IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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24 agosto 2026

Ultimo giorno di viaggio in mare 💙

⭐ Lunedì 24 agosto 2026
👣 Trentacinquesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Lithovatis - Paralia Loutro (Sami)⛺ 11 km con mare quasi calmo

L'aurora più bella, dilatata e romantica che ci sia capitata in questa lunga estate in mare ci sveglia prima del previsto ma allieta la prima parte della mattina, quando iniziamo a smontare il campo sotto lo sguardo attento e curioso delle prime persone che già alle sei e mezza sono in acqua per il lungo bagno in compagnia in stile greco.
Poi puntiamo dritti nel porto di Agia Efimia per una seconda colazione al bar, per uno degli ultimi caffè frappè e per vivere il lento risveglio del paese.

Ripensiamo alle incredibili coincidenze di ieri sera, quando appena pubblicato il diario abbiamo avito degli incontri davvero imprevisti: prima tre amici inglesi, amici tra loro e con ascendenze greco-ioniche, e poi degli amici minorchini, la famiglia di Pep in vacanza proprio qui a Cefalonia!
Abbiamo quindi prima conversato in inglese per una mezz'oretta con tre amici molto interessati al nostro modo di viaggiare: if you're reading this, English friends, thank you for asking us so many interesting questions, especially about similarities between Greece and Italy: you gave us plenty of food for thoughts!
Abbiamo poi proseguito in spagnolo quando dalla passeggiata mi sono sentita chiamare: "Tatiana, eres tu?" Pep e la moglie hanno visto i nostri due kayak dall'alto, li hanno riconosciuti (!) e ci hanno fatto una sorpresa come non capita spesso in viaggio: quanto è piccolo il mondo, a volte, e quanta è grande la fortuna di incontrare sulla stessa spiaggia di Cefalonia amici provenienti dall'altra meravigliosa isola di Minorca!

Ci pensiamo e ripensiamo fin quasi a mezzogiorno, poi scattiamo una foto curiosa nel "boulevard" del porto e riprendiamo a pagaiare verso Sami.
Sono le ultime miglia della costa da coprire, come le ultime spiaggette su cui fare una sosta, le ultime taverne in cui bivaccare, le ultime pagine del libro da leggere e anche le ultime pagine di questo diario da scrivere.
L'arrivo a Sami ci fa tornare in mente le tante altre volte in cui ci siamo passatə in kayak: attraversiamo il porto in un orario in cui non arriva nessun traghetto e sbarchiamo nella caletta più riparata in cui abbiamo già dormito l'anno passato. Volgiamo i kayak con le prue verso il porto, per facilitare le manovre dell'indomani mattina, e poi torniamo a cenare nella stessa taverna con vista su golfo in cui avevamo già mangiato, sempre molto bene, lo scorso anno.
Il mare si imbianca proprio al nostro arrivo a terra, come a volerci salutare dopo tanti giorni di tranquille pagaiate intorno alle isole di Cefalonia e Zante, e soprattutto arriva a rinfrescare l'ultima nostra serata sull'isola...

L'aurora su Itaca
Il boulevard di Agia Efimia: è la prima volta che troviamo un boulevard in porto!
La costa a Sud di Agia Efimia 
L'ultima sosta in una caletta da sogno!
La costa verso Sami
Il porto di Sami
🇵🇸 Sempre Palestina libera! 🇵🇸
L'ultimo sbarco!

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Latitudine:38.25641
Longitudine:20.65413
Posizione GPS Data/Ora:08/24/2026 14:37:54 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
http://fms.ws/2KMJMx/38.25641N/20.65413E

Se il link sopra non funziona , provate questo link:
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23 agosto 2026

Penultimo giorno di navigazione 💙

⭐ Domenica 23 agosto 2026
👣 Trentaquattresimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Xilokaravo - Paralia Lithovatis
⛺ 11 km col vento in poppa

È arrivato il Meltemi.
Sin dalla prima mattina c'è una coltre di nuvole che ricopre come un cappello bianco l'isola di Itaca di fronte a noi, e l'aria è così impregnata di umidità da ricoprire il panorama di una patina grigio spento che mette quasi tristezza.
Poi però si alza una brezza fresca che ripulisce tutto e ci rianima un po'.

Non vorremmo andare via da qui, come non volevamo andar via dagli altri luoghi in cui abbiamo fatto delle soste più lunghe. Qui non abbiamo neanche smontato il campo, perché sotto la boscaglia non ci si vedeva quasi, e per la prima e unica volta in questo viaggio non abbiamo giocato al gioco del kayak-puzzle, mentre abbiamo svuotato quasi tutti i gavoni di quasi tutto.
Quindi oggi impieghiamo un po' più del solito, e solo verso mezzogiorno riusciamo a lasciare la nostra baia verde, bianca e blu per proseguire verso Sud.

Nel mentre, però, il vento ha rinforzato e ci spinge deciso lungo la bella costa rocciosa di Cefalonia, ricoperta di alberi e inframezzata di piccole spiaggette di ciottoli bianchi, terra rossa e macchie ombreggiate di ulivi. Non c'è mai stato tanto traffico in mare come oggi, forse perché è domenica o forse perché siamo nei pressi di uno porti più frequentati dell'isola, ma in ogni caletta spuntano queste barchette a noleggio, con lo scafo giallo e il tendalino blu, che sembrano guidate tutte da perfetti ubriachi. Arriviamo incolumə fino al capo meridionale ed entriamo ufficialmente nel grande Golfo di Sami, la nostra meta di domani e l'ultima tappa di questo nostro rilassato viaggio in kayak.

Costeggiamo per la prima volta la baia di Agia Efimia, un piccolo borgo con un grande porto ben attrezzato per tutti i tipi di imbarcazioni a motore, e scoviamo un paio di belle spiagge isolate dove possiamo pernottare. Così sbarchiamo in quella dotata di taverna e torniamo alla nostra sana abitudine di restare a tavola fin quasi al tramonto, tanto il mare è tutto imbiancato di frangenti corti e ravvicinati, molte barche rientrano in porto e noi possiamo restare qui sigli scogli piatti a gozzovigliare per un'altra serata di mare, vento e stelle...

Il saluto alla baia verde, bianca e blu 💙
La bella costa di Cefalonia 
Itaca sullo sfondo
L'ingresso al Golfo di Agia Efimia
Lo sbarco niente male di oggi 💙💚

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Latitudine:38.30635
Longitudine:20.60548
Posizione GPS Data/Ora:08/23/2026 17:26:50 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

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22 agosto 2026

Giornata all'ombra 💙

⭐ Sabato 22 agosto 2026
👣 Trentatreesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Xilokaravo

Era dall'inizio del viaggio che anelavo questa sosta in questo posto!
Ed eccoci qui a riposare in questa piccola spiaggia di confine tra mare e terra. La striscia di ciottoli bianchi separa l'acqua di un turchese profondo dalle piante di un verde acceso. 

C'è silenzio, se non fosse per le capre che si chiamano a bere nella pozza sugli scogli e per le fronde degli alberi che stormiscono nel vento. A volte, le onde provocate dai motoscafi che incrociano nel canale tra Cefalonia e Itaca arrivano ad interrompere la quiete del luogo, ma durano il tempo di qualche borbottio lungo la scogliera e poi tutto ritorna nel tranquillo torpore di una giornata di fine agosto.

Fa caldo, ma la solita brezzolina rinfresca il nostro pigro sostare e soprattutto l'ombra della fitta boscaglia ci fa apprezzare l'insostituibile importanza degli alberi!
Potrei copiare il diario dello scorso anno (link qui) perché è cambiato solo il giorno, il posto dell'amaca e il libro...

Quattro specie diverse in un solo sguardo 
Il campo del mattino 
Il campo del pomeriggio 

21 agosto 2026

La tappa più corta 💙

⭐ Venerdì 21 agosto 2026
👣 Trentaduesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Kamini - Paralia Xilokaravo
⛺ 6 km con mare increspato

La colazione con il tiramisù.
Non è un sogno, ma la realtà di questa nostra mattina in campeggio nautico.
Il comandante montenegrino del panfilo ormeggiato di fronte a noi è sceso a terra ieri sera per offrirci acqua fresca, frutta di stagione e una strepitosa doppia porzione di tiramisù! Molto meglio di quanto auspicato da Mauro, che sperava in due birre fresche: io la birra non la bevo, ma vado matta per il tiramisù!

La giornata non può iniziare meglio di così e prosegue in crescendo: andiamo via mentre arriva un barcone carico di turisti, pagaiamo intorno al piccolo isolotto di Daskalion, per vedere da vicino la sua chiesetta superstite tra le rovine di altre due o tre costruzioni precedenti, e poi puntiamo sul capo più prominente per sfruttare il venticello gentile che si alza sempre nel canale tra Cefalonia e Itaca.

La nostra meta è dietro l'angolo: anche se abbiamo provato ad allungare un po', oggi battiamo ogni record e copriamo la distanza più breve di tutta la vacanza.
Vogliamo tornare nella caletta dell'amaca, dove pure l'anno scorso abbiamo montato il campo all'ombra della boscaglia per due giorni consecutivi, accanto agli assi e alle ruote di un vecchio camion che chissà com'è arrivato fin qui e vicino ai resti di un'altra chiesetta, Agia Gerasimos le cui pietre ancora stanno in piedi sotto la quercia più grande. Vogliamo bissare l'esperienza, così almeno l'amaca che abbiamo portato con noi, e che è rimasta nel gavone per tutto il mese, può assolvere al suo compito.
E così il pomeriggio si colora di blu e di verde, perché dondolando sull'amaca vedo il mare tra le foglie...

Colazione col tiramisù 
La partenza da Paralia Kamini
Il periplo dell'isolotto Daskalion
Le acque intorno a Daskalion 
I colori della boscaglia di Cefalonia 
L'arrivo a Paralia Xilokaravo 

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Latitudine:38.38990
Longitudine:20.60919
Posizione GPS Data/Ora:08/21/2026 12:10:51 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

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20 agosto 2026

Verso Sud 💙

⭐ Giovedì 20 agosto 2026
👣 Trentunesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Dafnoudi - Paralia Kamini
⛺ 10 km con mare calmo

Il risveglio è imposto dal sole che alle sette del mattino entra in tenda e che in breve asciuga tutto quello che la notte umida ha bagnato. La caletta resta tutta per noi per un paio d'ore, che ci godiamo all'ombra della macchia, a leggere prima e dopo aver fatto colazione.

Alle undici siamo in mare e dopo neanche un'ora a Fiskardo. Scendiamo solo per gettare l'immondizia e per rinnovare le scorte di acqua dolce. E per fare alcune foto al cimitero romano che si affaccia proprio sul mare.
Poi scappiamo, perché il paese non ci piace più: il porto affollato di panfili è solo la punta dell'iceberg, poi ci sono i negozietti nei vicoli e i ristorantini sul molo diventati cari come delle gioiellerie, tantissime villette sulla costa con accesso privato al mare e moltissime barche ormeggiate con la doppia cima sugli scogli, cosa che permette loro di mantenere la posizione ma che ci impedisce di "scogliettare" come vorremmo.

Scendiamo verso Sud, lasciandoci alle spalle il bel faro di Fiskardo e il profilo azzurrino di Lefkada. Entriamo in ogni baietta in cerca di quella adatta e la troviamo dopo poco: ci sono due panfili e due catamarani ormeggiati a terra col solito sistema della doppia cima legata agli scogli, ma troviamo uno spazietto adatto ai nostri due kayak e tutto sommato la cala è molto tranquilla e silenziosa per il resto del pomeriggio (ed è un sollievo rispetto alla folla vociante lasciata alla baia del mattino).

Ripuliamo la spiaggia cosparsa di canne trasportate a valle dal torrente che ha scavato un letto pietroso tra le due collinette ricoperte di querce, ulivi e cipressi.
Poi Mauro resta a fumare all'ombra e io mi metto la maschera.
Il fondale digradante è ricoperto verso riva da ciottoli bianchi che cambiano subito colore, diventando verdognoli e rossastri per la pellicola di alghe che li ricopre man mano che sprofondano verso la sabbia scura.

Ci sono moltissime infiltrazioni di acqua dolce e la differenza di densità, così evidente per le volute e i ricircoli, rende poco visibile il fondale, come se la maschera si fosse appannata.
Le capre sanno bene delle risorgive e scendono correndo dal vallone per venire ad abbeverarsi a più riprese: alcune restano impettite sui massi più alti a scrutare verso il basso, altre arrivano e poi vanno, mostrando il lungo pelo di vari colori, persino un raro bianco panna e un curioso grigio cenere, tutti gli esemplari adulti (maschi e femmine) con una bella barbetta sotto il mento che le rende alquanto simpatiche.

Non pensavo ci fossero così tanti pesci in mare e per un'ora mi ritrovo a nuotare in una sorta di documentario!
Ne vedo di ogni forma e colore, dalle piccolissime castagnole scure che sembrano appena nate, alle neonate acciughine che si muovono in branchi di centinaia di esemplari trasparenti e sulle quali passano veloci come volando altri piccoli gruppi di pescetti azzurri; poi ci sono dei pesciolini tutti rossi che curiosano tra gli scogli del fondale, e altri pesci più grandi di colore marrone ma con macchie rosse sulle branchie; e poi dei pesci dorati con striature longitudinali scure, e altri che nuotano lì accanto e che sembrano le loro copie a specchio, scuri sui fianchi e con le striature dorate; poi ancora dei pesci a fasce colorate verdi, azzurre e marroni, altri pesci gialli e verde scuro tutti maculati, altri invece adagiati immobili sul fondo e con un disegno sul dorso come tante parentesi graffe ognuna di una tonalità diversa.
So riconoscere a malapena le occhiate, le salpe e i saraghi, compresi i saraghi fasciati che hanno una banda scura sulla testa. Le mie preferite sono le donzelle, specie le donzelle pavonine, perché hanno i colori più accesi e mostrano come un tatuaggio celeste intorno agli occhi che ogni volta mi meraviglia.

La meraviglia poi cresce quando vedo un bel polpo mimetizzato tra gli scogli, disturbato da un pesce a fasce colorate verticali che sembra volerlo stanare e prova a mordicchiargli i tentacoli. Poi incontro dei delicati anemoni dai corpi tubolari che ondeggiano sul fondo e i tentacoli che danzano leggeri prendono diversi colori, bianco neve, rosso mattone o marrone scuro, alcuni persino un bel giallo vivace come le cime da ormeggio sotto cui devo passare per osservarli meglio.
Infine mi sorprende la presenza ben nascosta tra gli scogli più profondi di alcuni grandi ricci neri con aculei lunghi almeno venti centimetri: scendo per controllare ma non mi azzardo a sfiorarli, anche perché hanno quattro o cinque macchioline bianche sulla parte superiore che sembrano piccoli occhi indagatori. Scopro che si tratta del riccio corona (Centrostephanus longispinus - link qui), una specie rara nel Mediterraneo e difficile da osservare perché predilige fondali scuri e ombrosi.
E così anche oggi il mare mi ha fatto un bel regalo del tutto inaspettato...

Prima e dopo a Paralia Dafnoudi 
Intorno e davanti al far di Fiskardo 
Il cimitero romano di Fiskardo 
I cipressi di Cefalonia 💚
La nostra casetta per una notte 


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TatiyakSPOT
Latitudine:38.42862
Longitudine:20.58634
Posizione GPS Data/Ora:08/20/2026 13:03:01 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
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19 agosto 2026

Campo sul capo Nord 💙

⭐ Mercoledì 19 agosto 2026
👣 Trentesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Assos - Paralia Dafnoudi
⛺ 15 km con mare ondulato

È la notte dei cinque sensi.
Il gusto, per il sapore delle cipolle che sempre guarniscono l'insalata greca.
L'olfatto, per l'odore della resina dei pini portato giù in tenda dalla brezza di terra.
L'udito, per le note della musica dal vivo suonata nella piazzetta del paese.
La vista, per le lucine sia del paese che delle decine di barche a vela allineate nella baia.
Il tatto, per la forte umidità notturna che lascia sempre attaccata addosso una strana sensazione di bagnato.

Ci svegliamo con la prima luce del sole, alle otto in punto, ma non partiamo prima delle dieci e mezza perché le nuvole che sovrastano le montagne di Cefalonia mantengono fresca l'intera mattinata, anche durante la navigazione.
Pagaiamo vicino alla costa rocciosa con estrema facilità, perché la brezza è annunciata solo per le tre del pomeriggio e il mare è ondulato per le varie barche a motore che incrociano intorno al capo settentrionale dell'isola.

Le scogliere sono belle e varie, in alcuni tratti corrono basse e scolpite dalle onde lunghe che arrivano dal largo, completamente ricoperte dalla fitta macchia mediterranea, in un tripudio di colori vivaci tra il blu del mare, il bianco delle rocce ed il verde delle piante di mirto e ginepro; in altri tratti, invece, corrono alte e strapiombanti, dilavate dagli agenti atmosferici in modo da essere arrotondate e quasi levigate, con forti striature rossastre così intense da sembrare dipinte. Qui e là si aprono delle grotte, di varie forme e dimensioni, ma tutte talmente corte da non poterci mai entrare in kayak.

Facciamo una sosta in una delle pochissime cale non frequentate e non raggiungibile da terra, quindi non pulita dai rifiuti delle mareggiate e ancora ricoperta di legni, plastiche, boe e galleggianti. Mi pare di entrare in un bazar, e dopo la sosta è il mio kayak a diventare un bazar.
Raggiungiamo il capo senza premura, ci giriamo indietro un'ultima volta per salutare le baie e i promontori di Cefalonia che ci hanno accompagnato in questi ultimi giorni, e accogliamo con entusiasmo la novità del panorama aperto sulle altre isole: Lefkada, Meganissi e Itaca.

Volevamo pernottare nella cala del serpente, rimasta indelebile nella mia memoria dopo l'incontro ravvicinato del 2017 con uno dei serpenti più grandi e più gialli che mi sia mai capitato di vedere (e di spaventare per quanto lui aveva spaventato me!).
Invece teniamo fede alla nostra completa assenza di programmi definiti e non appena vediamo la prima bella caletta di ciottoli bianchi, acque trasparenti e ombra naturale, scegliamo di fermarci e di aspettare che si svuoti da barche e ombrelloni.

Nel frattempo, tirati i kayak in secca in un angolino sotto la parete rocciosa, ci ritiriamo sotto una giovane quercia lungo il sentiero che in un quarto d'ora conduce alla strada. Scriviamo, leggiamo, nuotiamo, mangiamo e chiacchieriamo, tra noi e con qualche coppia di veneti (quanti veneti quest'anno sull'isola!) del nostro modo di trascorrere le vacanze, forse un po' faticoso ma di certo per noi molto soddisfacente.
E poi arriva subito la sera, la cala resta tutta per noi e ci rilassiamo al suono dello scampanellio lontano delle capre...

La caletta dei cinque sensi ad Assos
Le scogliere rossastre
Le scogliere biancastre 
Una delle grotte
L'arrivo a Paralia Dafnoudi

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Latitudine:38.47171
Longitudine:20.54851
Posizione GPS Data/Ora:08/19/2026 14:10:50 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
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18 agosto 2026

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Latitudine:38.37852
Longitudine:20.53669
Posizione GPS Data/Ora:08/18/2026 19:00:36 CEST

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Verso Nord 💙

⭐ Martedì 18 agosto 2026
👣 Ventinovesimo giorno di viaggio in kayak🧭 Paralia Agia Kiriaki - Assos
⛺ 16 km con mare increspato

La volpe è tornata anche stanotte.
Puntuale come una volpe svizzera.
Alle tre ha ripreso a zampettare intorno alla tenda e ai kayak come fossero una novità, e magari lo erano davvero perché ogni notte potrebbe essere una volpe diversa.
Stavolta la visita si risolve con un piccolo danno al kayak di Mauro: la simpatica creatura sbrindella il copri-pozzetto rosso che era già agonizzante da parecchio tempo. Nient'altro, salvo le foto col flash che Mauro scatta nella notte sperando di allontanarla, anche se ogni volta la volpe torna come se volesse giocare a nascondino. Dopo il terzo assalto e il quinto strappo del copri-pozzetto finalmente se ne va.

Al mattino ci svegliamo di soprassalto su Arrakis con martellatore in azione.
Ci mettiamo un po' a capire che si tratta di uno di quegli ombrelloni di ultima generazione dotati di un "palomartello", che sarà pure funzionale sui ciottoli ma produce un suono di trivella alquanto preoccupante.
Sono le nove e mezza.
Non abbiamo mai fatto così tardi.
Sia a svegliarci che ad andarcene, perché ci mettiamo sempre meno di mezz'ora a smontare il campo ma poi stiamo oltre due ore ad ammirare il panorama, a fare colazione all'ombra, a rinfrescarci con un primo bagnetto, a ricostruire il puzzle del kayak e a trovare posto per ogni nuovo prezioso ritrovamento (ossa, legnetti, ciottolini, conchiglie o spugne).

Oggi riprendiamo il mare all'una suonata.
E costeggiamo da vicino la costa rocciosa, pur sapendo che fino a Mirtos e oltre è tutta una sequenza ininterrotta di frane piccole e grandi, recenti o meno, che hanno cancellato ogni sicuro punto di sbarco.
Mirtos la guardiamo da lontano perché sarà anche bellissima, sia da terra che dal mare ma è anche sovraffollata, sia da terra che dal mare.
Puntiamo il bel promontorio pronunciato di Assos quando inizia a levarsi una brezza da Ovest che sembra volerci suggerire di entrare a cercare riparo, seguendo i quattro capetti di questa penisola "quadrottata" che assumono forme via via diverse: un drago, una tartaruga e un triceratopo, mentre sull'ultimo sperone roccioso si è aperta una fessura alta e sottile che sembra essere stata tagliata con un coltello.

Il venticello gentile che increspa il mare e genera "lavatrici" sotto le scogliere sovrastate dai resti di un grande castello fortificato ci accompagna con andature sempre diverse, al mascone sul versante meridionale, al traverso su quello occidentale e finalmente di poppa piena lungo il versante settentrionale e fin dentro al ridossato golfo su cui sorge uno dei paesi più belli e tradizionali di Cefalonia: Assos.
Sbarchiamo sull'unico scivolo e troviamo un tavolo libero sul terrazzino accanto.
Restiamo con le gambe comodamente incrociate sotto al tavolo dalle quattro alle sette del pomeriggio, osservando il continuo via vai di persone lungo il molo fiancheggiato da casette colorate.

Assos è una piccola gemma in riva al mare.
E diventa più bella di anno in anno: ci sono ancora dei lavori in corso, ma la maggior parte delle casette è stata ristrutturata e il paesino è vissuto da più generazioni, coi vecchietti che gestiscono i tre negozietti di cartoline e souvenir, coi giovani che servono ai tavoli delle varie taverne e coi bimbetti che giocano a pallacanestro nel piazzale imbiancato a calce antistante la chiesetta.
Restiamo in attesa fino al tramonto, in modo che vada in ombra il triangolino di spiaggetta ciottolosa che si intravede proprio di fronte al paese, sotto la scogliera rossastra della penisola del castello ricoperta da una fitta boscaglia di verdissimi pini marittimi.
Oggi scriviamo il diario ancor prima di sbarcare, perché dobbiamo aspettare che il sole tramonti dietro al castello, così da poter pagaiare gli ultimi 250 metri e raggiungere la nostra casetta per una notte...

La volpe svizzera di Agia Kiriaki
Il bel Golfo di Agia Kiriaki 
La costa verso Nord, prima e dopo Mirtos 
Assos dal mare e da terra
Assos la gemma

17 agosto 2026

Nella stessa taverna 💙

⭐ Lunedì 17 agosto 2026
👣 Ventottesimo giorno di viaggio in kayak🧭 Paralia Agia Kiriaki

Appena svegli scegliamo di restare.
La notte è stata una di quelle movimentate, sia perché si sgonfia più volte il materassino di Mauro, finché lui non è costretto a mettere in uso quello di riserva, e sia perché torna a trovarci una volpe curiosa e assai intrepida. Torna perché, dopo quella che abbiamo visto alla baietta senza nome che ci aveva rosicchiato i tiranti della tenda nell'unica notte di pioggia, anche l'altra sera a Porto Atheras una bella volpe dalla folta coda fulva si è avvicinata al nostro campo proprio mentre montavamo la tenda.

Questa invece ci sveglia alle tre di notte, sotto una stellata luminosa che ci tiene in osservazione lo stesso tempo che dedichiamo alla volpe: si sente zampettare veloce sui ciottoli, avvicinarsi ai kayak attratta da chissà quali odori, sfilare da sotto la tenda le ciabatte di Mauro e persino fare capolino contro la zanzariera, proprio a pochi centimetri da noi, col profilo del muso allungato e delle orecchie appuntite in evidenza sul riflesso notturno del mare.
La mattina scopriamo che sui kayak ci ha camminato avanti e indietro, lasciando una bella serie di impronte bianche che sembrano quelle di un gattone gigante.

Restiamo volentieri ad Agia Kiriaki, prendendoci un altro giorno da "terragni", perché questa è una delle cale più tranquille e ospitali dell'isola: abbiamo ombra naturale fino alle due del pomeriggio, sotto le belle fronde di una coppia di alberi di ailanto che ha trovato il modo di resistere alle avversità; abbiamo acqua dolce per rinnovare le scorte, e pure sigarette in abbondanza, visto che la mia spedizione in paese ha avuto successo. Inoltre, lo stabilimento balneare è silenzioso, stranamente senza musica dal vivo, e persino il centro di noleggio di "water sports" è ben appartato e offre escursioni in kayak, sit-on-top e sup. Solo quando partono le moto d'acqua speriamo che compaia un bel tonno, come nell'esilarante video ironico del 2006 realizzato dalla fondazione francese contro l'inquinamento acustico in mare (link qui per rivedere il video e capire il riferimento!).

Anche la taverna non ha la musica!
È una classica taverna greca a conduzione familiare, ma questa ha la particolarità di essere gestita da sole donne, tre generazioni di nonne, madri e nipoti in cucina, ai tavoli e alla cassa.
Mentre pranziamo, Mauro formula uno dei suoi pensieri tipici: finché in taverna ci sono persone che parlano altre lingue, il rumore indistinto rimane di sottofondo, ma se invece chi ti siede intorno parla la tua stessa lingua, allora le voci rischiano di distrarti dai pensieri e di alterare la serenità del momento.
Il resto della lunga e lenta giornata di riposo scorre tra le nostre solite letture, scritture, foto, nuotate e risate.
Chissà se stanotte tornerà ancora la volpe...

Agia Kiriaki allo sbarco, al tramonto e all'alba del giorno di riposo 
Le impronte della volpe sul mio kayak
Ferro botanico
Pesce in taverna
Ricordi della scarpinata di ieri 💚

16 agosto 2026

Di taverna in taverna 💙

⭐ Domenica 16 agosto 2026
👣 Ventisettesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Porto Atheras - Paralia Agia Kiriaki
⛺ 16 km con mare calmo

Al risveglio troviamo una coppia mista greco-ucraina che ci offre a più riprese fagottini ripieni, panini imbottiti e acqua fredda, e poi siede all'ombra per ore a giocare a scacchi. Tanto per confermare che il signore poco gentile di ieri sera è l'eccezione - e chissà se non hanno assistito alla sceneggiata e, come pensa Mauro, han voluto mostrarci l'altro volto dell'accoglienza ellenica!
Prima di imbarcarci scambiamo anche quattro chiacchiere con una coppia veneta che dice di non aver mai visto una cosa del genere: navigare per giorni in kayak con dietro tutto l'occorrente per il campeggio nautico.

Usciamo dal pronunciato Golfo di Atheras pensando di non aver mai pagaiato da queste parti con un mare tanto calmo da sembrare una lastra di alabastro.
Anche sul capo, solitamente interessato da venti e correnti, riusciamo a "scogliettare" come mai prima, tanto da entrare con estrema facilità nella grotta che si apre proprio alla fine del promontorio e che oggi è occupata da un piccolo gregge di capre selvatiche, che riempie del loro afrore le volte basse della piccola cavità rocciosa.

Entriamo con una leggera brezza a favore nell'ampio Golfo di Fteri, una delle spiagge più belle e ora più affollate dell'isola, tanto che dal vicino porticciolo di Zolà hanno organizzato un servizio di taxi-boat che garantisce corse avanti e indietro per l'intera giornata.
Le bellissime scogliere bianche tagliate come perfetti triangoli equilateri sono completamente occupate da panfili di varie misure, complice anche la domenica di festa.
È una dimensione del tutto diversa da quella che ricordavamo dal nostro primo viaggio del 2007, ma già l'anno passato avevamo capito che l'aria stava cambiando. Da un lato ci fa piacere vedere come il turismo stia aiutando l'isola, dall'altro speriamo che Cefalonia non perda la sua anima più sincera e selvaggia.

Torniamo nella taverna dove abbiamo sempre fatto sosta e ci sbrighiamo ad aggiornare il diario di viaggio prima di affrontare (io) la scarpinata al paese più vicino (2km con 200 metri di dislivello) per cercare sigarette per l'Uomo di Ferro, che dopo tre giorni di astinenza comincia a dare segni di insofferenza...

La varietà del promontorio settentrionale 
Il Golfo di Fteri lontano dalla spiaggia di Fteri
La grotta delle capre
Impronte 
Sorrisi

Buon Ferragosto (in ritardo perché non c'era campo) 💙

⭐ Sabato 15 agosto 2026
👣 Ventiseiesimo giorno di viaggio in kayak🧭 Paralia Agia Elena - Porto Atheras
⛺ 16 km con mare calmo

Giornata lenta e tranquilla, baciata dalla buona sorte di doppiare il capo settentrionale della penisola di Paliki senza il minimo accenno di vento, anzi con una calma piatta che ci permette di "scogliettare" per tutto il tempo.
Sono poco più di tre ore di navigazione, in alcuni tratti con una corrente a favore che ci fa filare a quattro nodi, veloci come non mai.

Lasciamo le tartarughe in mare per ritrovare a terra le capre, capaci di arrampicarsi in punti impervi con la facilità delle farfalle.
George ci ha raccontato di un'epidemia che lo scorso anno ha decimato le greggi di capre e pecore delle isole greche (per approfondire leggi Internazionale qui e qui un articolo lungo ma chiaro su una vicenda così emblematica!), e anche di una speculazione sui risarcimenti che ha ulteriormente ridotto la popolazione locale... anche se poche, quelle che incontriamo sono sempre così ardite da raggiungere gole senza alcun apparente accesso e balconcini rocciosi così ridotti da poter ospitare un solo esemplare, che però riesce pure a trovare il modo di sdraiarcisi a riposare.
Ci guardano passare indifferenti.

Come restano indifferenti i due sub nell'unica caletta in cui riusciamo a fare una sosta quando tiro fuori dall'acqua l'osso più grande mai trovato in mare. Mauro prova a dissuadermi: "Mica vorrai portarlo a casa?!"
Ma poi non sa cosa ribattere alla mia domanda di rimando: "Hai mai trovato un osso di balena tu!?" Che poi non lo so se è davvero un osso di balena, ma certo doveva essere parte di un animale molto grosso!

La costa è tutta segnata dalle frane, ma questa propaggine della penisola è molto bella e selvaggia, quasi del tutto disabitata, con una sola strada che corre tre chilometri nell'entroterra e che raggiunge serpeggiando tra le colline l'ultima spiaggia di sabbia di Porto Atheras, la nostra meta odierna.
Sul capo si notano delle piccole correnti di marea, con riccioli e ricircoli che rendono il mare ancora piatto e tranquillo un po' più turbolento, ma solo nel punto in cui si incontrano le acque provenienti da direzioni differenti.

Oltre il capo, invece, ci sembra di entrare in un'altra isola perché il panorama cambia drasticamente: dalle scogliere rocciose battute dai venti si passa alle colline verdeggianti ricoperte dalla fitta macchia mediterranea.
La profonda baia di Porto Atheras conserva molteplici bei ricordi perché ogni volta che abbiamo pagaiato a Cefalonia abbiamo scelto di fermarci nelle sue acque basse e trasparenti. Convinco Mauro a fare lo sforzo di tirare i kayak in secca sul praticello dove non c'è nessuno, per evitare di occupare il poco spazio utile della corta spiaggia sabbiosa chiusa da una stradina sterrata e polverosa. 

Ci aspetta come al solito una bella taverna ombreggiata, un po' troppo rumorosa per via dei numerosi pranzi familiari di ferragosto, ma ci consoliamo con un lauto pasto accompagnato da una caraffa di vino locale. Torniamo ai kayak verso le quattro del pomeriggio e un signore, meno gentile dei greci con cui ci capita solitamente di interagire, ci chiede di spostare i kayak perché le barche non possono stare in spiaggia. Gli facciamo notare che proprio per non dare fastidio abbiamo scelto di sbarcare sul prato. Allora si offre di aiutarci a spostare i kayak, e anche un amico prova a dargli man forte: accettiamo di metterli dove non danno loro fastidio ma con la richiesta di tornare ad aiutarci a spostarli anche l'indomani mattina. Rinunciano e tornano sotto i cinque ombrelloni piantati in circolo.

Ci appisoliamo all'ombra di un ginepro per stemperare l'amarezza del primo alterco di cui abbiamo memoria qui a Cefalonia. Speriamo di dimenticarlo presto, per lasciare spazio solo ai bei ricordi, e non facciamo quasi in tempo a formulare il pensiero che una signora sorridente si avvicina per dirci due cose: la prima come madre di famiglia è che il signore scortese ha fatto storie anche con lei per il camper; la seconda come veterinaria è che l'osso è proprio una costola di balena!

Le frane e gli scogli della costa occidentale 
L'acqua turchese del versante occidentale 
La macchia verdeggiante del versante orientale 
Lo sbarco sul prato a Porto Atheras
E a grande richiesta, la costola della balena!