⭐ Domenica 2 agosto 2026
👣 Tredicesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Marathias (quasi) - Porto Roxa
⛺ 23 km con mare calmo
Trascorriamo una notte fresca e tranquilla nella piccola gola del torrente in secca della nostra meravigliosa meta senza nome.
I rumori della boscaglia sono molto diversi da quelli tipici della spiaggia, cespugli che frusciano, rami che sbattono, foglie secche che crocchiano sotto il peso di chissà quale visitatore notturno. Impiego un po' ad addormentarmi perché anche la risacca ha un suono diverso, ciottoli che rotolano su e giù tra gli scogli e che mi ricordano le conchiglie del palo della pioggia.
Ci sveglia il sole che batte sulla tenda e facciamo colazione guardando l'altro versante della baia, dove eravamo ieri: il bello di circumnavigare un'isola è anche questa possibilità sempre rinnovata di cambiare il punto di osservazione sulle cose.
Ci imbarchiamo prima del solito, alle dieci suonate da un solo minuto, perché ci aspetta una lunga giornata in mare.
La prima ora trascorre in maniera movimentata perché intorno al capo Sud-occidentale di Zante passano centinaia di imbarcazioni a motore e agitano le acque come fosse un mare stato quattro, con onde nervose e incrociate che ci tengono all'erta fino oltre l'altissimo faro di Myzithres.
Il panorama è di una bellezza mozzafiato, con il mare di un blu profondo, le rocce scoscese di un bel bianco panna e la fitta boscaglia sulla cima del promontorio di un verde brillante che si vede di rado.
Ci sono archi naturali, grotte e faraglioni, tutti presi d'assalto dai barconi neanche fossero attrazioni turistiche a tempo che se arrivi dopo spariscono.
Ci riposiamo in una piccola caletta nata dopo che una frana ha collegato la montagna al faraglione più grande di una coppia identica, ma in scala, che si erge sul mare turchino come una doppia piramide bianca. C'è un piccolo passaggio per chi entra a nuoto, e una stretta fenditura dove passiamo con i kayak.
Poi è tutto un tripudio infinito di grotte.
Ci ricordiamo bene della sorpresa della prima volta, quando non facevamo in tempo ad uscire da una grotta che subito se ne profilava un'altra. Ce n'è per tutti i gusti: alte e basse, larghe e strette, squadrate e arrotondate, con le volte a botte o a sesto acuto, con o senza finestre, con due o tre uscite, con sale ampie oppure cunicoli scuri che si restringono fino a bloccare il passaggio.
Un faraglione che sembra fatto di guglie e pinnacoli si aggiudica il nome di Cattedrale dei falchi perché ci volano sui kayak tre coppie di falchi pescatori che emettono il loro inconfondibile stridio.
Dopo un altro paio d'ore di pagaiate col naso all'insù, troviamo una grotta abbastanza ampia da accogliere una spiaggetta di ciottoli adatta per tirarci in secca i kayak: riposiamo un po' all'ombra prima di affrontare l'ultimo tratto, che sembra una groviera per quanti buchi si aprono al livello del mare.
Le scogliere sovrastanti sono spettacolari e varie, con tratti di rocce rosse per il terriccio dei boschi di pini, con pareti verticali che scivolano in mare e con altre che sembrano delle torte farcite perché si alternano strati di panna e crema.
Cominciamo ad avvertire la fame: i fruttini divorati in navigazione non sono sufficienti e non appena sbarchiamo sullo scivolo intagliato nella roccia di Porto Roxa, alle quatto in punto, ci catapultiamo in taverna, la stessa della nostra prima volta a Zante nel 2007.
Molte cose sono cambiate nel frattempo e sono quintuplicati non solo i locali sul mare ma anche i posti a tavola, gli ombrelloni sui gradoni artificiali e i parcheggi per le auto. L'unica cosa rimasta invariata è che qui, a differenza del resto dell'isola, le sdraio sono gratuite.
Mangiamo tanto e bene, quel che serve per vincere il mal di terra che mi prende non appena scendo dal kayak.
Questa parte dell'isola è ancora diversa perché la costa, sempre rocciosa, scende dolcemente verso il mare e digrada su uno specchio d'acqua che su questo versante sembra non avere fine, visto che all'orizzonte non si vedono altre terre. Aspettiamo il tramonto, il primo sul nare dall'inizio del viaggio, per cercare un posto abbastanza riparato per la nostra tendina e speriamo che il locale più vicino allo scivolo non resti aperto fino a tardi.
Ci godiamo il meritato riposo dopo una giornata che s'è riempita non solo di grotte ma anche di tanti, tantissimi ricordi...
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| La fenditura avanti e indietro |
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| La scogliera strapiombante |
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| La bellezza del mare e della costa |
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| Siamo stanchə ma felicə! |
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| L'ultimo sole a Porto Roxa |





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