🧠Mercoledì 11 marzo 2026
👣 Sciopero transfemminista! ♀️
⭐ Tante scoperte in un solo pomeriggio
Ho aderito allo sciopero nazionale del 9 marzo, indetto da alcuni sindacati per riaffermare i diritti delle donne e per rivendicare la parità di trattamento nei luoghi di lavoro. A riprova che stiamo vivendo una fase storica di evidente recrudescenza della cultura maschilista, misogina e patriarcale, a Latina è comparso proprio l'8 marzo uno striscione di bruciante attualità , appeso all'inferriata dei giardini pubblici: "Donna: quanto l'abbiamo amato ai bei tempi del patriarcato". Firmato:
I nativi. Ignoro chi siano, ma con la loro visione retrograda ci hanno fatto capire quanto ancora servano le rivendicazioni femministe.
Il presidio di domenica 8 e il corteo di lunedì 9 sono stati animati da persone di tutte le età e da tutte le associazioni, i collettivi e le realtà attive sul territorio. Mi ha entusiasmato la presenza di tantə studentə e sono stata contenta di sentire che lo slogan più urlato era anche il mio preferito: "Siamo tuttə transfemministə!"
Torno sull'isola il lunedì sera e, per la prima volta da quando mi sono trasferita a Ponza, il mare è talmente calmo che non solo non mi devo addormentare per evitare la solita cinetosi (il mal di mare che mi prende su ogni barca che non sia un kayak), ma riesco persino a finire di leggere il libro che ho in borsa.
Non mi sembra vero: è la prima traversata tranquilla di quest'anno scolastico, ad oltre sei mesi dall'inizio della scuola e della mia avventura isolana!
Esco ogni pomeriggio, appena tornata da scuola, giusto il tempo di mangiare qualche boccone e di leggere qualche pagina in veranda: qui intorno è tutto un germogliare e fiorire e ronzare, e gli odori e i colori sono così invitanti che mi sembra un vero peccato non approfittare di questa natura rigogliosa.
Vado in cerca di asparagi selvatici.
Salgo lungo il sentiero segreto dietro casa, quello che inizia giusto dietro la veranda e si perde tra la fila delle casette bianche che cominciano a ripopolarsi. Per i prossimi tre mesi ospitano il gruppo di ornitologi impegnati a studiare la migrazione degli uccelli e a inanellare quelli che restano impigliati nelle reti. Sui terrazzamenti ormai incolti sono infatti "cresciute" tante reti nere, lunghe quanto il terrazzamento stesso e alte oltre due metri, con una serie di tasche a fitte maglie di nylon che catturano gli uccelli di passo e che sono progettate in modo da facilitare l'estrazione dell'animale.
Le reti occupano tutto il versante della collina che sale ripida verso il cielo e che sull'altro lato precipita a strapiombo nel mare turchese dell'isola. Le reti frusciano nella leggera brezza che si alza il pomeriggio e sembrano attirare anche bombi e calabroni, che però si liberano facilmente con qualche colpo d'ala ben assestato. Ci sono cartelli esplicativi all'inizio del sentiero, gabbie a terra per topi e conigli e volendo si può chiedere di osservare le varie fasi delle operazioni di studio.
Mentre ridiscendo dalla collinetta, tutta piena di filari irregolari di reti nere, vedo un pettirosso ingarbugliato tra le maglie della rete e noto che ha già un anellino sistemato intorno alla zampetta. Le indicazioni spiegano di "evitare in maniera assoluta di toccare o togliere gli uccelli dalle reti: qualsiasi intervento potrebbe provocarne la morte".
Il giovane ornitologo con cui parlo subito dopo mi spiega che controllano le reti ogni ora, dalle 6.30 del mattino fino al tramonto, e che solo il 5% degli uccelli già inanellati, come il "mio" pettirosso, finiscono nuovamente nelle reti: il grosso del lavoro, e quindi del gruppo di volontari, si concentra nel mese di maggio, quando passeranno su Ponza gli stormi che risalgano dall'Africa.
Mi preparo una bella frittata con il mazzetto di asparagi selvatici che ho raccolto nel pomeriggio: sono così amari e corposi da farmi venir voglia di uscire ancora a cercarne altri.
Mi riprometto di tornarci presto, spero anche in buona compagnia.
Salendo con l'autobus verso casa, la sera che sono tornata sull'isola, ero rimasta incollata al finestrino per uno spettacolo unico di cui ho subito chiesto spiegazioni in classe la mattina dopo: c'è una lunga luminaria che serpeggia per tutta la vallata interna di Santa Maria, il borgo marinaro più caratteristico di Ponza.
In occasione delle novene di San Giuseppe, è stata sistemata una lunghissima fila di lucine ravvicinate che al tramonto animano di vita notturna l'unica stradina che dal mare sale verso l'entroterra, serpeggiando tra casette basse e orti coltivati.
La luminaria trasforma l'intera vallata in una rigagnolo lucente e dorato, che accende la notte e ammalia chi guarda in uno spettacolo particolare, tra l'onirico e il poetico.
Mi viene subito voglia di tornare a passeggiare in zona, per scoprire questo tratto dell'isola per me ancora del tutto sconosciuto.
Mi incuriosisce capire se dalla scuola elementare, un basso edificio a pianta circolare dipinto di color ruggine, si può seguire il letto del torrentello in secca, che dall'alto sembra completamente ricoperto da un intricato manto di canne e di nasturzi.
Prendo accordi con una collega, che per prima cosa mi racconta che le foglie tondeggianti del nasturzio sono commestibili e un po' piccanti, ideali per un'insalata estiva. Poi mi istruisce anche su un'altra delicata piantina selvatica, che sull'isola è in fiore già da qualche settimana e coi suoi boccioli bianchi simili a piccole orchidee ricopre il ciglio delle strade e dei sentieri: è il cosiddetto tè siciliano, una pianta officinale che nel tempo deve essere risalita dall'isola grande alle isole minori.
Ci siamo date appuntamento per andare insieme alla scoperta di qualche angolo nascosto dell'isola e risaliamo tutta Via Conti, dal mare alla cima della collina e ritorno.
Non restiamo deluse da questo scorcio isolano, più campestre che marino, neanche ora che è tutto un susseguirsi di lavoro edili: c'è chi dipinge a calce i muretti esterni, chi tinteggia le persiane o chi si dedica a lavori di muratura per rinnovare, ristrutturare e riavviare i locali in vista della nuova stagione turistica. È tutto un carico e scarico di merci, un arrivo di materiali attesi da tempo, un andata e ritorno con piccole carriole dove non arrivano i furgoncini. L'isola rinasce e si colora di primavera.
Con la collega ci salutiamo alla fermata dell'autobus di Santa Maria, quella che si trova all'uscita delle due gallerie consecutive che sono state scavate nella roccia tufacea sin dai tempi degli antichi romani per avere una comoda strada di accesso al porto: i due tunnel che si aprono ai lati della spiaggia di Giancos, infatti, sono fondamentali per la viabilità , perché seguono la linea della costa invece della strada panoramica, che corre più in alto lungo il crinale delle colline retrostanti ed è molto più lunga.
Da qualche anno è stato realizzato anche un passaggio pedonale, anche se si tratta solo di una fascia colorata di blu e delimitata da qualche segnalatore giallo, che dovrebbe tenere le auto a distanza di sicurezza da chi si avventura a piedi in questa coppia di tunnel polverosi e rumorosi.
C'è un percorso alternativo, che scopro nel tardo pomeriggio e che percorro in solitaria proprio mentre il tramonto avvolge l'isola in quelle tipiche tonalità soffuse che poi stingono nel grigio cenere della sera.
È una strada pedonale che si può percorrere davvero solo a piedi, perché è tutta un saliscendi di scalette sconnesse e, in alcuni tratti più umidi, anche ricoperte da un insidioso strato di muschio verdognolo.
Sale tra casette basse e colorate, alcune così ben arredate da sembrare ville per riviste, altre con terrazzi a più livelli nascosti alla vista da grandi vasi ricolmi di cactus, altre ancora lasciate in totale abbandono, col rischio di crolli imminenti rimandati solo di un po' dalla presenza di impalcature altrettanto pericolanti.
In un punto anonimo compare pure una statua romana ripescata dalle acque dell'isola, bella come le cariatidi del Partenone ma quasi abbandonata su un basamento di tufo e con il cartellino tutto scolorito dalle intemperie.
È uno dei vicoli più belli dell'isola,anche se forse è poco valorizzato, con scorci panoramici sul porto che non ho visto neanche in cartolina, con passaggi segreti che svoltano e salgono e si perdono chissà dove, e con una luce speciale che sembra entrare nelle cose e accenderle di un colore più caldo e al tempo stesso più rarefatto.
O forse è solo la stanchezza che mi offusca un po' la vista, ma quel che è certo è che chi verrà a trovarmi sull'isola dovrà venire con me a rifare il vicolo delle scalette sopra Giancos...
"... la terra cominciava a inverdire. Le felci allungavano le loro fronde, incurvandosi come pastorali. L'erica che cresceva sulle rocce e le mirici radicate nel muschio si rivestivano di verde acceso. Il muschio si espandeva e si sollevava, e fiori primaverili spuntavano con i loro boccioli rigonfi, von già un accenno di colore. [...] Allora sugli alberi germogliarono le foglie, così in fretta che era come se un nugolo di farfalle verdi fosse venuto a posarsi sui rami. E non erano solo gli alberi e le piante a risvegliarsi, perché tra i rami cominciarono a saltellare i crocieri, e i picchi martellavano le cortecce tra nuvole di schegge. Un volo di storni migranti verso settentrione scese a riposarsi su un abete. Erano storni superbi: le punte di ogni piccola piuma brillavano rosse e quando si muovevano luccicavano come gioielli..."
[La leggenda della rosa di Natale di Selma Lagerlöf]
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| Una doppia mareggiata ha spiaggiato un'infinità di Velella velella, sbiancate le più vecchie e ancora viola (e maleodoranti) le più recenti... |
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| Le piastrelle riciclate! |
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| Le ville delle scalette sopra Giancos |
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| Le reti degli ornitologi |
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| Il panorama sul porto |





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