IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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30 maggio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #27

🧭 Giovedì 28 maggio 2026
👣 Fine settimana in compagnia
⭐ Il cambiamento dell'isola

Ho ricevuto delle visite.
Un'amica dei tempi del liceo, un amico di kayak con la sua compagna. Abbiamo trascorso il fine settimana a girovagare per l'isola e ho riproposto il mio giro turistico preferito, tra visite guidate ed escursioni di terra e di mare.
Sono state due bellissime giornate, trascorse a chiacchierare e a rilassarsi: è stato il mio ultimo fine settimana, perché anche se tornerò a giugno per le giornate conclusive della scuola, per gli esami di maturità e anche per il colloquio finale del mio anno di prova, non avrò più occasione di restare sull'isola durante il week-end.

Ponza è nel pieno del suo splendore: l'aria calda è satura del profumo intenso delle ginestre in fiore, il cielo limpido è inondato da una luce così brillante da far risaltare ogni colore, il mare calmo è rigato dalle scie incrociate delle imbarcazioni, che col bel tempo sembrano arrivate tutte insieme come le rondini di primavera che pure si accalcano sull'isola.

Le strade sono abbellite dalle luminarie per le prossime celebrazioni patronali e tutta Ponza sembra entrata in una nuova dimensione temporale, piena di lucine colorate che animano le serate e carica di un'attesa frenetica che presto diventerà festosa.
C'è anche più gente, più traffico, più rumore.
Dai traghetti sbarcano molte più persone del solito e gli autobus sono sempre strapieni, tanto che talvolta neanche si fermano.
I locali stanno riaprendo e le piazzette si animano di tavolini e aperitivi: le serate al porto sembrano ora delle continue feste all'aperto. 

Le spiagge cominciano ad essere frequentate, le persone girano in pantaloncini e infradito, il caldo scopre la pelle e rallenta i movimenti. Anche le scogliere iniziano ad essere occupate dagli ombrelloni, "piantati" sui classici supporti in cemento che spuntano ovunque come funghi.
Ci sono molte più barche ormeggiate in mare, e a terra è tutto un via vai di camion che trasportano i gozzi su e giù per l'isola, dai giardini dove sono stati tenuti in secca durante l'inverno fino ai pochi punti di alaggio della costa, ora sempre più gremita di pontili galleggianti e barche in rada.
Persino gli elicotteri hanno preso a sorvolare l'isola con una frequenza (e una bassa quota) che mi sembrano un pochino preoccupanti.

Ponza sembra diventata un'altra isola, molto diversa da quella che ho vissuto e scoperto durante l'inverno.
La settimana scorsa ho fatto colazione al solito bar con una delizia che ho scoperto proprio qui, isolata in mezzo al mare, e che non ho ancora trovato in terra ferma: il caffè ginseng ai frutti di bosco!
Questa settimana la stessa colazione è costata il doppio perché è ormai iniziata l'alta stagione.

Anche gli affitti delle case sono cambiate: sapevo già dallo scorso autunno che la spesa per una sola settimana di giugno sarebbe stata ben più alta di quella sostenuta per un intero mese del periodo invernale, e sapevo anche che non sarebbe stato facile trovare un alloggio  alternativo alla casetta con veranda... quel che però non potevo immaginare è la difficoltà della ricerca e la scarsità dell'offerta, non tanto perché ci siano poche abitazioni, anzi tutt'altro, molte restano chiuse quasi tutto l'anno proprio in attesa dell'arrivo dell'estate, ma perché di solito si preferisce riservarle a chi viene per turismo e le paga di più.
Insomma, alla fine ho risolto grazie all'intercessione di una collega molto disponibile, ma avevo iniziato a temere di dover ripristinare l'attrezzatura da campeggio e di piazzarmi per la notte in una delle spiaggette più isolate.
Poche, in realtà, e sempre meno isolate. 

Una delle mie preferite è La Caletta, con l'iniziale maiuscola perché è proprio il suo nome, quello riportato sulla segnaletica stradale e sulle locandine turistiche.
È una piccola insenatura rocciosa che si insinua nella costa occidentale dell'isola e che chiude a Nord la Baia di Cala Feola, una stretta lingua di acqua turchese che si nasconde tra le Piscine Naturali e il Belvedere della Madonnina, quindi a cinque minuti dalla casetta con veranda.
Cinque minuti e 285 scalini!
Che ad ottobre mi facevano ansimare come una vecchia locomotiva a carbone e che ieri sera, invece, mi sono scoperta a risalire senza il minimo batticuore. 

La Caletta è uno di quei luoghi un po' magici che si incontrano solo nelle fiabe, un posto quasi irreale che sembra disegnato a matita da un pittore impressionista: c'è questa ripida scalinata di tufo che si intrufola tra la vegetazione e che sfocia su una scogliera piatta e bassa, di origine vulcanica e quindi di un bel grigio cenere uniforme e accattivante, puntinata di inclusioni più scure e sbrilluccicose ma ben levigata dal tempo, dalle intemperie e dal mare.
La scogliera è incastonata alla base di una parete verticale altrettanto caratteristica, le cui creste arricciolate mi ricordano i drappeggi svolazzanti di quei tendaggi usati per ombreggiare le pergole dei giardini signorili. Passo quasi tutto il tempo col naso all'insù, perché la luce soffusa di questo tardo pomeriggio sembra svelare disegni sempre nuovi e sempre diversi su questa incredibile superficie rocciosa.

La Caletta è anche molto ben attrezzata, perché i vecchi rimessaggi delle barche sono diventati depositi per sdraio e ombrelloni: tra qualche giorno non sarà più possibile starci da sola e il batticuore mi torna di colpo pensando che è il mio ultimo bagno in solitaria.
Come pure il mio ultimo tramonto dalla veranda!
Scrivo mentre il sole cala all'orizzonte e la sua palla di fuoco tinge di arancione sia il cielo che il mare. 

Credo che mi mancherà moltissimo questo panorama, questa vista aperta su Palmarola, questa veranda affacciata sull'isola di fronte all'isola.
Dalla prossima settimana inizierò una nuova esperienza a Ponza, in una casetta diversa con una vista diversa, ma sono convinta che non mancheranno sorprese e bellezze, perché quando le cose cambiano portano spesso una ventata di aria fresca.
Un mio amico dice sempre che Camus diceva sempre che il cambiamento è il sale della vita: e il mio amico dice anche che se lo diceva Camus, certo Camus non poteva sbagliare!

Un regalo gemellare come ricordo dell'isola
La Caletta di Ponza
La testa in aria

Sulla mia pagina facebook ho inserito anche un breve video di una panoramica a 360° della caletta!

21 maggio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #26

🧭 Mercoledì 20 maggio 2026
👣 Settimane impegnative a scuola
⭐ Il cimitero di Ponza

Sono le ultime settimane di scuola e come sempre il mese di maggio si riempie di verifiche, interrogazioni, correzioni, riunioni, consigli di classe, collegi docenti, consegne di documenti, colloqui finali e un'altra serie di scartoffie burocratiche che non serve menzionare. Si avverte nell'aria una certa stanchezza frammista ad una incerta speranza, la prima appesantita dai mesi invernali di scuola e la seconda ricolma dell'attesa dei mesi estivi, in cui si possono iniziare a togliere gli strati più pesanti degli umori e dei vestiti...

In questa settimana io ho concluso sia la formazione per l'anno di prova come docente neoimmessa in ruolo che il cosiddetto "visiting", cioè la visita mattutina della Dirigente Scolastica alla classe in cui faccio lezione, mentre faccio lezione: è stato un momento un po' particolare, però, perché a causa dei ritardi sempre più frequenti dei traghetti, sempre più lenti a causa del maltempo che ancora imperversa in questo infinito mese di maggio, la Dirigente è arrivata a scuola quando avevo ormai finito le mie ore di servizio e non sapevo più bene dove e come poter fare lezione...
Ma la creatività, la flessibilità e la disponibilità di colleghe e studenti hanno permesso a noi tre spaesate "docenti in prova" di poter concludere anche questa ultima prova, appunto.

Per queste incombenze scolastiche, e per qualche altra preoccupazione familiare che si è poi ben risolta, la scorsa settimana non sono riuscita a scrivere la mia solita pagina di diario scombinato e recupero oggi con un racconto che avevo lasciato in sospeso: la visita al cimitero di Ponza.
Ci sono stata con le amiche del Collettivo Spontaneo Donne di Latina, nella loro prima tappa della visita turistica dell'isola durante il ponte del primo maggio scorso.
Era molto tempo che volevo visitare il cimitero e sono stata contenta di farlo in compagnia.
A me piace sempre molto inserire nei viaggi la visita dei cimiteri: sono luoghi carichi di storie, silenzi ed emozioni, spazi vicini e distanti al tempo stesso in cui mi piace girovagare senza meta perché infondono una serenità fuori dal comune... il cimitero dell'isola è un cimitero speciale, alquanto sui generis sia per la posizione che per la costruzione.

Situato all'estremità orientale del porto, accoccolato sulla scogliera strapiombante in mare e all'ombra del faro che spunta spesso tra le cappelle funerarie, il cimitero di Ponza ha una storia particolare che si perde nella notte dei tempi. Il primo nucleo si sviluppa a partire dal 1772 su un'area che in epoca romana era occupata da un ampio complesso residenziale; le numerose modifiche intervenute nei secoli successivi hanno inglobato spazi via via sempre diversi, disposti anche ad altezze differenti, comprese persino delle cavità ipogee funerarie che erano state utilizzate come alloggi per i soldati durante gli scontri tra le truppe inglesi e francesi di inizio Ottocento. 

Al primo colpo d'occhio, il cimitero di Ponza appare subito come uno dei più sorprendenti casi di architettura cimiteriale: basta fare pochi passi dentro al cancello, poco oltre la Chiesetta d'ingresso, per ammirare l'incredibile successione di cappelle aperte sul mare, disposte in file irregolari che sembrano però tutte perfettamente rivolte verso l'orizzonte lontano, anche quando sono invece incastonate in spazi angusti e ricavati dove non sembrava possibile inserire più neanche un altarino votivo.

Nei vari terrazzamenti di cui si compone il cimitero, tutti o quasi abbelliti da giardinetti ricolmi di piante fiorite anche se un poco trascurate, si possono scoprire tombe di ogni tipo, disposte in maniera talmente improbabile da dare l'impressione che ogni famiglia si sia ricavata il proprio spazio in modo abbastanza creativo: ci sono tombe interrate, oppure disposte in loculi orizzontali, decorati coi classici marmi levigati, altre tombe di famiglia sistemate in grandi cappelle a più piani, chiuse da ringhiere o portoni in ferro battuto, e altre tombe ancora sparse negli angoli più impensati, tra le mura del cimitero oppure a formare nuovi muretti di separazione su cui col tempo sono state deposte altre tombe.
Ci sono anche loculi più piccoli che ospitano urne cinerarie, e anche queste sono tutte diverse per forme, colori e dimensioni.
Si incontrano anche loculi scavati nel tufo, loculi costruiti nel giardino con massi levigati come piccole cappelle votive, loculi sovrapposti ad altri preesistenti che spiccano per originalità decorativa: uno è un piccolo tempietto greco in scala, con tanto di colonnato perimetrale, frontone triangolare e scalinata di accesso. 

Il culto dei morti è un culto molto territoriale ed entrare nel cimitero di Ponza è un po' come recuperare il passato recente dell'isola, compreso il fenomeno dell'abusivismo edilizio, che sembra riflettersi in scala in questa piccola cittadina sorta attorno alle ultime dimore dei suoi vecchi abitanti.
Dopo esserci un po' perse nei vari labirinti in cui si articola il cimitero, complicati da scalinate oblique e sentieri sinuosi, abbiamo visitato un'ampia caverna in cui sono ancora ben visibili i segni degli scalpelli sulla volta interna: è talmente alta che le due pareti sono ora interamente ricoperte di loculi disposti su più piani, ma ancora più in alto dei loculi più alti si riconoscono delle iscrizioni latine di tombe incassate nella roccia e risalenti a chissà quale epoca.

Quel che più ha attirato la mia attenzione è la cura meticolosa con cui sono abbellite tutte le tombe, sia quelle al chiuso che quelle all'aria aperta: se per queste ultime prevalgono fiori finti di stoffa o di plastica, ma anche molte piante vive in vaso o in terra, per le tombe interne sono prevalenti i pizzi e i merletti. Ogni lapide è ornata da una bordura bianca traforata che contorna il nome, la foto e il lumino: sembra quasi che ogni defunto abbia un suo motivo di pizzo personalizzato, e questa varietà mi ha fatto pensare ai maglioni dei marinai norvegesi, lavorati a ferri con motivi particolari per poter riconoscere i corpi anche dopo i naufragi.

Su tutte le decorazioni prevalgono quelle in maiolica e ci sono molti ritratti, fotografie o dipinti, riportati sulle tipiche mattonelle a colori pastello che ero abituata a trovare su portoni o muretti, ma che ora so possono arricchire anche la tomba di un caro defunto. Alcune di queste maioliche raccontano proprio la vita che la persona ha vissuto sull'isola e ovviamente non mancano richiami al mare, alla pesca e alla navigazione, ma anche al tramonto, alla luna e alle stelle che si riflettendo in acqua. Il cimitero è circondato dal mare, sospeso su questi vari terrazzi irregolari tutti a strapiombo sul mare, talmente isolato da dare l'impressione che da un momento all'altro possa sollevarsi da terra e librarsi per aria con tutto il suo carico di umanità silente, come un battello leggero che si invola nel cielo.

Forse distratte da tanta strana bellezza, abbiamo un po' perso il controllo e ci siamo trovate coinvolte in un'improbabile ma riuscitissima operazione di recupero di un cellulare dispettoso, volato da una tasca giù al piano di sotto, cioè il tetto del colombario sottostante: le grandi scale in ferro che sono sempre in uso nei cimiteri hanno facilitato il rapido recupero, sia del telefono che del contegno rispettoso da tenere in questo luogo incantato.
Ci torneremo, com'è inevitabile che sia, anche se non proprio in questo cimitero dell'isola!

Il cimitero di Ponza
Le visioni interne ed esterne
Sovrapposizioni temporali...
La grotta delle tombe coi pizzi
Le operazioni di recupero!

10 maggio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #25

🧭 Giovedì 7 maggio 2026
👣 Primo maggio in compagnia
⭐ Collettivo Spontaneo Donne di Latina in trasferta a Ponza ⭐

L'idea ci era venuta l'anno scorso, non appena avevo saputo di aver ottenuto il ruolo sull'isola: organizzare a Ponza una delle nostre cene mensili, quei cerchi di parola che portiamo avanti da ormai tre anni e in cui sperimentiamo una pratica condivisa di decostruzione del patriarcato. Sono serate un po' speciali, riservate alle donne e alle persone che si riconosco tali, durante le quali ceniamo insieme e insieme affrontiamo discussioni su temi scelti in anticipo: mentre gustiamo piatti cucinati e presentati con cura, che rendono l'atmosfera molto rilassata e accogliente, ci addentriamo in argomenti che hanno risonanza nel personale o nel collettivo, ci conosciamo meglio grazie ad un confronto continuo, al tempo stesso intimo e politico, e ci concediamo confidenze, suggerimenti, consigli, pianti e risate in quantità e qualità tali da arricchire sempre ognuna di noi, anche se ogni volta in modo diverso.

Spostarci sull'isola ci è sembrato naturale per combinare la cena di maggio con il fine settimana di festa: abbiamo esplorato l'isola, alla scoperta delle bellezze locali, e per me è stato molto emozionante condividere quanto fin'ora ho capito di questo piccolo lembo di terra circondato dal mare. Ho assunto con un misto di orgoglio e responsabilità il ruolo informale di "guida turistica" ed è stato bello vedere come le mie proposte venivano di volta in volta accolte con entusiasmo e flessibilità.

A questo gruppetto di otto donne iperattive e sorridenti ho proposto un percorso turistico che mi sento di consigliare a chi vuole trascorrere tre giorni sull'isola: in poco tempo si possono visitare i luoghi più suggestivi di Ponza e si possono sperimentare varie modalità di turismo religioso, escursionistico, enograstronomico, storico, naturalistico, balneare e culturale.
Il primo giorno è stato molto intenso, con vari giri nella zona del porto, il secondo giorno ci siamo rilassate camminando e nuotando, mentre il terzo giorno siamo salite in barca.

È stata un'esperienza strepitosa, elettrizzante ed indimenticabile, un modo speciale di stare insieme in casa e fuori, una formula vincente per trascorrere tre intense giornate in ottima compagnia. È stato così bello che abbiamo già pensato di ripetere l'esperienza il prossimo anno su un'altra isola, magari Ventotene!

Abbiamo iniziato il nostro tour dal porto, dove attracca il traghetto: dopo aver lasciato zainetti e trolley in un deposito bagagli, abbiamo scelto di iniziare la visita dal cimitero, aperto sempre durante il fine settimana ma soltanto fino alle 14.30 (ne parlo meglio nel post successivo perché è un cimitero sui generis!).

Prima di sederci a mangiare in uno dei tanti ristorantini sul mare (c'è solo l'imbarazzo della scelta e tutto dipende dal gusto personale, oltre che dalle disponibilità economiche), ci siamo dedicate alla perlustrazione dei vicoletti che si dipanano nel centro storico, percorrendo subito Via Parata, che porta al belvedere accanto all'Hotel Bellavista (i nomi non sono mai scelti a caso!), poi Via del Confino che conduce alla piazzetta con la panchina rossa (comoda per sostare a leggere le maioliche commemorative dei confinati più illustri, da Pertini a Terracini, da Basso ad Amendola), per chiudere la prima breve visita del paese con il passaggio "segreto" lungo Via Corridoio, che corre, proprio come un lungo corridoio, tra i ballatoi di tante casette bianche dagli ingressi semplici ma curati.

Non poteva mancare una visita a Chiaia di Luna, una delle spiagge più conosciute di Ponza, quella che regna incontrastata su ogni depliant turistico perché più di ogni altra evoca l'origine vulcanica dell'isola, con quella sua lunga parete alta, levigata e strapiombante che ha la forma e la tonalità perfetta di una mezza luna. L'accesso alla spiaggia era consentito attraverso un antico tunnel di origine romana, di cui si può ancora apprezzare il rivestimento ad opus reticolatum, ma che è ormai sbarrato da un'alta cancellata chiusa da pesanti catene e lucchetti perché negli anni si sono verificati numerosi crolli, alcuni dei quali hanno provocato anche delle vittima, talvolta giovani e giovanissime.

Noi siamo rimaste sul belvedere della Strada Panoramica a goderci dall'alto la meraviglia della baia ampia e placida, dal fondale sabbioso e digradante che, specie al tramonto, si tinge di tutti i colori della tavolozza di un pittore impressionista.

Ci siamo poi spostate a Giancos, una delle baie apere sul porto, ed abbiamo seguito la scalinata che sale e scende tra case, orti e giardini e che passa davanti ad una statua di epoca romana un po' dimenticata ma che meriterebbe di essere meglio valorizzata (ne avevo già parlato quando l'avevo scoperta mesi addietro, ora che la rivedo in compagnia mi sembra ancora più abbandonata all'incuria).
Una parte del gruppetto è sceso in spiaggia a rinfrescare i piedi in mare e l'altra parte ha continuato la passeggiata lungo uno dei tratti più panoramici e suggestivi dell'isola, da cui si possono scattare fotografie davvero pittoresche del porto e del paese.

Abbiamo infine scelto di risalire tutte insieme per la vecchia Via Nuova, per il Belvedere Pertini e per il murales di ceramica dedicato al nostro Presidente partigiano: altre maioliche ricordano il suo periodo di confino e, specie in questo periodo dell'anno, aleggia su Ponza lo spirito della Resistenza, con varie iniziative pubbliche in ricordo, per esempio, delle donne ponzesi che si innamorarono dei confinati e divennero partigiane. Anche la scuola ha partecipato alla commemorazione della Ponza antifascista poco prima della giornata del 25 Aprile, ma io ero volata in Bretagna e mi sono persa un po' di incontri.

Dal murales di Pertini si raggiunge, salendo vari altri scalini, la famosa Cisterna della Dragonara: avevamo già comprato i biglietti in mattinata, presso l'ufficio della Pro Loco sul Molo Musco, dove attraccano gli aliscafi veloci, prenotando la visita guidata del tardo pomeriggio, alle 18, per non perdere neanche un minuto dei raggi di sole che scaldano questa luminosa Giornata Internazionale dei Lavoratori.
La guida archeologica invece lavora già di gran lena, come del resto un po' tutta la gente di Ponza, che sembra uscita dal letargo invernale per rianimare il paese con la graduale riapertura di tutti i negozi e locali del centro.

Era da tempo che volevo visitare le cisterne romane e resto davvero incantata dalla maestosità degli ambienti sotterranei, enormi vasche scavate nel tufo, ricoperte da uno strato di "cocciopesto" per renderle impermeabili e comunicanti tra loro grazie ad un intricato sistema di canali che dalle più alte scendevano verso le più basse, per poi arrivare fino al mare. La storia è oltremodo affascinante e mi lascia sempre stupefatta la grande differenza tra il presente, in cui l'acqua deve essere portata sull'isola con una nave cisterna, ed il passato, quando invece l'isola non solo aveva riserve d'acqua in abbondanza per ville e campi, ma era anche usata come punto di approvvigionamento idrico dalle navi della flotta imperiale.

La visita guidata prosegue poi alla seconda Cisterna del Corridoio, meno imponente ma altrettanto suggestiva, anche se "invasa" dal solaio e dalle fondamenta (!!!) dell'abitazione privata sovrastante: una volta che l'occhio si abitua all'oscurità e la pelle all'umidità, dispiace un po' dover concludere quest'ora di immersione nell'ingegneria idraulica dell'epoca romana.

Al tramonto rientriamo a Le Forna con l'autobus di linea e dopo cena dedichiamo qualche minuto alla pianificazione della nostra seconda giornata: sabato 2 maggio ci dirigiamo verso Punta Incenso, per una lenta escursione a piedi tra la macchia mediterranea sempre più profumata, sotto un cielo limpido in cui compaiono solo rade nuvolette batuffolose. Ci siamo portate un pranzo al sacco e, dopo una meritata pausa ad ammirare il mare che circonda il vicino isolotto di Gavi e la più distante isola di Zannone, ridiscendiamo il sentiero con l'obiettivo di raggiungere le Piscine Naturali, dove non ci facciamo mancare bagni, nuotate e pennichelle sugli scogli di questa che forse è, tra tutte, la zona balneare più rinomata e gettonata dell'isola. Sono già comparsi i primi ombrelloni gialli ed in mare ci sono già molte barche a vela in rada, però l'atmosfera è ancora rilassata e la stagione turistica appena iniziata sembra partita a rilento su questo versante dell'isola.

Chiudiamo la giornata con un formidabile aperitivo in un bar all'aperto, incastonato tra vecchi giardini terrazzati, profumato dell'odore fresco del mare e arredato con tavoli di legno, panche ricolme di cuscini, amache tirate tra alberi di mirto e lunghe collane di galleggianti ad abbellire i sentierelli che serpeggiano tra gli ampi ombrelloni rossi. C'era musica dal vivo, un misto di reggae e canzone popolare che ci coinvolge ed elettrizza: cantiamo tutte così tanto e così forte che quando al tramonto ce ne andiamo, il batterista ci saluta con una rullata pazzesca, urlando un tonante "Tornate presto"!

La cena in veranda ci riporta alla nostra tradizionale intimità e tiriamo tardi, ma quel che si dice nel cerchio magico resta nel cerchio magico!

Il terzo e ultimo giorno lo dedichiamo alla Spiaggia del Frontone e al Museo Etnologico che fa capolino lì vicino. Scendiamo al porto con la solita navetta, lasciamo di nuovo i bagagli al deposito e prenotiamo la barca che fa la spola col Frontone.
Seguiamo il sentiero breve e panoramico che conduce al museo, a cui dedichiamo una breve ma intensa visita: avevo letto diverse recensioni favorevoli che mi avevano molto incuriosita e devo ammettere che sono rimasta molto soddisfatta.
Si tratta di due piccole stanze ricavate nella roccia, secondo l'antica usanza delle case-grotte isolane (diffuse sia a Ponza che a Palmarola): queste due però sono ricolme di vecchi strumenti di lavoro di fabbri, contadini e pescatori di un tempo passato e ormai quasi dimenticato, con molti ricordi familiari conservati in album fotografici o raccolti in collezioni ridotte ma di grande valore storico-culturale. Scopro, tra le altre cose, che quando le ragazze ponzesi si facevano scattare le prime fotografie in bianco e nero, dovevano farsi prestare il vestito della festa dal fotografo, che spesso provvedeva anche al trucco (quando darsi il rossetto era ancora un fatto straordinario e non quotidiano).

Ridiscendiamo verso la spiaggia e ci rituffiamo in mare: alcune improvvisano una coreografia di nuoto sincronizzato, come a voler salutare l'isola in modo originale e simbolico.
Riprendiamo la barca e ritorniamo al porto per le ultime compere e le ultime foto di gruppo: quella che scatto sul molo davanti al traghetto è uscita sfocata perché l'emozione mi ha riempito gli occhi di ricordi e tanto altro... restare di nuovo da sola sull'isola mi regala nuovi spazi di silenzio e di solitudine, ma anche la consapevolezza (e la prova!) che le esperienze vissute in buona compagnie sono sempre più emozionanti e costruttive!

Il primo autoritratto appena sbarcate sull'isola
Il giro al porto 💛
(grazie Milo per la foto di gruppo con Pertini)
La visita alle Cisterne Romane

In mezzo alla natura 💚
(grazie Milo per la foto di gruppo con la statua romana ripescata nelle acque di Giancos)
Punta Incenso in fiore 🌼
(grazie Giorgia Trentin per le foto d'autrice)
Piscine Naturali (foto di Roberta Berrè 🙏
La Spiaggia del Frontone inizia ad affollarsi...
Museo Etnografico del Frontone 😍
Bellezze al bagno 💙

Sulla mia pagina facebook ho inserito anche due filmati indimenticabili dell'esperienza!