IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
_____________________________________________________________________________________________________

04 agosto 2026

Giro completato 💙

⭐ Martedì 4 agosto 2026
👣 Quindicesimo giorno di viaggio in kayak 
🧭 Porto Vromi - Vathy Lagadi
⛺ 27 km con mare calmo e vento pomeridiano

Stamattina mettiamo la sveglia alle sei, con l'intenzione di iniziare presto la giornata, ma visto che è ancora buio pesto, la spostiamo in avanti di una buona mezz'ora.
Alle otto e mezza siamo già in mare e l'evento è talmente straordinario che persino il cielo si sorprende: per la prima volta dall'inizio del viaggio, non solo partiamo così presto, ma per tutta la mattina ci accompagnano una serie di nuvolette rosa che di tanto in tanto nascondono il sole. 

Il mare è una tavola blu e se non fosse per il cielo coperto farebbe un caldo soffocante.
Le prime onde arrivano coi primi motoscafi, tutti diretti come api sul miele verso la spiaggia del Navagio, con la sua mezza luna di parete verticale, di sabbia bianca e di un relitto che negli anni si è sempre più arrugginito. Fino a fine ottobre è vietato lo sbarco per ragioni di sicurezza e abbiamo letto di imponenti opere di consolidamento della scogliera, ma non vediamo la benché minima traccia di lavori in corso. Visto invece l'assembramento di barche, barchette e barconi ci fermiamo giusto per dare uno sguardo ad un'altro luogo per noi carico di bei ricordi.

Lo costa ora riprende ad essere alta e scoscesa, con una vegetazione di pini sempre rigogliosa ma che tinge del solito incredibile verde brillante giusto la parte più alta delle altissime pareti strapiombanti. 
In molti tratti sono evidenti, come nei due giorni passati, una serie di frane che hanno modificato nettamente l'orografia dell'isola: molte grotte devono essere state ostruite ma nuove spiaggette sono nate dalle rocce caduta in mare; alcuni smottamenti sono risalenti nel tempo, perché negli anni vi è ricresciuta la macchia mediterranea e anche qualche giovane pineta; altri cedimenti invece devono essere molto più recenti, perché sono candidi e intonsi, e si riconosce ancora bene il pezzo più chiaro di montagna che è venuta giù.

Dopo una decina di chilometri e un paio d'ore di navigazione ci fermiamo in una baietta con la spiaggia in parte coperta da una frana recente, con vari massoni inquietanti che campeggiano come dromi proprio sotto la parete color panna, dalla quale scende una leggere cascatella di pietruzze proprio mentre tiriamo in secca i kayak: è un chiaro monito a non sostare troppo a lungo, e infatti ci concediamo solo una manina io e una sigaretta Mauro.
Poi è tutto un viavai di barche, perché è l'ora di punta: sembra che siano all'inseguimento una dell'altra e trasformano il mare calmo in una confusione di onde incrociate che pure ci divertono finché i motori non si avvicinano un po' troppo, o come è toccato a Mauro, non si decidono a virare un po' troppo tardi, e solo perché chi è alla guida viene "svegliato" da uno più sveglio dell'equipaggio, dimostrando che negli anni le capacità marinare dei "guidatori" dei battelli turistici stanno peggiorando.

Riusciamo a fare un'altra breve sosta sugli scogli di una piccola ansa dove ricordavo che con un po' di fatica e di attenzione eravamo scesi per pochi minuti ancge dopo la prima traversata da Cefalonia a Zante nel 2007: è sempre bello ritrovare e riconoscere dei posti così particolari, ancor più quando ci sono rimasti attaccati così tanti ricordi.
L'ultimo tratto di costa verso il faro del capo settentrionale dell'isola corre più basso e livellato, con una serie ininterrotta di scogli-carciofo che qui a Zante sono più scuri e taglienti; ci sono anche tanti scogli più chiari, con la forma simile a panetti di burro, che sembrano in equilibrio precario sulla scogliera, come se ad un colpo di vento più deciso potessero rotolare in mare; c'è poi tutta una serie di scogli semiaffioranti e dorati, pieni di piccole guglie perfettamente allineate come fossero state incise da un orafo. Il mare deve lavorare costantemente questo capo esposto e il risultato cattura l'attenzione.

Passiamo d'infilata le Blue Caves, che per un soffio troviamo incredibilmente libere, perché il vento arriva puntuale e ci spinge deciso fin dentro il porto di Agios Nikolaos: sbarchiamo sotto la stessa taverna di dieci giorni fa e dopo un lauto pasto ci appisoliamo lì accanto, all'ombra cicaleggiante dei pioppi cresciuti in riva al mare.
Alle sei di sera, col vento in poppa che ci fa avanzare gratis, torniamo nel nostro angolo di paradiso e aspettiamo la notte...

La varietà della costa nord occidentale di Zante 
Le scogliere strapiombanti 
Barche, barchette e barconi...
Blue Caves tutte per noi
Mai così vicini
La manina della spiaggia con la frana

Nessun commento:

Posta un commento

Solo gli utenti con account Google possono inserire commenti. Grazie.