IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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31 luglio 2026

Sfacchinata contro vento 💙

⭐ Venerdì 31 luglio 2026
👣 Undicesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Agios Nikolaos - Paralia Kalama
⛺ 15 km con vento in rinforzo F4 da Nord-Est

La notte è illuminata dalla luna piena in fase calante, dalle lucine gialle sulla costa del Peloponneso e dai fari di sicurezza degli stabilimenti balneari.
Il risveglio è lento, come al nostro solito: ce ne andiamo dalla nostra spiaggia per una notte solo verso mezzogiorno, quando ricomincia la musica.

Il vento ci spinge come in volo lungo i quattro chilometri del capo meridionale di Zante, perché il Meltemi si arricciola intorno alla terra, che a sua volta si arricciola in mare come a formare un piccolo uncino.
La costa corre alta e rossastra, dilavata dalla pioggia in molti punti, e in molti altri ricoperta da una fitta macchia mediterranea.

Passato l'ultimo ricciolo, però, il vento che prima ci faceva volare ora ci rallenta e respinge.
Avevamo sperato di essere riparati dalla brulla catena montuosa della penisola, invece qui la forza del vento aumenta in maniera impressionante, fino a raggiungere la forza dei classici venti catabatici.
E noi arranchiamo tra una raffica e l'altra, mentre Mauro impreca in modi sempre più creativi ed esilaranti, e le folate sempre più violente ci tolgono il poco fiato che abbiamo.

Pagaiamo controvento per oltre quattro ore, mettendo a dura prova la nostra scarsa resistenza.
Fortuna che il mare è di una bellezza impareggiabile, con questi classici colori intensi e sfumati da cui non è facile staccare lo sguardo.
Sfortuna però che non si possa sbarcare da nessuna parte per riposarsi un po'.

Questo versante orientale del Golfo di Laganas è da anni Riserva Naturale per la protezione della tartaruga Caretta caretta, che da quando non è più in via di estinzione sceglie queste lunghe spiagge sabbiose per deporre le uova: contiamo decine e decine di nidi, segnalati qui da bassi treppiedi di legno muniti di un riflettente cartellino scritto in cinque lingue per spiegare di non toccare.
In una spiaggia di fine sabbia rossastra, deserta perché inaccessibile da terra, hanno installato una fitta serie di telecamere alimentate da piccoli pannellini solari per, dicono i cartelli che scendo velocemente a leggere da vicino, monitorare i predatori delle tartarughe durante la stagione estiva.

Siamo piacevolmente sorpresi dall'uso della tecnologia per promuovere la tutela delle tartarughe, un po' dispiaciuti per il fatto di non poter sbarcare per oltre 10 chilometri.
Però costeggiamo il più possibile, per ridossarci dal vento il più possibile.
Ma non è sempre possibile, perché la costa è merlata da una lunga serie di scogliere affioranti tra le quali è pericoloso pagaiare, perché sono più le volte che sfreghiamo sugli scogli con la pagaia e con lo scafo che non quelle in cui riusciamo ad avanzare senza incontrare ostacoli.

Ritorniamo quindi a prendere il vento sui denti, ma almeno cominciamo a intravedere la fine della riserva, e riusciamo così a sopportare gli ultimi scossoni del vento contrario.
Appena oltre il limite della zona A della riserva naturale, cerchiamo e troviamo un triangolo di spiaggia senza nidi, ai piedi di un alto muraglione in pietra che delimita un vecchio campeggio abbandonato: fosse stato ancora aperto, avremmo volentieri pagato per montare la tenda su per una delle due scalinate che tagliano la muraglia in diagonale. 

È invece aperta la taverna a conduzione familiare la cui insegna avevamo già adocchiato dal mare: siamo talmente provati dalla giornata controvento che ci sediamo a tavola ancora prima di avviare Spot per la giornaliera segnalazione della nostra posizione.
Ci rifocilliamo a dovere con un pasto pomeridiano che ci vale come pranzo e come cena. Poi abbiamo tutto il tempo di nuotare, leggere, passeggiare, cercare pietruzze e riposare...

In volo sul mare 
La costa bicolore prima dell'ultimo ricciolo 
Paralia Gerakas, appena oltre il ricciolo 
Paralia Seklavas, quella delle telecamere 
Quasi verso la salvezza 
L'ultimo sforzo oltre l'ultimo capo 
La manina di Paralia Kalamaki

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Latitudine:37.73624
Longitudine:20.90168
Posizione GPS Data/Ora:07/31/2026 17:40:45 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

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30 luglio 2026

Una giornata quasi perfetta 💙

⭐ Giovedì 30 luglio 2026
👣 Decimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Akrotiri Kryoneri - Paralia Agios Nikolaos⛺ 15 km con mare formato, onde fino a un metro e mezzo e vento F4 da Nord-Est

La luna piena grande e rossa sorge dal mare proprio sopra i kayak e illumina una notte fuori dall'ordinario: la vecchia fonte ristrutturata da cui non esce un filo d'acqua fa da contorno alla nostra casa per una notte.
La strada litoranea di ingresso alla città di Zante è un po' troppo vicina ed il parcheggio della fonte secca è un richiamo perfetto per chi vuole tirare tardi, ma i tappi per le orecchie che custodiamo come piccoli tesori nella tasca interna dei sacchi a pelo ci aiutano a superare la notte fin'ora più trafficata del viaggio.

Una tamerice rigogliosa ci fornisce l'ombra necessaria per smontare il campo con tutta calma e il vento che già riga di bianco il mare ci tiene al fresco fin quando non ci imbarchiamo.
Le onde arrivano a coprire i ponti dei kayak, molte sono crestate e rompono tutte intorno a noi, talvolta anche addosso a noi. Il vento oggi è sempre sostenuto, al traverso rispetto alla nostra rotta ma per la prima parte al giardinetto, visto che decidiamo di tagliare al largo il golfo del porto di Zante.
Il mare ci fa sobbalzare ma non ci ostacola, anzi ci aiuta a superare facilmente il canale d'ingresso al porto in cui entra veloce uno dei traghetti di linea che collegano l'isola al Peloponneso poco distante.

Ci lasciamo alle spalle le montagne ricoperte da un fitto manto verde, denso come fosse un tappeto, e anche l'ampia vallata pianeggiante su cui hanno costruito l'aeroporto di Zante e che, mentre traversavamo da Cefalonia, non era visibile per via della curvatura terrestre, tanto da far sembrare l'isola una doppia isola. Invece è la penisola meridionale che si protende in mare alta e sottile, con un'imponente montagna brulla e costruita che risalta per contrasto rispetto agli altri rilievi di Zante.

Dopo un paio d'ore di navigazione spumeggiante scoviamo un micro porticciolo artigianale che ospita solo due piccole barchette da pesca: c'è un tettoia di paglia, un rocchetto come tavolo, qualche sedia di plastica e nient'altro, solo il vento che ondeggia tra le canne.
Restiamo un altro paio d'ore a goderci lo spettacolo del mare increspato e, quando le onde accennano ad attenuarsi, ci stacchiamo quasi controvoglia da questo posticino tanto adatto a noi.

Il resto della costa corre tra alture cementate e spiagge attrezzate: solo i colori del mare ci consolano, perché anche col vento qui sono sempre molto attraenti.
L'estremità del capo meridionale è segnalato da una grande bandiera greca sotto la quale molte persone si fermano a scattare foto ricordo, forse anche in ricordo del vento che oggi tende il vessillo tanto da farlo sembrare inamidato. Poco oltre c'è la chiesetta bianca che regala il nome alla baia e che offre uno dei tipici scorci panoramici che entra in tante cartoline della Grecia.

Lo stabilimento balneare che occupa quasi interamente la splendida mezza luna di sabbia chiara è ciò che rende la giornata "quasi" perfetta: non tanto per l'affollamento di moto d'acqua e motoscafi sfreccianti coi giochi gonfiabili al seguito, così numerosi da rendere il passaggio tra le due grandi boe rosse di segnalazione del canale navigabile quasi più pericoloso di una bocca di porto; e neanche per l'indistinta folla che occupa la battigia e che a ondate successive si riversa nell'acqua bassa e trasparente della baia, in una scena che a me ricorda sempre la famosa minestrina di Mafalda; ma per quella fastidiosa musica di sottofondo che rimbomba fino al tramonto e che ci fa chiedere come possano davvero rilassarsi le persone che trascorrono intere giornate là dentro a quel frastuono (per noi) insopportabile.

Io mi tuffo in mare con la maschera ripescata giorni fa e mi faccio distrarre dalla moltitudine di pesci che incontro sui fondali rocciosi, di specie e dimensioni diverse e che vorrei sapere riconoscere tutti: ce ne sono di lunghi e di tozzi, di chiari e di scuri, di rigati e di maculati, e ce n'è persino uno che sembra tatuato di una maglia rosa e marrone che mi incanta.
Resto al sole a leggere il secondo libro della trilogia di Rachel Carson, Il mare intorno a noi, seduta su uno scalino di posidonia il tempo necessario per far asciugare i capelli, che cominciano ad essere salati e intrecciati il giusto per farci sentire che siamo davvero entratə nel pieno della vacanza.
Quando il nostro pezzetto di spiaggia va in ombra e inizia a svuotarsi, Mauro si mette ai fornelli e io aggiorno il diario: la perfetta alternanza di pagaiate e di relax è risultata in una delle giornate più belle del viaggio...

Bivacco monumentale 
Barche
Il micro porticciolo
Posidonia
Il posto adatto
Letture nascoste

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Latitudine:37.72556
Longitudine:20.98914
Posizione GPS Data/Ora:07/30/2026 15:39:53 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
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29 luglio 2026

Pagaiando lentamente verso Sud 💙

⭐ Mercoledì 29 luglio 2026
👣 Nono giorno di viaggio in kayak
🧭 Porticciolo di Psarou - Akrotiri Kryoneri⛺ 10 km con mare piatto e caldo afoso

Nelle notti di luna piena questo porticciolo si anima di pescatori e pescherecci, ma anche di famiglie che con la prima oscurità scendono al mare in cerca della brezza rinfrescante e che si trattengono in chiacchiere e risate fino a notte fonda.
Fortuna che al mattino il porto dorme più di noi, che smontiamo presto il campo perché rischiamo di finire lessi sulla graticola del molo di cemento.

Riprendiamo volentieri a pagaiare perché dopo i lavori di movimentazione dei kayak, che anche con l'aiuto dei rulli predisposti da Mauro a me sembrano sempre faticosissimi, sederci in kayak ci permette di rilassarci.
La costa procede per qualche chilometro bassa e antropizzata, poi un po' più alta e un po' più antropizzata.
La linea costiera è stata praticamente sostituita da un ininterrotto muretto di cemento, in alcuni tratti rivestito di pietra locale, in altri divelto dal mare. Almeno lo sfacelo che ricordavamo di giardini franati in mare e di case abbandonate in bilico sui dirupi sembra stato sistemato e ora tutto è molto più ordinato. E tutto molto più saldamente cementato.

Sbarchiamo in un altro piccolo porticciolo per quella che doveva essere solo una sosta tecnica e che invece si trasforma in una lunga pausa pranzo, perché sappiamo resistere a tutto tranne che alle tentazioni: la taverna affacciata sul mare offre delle omelette farcite di verdure fresche e feta e fa talmente tanto caldo che serve accompagnarle con birra fresca e caffè frappè. 

La baia è lambita da un fondale sabbioso poco profondo che mette in evidenza le praterie di posidonia, le scogliere affioranti che tingono il mare di giallo ocra, le spugne che a centinaia si affollano sugli scogli.
Si vede persino qualche riccio e abbiamo la fortuna di incrociare anche oggi la rotta di una grande tartaruga.

Quando riprendiamo a pagaiare, Mauro impazzisce per i rumori delle moto d'acqua e dei motoscafi che trainano giochi gonfiabili, e anche se cerco di riportarlo ad ammirare i fondali meravigliosi di questo tratto di mare, gli si rovina l'umore.
E anche la digestione.
Quindi sbarchiamo prima del previsto in un triangolo di spiaggia libera sotto il faro in pietra del capo che preannuncia il porto di Zante, qualche chilometro più a Sud.
Lo tzipouro che ho stivato nel gavone lo aiuta sia a digerire che a recuperare il buon umore: qui siamo soli, all'ombra e lontano da altre tentazioni!

Com'è, com'era, come sarà.
Un'altra grande tartaruga 
Il mare meraviglioso con il Peloponneso all'orizzonte 
La manina di Akrotiri Kryoneri
Una manina unica 

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Latitudine:37.80318
Longitudine:20.90434
Posizione GPS Data/Ora:07/29/2026 16:55:07 CEST

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28 luglio 2026

Pausa lunga, tappa corta 💙

⭐ Martedì 28 luglio 2026
👣 Ottavo giorno di viaggio in kayak
🧭 Vathy Lagadi - Porticciolo di Psarou
⛺ 15 km con mare calmo

La mattinata nell'angolo di paradiso trascorre tranquilla fino all'arrivo di un barcone carico di turisti: mentre dal ponte diffonde musica da discoteca, l'altoparlante annuncia che hanno mezz'ora per farsi il bagno.
Dopo la tromba dell'adunata e la nauseante scia dei fumi di scarico, ritorna il silenzio e ci godiamo la solitudine per un'altra oretta.

Quando finalmente e stancamente ci decidiamo a prendere il mare, costeggiamo e incontriamo nell'ordine: delle grotte rosse con l'acqua sulfurea, delle grotte bianche con l'acqua sulfurea e delle calette di ciottoli con l'acqua sulfurea. L'odore è sempre più intenso ma non è acqua termale perché la temperatura scende così tanto che l'acqua fredda si avverte persino sulle gambe attraverso lo scafo.
Non ho mai visto acqua così bianca e lattiginosa: sembra quasi di pagaiare nel latte.
E deve pensarlo anche l'oca che ci sguazza dentro: mai visto un'oca in mare, e nella grotta successiva ce ne sono altre tre ben accoccolate all'ombra.

Cominciamo ad avvistare vari animali: dopo l'assiolo della notte che ha svolazzato a lungo sulla tenda, emettendo il suo verso inconfondibile che ce lo ha fatto ribattezzare uccello-sonar, nel pomeriggio incrociamo il primo stormo di gabbiani, poi tre coppie di cormorani e pure una bella tartaruga Caretta caretta che nuota a pelo d'acqua.

Poco prima di fermarci per la pausa del pranzo, pesco una maschera dal fondale di sabbia fine, profondo quanto la mia pagaia, con la quale aggancio la cinghia della maschera per tirarla su: la provo subito nella prima vera nuotata della vacanza e giocherello per qualche minuto con cinque occhiate di varie misure ed un pesciolino più timido con una fascia nera verticale sul corpo (capirò come si chiama).

Non appena ritorno ai kayak, però, vedo Mauro infilato con la testa nel gavone di poppa: si è staccato il tubetto del cavo della deriva, forse per una botta su uno scoglio, ed è entrata acqua nel gavone e in alcune sacchette di plastica delle cibarie. Stendo tutto al sole ad asciugare mentre Mauro si cimenta in una delle sue memorabili riparazioni d'emergenza: prima lava e asciuga, poi incolla e infine stucca.
Scopriremo in serata che il lavoro ha funzionato.

Restiamo oltre due ore in questa caletta molto stretta e affacciata su un mare incantevole, dove il fondale di sabbia chiara e fine è rigato da rippol perfetti e immoti.
La costa prosegue bassa e rovinata, sia per le mareggiate che hanno scavato il terreno e ridotto le spiagge e sia per le costruzioni irregolari e continue che hanno cementato tutto il litorale. Dalle finestre delle tante ville e villette si godrà anche uno spettacolo indimenticabile sul mare cristallino del Golfo di Alikes, ma dal kayak lo spettacolo non è certo dei più esaltanti.
Doppiamo un capo basso e profumato di finocchio di mare, le cui piante basse sono decorate da una cascata di fiori radiali grandi come non mai.

Cerchiamo un riparo per la notte ma nei dintorni non ci sono né spiagge né alberi e dobbiamo accontentarci di un porticciolo. Appena tiriamo i kayak in secca sullo scivolo di cemento, ricordiamo di averci già bivaccato anni addietro, nel nostro primo giro dell'isola del 2007 insieme a Henry, un amico scozzese con cui pagaiare era un vero piacere.
C'è la stessa fontana di acqua dolce e fresca che già vent'anni fa ci aveva fatto fare un rifornimento che non abbiamo più dimenticato e che stavolta ci fa cambiare tutta l'acqua che abbiamo stivato.
Stasera ci cuciniamo accanto, alla fontana, perché il porticciolo è rimasto lo stesso di allora: poche barche, tanti carrelli, tre gatti rossi che ci tengono compagnia e qualche pescatore che va e viene e ci saluta come se ci conoscesse da sempre...

Le prime grotte 
La costa dell'acqua solfurea 
L'acqua bianco latte 
Riparazione d'emergenza 
Tartaruga!

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Latitudine:37.83980
Longitudine:20.81969
Posizione GPS Data/Ora:07/28/2026 17:51:01 CEST

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27 luglio 2026

Cambio di programma 💙

⭐ Lunedì 27 luglio 2026
👣 Settimo giorno di viaggio in kayak 
🧭 Porto di Agios Nikolaos - Vathy Lagadi 
⛺ 15 km con mare da poco mosso a calmo

Trovare un posto dove montare la tenda nel porto non è mai facile ma qui a Zante sembra che nessuno si curi di noi.
Avevamo adocchiato uno spiazzo libero affianco al motoscafo tirato in secca su un carrello dalle ruote bucate e dal nome perfetto: Nautilus. Ma quando rientriamo dalla taverna, troviamo lo spiazzo occupato dal motorino di un pescatore solitario e per fortuna, perché è proprio sotto uno dei tre lampioni del molo che speravamo non funzionassero e invece illuminano a giorno.
Ci spostiamo allora sotto la poppa di un altro motoscafo, questo issato su una pila si mattoni e coperto da un telo tutto sfrangiato. 

I rumori del porto sono tanti e vari: lo sciabordio delle barche ormeggiate, il tintinnare delle cime sugli alberi delle vele, la musica di una festa all'aperto, le grida di qualche bambino ancora sveglio e un paio cani che abbaiano lontani. Sono tutti attutiti dal canto dei grilli e quando scende l'oscurità si smorzano velocemente.

La luce del mattino entra in tenda alle otto suonate e noi troviamo lo scivolo occupato da un carrello ricolmo di kayak colorati in plastica: è uno dei due gruppi che oggi partono per l'escursione guidata alle Blue Caves, una delle grandi attrazioni turistiche dell'isola che richiama centinaia di imbarcazioni a motore. Il primo gruppo parte quando noi stiamo andando al bar a fare colazione (e rientra un paio d'ore dopo, proprio mentre noi stiamo uscendo dal porto); il secondo gruppo invece è composto da una mezza dozzina di kayak doppi e impiega oltre un'ora per lasciare lo scivolo. Ci fa piacere osservare le molte spiegazioni sulla pagaiata e sulla sicurezza e anche constatare che negli anni il kayak a Zante si è diffuso così tanto.

Il nostro programma per la giornata era quello di pagaiare lungo la costa nord occidentale dell'isola: le previsioni non annunciavano che una bava di vento e ci sembrava la giornata adatta per superare il capo, raggiungere la famosa spiaggia del Navagio, col suo relitto tra i più fotografati al mondo, e proseguire poco oltre fino al piccolo fiordo di Porto Vromi, dove ci fermiamo ogni volta che torniamo a Zante.
Superate le superaffollate Blue Cave e doppiato il bel faro di Capo Skinari, ci ritroviamo invece in un bel mare agitato da un deciso e inaspettato vento contrario: proviamo ad avanzare per qualche chilometro, seguendo la costa rocciosa priva di qualsiasi possibile punto di sbarco, sperando che il moto ondoso si attenui, ma avanziamo troppo lentamente e oltre il capo successivo il vento inizia ad aumentare.
Quindi a malincuore torniamo indietro.

Ci dirigiamo in una caletta un paio di chilometri a Sud rispetto al porto, e per raggiungerla pagaiamo per quasi quattro ore. Ma ne valeva la pena!
Non tanto per la fatica, ma perché se l'avessimo incrociata appena due chilometri dopo aver lasciato il porto di sicuro non ci sarebbe neanche venuta l'idea di sbarcare, figuriamoci quella di fermarci per la notte.
E invece è un piccolo angolo di paradiso: una bella caletta di ciottoli bianchi incastonata tra due pareti rocciose dilavate dalle intemperie, rosse per le concrezioni di ferro e verdi per le tante piante di cappero.

L'acqua trasparente prende tutte le gradazioni possibili dal verde chiaro al blu cobalto e siccome non c'è un accesso da terra, le poche persone che arrivano dal mare restano giusto il tempo di un bagno e poi se ne rivanno come sono venute, chi a bordo di piccoli motoscafi e chi su dei Sup (Stand-up Paddleboard), le sempre più comuni tavole gonfiabili su cui si pagaia in piedi, alcune delle quali montano persino dei piccoli motorini elettrici...

Mauro prepara un ottimo cous-cous al pesto rosso e ceniamo nel silenzio della caletta tutta per noi, con l'unica compagnia delle cicale che friniscono all'ultimo sole. La risacca leggera è così delicata da cullarci la ninna nanna.

Blue Caves
Oltre Capo Skinari 
Cambio di programma 
Il nostro piccolo angolo di paradiso 
La manina di Vathi Lagadi

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Latitudine:37.88976
Longitudine:20.71522
Posizione GPS Data/Ora:07/27/2026 16:48:25 CEST

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26 luglio 2026

Di traversate tra le isole 💙

⭐ Domenica 26 luglio 2026
👣 Sesto giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Kaminia (Cefalonia) - Porto di Agios Nikolaos (Zante)
⛺ 20 km con mare calmo

Oggi traversiamo su Zante.
L'isola sembra vicina e la notte è stata lunga e silenziosa: dovremmo avere energie sufficienti per affrontare la traversata.
Ci svegliamo col primo sole ma come al solito partiamo dopo ore.
La giornata è quella giusta per avventurarsi in mare aperto: non c'è una bava di vento e il sole non è troppo caldo. Aspettavamo da giorni una finestra di bel tempo per tornare a Zante e le previsioni l'hanno confermata.

La prima ora trascorre lenta e tranquilla, con qualche berta maggiore che incrocia la nostra rotta: ho un debole per questi meravigliosi uccelli pelagici dal dorso marroncino e dal ventre chiaro, dalla testa piccolina col becco scuro e dall'apertura alare ampia e possente, adatta a volare con pochi battiti sul pelo dell'acqua come se il mare fosse per loro un secondo cielo.
Mi sono sempre sembrate un segnale di buon auspicio perché, quando ci sono le berte a volare intorno ai kayak, il vento anche più forte non ci ha mai impensierito.

Oggi una leggere brezza si palesa quasi insieme alle berte e rinforza lentamente man mano che ci avviciniamo a metà dello stretto.
Alla fine della seconda ora di navigazione una sterna bianca vola in semicerchio intorno a noi e va a posarsi su una tanica rossa usata dai pescatori come galleggiante per le reti da pesca: ci fermiamo anche noi a mangiare uno dei fruttini di mele cotogne che Mauro ha imparato a preparare seguendo la ricetta del Mammut.
Ci deve essere una bella corrente superficiale perché nei 5 minuti di sosta i kayak scarrocciano di un centinaio di metri: Mauro tiene sempre d'occhio la rotta impostata sul Gps e quando riprendiamo a pagaiare dobbiamo compensare come ci succede un altro paio di volte prima di arrivare vicino alla costa di Zante.

La terza ora di navigazione è la più lenta perché cominciamo a sentire la fatica della tratta senza sbarchi, visto che non abbiamo più un allenamento costante.
Ci distraiamo raccontandoci a vicenda i ricordi di traversate precedenti, quando il mare era così piatto da sembrarci addirittura noioso o quando si era ingrossato così tanto da non farci più vedere l'isola che cercavamo di raggiungere.

La quarta ora è la più faticosa perché in maniera del tutto imprevista, quando siamo ormai in vista del faro di Zante, si alza una brezza frizzante al mascone che ci rallenta oltre ogni nostra speranza.
Sembra che le ondicelle spruzzate di bianco vogliano festeggiare il nostro ritorno sull'isola e accompagnarci per tutto l'ultimo tratto fino all'ingresso del porto di Zante.
Peccato che al vento inaspettato si sommino le onde del tutto prevedibili ma oltremodo fastidiose delle numerosissime barche a noleggio che incrociano lungo la famosa scogliera delle Grotte Azzurre.
Si accalcano tutte verso la nostra stessa meta e l'ultima mezz'ora di traversata è anche quella più affollata.

Il porto è lo stesso di sempre ma noi impieghiamo qualche ora per ricordarci di esserci già sbarcati anni addietro: scegliamo l'unico scivolo di alaggio e speriamo di trovare un posto adatto per la tenda.
Non è facile tirare in secca i kayak ma in compenso è facilissimo trovare una taverna

Zante all'orizzonte 
Cefalonia alle spalle 
Polpiyak in mare aperto
Pranzo con fruttini 

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TatiyakSPOT
Latitudine:37.90824
Longitudine:20.70730
Posizione GPS Data/Ora:07/26/2026 16:06:52 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
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25 luglio 2026

Di soste e di taverne 💙

⭐ Sabato 25 luglio 2026
👣 Quinto giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Cronidis - Paralia Kaminia
⛺ 13 km con leggera brezza a favore da Nord-Ovest

Un'altra notte insonne. Solo per me.
Mauro russa con una regolarità rilassante che però non mi aiuta a riprendere il sonno.
Ascolto il vento che muove le fronde dell'alto eucaliptus accanto a noi tanto da farlo sembrare un altro mare agitato; ascolto la tenda che cigola tra una raffica e l'altra e che si gonfia così tanto da arrivare a sfiorarmi le spalle e a trasmettere il suo fresco alito notturno; ascolto il mare che s'infrange vigoroso sulla riva scoscesa e che accentua ancor di più lo scalino naturale su cui abbiamo tirato in secca i kayak.

Ogni tanto la notte si illumina coi fari delle rare auto che corrono sulla vicina strada costiera e che scompaiono subito in un rombo lucente.
Anche l'orizzonte buio e lontano si accende qualche volta per le lucine gialle dei traghetti che incrociano al largo e che mi sembrano delle piccole catenelle di lucciole alla deriva.
Il Meltemi come previsto soffia deciso fino all'alba e mi tiene sveglia quasi tutta la notte: mi viene di mettere a confronto i suoni diversi che generano le diverse spiagge su cui frangono le onde, simile al tintinnare di una cesta di biglie di vetro quando i ciottoli sono piccoli, oppure al crepitare di un fuoco se i ciottoli sono più grandi o ancora al rumore sordo di una sacca piena di noci di cocco; quando invece la sabbia è fine il brontolio del mare si disperde quasi all'istante, mentre se ci sono scogli affioranti i tonfi dell'acqua sulla roccia ricordano i colpi di un cannone...
E niente, non mi riesce proprio di dormire.

Fortuna che la mattina soleggiata è rinfrescata dal vento che, appena prendiamo il mare, ci accompagna e sospinge fino alla punta più meridionale dell'isola: avanziamo quasi senza sforzo fino a Skala e superiamo come volando il capo basso e sabbioso dove vogliamo fare campo.
L'acqua trasparente è di un colore che innamora, la sabbia fine è rossa come avessero sbriciolato dei mattoni e ovunque ci sono decine di nidi di tartaruga Caretta caretta, segnalati coi soliti treppiedi di canne e qualche nastro bianco e rosso dei lavori in corso.
Infiliamo i kayak tra le varie secche affioranti che contribuiscono a rendere il mare una tavolozza di colori stupendi e ci fermiamo qualche minuto a farci cullare dalle onde per ammirare la meraviglia iridescente che si allarga intorno a noi.

Poi ci mettiamo caccia di una taverna: oggi è la nostra tappa più lunga e vogliamo celebrare con un pasto come si deve.
E caschiamo bene: acciughe impanate e fritte, farcite con pomodorini tagliati a dadini di mezzo centimetro, insalata greca ricca di cetrioli, capperi e cipolla, e le immancabili patatine fritte, quelle che ci piacciono tanto perché sono evidentemente affettate a mano.
Dalle sedie da regista del tavolino ci spostiamo poi su due comode sdraio in tela all'ombra dei pioppi argentei che abbelliscono il giardino di questa taverna un po' ricercata, poco affollata e molto accogliente, con l'erbetta verde appena tagliata e la musica italiana soffusa che crea un leggero senso di spaesamento.

Ci passiamo quasi tutto il pomeriggio, sorseggiando lentissimamente due "kafè frapè glikò me gala" che hanno iniziato a servire anche decaffeinati e che ho subito imparato a ordinare in greco in maniera impeccabile. Restiamo a leggere, scrivere e sistemare le foto per il diario finché il desiderio di un tuffo in mare non prende il sopravvento...

Avvistamenti lungo la costa rocciosa di Skala
Passaggi segreti appena a Sud di Skala
Giochiamo a nascondino 
La punta estrema Sud di Cefalonia
(e Zante sullo sfondo)
La manina di strane pietre verdi a Paralia Kaminia

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Latitudine:38.06697
Longitudine:20.77242
Posizione GPS Data/Ora:07/25/2026 16:42:52 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

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24 luglio 2026

Di volpi e di arcobaleni 💙

⭐ Venerdì 24 luglio 2026
👣 Quarto giorno di viaggio in kayak
🧭 Spiaggetta senza nome - Paralia Cronidis⛺ 11 km tra un temporale e l'altro

Stanotte viene a trovarci un volpacchiotto.
Appena cala l'oscurità si palesa controluce all'ingresso della tenda e, dopo un primo sussulto di sorpresa, ci guarda un po' perplesso, muovendo la testa di lato così che noi possiamo ammirare le sue grandi orecchie e, quando si muove di un passo, anche la sua lunga coda pelosa.
È molto curioso e indaffarato a perlustrare i dintorni, niente affatto preoccupato dalla nostra presenza e vicinanza: gironzola più volte intorno alla tenda, annusa tutto l'annusabile e raspa senza fine tra i ciottoli asciutti della spiaggia.

Prima tenta di sfilarci "seggiolo", il doppio cuscino imbottito di tela blu che portiamo con noi da quando l'abbiamo incrociato alla deriva durante il viaggio in kayak in Puglia; poi rosicchia fino a strapparlo uno dei tiranti della tenda, a cui teniamo molto perché li abbiamo ricavati da una lunga cimetta rosso fuoco, ora sbiadita in un rosa pallido, che abbiamo recuperato in mare a Kia, la prima isola del nostro viaggio di 5 mesi alle Isole Cicladi nel 2016. Festeggiavamo allora la pensione di Mauro, quindi ora i tiranti festeggiano 10 anni!
Il volpacchiotto se ne va e solo al mattino scopriamo che ci ha lasciato il solito ricordino, stavolta nell'angolo tra gli scogli che avevamo eletto a cucina da campo: le "istruzioni" sul riconoscimento sono giuste e si in queste reperto di vedono bene peli, semi e ossicini.

Usciamo tardi dalla tenda perché, puntuale sulle previsioni meteorologiche, alle otto del mattino scoppia il primo temporale della giornata: ci costringe a prolungare il sonno di un altro paio d'ore, cullati dal rombo dei tuoni che si rincorrono tra i nuvoloni come fossero pietre che rotolano giù da un canalone, così lenti e persistenti da sembrare senza fine.
Poi torna il sole e le temperature risalgono a 19°C, comunque 10 gradi più basse di ieri.
Dobbiamo lasciare la nostra spiaggetta preferita perché siamo in riserva d'acqua dolce: stiamo bevendo molto più del solito e abbiamo avanzato solo una bottiglia a testa.

Questo tratto di costa è molto bello, selvaggio e poco frequentato: la scogliera che delimita i vecchi e radi terrazzamenti di ulivi, ora per lo più invasi dalla macchia mediterranea, sembra assumere forme fantastiche che, con i giochi di luci e ombre creati dal sole allo Zenith, assomigliano ora a teste di rinoceronti bianchi ora a carciofoni giganti.

In poco più di un'ora raggiungiamo Poros, la cittadina da dove partono i traghetti per Patrasso e dove le spiagge libere sono attrezzate con panchine, spogliatoi e docce d'acqua dolce.
Dopo aver riempito la nostra dozzina di bottiglie ci spostiamo in taverna: i tavolini blu apparecchiati a pochi passi dal mare esercitano su Mauro un richiamo irresistibile che non ho mai modo di contrastare. Ordiniamo i nostri piatti preferiti e teniamo d'occhio il secondo temporale della giornata che, verso le quattro del pomeriggio si profila lungo la costa. 

Facciamo giusto in tempo a pagare il conto, indossare le giacche d'acqua e i cappelli nord-ovest da pioggia, che si abbatte sull'isola un incredibile temporale estivo, con tanto di lampi e tuoni proprio sopra i nostri kayak, e con scrosci d'acqua così pesanti e sovrapposti da nascondere la costa dietro una pesante coltre biancastra.
Le raffiche di vento che accompagnano la burrasca sono così forti da sollevare le creste delle onde e da nebulizzare l'acqua in tanti piccoli arcobaleni che appaiono in sequenza e subito scompaiono.
Nella nostra esperienza in mare, questo tipo di vento così violento e improvviso può raggiungere anche Forza 7-8 della Scala Beaufort, cioè 30 nodi (circa 60 km orari): non è il caso di metterci in mare con queste raffiche e ci risediamo sulle uniche due sedie rimaste in piedi della taverna.

Aspettiamo un quarto d'ora, quanto basta per far sfogare il temporale, e poi seguiamo le ondine crestate degli ultimi frangenti per uscire dal golfo di Poros e raggiungere il nostro campo per la sera, nella baietta successiva dove già avevamo bivaccato lo scorso anno.
Tiriamo i kayak in secca quando il sole è già  tornato a splendere e lasciamo l'attrezzatura ad asciugare all'aria impregnata del profumo della pioggia e dell'odore dolcissimo dell'eucaliptus che ci farà da sentinella per la notte.
Il vento che continua a increspare il mare rende un po' più complicate del previsto le operazioni di montaggio della tenda, ma tra una serie e l'altra di raffiche che a tratti sembrano volersi placare e a tratti invece sembrano decise a rinforzare, riusciamo comunque ad infilarci nei sacchi a pelo prima ancora che faccia buio...

In navigazione lungo la costa dei carciofi 
Preparativi per il secondo temporale 
Cric & croc (Gazeta's style)
Manina di semi di eucaliptus diversamente consumati dal mare a Paralia Cronidis
Campo a Paralia Cronidis

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Latitudine:38.13102
Longitudine:20.79302
Posizione GPS Data/Ora:07/24/2026 16:55:16 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

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23 luglio 2026

Giornata di sosta 💙

⭐ Giovedì 23 luglio 2026
👣 Terzo giorno di viaggio in kayak
🧭 Spiaggetta senza nome (0 km!)

La notte è stata alquanto tribolata.
Forse complice il caffè frappè consumato all'ombra della taverna di Manavis ci rigiriamo sul materassino gonfiabile fino a molto dopo che il cielo nero si riempie di stelle luminose.
A mezzanotte usciamo a tirantare la tenda, perché le raffiche di Meltemi intensificano tanto da sballottarci un po' troppo e, visto che siamo in preda all'insonnia, ce ne restiamo seduti sul terrazzino naturale ad ammirare la notte greca, proprio sotto la Stella Polare incastonata tra le costellazioni di Cassiopea e dell'Orsa Maggiore.

Notte troppo breve: alle prime luci dell'aurora, che tinge di rosa le creste dei monti della terraferma allungati verso Est, mi risvegliano una serie di rumori sordi di metallo, troppo diversi dal placido rotolare sui ciottoloni della riva delle onde increspate dal vento che non cala.
Manca all'appello la mia Croc sinistra, scomparsa nella macchia insieme alla donnola che ha leccato fino a rendere lucenti le nostre scatolette di dolmades, il tipico piatto greco di riso avvolto in foglie di vite che avevamo lasciato capovolte poco distanti dalla tenda.
La donnola ci ha lasciato in cambio un evidente ricordo del suo passaggio, dalla caratteristica forma spiralata ora ricoperta di numerose mosche avide: aver scelto sulla lunga spiaggia di ciottoli quell'angusto spazio delimitato dalle poppe dei nostri due kayak, credo sia stato un modo chiaro per esprimere tutto il suo disappunto a chi ha invaso il suo spazio vitale.

Scopro che camminare con una scarpa e una ciabatta richiede una certa perizia e limito al massimo i miei spostamenti, chiedendo a Mauro di intervenire in caso di bisogno. Rispetto a lui, in questa giornata di sosta in cui subiamo l'attrazione magnetica della caletta conosciuta, mi concedo in più tre bagni, due sonnellini e uno spuntino.
In compenso lui, oltre ad occuparsi come al solito della cucina da campo, preparando minestroni e pastine che in viaggio hanno sempre un gusto un po' speciale, trova anche il modo di trasferire le fotografie dalle fotocamere al telefono, senza più dover usare quei fastidiosi cavi che il più delle volte non funzionano, così forse nei prossimi giorni potremo pubblicare alcuni scatti realizzati durante la navigazione.

Si dedica inoltre alle prime due riparazioni del viaggio: nel tempo dilatato della sosta a terra, incolla sia la valvola del suo materassino che la suola della mia ciabatta superstite.

La giornata scorre lenta e tranquilla: se ci distendiamo a pancia in su, osserviamo il sole che filtra tra i rami frondosi del lentisco; se invece ci giriamo a pancia sotto, guardiamo ammirati i colori cangianti del mare striato di lunghi frangenti spumosi e solo di rado solcato da qualche lontana barca a vela.
È incredibile quanto il tempo goduto della vacanza in kayak mi risulti prezioso: i pensieri non sono quasi mai distratti da nulla di lontano, si posano delicati sul qui ed ora, in una pratica di meditazione attiva che rivela tutta la sua potenza rilassante e rigenerante.

Finisco il libro iniziato sul traghetto, il primo della trilogia di Rachel Carson sul meraviglioso mondo marino che ho portato in viaggio: molti racconti sulla nascita degli sgombri nel modo e nel luogo più strano del mondo oppure sulla risalita delle anguille dalle profondità atlantiche alle acque dolci di laghetti distanti oltre duecento miglia sono talmente avvincenti che li leggo a Mauro ad alta voce, per assaporare ancora meglio la straordinaria vena letteraria e scientifica dell'autrice, conosciuta come una delle madri del moderno ambientalismo.

Dopo cena, quando il sole s'è già abbassato oltre l'alta montagna di Cefalonia e l'aria si riempie degli odori della sera, ce ne restiamo a lungo in silenzio a guardare il mare: le raffiche a 10 nodi del mattino, che nel pomeriggio hanno rinforzato fino a 15 nodi e hanno reso la temperatura percepita molto fresca e piacevole, ora stanno scendendo gradualmente fino quasi a spegnersi del tutto, tanto che la distesa d'acqua di fronte a noi ha ripreso la sua uniforme tonalità blu, senza più creste bianche ma solcata solo da qualche increspatura più scura, che fa brontolare sempre più sommessamente le onde che ancora rompono a riva...

L'alba dalla nostra spiaggetta preferita 
Una perfetta terrazza sul mare 
Una siesta mattutina rigenerante 
Uno dei vari bagnetti nel blu dipinto di blu 
La manina della spiaggetta preferita

22 luglio 2026

Cefalonia in senso orario 💙

⭐ Mercoledì 22 luglio 2026
👣 Secondo giorno di viaggio in kayak
🧭 Caletta senza nome -Spiaggetta senza nome
⛺ 8 km con una leggera increspatura e con un'afa terrificante (mai così intensa!)

Ci svegliamo per il caldo.
Sono le nove passate ma la tenda è ancora in ombra e ci resterà fino a mezzogiorno, quando finalmente ci decidiamo a riprendere il mare, e solo perché la baietta si riempie tutt'a un tratto di una manciata di barchette a noleggio.
Costeggiamo verso Sud e usiamo il nostro modo di navigazione preferito: scogliettare!
La macchia è lussureggiante e vorrei tanto conoscere ogni pianta con il suo nome, mentre riconosco solo una manciata delle diverse chiome che spuntano lungo il versante scosceso dei monti.
Il mare è di un azzurro invitante e quando il fondale si ricopre di scogli chiari il colore diventa turchese e verde smeraldo e acqua marina, in un caleidioscopio indescrivibile che fa venire voglia di tuffarsi ad ogni anfratto.

In una piccola rientranza formata da una qualche frana recente, di quelle che modificano continuamente l'orografia del terreno in tutte le Isole Ioniche, scorgo una capra selvatica dalle lunghe corna ritorte e dal bel pelo bruno che diventa fulvo sulle zampe posteriori. Il piccolo capretto si è arrampicato in un punto improbabile che non capisco proprio come abbia potuto raggiungere: bela per chiedere indicazioni alla madre e quando belo pure io si gira interdetto per capire quale razza strana arrivi dal mare aperto. Dalla grotta esce il resto del branco, una decina di grossi esemplari forse incuriositi dal mio strano accento capresco...

Poco oltre, dopo neanche un'ora di navigazione, ci concediamo una lunga sosta sulla bellissima spiaggia di Koutsoupia, all'ombra di un bel lentisco frondoso carico di cicale in piena attività: è la piazzola antistante una piccola taverna di legno ben mimetizzata nella fitta boscaglia e dipinta della stessa identica tonalità di verde bottiglia.
"Snack bar Manavis Welcome Open" recita la scritta luminosa rossa che scorre nel pannello elettronico appeso con due cimette sotto un ginepro coccolone, accanto alla bandiera greca che campeggia sulla baracca, come in tutte le taverne greche che si rispettino.
Il vialetto di accesso dalla spiaggia è stato pulito e decorato da una doppia lunga fila di ciottoloni bianchi, affiancati da una serie di omini di pietra di varie altezze in precario equilibrio che si moltiplicano intorno ad un basso ginepro, che per la forma abbombata ricorda un piccolo albero di Natale caduto per sbaglio su un'assolata spiaggia tropicale.

Il signore riservato e sempre sorridente, che da solo gestisce il piccolo ma frequentato ristoro, serve senza sosta dei grandi piatti farciti di insalata mista, pita abbrustolita e saporiti souvlaki, i tipici lunghi spiedini della cucina greca. Mauro qui mangia tutto, pure cetrioli e pomodori che di solito a casa schiva come fossero contaminati: dice che qui hanno un sapore diverso, molto intenso, e più dolce, soprattutto hanno pochissimi semi. Se mai riuscirò ad allestire un piccolo orto nel giardino sul retro di casa, dovrò cercare subito il modo di coltivare questa varietà greca!

All'improvviso il mare diventa la pastina di Mafalda: due barconi carichi di turisti riversano in acqua circa 200 persone.
Fortuna vuole che proprio in quel momento si avvicini a noi un bel gattino rossiccio voglioso di giochi e di coccole: ci intrattiene per una buona oretta, giusto il tempo che impiegano i barconi a suonare la sirena della ritirata. Quando la spiaggia è di nuovo libera, ci decidiamo a lasciarla anche noi.

Scogliettiamo ancora un'oretta nel caldo afoso del tardo pomeriggio, godendo come bambini quando incrociamo una corrente superficiale un po' meno calda del solito, di certo per le sorgenti d'acqua dolce che riempiono il mare di caratteristici riccioli opachi e freschi.
Sappiamo già di dover pagaiare per poco tempo, perché vogliamo fare tappa sulla stessa spiaggia dove l'anno scorso abbiamo passato tre giorni indimenticabili e che avevamo chiamato la spiaggia dei sassi rosa.
Ritroviamo la spiaggia così come l'avevamo lasciata, con i sassi rosa, le piante di capperi e l'albero proteso verso il mare a garantire ombra tutto il giorno, anche grazie al perfetto orientamento est-ovest della caletta.
Ci godiamo la serata in riva al mare, col profilo di Itaca poco distante ma nascosto dietro una folta cortina di umidità.
Scriviamo, leggiamo, chiacchieriamo e ci prepariamo lentamente alla seconda notte di campeggio nautico...

La nostra casa per una notte nella Caletta senza nome a Sud del Golfo di Antisamos 
Il sentiero che dal monte conduce alla bella spiaggia di Koutsoupia
Gli omini di pietra vicino all'uomo di ferro 
La compagnia impagabile di un micetto greco

La manina di Koutsoupia 💚
(bacche di ginepro e, sul pollice, una celletta delle canne di palude, oltre a ghianda, foglia e fiori)