🧭 Giovedì 7 maggio 2026
👣 Primo maggio in compagnia
⭐ Collettivo Spontaneo Donne di Latina in trasferta a Ponza ⭐
L'idea ci era venuta l'anno scorso, non appena avevo saputo di aver ottenuto il ruolo sull'isola: organizzare a Ponza una delle nostre cene mensili, quei cerchi di parola che portiamo avanti da ormai tre anni e in cui sperimentiamo una pratica condivisa di decostruzione del patriarcato. Sono serate un po' speciali, riservate alle donne e alle persone che si riconosco tali, durante le quali ceniamo insieme e insieme affrontiamo discussioni su temi scelti in anticipo: mentre gustiamo piatti cucinati e presentati con cura, che rendono l'atmosfera molto rilassata e accogliente, ci addentriamo in argomenti che hanno risonanza nel personale o nel collettivo, ci conosciamo meglio grazie ad un confronto continuo, al tempo stesso intimo e politico, e ci concediamo confidenze, suggerimenti, consigli, pianti e risate in quantità e qualità tali da arricchire sempre ognuna di noi, anche se ogni volta in modo diverso.
Spostarci sull'isola ci è sembrato naturale per combinare la cena di maggio con il fine settimana di festa: abbiamo esplorato l'isola, alla scoperta delle bellezze locali, e per me è stato molto emozionante condividere quanto fin'ora ho capito di questo piccolo lembo di terra circondato dal mare. Ho assunto con un misto di orgoglio e responsabilità il ruolo informale di "guida turistica" ed è stato bello vedere come le mie proposte venivano di volta in volta accolte con entusiasmo e flessibilità.
A questo gruppetto di otto donne iperattive e sorridenti ho proposto un percorso turistico che mi sento di consigliare a chi vuole trascorrere tre giorni sull'isola: in poco tempo si possono visitare i luoghi più suggestivi di Ponza e si possono sperimentare varie modalità di turismo religioso, escursionistico, enograstronomico, storico, naturalistico, balneare e culturale.
Il primo giorno è stato molto intenso, con vari giri nella zona del porto, il secondo giorno ci siamo rilassate camminando e nuotando, mentre il terzo giorno siamo salite in barca.
È stata un'esperienza strepitosa, elettrizzante ed indimenticabile, un modo speciale di stare insieme in casa e fuori, una formula vincente per trascorrere tre intense giornate in ottima compagnia. È stato così bello che abbiamo già pensato di ripetere l'esperienza il prossimo anno su un'altra isola, magari Ventotene!
Abbiamo iniziato il nostro tour dal porto, dove attracca il traghetto: dopo aver lasciato zainetti e trolley in un deposito bagagli, abbiamo scelto di iniziare la visita dal cimitero, aperto sempre durante il fine settimana ma soltanto fino alle 14.30 (ne parlo meglio nel post successivo perché è un cimitero sui generis!).
Prima di sederci a mangiare in uno dei tanti ristorantini sul mare (c'è solo l'imbarazzo della scelta e tutto dipende dal gusto personale, oltre che dalle disponibilità economiche), ci siamo dedicate alla perlustrazione dei vicoletti che si dipanano nel centro storico, percorrendo subito Via Parata, che porta al belvedere accanto all'Hotel Bellavista (i nomi non sono mai scelti a caso!), poi Via del Confino che conduce alla piazzetta con la panchina rossa (comoda per sostare a leggere le maioliche commemorative dei confinati più illustri, da Pertini a Terracini, da Basso ad Amendola), per chiudere la prima breve visita del paese con il passaggio "segreto" lungo Via Corridoio, che corre, proprio come un lungo corridoio, tra i ballatoi di tante casette bianche dagli ingressi semplici ma curati.
Non poteva mancare una visita a Chiaia di Luna, una delle spiagge più conosciute di Ponza, quella che regna incontrastata su ogni depliant turistico perché più di ogni altra evoca l'origine vulcanica dell'isola, con quella sua lunga parete alta, levigata e strapiombante che ha la forma e la tonalità perfetta di una mezza luna. L'accesso alla spiaggia era consentito attraverso un antico tunnel di origine romana, di cui si può ancora apprezzare il rivestimento ad opus reticolatum, ma che è ormai sbarrato da un'alta cancellata chiusa da pesanti catene e lucchetti perché negli anni si sono verificati numerosi crolli, alcuni dei quali hanno provocato anche delle vittima, talvolta giovani e giovanissime.
Noi siamo rimaste sul belvedere della Strada Panoramica a goderci dall'alto la meraviglia della baia ampia e placida, dal fondale sabbioso e digradante che, specie al tramonto, si tinge di tutti i colori della tavolozza di un pittore impressionista.
Ci siamo poi spostate a Giancos, una delle baie apere sul porto, ed abbiamo seguito la scalinata che sale e scende tra case, orti e giardini e che passa davanti ad una statua di epoca romana un po' dimenticata ma che meriterebbe di essere meglio valorizzata (ne avevo già parlato quando l'avevo scoperta mesi addietro, ora che la rivedo in compagnia mi sembra ancora più abbandonata all'incuria).
Una parte del gruppetto è sceso in spiaggia a rinfrescare i piedi in mare e l'altra parte ha continuato la passeggiata lungo uno dei tratti più panoramici e suggestivi dell'isola, da cui si possono scattare fotografie davvero pittoresche del porto e del paese.
Abbiamo infine scelto di risalire tutte insieme per la vecchia Via Nuova, per il Belvedere Pertini e per il murales di ceramica dedicato al nostro Presidente partigiano: altre maioliche ricordano il suo periodo di confino e, specie in questo periodo dell'anno, aleggia su Ponza lo spirito della Resistenza, con varie iniziative pubbliche in ricordo, per esempio, delle donne ponzesi che si innamorarono dei confinati e divennero partigiane. Anche la scuola ha partecipato alla commemorazione della Ponza antifascista poco prima della giornata del 25 Aprile, ma io ero volata in Bretagna e mi sono persa un po' di incontri.
Dal murales di Pertini si raggiunge, salendo vari altri scalini, la famosa Cisterna della Dragonara: avevamo già comprato i biglietti in mattinata, presso l'ufficio della Pro Loco sul Molo Musco, dove attraccano gli aliscafi veloci, prenotando la visita guidata del tardo pomeriggio, alle 18, per non perdere neanche un minuto dei raggi di sole che scaldano questa luminosa Giornata Internazionale dei Lavoratori.
La guida archeologica invece lavora già di gran lena, come del resto un po' tutta la gente di Ponza, che sembra uscita dal letargo invernale per rianimare il paese con la graduale riapertura di tutti i negozi e locali del centro.
Era da tempo che volevo visitare le cisterne romane e resto davvero incantata dalla maestosità degli ambienti sotterranei, enormi vasche scavate nel tufo, ricoperte da uno strato di "cocciopesto" per renderle impermeabili e comunicanti tra loro grazie ad un intricato sistema di canali che dalle più alte scendevano verso le più basse, per poi arrivare fino al mare. La storia è oltremodo affascinante e mi lascia sempre stupefatta la grande differenza tra il presente, in cui l'acqua deve essere portata sull'isola con una nave cisterna, ed il passato, quando invece l'isola non solo aveva riserve d'acqua in abbondanza per ville e campi, ma era anche usata come punto di approvvigionamento idrico dalle navi della flotta imperiale.
La visita guidata prosegue poi alla seconda Cisterna del Corridoio, meno imponente ma altrettanto suggestiva, anche se "invasa" dal solaio e dalle fondamenta (!!!) dell'abitazione privata sovrastante: una volta che l'occhio si abitua all'oscurità e la pelle all'umidità, dispiace un po' dover concludere quest'ora di immersione nell'ingegneria idraulica dell'epoca romana.
Al tramonto rientriamo a Le Forna con l'autobus di linea e dopo cena dedichiamo qualche minuto alla pianificazione della nostra seconda giornata: sabato 2 maggio ci dirigiamo verso Punta Incenso, per una lenta escursione a piedi tra la macchia mediterranea sempre più profumata, sotto un cielo limpido in cui compaiono solo rade nuvolette batuffolose. Ci siamo portate un pranzo al sacco e, dopo una meritata pausa ad ammirare il mare che circonda il vicino isolotto di Gavi e la più distante isola di Zannone, ridiscendiamo il sentiero con l'obiettivo di raggiungere le Piscine Naturali, dove non ci facciamo mancare bagni, nuotate e pennichelle sugli scogli di questa che forse è, tra tutte, la zona balneare più rinomata e gettonata dell'isola. Sono già comparsi i primi ombrelloni gialli ed in mare ci sono già molte barche a vela in rada, però l'atmosfera è ancora rilassata e la stagione turistica appena iniziata sembra partita a rilento su questo versante dell'isola.
Chiudiamo la giornata con un formidabile aperitivo in un bar all'aperto, incastonato tra vecchi giardini terrazzati, profumato dell'odore fresco del mare e arredato con tavoli di legno, panche ricolme di cuscini, amache tirate tra alberi di mirto e lunghe collane di galleggianti ad abbellire i sentierelli che serpeggiano tra gli ampi ombrelloni rossi. C'era musica dal vivo, un misto di reggae e canzone popolare che ci coinvolge ed elettrizza: cantiamo tutte così tanto e così forte che quando al tramonto ce ne andiamo, il batterista ci saluta con una rullata pazzesca, urlando un tonante "Tornate presto"!
La cena in veranda ci riporta alla nostra tradizionale intimità e tiriamo tardi, ma quel che si dice nel cerchio magico resta nel cerchio magico!
Il terzo e ultimo giorno lo dedichiamo alla Spiaggia del Frontone e al Museo Etnologico che fa capolino lì vicino. Scendiamo al porto con la solita navetta, lasciamo di nuovo i bagagli al deposito e prenotiamo la barca che fa la spola col Frontone.
Seguiamo il sentiero breve e panoramico che conduce al museo, a cui dedichiamo una breve ma intensa visita: avevo letto diverse recensioni favorevoli che mi avevano molto incuriosita e devo ammettere che sono rimasta molto soddisfatta.
Si tratta di due piccole stanze ricavate nella roccia, secondo l'antica usanza delle case-grotte isolane (diffuse sia a Ponza che a Palmarola): queste due però sono ricolme di vecchi strumenti di lavoro di fabbri, contadini e pescatori di un tempo passato e ormai quasi dimenticato, con molti ricordi familiari conservati in album fotografici o raccolti in collezioni ridotte ma di grande valore storico-culturale. Scopro, tra le altre cose, che quando le ragazze ponzesi si facevano scattare le prime fotografie in bianco e nero, dovevano farsi prestare il vestito della festa dal fotografo, che spesso provvedeva anche al trucco (quando darsi il rossetto era ancora un fatto straordinario e non quotidiano).
Ridiscendiamo verso la spiaggia e ci rituffiamo in mare: alcune improvvisano una coreografia di nuoto sincronizzato, come a voler salutare l'isola in modo originale e simbolico.
Riprendiamo la barca e ritorniamo al porto per le ultime compere e le ultime foto di gruppo: quella che scatto sul molo davanti al traghetto è uscita sfocata perché l'emozione mi ha riempito gli occhi di ricordi e tanto altro... restare di nuovo da sola sull'isola mi regala nuovi spazi di silenzio e di solitudine, ma anche la consapevolezza (e la prova!) che le esperienze vissute in buona compagnie sono sempre più emozionanti e costruttive!
![]() |
| Il primo autoritratto appena sbarcate sull'isola |
![]() |
| Il giro al porto 💛 (grazie Milo per la foto di gruppo con Pertini) |
![]() |
| La visita alle Cisterne Romane |
![]() |
| In mezzo alla natura 💚 (grazie Milo per la foto di gruppo con la statua romana ripescata nelle acque di Giancos) |
![]() |
| Punta Incenso in fiore 🌼 (grazie Giorgia Trentin per le foto d'autrice) |
![]() |
| Piscine Naturali (foto di Roberta Berrè 🙏 |
![]() |
| La Spiaggia del Frontone inizia ad affollarsi... |
![]() |
| Museo Etnografico del Frontone 😍 |
![]() |
| Bellezze al bagno 💙 |









Nessun commento:
Posta un commento
Solo gli utenti con account Google possono inserire commenti. Grazie.