⭐ Giovedì 30 luglio 2026
👣 Decimo giorno di viaggio in kayak
🧠Akrotiri Kryoneri - Paralia Agios Nicolaos⛺ 15 km con mare formato, onde fino a un metro e mezzo e vento F4 da Nord-Est
La luna piena grande e rossa sorge dal mare proprio sopra i kayak e illumina una notte fuori dall'ordinario: la vecchia fonte ristrutturata da cui non esce un filo d'acqua fa da contorno alla nostra casa per una notte.
La strada litoranea di ingresso alla città di Zante è un po' troppo vicina ed il parcheggio della fonte secca è un richiamo perfetto per chi vuole tirare tardi, ma i tappi per le orecchie che custodiamo come piccoli tesori nella tasca interna dei sacchi a pelo ci aiutano a superare la notte fin'ora più trafficata del viaggio.
Una tamerice rigogliosa ci fornisce l'ombra necessaria per smontare il campo con tutta calma e il vento che già riga di bianco il mare ci tiene al fresco fin quando non ci imbarchiamo.
Le onde arrivano a coprire i ponti dei kayak, molte sono crestate e rompono tutte intorno a noi, talvolta anche addosso a noi. Il vento oggi è sempre sostenuto, al traverso rispetto alla nostra rotta ma per la prima parte al giardinetto, visto che decidiamo di tagliare al largo il golfo del porto di Zante.
Il mare ci fa sobbalzare ma non ci ostacola, anzi ci aiuta a superare facilmente il canale d'ingresso al porto in cui entra veloce uno dei traghetti di linea che collegano l'isola al Peloponneso poco distante.
Ci lasciamo alle spalle le montagne ricoperte da un fitto manto verde, denso come fosse un tappeto, e anche l'ampia vallata pianeggiante su cui hanno costruito l'aeroporto di Zante e che, mentre traversavamo da Cefalonia, non era visibile per via della curvatura terrestre, tanto da far sembrare l'isola una doppia isola. Invece è la penisola meridionale che si protende in mare alta e sottile, con un'imponente montagna brulla e costruita che risalta per contrasto rispetto agli altri rilievi di Zante.
Dopo un paio d'ore di navigazione spumeggiante scoviamo un micro porticciolo artigianale che ospita solo due piccole barchette da pesca: c'è un tettoia di paglia, un rocchetto come tavolo, qualche sedia di plastica e nient'altro, solo il vento che ondeggia tra le canne.
Restiamo un altro paio d'ore a goderci lo spettacolo del mare increspato e, quando le onde accennano ad attenuarsi, ci stacchiamo quasi controvoglia da questo posticino tanto adatto a noi.
Il resto della costa corre tra alture cementate e spiagge attrezzate: solo i colori del mare ci consolano, perché anche col vento qui sono sempre molto attraenti.
L'estremità del capo meridionale è segnalato da una grande bandiera greca sotto la quale molte persone si fermano a scattare foto ricordo, forse anche in ricordo del vento che oggi tende il vessillo tanto da farlo sembrare inamidato. Poco oltre c'è la chiesetta bianca che regala il nome alla baia e che offre uno dei tipici scorci panoramici che entra in tante cartoline della Grecia.
Lo stabilimento balneare che occupa quasi interamente la splendida mezza luna di sabbia chiara è ciò che rende la giornata "quasi" perfetta: non tanto per l'affollamento di moto d'acqua e motoscafi sfreccianti coi giochi gonfiabili al seguito, così numerosi da rendere il passaggio tra le due grandi boe rosse di segnalazione del canale navigabile quasi più pericoloso di una bocca di porto; e neanche per l'indistinta folla che occupa la battigia e che a ondate successive si riversa nell'acqua bassa e trasparente della baia, in una scena che a me ricorda sempre la famosa minestrina di Mafalda; ma per quella fastidiosa musica di sottofondo che rimbomba fino al tramonto e che ci fa chiedere come possano davvero rilassarsi le persone che trascorrono intere giornate là dentro a quel frastuono (per noi) insopportabile.
Io mi tuffo in mare con la maschera ripescata giorni fa e mi faccio distrarre dalla moltitudine di pesci che incontro sui fondali rocciosi, di specie e dimensioni diverse e che vorrei sapere riconoscere tutti: ce ne sono di lunghi e di tozzi, di chiari e di scuri, di rigati e di maculati, e ce n'è persino uno che sembra tatuato di una maglia rosa e marrone che mi incanta.
Resto al sole a leggere il secondo libro della trilogia di Rachel Carson, Il mare intorno a noi, seduta su uno scalino di posidonia il tempo necessario per far asciugare i capelli, che cominciano ad essere salati e intrecciati il giusto per farci sentire che siamo davvero entratÉ™ nel pieno della vacanza.
Quando il nostro pezzetto di spiaggia va in ombra e inizia a svuotarsi, Mauro si mette ai fornelli e io aggiorno il diario: la perfetta alternanza di pagaiate e di relax è risultata in una delle giornate più belle del viaggio...
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| Bivacco monumentale |
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| Barche |
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| Il micro porticciolo |
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| Posidonia |
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| Il posto adatto |
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| Letture nascoste |






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