lavori di messa di sicurezza del tunnel costiero. 

E rientro al tramonto, giusto in tempo per guardare dalla veranda la processione del Venerdì Santo che sfila lungo l'unica strada della frazione di Le Forna, ora avvolta dal suono un po' roco dei canti liturgici amplificati dal microfono portatile, dalle lucine tremolanti delle candele che punteggiano la processione e dal profumo intenso sia dei ceri che del mare, in un concerto di odori mistici e pagani che riempiono di vita questa mia serata solitaria.

"Quando ci concediamo ai luoghi, essi ci restituiscono a noi stessi e, più arriviamo a conoscerli, più vi seminiamo l’invisibile messe delle memorie e delle associazioni che saranno lì ad aspettarci quando vi ritorneremo, mentre luoghi nuovi ci offriranno pensieri nuovi e nuove opportunità. Esplorare il mondo è uno dei modi migliori per indagare la mente, e il camminare percorre entrambi i terreni".
[Storia del camminare di Rebecca Solnit]

Punta Incenso in semi solitaria
La scarpata di Cala Gaetano 
Un piccola collezione di porticine
La scarpata dei Faraglioni di Calzo

La prospettiva storico naturalistica che si gode da lassù 


13 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #21

🧭 Mercoledì 11 marzo 2026
👣 Sciopero transfemminista! ♀️
⭐ Tante scoperte in un solo pomeriggio

Ho aderito allo sciopero nazionale del 9 marzo, indetto da alcuni sindacati per riaffermare i diritti delle donne e per rivendicare la parità di trattamento nei luoghi di lavoro. A riprova che stiamo vivendo una fase storica di evidente recrudescenza della cultura maschilista, misogina e patriarcale, a Latina è comparso proprio l'8 marzo uno striscione di bruciante attualità, appeso all'inferriata dei giardini pubblici: "Donna: quanto l'abbiamo amato ai bei tempi del patriarcato". Firmato:

I nativi. Ignoro chi siano, ma con la loro visione retrograda ci hanno fatto capire quanto ancora servano le rivendicazioni femministe.
Il presidio di domenica 8 e il corteo di lunedì 9 sono stati animati da persone di tutte le età e da tutte le associazioni, i collettivi e le realtà attive sul territorio. Mi ha entusiasmato la presenza di tantə studentə e sono stata contenta di sentire che lo slogan più urlato era anche il mio preferito: "Siamo tuttə transfemministə!"

Torno sull'isola il lunedì sera e, per la prima volta da quando mi sono trasferita a Ponza, il mare è talmente calmo che non solo non mi devo addormentare per evitare la solita cinetosi (il mal di mare che mi prende su ogni barca che non sia un kayak), ma riesco persino a finire di leggere il libro che ho in borsa.
Non mi sembra vero: è la prima traversata tranquilla di quest'anno scolastico, ad oltre sei mesi dall'inizio della scuola e della mia avventura isolana!

Esco ogni pomeriggio, appena tornata da scuola, giusto il tempo di mangiare qualche boccone e di leggere qualche pagina in veranda: qui intorno è tutto un germogliare e fiorire e ronzare, e gli odori e i colori sono così invitanti che mi sembra un vero peccato non approfittare di questa natura rigogliosa.

Vado in cerca di asparagi selvatici.
Salgo lungo il sentiero segreto dietro casa, quello che inizia giusto dietro la veranda e si perde tra la fila delle casette bianche che cominciano a ripopolarsi. Per i prossimi tre mesi ospitano il gruppo di ornitologi impegnati a studiare la migrazione degli uccelli e a inanellare quelli che restano impigliati nelle reti. Sui terrazzamenti ormai incolti sono infatti "cresciute" tante reti nere, lunghe quanto il terrazzamento stesso e alte oltre due metri, con una serie di tasche a fitte maglie di nylon che catturano gli uccelli di passo e che sono progettate in modo da facilitare l'estrazione dell'animale.

Le reti occupano tutto il versante della collina che sale ripida verso il cielo e che sull'altro lato precipita a strapiombo nel mare turchese dell'isola. Le reti frusciano nella leggera brezza che si alza il pomeriggio e sembrano attirare anche bombi e calabroni, che però si liberano facilmente con qualche colpo d'ala ben assestato. Ci sono cartelli esplicativi all'inizio del sentiero, gabbie a terra per topi e conigli e volendo si può chiedere di osservare le varie fasi delle operazioni di studio.

Mentre ridiscendo dalla collinetta, tutta piena di filari irregolari di reti nere, vedo un pettirosso ingarbugliato tra le maglie della rete e noto che ha già un anellino sistemato intorno alla zampetta. Le indicazioni spiegano di "evitare in maniera assoluta di toccare o togliere gli uccelli dalle reti: qualsiasi intervento potrebbe provocarne la morte".
Il giovane ornitologo con cui parlo subito dopo mi spiega che controllano le reti ogni ora, dalle 6.30 del mattino fino al tramonto, e che solo il 5% degli uccelli già inanellati, come il "mio" pettirosso, finiscono nuovamente nelle reti: il grosso del lavoro, e quindi del gruppo di volontari, si concentra nel mese di maggio, quando passeranno su Ponza gli stormi che risalgano dall'Africa.

Mi preparo una bella frittata con il mazzetto di asparagi selvatici che ho raccolto nel pomeriggio: sono così amari e corposi da farmi venir voglia di uscire ancora a cercarne altri.
Mi riprometto di tornarci presto, spero anche in buona compagnia.

Salendo con l'autobus verso casa, la sera che sono tornata sull'isola, ero rimasta incollata al finestrino per uno spettacolo unico di cui ho subito chiesto spiegazioni in classe la mattina dopo: c'è una lunga luminaria che serpeggia per tutta la vallata interna di Santa Maria, il borgo marinaro più caratteristico di Ponza.
In occasione delle novene di San Giuseppe, è stata sistemata una lunghissima fila di lucine ravvicinate che al tramonto animano di vita notturna l'unica stradina che dal mare sale verso l'entroterra, serpeggiando tra casette basse e orti coltivati.
La luminaria trasforma l'intera vallata in una rigagnolo lucente e dorato, che accende la notte e ammalia chi guarda in uno spettacolo particolare, tra l'onirico e il poetico. 

Mi viene subito voglia di tornare a passeggiare in zona, per scoprire questo tratto dell'isola per me ancora del tutto sconosciuto.
Mi incuriosisce capire se dalla scuola elementare, un basso edificio a pianta circolare dipinto di color ruggine, si può seguire il letto del torrentello in secca, che dall'alto sembra completamente ricoperto da un intricato manto di canne e di nasturzi.
Prendo accordi con una collega, che per prima cosa mi racconta che le foglie tondeggianti del nasturzio sono commestibili e un po' piccanti, ideali per un'insalata estiva. Poi mi istruisce anche su un'altra delicata piantina selvatica, che sull'isola è in fiore già da qualche settimana e coi suoi boccioli bianchi simili a piccole orchidee ricopre il ciglio delle strade e dei sentieri: è il cosiddetto tè siciliano, una pianta officinale che nel tempo deve essere risalita dall'isola grande alle isole minori.

Ci siamo date appuntamento per andare insieme alla scoperta di qualche angolo nascosto dell'isola e risaliamo tutta Via Conti, dal mare alla cima della collina e ritorno.
Non restiamo deluse da questo scorcio isolano, più campestre che marino, neanche ora che è tutto un susseguirsi di lavoro edili: c'è chi dipinge a calce i muretti esterni, chi tinteggia le persiane o chi si dedica a lavori di muratura per rinnovare, ristrutturare e riavviare i locali in vista della nuova stagione turistica. È tutto un carico e scarico di merci, un arrivo di materiali attesi da tempo, un andata e ritorno con piccole carriole dove non arrivano i furgoncini. L'isola rinasce e si colora di primavera.

Con la collega ci salutiamo alla fermata dell'autobus di Santa Maria, quella che si trova all'uscita delle due gallerie consecutive che sono state scavate nella roccia tufacea sin dai tempi degli antichi romani per avere una comoda strada di accesso al porto: i due tunnel che si aprono ai lati della spiaggia di Giancos, infatti, sono fondamentali per la viabilità, perché seguono la linea della costa invece della strada panoramica, che corre più in alto lungo il crinale delle colline retrostanti ed è molto più lunga.
Da qualche anno è stato realizzato anche un passaggio pedonale, anche se si tratta solo di una fascia colorata di blu e delimitata da qualche segnalatore giallo, che dovrebbe tenere le auto a distanza di sicurezza da chi si avventura a piedi in questa coppia di tunnel polverosi e rumorosi.

C'è un percorso alternativo, che scopro nel tardo pomeriggio e che percorro in solitaria proprio mentre il tramonto avvolge l'isola in quelle tipiche tonalità soffuse che poi stingono nel grigio cenere della sera.
È una strada pedonale che si può percorrere davvero solo a piedi, perché è tutta un saliscendi di scalette sconnesse e, in alcuni tratti più umidi, anche ricoperte da un insidioso strato di muschio verdognolo.

Sale tra casette basse e colorate, alcune così ben arredate da sembrare ville per riviste, altre con terrazzi a più livelli nascosti alla vista da grandi vasi ricolmi di cactus, altre ancora lasciate in totale abbandono, col rischio di crolli imminenti rimandati solo di un po' dalla presenza di impalcature altrettanto pericolanti.
In un punto anonimo compare pure una statua romana ripescata dalle acque dell'isola, bella come le cariatidi del Partenone ma quasi abbandonata su un basamento di tufo e con il cartellino tutto scolorito dalle intemperie.

È uno dei vicoli più belli dell'isola,anche se forse è poco valorizzato, con scorci panoramici sul porto che non ho visto neanche in cartolina, con passaggi segreti che svoltano e salgono e si perdono chissà dove, e con una luce speciale che sembra entrare nelle cose e accenderle di un colore più caldo e al tempo stesso più rarefatto.
O forse è solo la stanchezza che mi offusca un po' la vista, ma quel che è certo è che chi verrà a trovarmi sull'isola dovrà venire con me a rifare il vicolo delle scalette sopra Giancos...

"... la terra cominciava a inverdire. Le felci allungavano le loro fronde, incurvandosi come pastorali. L'erica che cresceva sulle rocce e le mirici radicate nel muschio si rivestivano di verde acceso. Il muschio si espandeva e si sollevava, e fiori primaverili spuntavano con i loro boccioli rigonfi, von già un accenno di colore. [...] Allora sugli alberi germogliarono le foglie, così in fretta che era come se un nugolo di farfalle verdi fosse venuto a posarsi sui rami. E non erano solo gli alberi e le piante a risvegliarsi, perché tra i rami cominciarono a saltellare i crocieri, e i picchi martellavano le cortecce tra nuvole di schegge. Un volo di storni migranti verso settentrione scese a riposarsi su un abete. Erano storni superbi: le punte di ogni piccola piuma brillavano rosse e quando si muovevano luccicavano come gioielli..."
[La leggenda della rosa di Natale di Selma Lagerlöf]

Una doppia mareggiata ha spiaggiato un'infinità di Velella velella, sbiancate le più vecchie e ancora viola (e maleodoranti) le più recenti...
Le piastrelle riciclate!
Le ville delle scalette sopra Giancos 
Le reti degli ornitologi 
Il panorama sul porto

04 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #20

🧭 Mercoledì 3 marzo 2026
👣 Giornate piene
⭐ Fine settimana sull'isola

Stanca dei continui su e giù, del traghetto e del viaggio stesso, dei frequenti bagagli da fare e disfare e adesso anche dei ripetuti scioperi dei treni, ho scelto di rimandare il rientro a casa per restare nel fine settimana sull'isola ad esplorare i dintorni.
Giornate piene scandite dai miei orari preferiti: sveglia naturale, con la luce del giorno che filtra dalla finestra senza scuri; risveglio lento, restando a letto a leggere per un paio d'ore; colazione in tarda mattinata, con la marmellata di prugne fatta in casa dal mio fidanzato preferito e finalmente una passeggiata all'aria aperta.

Ho sempre voluto esplorare quella collinetta puntuta che si staglia di fronte alla veranda della casetta, giusto sopra Cala Feola. Chiedo al padrone di casa ma non c'è mai andato. E non c'è modo di sapere come si chiama.
Devono esserci dei sentieri anche là, come ovunque sull'isola, anche se non sono segnalati, come capita per la maggior parte dei percorsi battuti solo dai locali e dai cacciatori, a giudicare dalle dozzine di cartucce abbandonate che raccolgo e poi butto (ho quasi pensato di iniziare una nuova collezione di tubetti colorati ma, insomma, meglio di no!).

Mi avventuro.
Nello zaino infilo in ordine sparso il libro, il telefono per fare le foto, una bottiglia d'acqua fresca, gli occhiali da vista e quelli da sole. Quando esco di casa il cielo è ancora velato da un'uniforme manto coprente di un bel grigio perla, che illumina la giornata e lascia filtrare un certo calore primaverile, ma conto che il sole si imponga presto sulla coltre nuvolosa e so già che la luce intensa di queste prime giornate di marzo mi richiede l'uso delle lenti scure (di cui col passare degli anni ho sempre più bisogno).

Mi lascio guidare dall'istinto e, come spesso mi capita, alla prima occasione cambio programma. Lungo la strada principale incontro una piccola scalinata che si inerpica tra la macchia e non resisto all'attrazione, sia di lasciare la strada principale che di scoprire dove porta la deviazione. Mi allontano dalla mia prima meta, ma sono sicura che non resterò delusa: e infatti, non solo i mattoni di tufo sono ricoperti di un folto manto di muschio umido, ma salgono a zig-zag sotto una volta di arbusti profumati che sembrano l'ingresso ad un luogo incantato.

Forse è anche per questa mia predilezione per la scoperta di nuovi percorsi che a scuola hanno preso a chiamarmi con un soprannome che mi piace molto (anche se so che c'è un fondo di ironia benevola di cui però mi disinteresso): Alice in Wonderland. E ogni volta che mi sento chiamare così, penso al BianConiglio che controlla nervosamente il suo grande orologio da taschino: per qualche attimo immagino di andargli dietro nella sua corsa contro il tempo.
Questo sentiero potrebbe essere uno degli ingressi del Paese delle Meraviglie. Vediamo dove porta. Non manca molto per scoprirlo.

La scalinata termina in una strada sterrata che sale verso la sommità della collina, in maniera così dissestata che immagino nessuno la percorra più da tempo immemore.
E invece, mentre sono lì concentrata a scattare una foto ad uno dei più bei esemplari di euforbia che mi sia capitato di incrociare sull'isola, arranca per lo sterrato una macchina grigia un po' scassata che parcheggia giusto un paio di metri sotto di me. Scende una ragazza che sfoggia uno dei più bei sorrisi in cui mi sia capitato di imbattermi sull'isola che subito dopo un entusiasta "Buongiorno!" mi spiega nell'ordine: che quella è la vecchia strada comunale ormai in disuso, che in quel punto esatto finisce perché oltre c'è solo la sua casa e che se voglio posso tornare a giugno a raccogliere le albicocche.

La casa è una delle più belle che mi sia capitato di ammirare qui a Ponza, non tanto per la ricchezza o nobiltà o altro, ma piuttosto per la maestosità della posizione panoramica in cui si trova. Nascosta dalla vista ma affacciata su una vallata selvaggia ricoperta da una vegetazione rigogliosa, che ha invaso anche i vecchi terrazzamenti che ancora si intravedono sotto la macchia mediterranea, la casetta ad un solo piano è stata tinteggiata di un acceso color giallo canarino, ha le imposte celeste pallido incastonate in cornicioni bianchi ed un lungo vialetto di ingresso contornato da una dozzina di alberi spogli su cui stanno germogliando i primi fiori rosa.
Gli albicocchi sono ovunque anche nei giardini delle due casette vicine, pure gialle e pure affacciate sulla stessa valle, che scopro avere il nome evocativo di Valle del Core.

Potrei restare qui tutto il giorno.
Ma voglio raggiungere quel picco di fronte. Torno indietro lungo lo sterrato, ridiscendo da una scalinata diversa, questa molto recente, faccio incredibili scoperte botaniche (l'apparato radicale di un fiore selvatico, detto fuoco del diavolo, che mi fa pensare ad una strana opera d'arte naturale), riprendo la strada asfaltata fino alla Via Sotto Campo e vado a perdermi in un'altra macchia folta e profumata.

Ero già venuta qui in perlustrazione nei mesi scorsi e so che oltre il parcheggio c'è una piccolo ponticello sospeso che immette in un sentiero sassoso, che poi si ramifica lungo il versante della collina che digrada ripido verso il mare. Io però voglio salire e mi dirigo verso un primo pianoro roccioso da cui si gode una vista panoramica mozzafiato sull'isola di Palmarola.
Resto sdraiata al sole a leggere e a osservare il volo planato delle coppie di falchetti che non si stancano di volteggiare sulla mia testa.

Dopo un'oretta di questa cura rilassante a base di bagliori e aromi, riprendo la salita lungo un sentiero scosceso che segue il limite esterno del bosco e che in alcuni punti si avvicina pericolosamente allo strapiombo. Mi tengo a distanza di sicurezza e mi attacco ai tronchi dell'erica fiorita quando i passaggi diventano un po' più impervi. In cima il paesaggio è ancora più bello. Mi sento in paradiso. Perché il mare lo vedo anche dalla casetta ma quassù è un'altra cosa, senza tetti e antenne e stendini nel mio campo visivo: solo il mare coi suoi riflessi, le sue increspature e tutto lo spazio che contiene l'orizzonte. E così non scendo fino al tramonto.

Il giorno dopo torno a camminare.
Stessi orari lenti ma stessa giornata intensa. Sentiero diverso e meno impegnativo, stessa macchia fitta e quasi impenetrabile, almeno nel punto in cui perdo il tracciato battuto e mi ritrovo avvolta da cespugli più alti di me che a tratti non mi vogliono proprio lasciar passare. Ritento e riesco.
Ho voluto seguire il consiglio della ragazza sorridente della casetta gialla e percorrere il suo sentiero preferito, che dalla strada provinciale scende verso i Faraglioni di Lucia Rosa.

Anche stavolta raggiungo un piccolo spiazzo roccioso a picco sul mare da cui si gode una visuale davvero impareggiabile su Palmarola. Anche oggi mi sdraio a leggere in un piccolo sedile naturale scavato dal vento e dal tempo e mi godo insieme il libro e l'isola.
Quasi non voglio rientrare. Resterei ancora a godermi il verde brillante della macchia, i primi boccioli gialli della ginestra, i grappoli bianchi dell'erica fiorita, i piccoli fusti violacei dei fiori di lavanda, i primi bombi che ronzano eccitati tra le infiorescenze e le tante lucertole verdi che stazionano al sole tra le rocce. Vorrei perdermi ancora tra i sentieri poco battuti, tornare indietro quando la boscaglia è impenetrabile, ritrovare un dettaglio trascurabile, una macchia rossa o bianca o verde, che mi rimette sul giusto cammino. Ché camminare tra i boschi è anche una grande lezione di vita, scegli una strada, sbagli e cambi e a un certo punto ritrovi la tua direzione.

Ma oggi il sole è più timido e l'aria rinfresca prima del previsto. Devo rientrare, anche se contro voglia, e mi tocca lasciare odori, colori e pensieri sulla collina di fronte casa.
Recupero il giorno dopo, un lunedì di scuola in cui scendo alla sede centrale per consegnare dei documenti in segreteria e resto a mangiare in una pizzeria del centro. Me ne vado ancora un po' a zonzo per l'isola a portare a spasso i miei sogni di bambina. Dal porto mi incammino verso una delle spiagge di sabbia che si incastrano nella costa abitata poco oltre le gallerie romane e, nell'attesa dell'autobus per tornare a casa, mi fermo al borgo marinaro di Santa Maria. 

È il quartiere periferico rispetto al centro di Ponza che si scorge bene entrando in porto quando si arriva dal mare, un piccolo presepio di casette addossate le une alle altre, che sembrano dei calchi perfetti non fosse per i diversi colori pastello scelti per abbellire le facciate identiche.
D'estate si affolla in maniera più contenuta e ricordo ancora con piacere un aperitivo violaceo consumato sulla terrazza vicino al mare insieme ad un'amica di kayak arrivata sull'isola per l'annuale raduno nazionale.
Quel bar è ancora chiuso, come quasi tutti i locali dell'isola, anche se un po' ovunque sono ripresi i lavori di ristrutturazione e rinnovamento in vista dell'imminente nuova stagione turistica. Cammino un po' avanti e indietro sulla battigia e ascolto la risacca lenta del mare: quando l'autobus arriva ho le tasche del giubbino piene all'inverosimile di sassolini levigati e maioliche sbeccate e mattonelline sottili, con cui già pregusto di realizzare qualche altro villaggio di fantasia per la mia collezione. Un'altra delle mie stravaganze da Alice in Wonderland.

Ieri, infine, il pomeriggio si è animato di così tante storie come non mi capitava da tempo! C'è stato il secondo incontro del Reading Party presso il centro sociale Il Veliero e ci siamo ritrovate in otto donne con otto libri in quattro lingue diverse.
Ho scoperto con piacere che c'è tutto un mondo raccolto sull'isola e che solo la referente del centro è nata e cresciuta a Ponza: io sono la più vicina, una collega è originaria di Napoli, una donna viene da Cremona, un'altra dall'Ucraina, due sono tedesche, una pittrice e una velista, e una è brasiliana, che venendo a vivere a Ponza ha smesso di fare la veterinaria ed è diventata una maestra di yoga. 

Tutte dicono di sentirsi a casa e ognuna ha raccontato spezzoni del proprio viaggio esistenziale, tra congiunture astrali e incontri cruciali, mentre io ascoltavo ammaliata le storie di una vita intrecciarsi alle storie dei romanzi letti e consigliati.
Ho raccolto suggestioni di lettura per un altro paio mesi ed è una grande consolazione sapere di potermi rifugiare nei libri quando il mondo fuori sembra sull'orlo del precipizio.
In questi giorni di guerra (un'altra, l'ennesima odiosa inutile straziante devastante guerra!) il mio rimedio contro l'ansia disperante è proprio leggere, oltre a sapere che fuori casa c'è una natura rigogliosa che mi tiene ugualmente occupata: i nuovi profumi nell'aria, i primi fiori che sbocciano, le piante che riprendono colore in un ciclo perenne che nemmeno la stupidità distruttiva degli esseri umani potrà mai interrompere... e così riempio le giornate di piccole cose insignificanti che però rendono autentici questi brevi momenti di serenità fuggevole.

"To sea a world in a grain of sand
and a heaven in a wild flower,
hold infinity in the palm of your hand
and eternity in an hour".
William Blake

Il panorama primaverile dell'isola e, nella foto in alto, uno scorcio della Valle del Core
Fiori ovunque (vorrei imparare i nomi di tutte le piante ma...)
Piante verdi e secche che ricoprono l'isola
Il punto panoramico più attraente scovato sin'ora sull'isola!
Una veduta panoramica verso Nord-Est

25 febbraio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #19

🧭 Mercoledì 25 febbraio 2026
👣 Pensieri sparsi
⭐ Profumo di primavera

Sono tornata sull'isola dopo un'intera settimana trascorsa sul continente per via degli ultimi esami di abilitazione.
Sono riuscita a fare cose che non facevo da mesi: andare al cinema, visitare una mostra, suonare dal vivo alle prove di musica.
Sono arrivata alla casetta con veranda domenica sera, giusto in tempo per godermi i fuochi di artificio che chiudevano la festa di San Silverio a Le Forna (quella del porto si celebra a giugno, per tenere viva la rivalità tra le due contrade di Ponza).

La contrada è tutta in festa, con le luci che inondano di un manto dorato le persone assiepate sulla scalinata antistante la chiesa, i festoni colorati delle bandierine nautiche tipiche della tradizione marinaresca che sventolano sul sagrato e mille coccarde rosse e gialle intrecciate sule balaustre di balconi e giardini. E tuttə sono in strada, col naso all'in su ad ammirare questi fuochi prolungati e colorati e ammalianti, che spaventano cani e gatti ma emozionano bimbə e adultə. 

Dalla veranda si gode una visuale unica sulla contrada e su questa notte speciale che subito si vela di un sottile manto lattiginoso impregnato del pungente odore della polvere da sparo: per lunghi minuti tutto resta avvolto in una calma apparente che anticipa altri festeggiamenti più pagani e ridanciani.
La mattina dopo in classe molte teste ciondolano per il poco sonno ma stavolta sembra che aleggi una sorta di accondiscendenza per aver preso parte ad un rito collettivo che coniuga devozione religiosa e tradizione locale.

Sono per me lunghi pomeriggi di silenzio e riposo: leggo montagne di libri arretrati, sistemo un po' di carte per la scuola, guardo qualche vecchio film alla tv (il padrone mi spiega che ha ripristinato l'antenna strappata dall'ultima tempesta e ora il segnale dovrebbe essere migliore).
Mi godo il cielo e il mare.
Le albe e i tramonti su Palmarola.
Anche le albe, che per me sono una piacevole novità: quando ritorno sull'isola fatico sempre un po' a riprendere i miei ritmi circadiani e, stranamente, mi capita sempre più spesso di svegliarmi molto prima che suoni la sveglia. Così mi affaccio alla veranda e mi perdo per un po' nell'immensità di questo impareggiabile panorama liquido che si distende placido all'orizzonte.

Il mare sembra infinito, ma non lo è: "E poi tutti quei discorsi sul pianeta blu e sul fatto che l'acqua ricopra intorno al 71% della superficie del pianeta, traggono in inganno. Sebbene, infatti, il pianeta, visto dallo spazio, appaia pieno di acqua, in realtà si tratta solo di una piccola quantità dallo spessore trascurabile che ne bagna il 71% della superficie. Immaginate una sfera di legno smaltata per il 71% della sua superficie di un bel colore blu  A nessuno, sano di mente, verrebbe mai in mente di dire che la sfera di legno è costituita per il 71% di smalto blu. La stessa identica situazione riguarda l'acqua e il nostro pianeta: ricopre il 71% della superficie ma ammonta a meno dello 0,2% della massa della Terra." [Il cantico della terra di Stefano Mancuso - l'ultimo libro del famoso botanico che scopro essere anche un notevole artista di "monotipi" davvero belli che corredano il testo e che da soli valgono la cifra impressa sulla copertina!]

In questi primi giorni della settimana c'è un barlume di sole che preannuncia la primavera: mi trattengo una decina di minuti in veranda e mi lascio distrarre dal volo radente dei gabbiani che ho capito stazionano sui comignoli della villa più alta, come due guardiani attenti e intenti a far bene la loro ricognizione pomeridiana.
Scorgo una porta container che incrocia al largo, partita chissà da dove e diretta chissà dove, senza  scia perché sembra sospesa sul mare piatto di questi giorni di bonaccia. Per un paio d'ore la nave entra nel mio campo visivo come una piccola novità, una nota di colore nella monotonia dell'orizzonte azzurro, un puntino in lento movimento in questa mia vita altrettanto lenta.

Martedì sera ricevo l'invito a cena di alcune colleghe: una pizza in compagnia è giusto quel che ci vuole per uscire dal letargo in cui mi sento dolcemente sprofondare.
Mi vesto senza pensarci e scendo con calma: la pizzeria è proprio dietro l'angolo e la serata trascorre in modo piacevole tra chiacchiere di lavoro, come spesso capita tra colleghe, e molte battute ironiche dettate dalla confidenza che nasce nel condivide così tante esperienze umane e professionali.

Siamo tutte "fuori sede", lontane dalle famiglie, dai genitori e dai figli (alcune di loro ne hanno ben tre a testa, un paio pure vari nipoti di varie età, le cui foto immancabilmente circolano nella tavolata): ne parliamo tanto, dele nostre vite sulla terraferma, come fosse un modo per tenercele accanto anche sull'isola, le nostre esistenze di là dal mare.
Percepisco un senso di riconoscenza per questa sorta di rito che ci avvicina, un modo spontaneo di stare insieme che aiuta a stemperare nostalgia e solitudine, ma anche a creare una certa connessione proprio per la condizione condivisa di emigranti della settimana.

Rientro presto.
La costellazione di Orione occupa tutta la strada buia e sembra volermi accompagnare a casa. Sono solo pochi passi e me li godo in silenzio.
La luna crescente sorge più tardi e così nell'oscurità della notte, ancor più scura sull'isola senza luci, le stelle sembrano più numerose e più vicine.
Non fa più così freddo, ho tolto sciarpa e cappello, l'aria profuma di primavera e credo che la nuova stagione porterà con sé non solo temperature più miti ma anche emozioni più benevole!

San Silverio, patrono di Ponza, è tornato nelle edicole votive che si incontrano sull'isola 💙 

Palmarola all'orizzonte: mare calmo e profumo di primavera 💛

15 febbraio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #18

🧭 Domenica 15 febbraio 2026
👣 Una gattina rossa
⭐ L'isola dei gatti

Sono gli ultimi giorni di studio prima dell'esame finale del corso di abilitazione che mi trascino (con tutta la fatica intrisa nel termine) dallo scorso mese di ottobre. È uno di quei corsi dai contenuti quasi identici a quelli che ho già seguito per la specializzazione sul sostegno, con frequenza obbligatoria nei fine settimana dei mesi invernali e con prove scritte e orali che si stanno concludendo in queste settimane di febbraio: la settimana scorsa ho consegnato la prova scritta e mercoledì prossimo ho la prova orale. L'ultima.

Non ho più molta voglia di sostenere esami, oltre i 55 anni dovrebbe essere vietato, oppure consentito solo su argomenti scelti in modo volontario: a me interessano moltissime cose, dalle letture femministe alle attività all'aria aperta (kayak da mare, giardinaggio, escursioni), dalla maglia al cucito ai lavoretti creativi alle chiacchiere con le amiche. Ma non vorrei più sostenere esami, anche se gli esami non finiscono mai, anche quando non vorresti dover superare prove indesiderate.

L'altra notte, l'ultima sull'isola prima di rientrare a casa, è stata una notte movimentata: la padrona di casa ha trovato in strada una gattina ferita, forse investita da un'auto, una delle poche che circolano nella zona. Mi ha chiesto di tenerla con me nella casetta con la veranda perché la sua gatta diventa nervosa quando in casa ne entrano altre. Ho accettato di buon grado perché è da quando ho messo piede sull'isola che ammiro la bellezza, l'indipendenza e la fierezza di questi felini in miniatura.

Se ne incontrano un po' ovunque, agli angoli delle case, in alcune colonie feline ben organizzate, nei pressi dei bidoni dei rifiuti o tra i cespugli di euforbia: ci sono gatti di tutti colori, col pelo lungo o corto, e ogni tanto una gatta col pancione si allontana per cercare un luogo protetto per far nascere i piccoli. Purtroppo non c'è nessun piano di sterilizzazione perché i gatti di strada sono lasciati in strada e solo pochi gatti hanno un collarino e vivono dentro casa.

Mi fermo spesso ad accarezzarli, alcuni sono scontrosi e si ritraggono, altri invece si lasciano avvicinare e accettano di buon grado il mio classico grattino sulla testa o sotto il collo. Un paio di micette tigrate mi riconoscono quando rientro da scuola e mi seguono per ricevere qualche croccantino, che ogni tanto infilo nella tasca della giacca, così da non sfigurare quando le incontro sotto casa.
Per qualche tempo ho anche corteggiato senza ritegno una bella micetta a tre colori che aveva delle movenze tutte sue, si strusciava tra le mie caviglie come non ci fosse piacere più grande e qualche pomeriggio si è persino fermata a studiare con me. Poi io sono tornata a Latina per le vacanze natalizie e lei è tornata a casa dal suo umano preferito.

Ho sempre pensato che i gatti rossi fossero tutti maschi, invece ho scoperto che non è così perché questa gattina rossa è una femmina. Era.
La gattina rossa trovata ferita aveva un musetto grazioso e non sembrava soffrire troppo. Non muoveva più la zampina posteriore, ma riusciva ancora a mangiare e dormire e persino a muoversi un po' per raggiungere la lettiera. Aveva bisogno di aiuto e l'ho più volte sostenuta.
Non ho dormito molto durante la notte tra giovedì e venerdì: la micetta non ne voleva sapere di restarsene sul suo cuscino a terra e l'ho tenuta a dormire sul lettone, avvolta in una coperta tutta sua. Al mattino l'ho riadagiata sul cuscino, le ho lasciato da bere e da mangiare e sono dovuta andare a scuola.

Durante l'ora libera dalle lezioni sono tornata a casa per vedere come stava e per parlare con la padrona di casa, che a sua volta parlava con la veterinaria (purtroppo sull'isola non c'è uno studio veterinario sempre aperto, ma c'è una giovane veterinaria che passa un giorno ogni due settimane): sono state prescritte medicine, iniezioni e altro che non ho ben memorizzato, perché sapevo di non poter restare ad accudire la micetta.
Sono rientrata a casa con il traghetto del venerdì pomeriggio che, nonostante il mare mosso, ha ritardato la partenza solo di una mezz'ora. Sono arrivata per l'ora di cena, insieme al messaggio della padrona di casa che purtroppo la gattina rossa era morta.

Ne scrivo qui nel diario scombinato un po' per elaborare il mio piccolo lutto e un po' per trattenere i pochi ricordi di una notte insonne. Perché quando i gatti muoiono si portano dietro molti dei momenti che abbiamo condiviso, ma ci lasciano anche le tante emozioni che hanno riempito le nostre giornate.
Ora sono davanti al computer che dovrei lavorare all'ultima prova d'esame e invece cerco le foto scattate ai gatti dell'isola perché non ho neanche una foto della gattina rossa...
Ma forse è meglio così.

"Ho portato Jeffie nello tudio e messo i concerto per violino di Beethoven, che come sai è uno dei miei preferiti  E all'improvviso le tensioni di questi quattro anni sono scomparse. Mi sono accucviata, ho preso Jeffie tra le braccia e ho lasciato affiorare le lacrime. E lui, con la sua piccola lingua calda e ruvda mi ha detto che capiva."
[Da una lettera di Rachel Carson alla sua amica Dorothy Freeman sul suo gatto Jeffie, poco dopo aver ultimato il suo famoso "Primavera silenziosa"]

Gatta in finestra
Gatto al bar
Compagnia di studio
Questa cucciolotta non l'ho più incontrata
Gatti di strada

06 febbraio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #17

🧭 Venerdì 6 febbraio 2026
👣 Riposo forzato
⭐ Settimane di recupero

Brividi di febbre durante la notte.
Mi sveglio a fatica, la tosse mi impedisce di parlare, le ossa indolenzite mi costringono a letto. Avviso la scuola e chiedo la malattia.
Da quando sono diventata una dipendente pubblica, che può usufruire di questo diritto fondamentale a tutela della salute, mi stupisco sempre un po' del privilegio acquisito: mi pagano anche se sto male, una grande conquista di civiltà che non è ancora universale.
Mi rimbocco le coperte, mi scalderò una tisana con miele più tardi, mi rimetto a dormire finché non mi risveglio da sola, sempre infreddolita e sempre intorpidita. Mangio poco, starnutisco tanto.

L'influenza di stagione non mi ha risparmiata, del resto a scuola si trasmette con facilità.
Queste due settimane di scuola sono di "sospensione didattica": chi ha "collezionato" un debito scritto e/o orale in una qualsiasi disciplina può recuperare con lezioni mirate e con verifiche finali.
Una sorta di "riassunto delle puntate precedenti" in cui docenti e studentə si impegnano a raggiungere la sufficienza, cercando di sfruttare al meglio le prime due settimane di febbraio per un ripasso sommario del primo quadrimestre... Il "repetita juvant" è una raccomandazione intramontabile, con un fondo di verità per sollecitare la comprensione e rafforzare l'apprendimento: con me ha sempre funzionato, spero valga anche per chi è ora in classe con me.
"...Ultimo anno insieme
agitazione, timore, nervosismo
è un continuo parlottio
risate improvvise e sguaiate
bisbigli e confidenze inattese
poco tempo da spartire ancora insieme!"
[Al mattino, in aula - tratta da I, too, sing Italia, raccolta di poesia di Rahma Nur]

All'inizio della settimana, prima di scoprirmi influenzata, sono riuscita a farmi un paio di giretti tra i vicoli del porto e su per i sentieri di Chiaia di Luna.
Ho approfittato di uno dei soliti disagi dovuti alla scarsa connessione telefonica per spostarmi da Le Forna, dove abito e dove non c'è campo, a Ponza porto, dove come per incanto il telefono torna a trillare.
Mezz'ora di autobus per andare e mezz'ora per tornare solo per riuscire a telefonare. Invece di rientrare con la prima corsa utile, mi perdo nei vicoletti intorno alla Via Lunga, quella tappezzata di maioliche commemorative del confino politico del Presidente partigiano, il Presidente più amato.

Salgo tra casette colorate, balconi già fioriti e orti coltivati: scovo nuovi scorci panoramici e ogni volta con la sorpresa cresce anche la meraviglia. Ponza è bellissima.
Vivere in questi vicoletti deve essere molto bello, cullati dal silenzio e attorniati da gatti sornioni. Le scalette levigate e imbiancate salgono e scendono secondo l'unica logica possibile, quella di assecondare avvallamenti tra collinette ravvicinate, in una sorta di labirinto magico dove perdersi è un incanto.
Un cane bonario che puzza di pecora mi guarda con occhi languidi e non resisto alla tentazione di intrufolare la mano in quel pelo folto e bagnato: dopo un po' di grattini, si allontana soddisfatto e si riaccuccia davanti allo stesso portone.

Il giorno dopo salgo con una collega lungo il sentiero che si inerpica su per il versante meridionale di Chiaia di Luna, una delle cale più famose dell'isola per la sua ampia spiaggia arcuata e la sua verticale scogliera policroma: già la cala vista dall'alto lascia senza fiato, il sentiero poi è se possibile ancor più spettacolare. Non solo perché si gode di una vista aperta sul mare turchese della baia ma anche perché la boscaglia lussureggiante offre una tavolozza multicolore incantevole: i verdi della macchia di sposano alla perfezione coi blu dell'acqua, i grigi del cielo e le sfumature terrose della costa, quegli ocra e mattone delle rocce di origine vulcanica che rendono Ponza l'isola più bella del Mediterraneo.

Oltre il parcheggio panoramico di Chiaia di Luna, in cui attirano la mia attenzione i basamenti in ferro delle aiuole, intagliati con motivi di rami e foglie, si dirama una stradina non asfaltata che serpeggia tra le basse strutture bianche di hotel e b&b e case vacanze, in questo periodo tutte chiuse o in fase di ristrutturazione.
Raggiunta l'ultima casetta nascosta nella folta macchia mediterranea, interrotta solo da qualche filare di vite coltivata con chissà quanta fatica su questi piccoli terrazzamenti ora tappezzati di soffice muschio verde, intravediamo un altro paio di rampe di scale in tufo, che si inerpicano su per l'ultimo tratto di costa a strapiombo sul mare.
Più in alto di così non si può andare.

Abbiam fatto bene a passare di qua proprio in inverno, anche se la giornata è carica di pioggia e ogni tanto dal cielo basso di nuvole bianche scendono delle fresche spruzzate di pioggerella leggera. Talmente sottili che neanche ci bagnano.
Non ci sono altre persone in giro e possiamo intrufolarci a piacere in ogni dove, rispettando i vari segnali di proprietà privata e gli strani recinti fatti con reti metalliche, quelle dei vecchi letti a molle ormai arrugginite.

Oltre non possiamo andare.
Dopo aver ammirato dall'alto il doppio panorama che si apre da un lato sulla baia e dall'altro sul porto, in cui ora sta attraccando l'aliscafo del pomeriggio, ci apprestiamo a ridiscendere queste stradine dissestate e scivolose, facendo ben attenzione a dove mettere i piedi perché ogni sasso sembra sul punto di voler rotolare giù a valle.

Anche la notte continua a regalare meraviglie, con la luna piena che sorge dal mare e sale dietro una cortina di nuvole sfrangiate che ricordano le bacchette orientabili delle tende veneziane: scorgo solo fettine di luna dorata, che solo quando arriva allo Zenith recupera finalmente la sua brillante rotondità.
E chissà che non sia per gli appostamenti notturni in veranda se ieri m'è salita la febbre!

Le maioliche dedicate a Pertini sulla Via Lunga 
Portoni e scalinate
Il porto
Chiaia di Luna




01 febbraio 2026

Hand off Greenland!

In questo periodo di guerre sanguinose e di conquiste territoriali ci sembra importante condividere questa iniziativa che coinvolge noi kayaker. Buona lettura!

Kayakers of the world,
even if we don't know each other personally, we are connected by the feeling, the joy, the strength, and the freedom we share with every paddle stroke. We owe all of this to the Greenlandic (and other Arctic) Inuit, to their ingenious heritage and gift to us all: the kayak. Being carried on the waves by my Greenland kayak is pure joy for me. We all share this joy from Greenland to South Africa, from Alaska to New Zealand, no matter how different our kayaks may look.

There are many terrible conflicts in the world right now, and each one pains me and I'm sure it pains you too. But the idea that Trump would come along and, like the worst kind of bandit, try to buy or violently steal the Inuit's freedom, self-determination, and their land with its natural treasures—which they reclaimed through a long and arduous process—for a few "glass beads" is simply incomprehensible, given the connection I feel through paddling with Greenland and the Inuit.

I understand: If I don't do something now to support them in their fight for freedom, I could never again feel good about getting into my kayak or building a Greenland kayak. If you feel the same way, then show your solidarity with Greenland and its people, spread this appeal as a visible sign on social media, pin it to your accounts and kayaks, and forward it to other kayakers and kayak clubs. Perhaps one day we will all meet in Greenland to show, united, that Trump cannot buy or steal Greenland's freedom, because there are many of us. So many!

And to our kayaking friends in the USA: We need you too, especially you, now! We know that most US-Americans do not support Trump's madness. Even if you supported him in the hope that things would improve, show him that you didn't elect him to steal foreign lands and ruin your reputation in the world. Spread this message:

World's Kayakers Unit - Hands Off Greenland

Please send me brief feedback and a picture of where you've placed the button digitally or as a sticker. Then I can send our friends in Greenland a message about where they're receiving support. You can also download the graphic from my website or order stickers for postage and printing costs:

www.gröninga.de
Gunter
Kayak Builder and Paddler

29 gennaio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #16

🧭 Mercoledì 28 gennaio 2026
👣 Il mal tempo imperversa ancora...
⭐ Letture condivise invernali

Anche questa settimana ci sono avvisi di burrasca. Il sito della compagnia di navigazione si riempie di annunci per "condimeteo avverse" e vengono cancellate diverse corse: i traghetti continuano a non partire e a non arrivare. L'isola è isolata.
Sono riuscita a rientrare a scuola dopo un giorno di permesso, ma lunedì pomeriggio il mare era mosso e la traversata è stata impegnativa, per lo stomaco e per la psiche. 

L'umore sembra riflettere i colori del cielo, in questi giorni tinto di un grigio diffuso e diluito dal vento e dalla pioggia. È difficile sorridere quando piove, è più facile con l'arcobaleno, ma dall'isola si vedono solo nuvole pesanti e mare mosso.
La notte scende presto e nell'oscurità che avvolge da ogni parte questo piccolo morso di terra emersa si capisce che "il continente" non è lontano, perché si vedono all'orizzonte le luci delle città riflesse sul cielo basso, presenze palpabili che condensano la nostalgia.

Accanto alle luci di Latina, ben visibile davanti alla veranda della casetta, si staglia silenziosa e immota la sagoma scura del Monte Circeo, perfettamente riconoscibile per il suo rinomato profilo di persona distesa col volto rivolto all'insù. Sembra un guardiano della notte e mi trasmette una sorta di rassicurazione, come se mi dicesse che anche al di là del mare la vita continua tranquilla e serena.

Verso le tre mi sveglio per il ronzio minaccioso di una zanzara invernale e mi ritrovo a guardare a lungo fuori dalla finestra nel cuore della notte: la mezza luna, che in questo periodo sembra una coppa di champagne senza stelo e che per una volta è visibile nel cielo nero ma libero da nuvole, riversa sul mare calmo una luce argentea che sembra un velo di tulle leggermente increspato dalla brezza notturna. Lo stretto tra Ponza e Palmarola si illumina tutto di una chiarore magico, come se avessero acceso tante piccole lucine per rivestire quella distesa oscura di una sottile coltre chiara, che spande all'intorno una luminosità liquida: un sorriso ammirato si distende sul mio volto assonnato. 

Martedì partecipo al Reading Party dell'isola, organizzato da due insegnanti della scuola elementare, Stefania e Roberta, presso il centro sociale Il Veliero di Le Forna, a due passi dalla casetta, una costruzione a due piani con grande finestroni ad arco che affacciano su Cala dell'acqua e su Forte Papa.

Non ho mai partecipato prima ad un incontro del genere, che ha poche regole semplici: si entra, si spegne il telefono e si legge il proprio libro in silenzio per un tempo prestabilito, al termine del quale si può anche scegliere di raccontare la trama o di leggere qualche passo.

Mi sembrava una moda importata e non capivo bene il senso di leggere libri diversi insieme a perdone sconosciute, ma mi sono dovuta ricredere: è stato un bel momento di socialità, e ho afferrato il fondo di verità in chi sostiene e che la lettura silenziosa aumenta la concentrazione (e credo divenga anche un po' contagiosa).

L'orario mi aveva lasciata un po' perplessa, perché pensavo fosse troppo presto incontrarsi nel primo pomeriggio, e invece è stato molto bello leggere mentre le luci del giorno si spegnevano ed il cielo mostrava tonalità cangianti dal rosa pesca al rosso porpora, per poi spegnersi lentamente nel ceruleo serale e poco dopo nel blu intenso notturno.

L'accoglienza è stata molto calorosa e chi ha portato un libro ha trovato non solo compagnia ma anche tisane e dolciumi e persino dei segnalibri artigianali in tonalità pastello con arabeschi e frasi accattivanti: per un'ora piena abbiamo infilato la testa nei libri e per un'altra oretta ne abbiamo parlato, e parlando sono uscite tante nuove idee e proposte per incontrarci ancora. 

Mi piace molto scambiare opinioni su autori e autrici, mi piace scoprire nuovi titoli attraverso l'emozione di chi li sta leggendo, e mi piace anche riconoscere gusti analoghi in persone diverse: il ventaglio di titoli che hanno riempito il mio primo Reading Party isolano parla da solo della ricca varietà di letture possibili.

Io sto leggendo un be romanzo un po' sui generis ambientato nella mia amata Lisbona (dove ho vissuto un anno intero, come qui sull'isola, ma ormai trent'anni fa): "In quel momento si alzò un vento leggero che odorava di mare. Accadeva all'improvviso, certe volte bastava solo girare un angolo. Poi si ritraeva, tornava da dove era venuto, e l'aria non sapeva più di niente. Fece un respiro profondo, come prima di tuffarsi in piscina. E d'istinto si ritrovò a trattenere il fiato, a sentirsi circondato dall'acqua anche se l'acqua non c'era..." [Pranzi di famiglia di Romana Petri]

Tornando a casa per cena mi sono affacciata ad una delle terrazze aperte sull'altro versante dell'isola e sono rimasta un po' a guardare le luci lontane della città di Napoli: si irradiano sulle nuvole basse e accendono un tratto di costa come un tubo al neon.
Mi affascina sempre moltissimo questo bagliore tenue che definisce l'orizzonte e che mi riporta all'altra città in cui ho vissuto per quasi un decennio oltre due decenni fa.
Città reali che ritrovo nei libri o che scorgo di là dal mare. Viaggi reali e immaginari che si intrecciano nel tempo, un tempo che trascorre lento in queste giornate di vento e di pioggia.

L'isola torna ad essere avvolta da forti raffiche assordanti e fredde nel pomeriggio di mercoledì e anche di giovedì, tanto che fino all'ultimo non sappiamo se il traghetto partirà o meno: ancora 30 nodi e ancora onde da 3 metri, stavolta non per giorni interi ma soltanto per un paio di pomeriggi consecutivi, giusto il tempo di movimentare la traversata. 

Anche se a guardare il mare che monta e s'imbianca di cavalloni sempre più grandi, vien quasi voglia di non imbarcarsi affatto e di restare sull'isola ad aspettare che passi l'ennesima bufera. Coi piedi ben piantati a terra, invece che a caracollare sulle onde: potrebbe essere il mio viaggio più agitato. 

Nel tragitto da casa a scuola, e in quello contrario da scuola a casa, mi accompagna la musica speciale delle canne che sbattono nel vento: ritorna il suono di nacchere che per la prima volta ho sentito qui sull'isola.
Si vede anche l'arcobaleno: le raffiche più violente sollevano le onde e l'acqua nebulizzata si colora dei colori dell'iride, un'illusione che dura qualche attimo soltanto prima di volatilizzarsi per la raffica successiva.

Questa potrebbe essere la mia settimana di scuola più corta, perché dopo il permesso di lunedì ne prendo un secondo per motivi di studio: venerdì pomeriggio devo seguire un corso di formazione per docenti neo immessə in ruolo che devono completare l'anno di prova, il corso si svolge in presenza presso la scuola polo di Formia, per poterlo seguire devo assentarmi da scuola. Ma l'incertezza sui collegamenti è tale che niente è mai garantito.

Chissà se e quando riuscirò a partire e chissà se e come riuscirò a seguire il corso (perché nessuno abbia pensato a proporre la presenza a distanza non lo so, forse perché sarebbe stato troppo comodo per chi lavora sull'isola).
Per capire come andranno a finire le mie prossime giornate posso solo attendere.
Con pazienza.

Che a pensarci bene, è un po' come leggere, perché non sempre si riesce a pianificare la lettura come vorremmo, molte volte cambiano i programmi o subentrano impegni che sottraggono tempo o che impongono di rimandare la chiusura del capitolo a momenti più propizi. Per quanto sia coinvolgente il libro e per quanto sia forte il desiderio di giungere alla sua conclusione, chi legge sa bene di non essere padrona assoluta del proprio tempo: leggere è una di quelle attività che dipende da talmente tante altre variabili, che è un po' come vivere sull'isola.
Sull'isola si "naviga a vista".

I libri letti al Reading Party di Ponza
I segna-libri artigianali dell'incontro...
Il mare mosso in foto non rende mai bene!
Le radici delle canne che crescono lungo il tragitto tra casa e scuola...
Il muretto accanto al quale mi fermo per ascoltare il suono delle canne al vento...