⭐ Lunedì 10 agosto 2026
👣 Ventunesimo giorno di viaggio in kayak
🧠Paralia Avithos - Paralia Minies
⛺ 10 km con mare fin troppo calmo
L'alba è lenta perché il costone calcareo alle nostre spalle garantisce l'ombra fin quasi alle dieci, quando abbiamo da un pezzo finito di smontare il campo, di fare colazione e pure di apprezzare un lungo bagno mattutino.
L'acqua è sempre di un verde incredibile e fino al primo capo resto con lo sguardo incollato al fondale sabbioso.
Poi con Mauro scegliamo due percorsi diversi, come ci capita spesso anche nella vita di tutti i giorni: lui resta più al largo e io mi tengo più vicina alla costa. Quando ci ritroviamo, ci raccontiamo le reciproche avventure: io sono entrata in una grotta lunga almeno una cinquantina di metri, che aveva sulla volta bassa una serie infinita di piccole stalattiti biancastre, in alcuni punti talmente ravvicinate da sembrare un ricamo all'uncinetto; lui invece ha avvistato un grande esemplare di Caretta caretta, una ventina di metri davanti alla prua del kayak, con la testa e il carapace fuori dall'acqua per respirare e guardarsi attorno. Non appena ha visto Mauro avvicinarsi, la tartaruga si è girata e inabissata, passando veloce sotto il kayak, così veloce che neanche stavolta non ci sono foto.
Entriamo nella marina di Agia Pelagia giusto per curiosare un po' tra i pontili e perché la luce verde dell'ingresso è scivolata di lato dal suo basamento di cemento sugli scogli dorati sottostanti.
La costa procede bassa e lineare, giusto accanto alla pista dell'aeroporto di Cefalonia: la navigazione è intervallata dall'atterraggio e dal decollo degli aerei che ogni mezz'ora circa riempiono l'aria di un rimbombo sordo, che a volte mi sorprende e spaventa.
Doppiamo il capo basso e roccioso di Agios Nikolaos, ricamato da una vecchia cava di pietra che ha lasciato lungo il piccolo promontorio una serie di piscine naturali, e delimitato poco al largo da un'omonima isoletta lavorata dal mare e dal vento.
La nostra meta è giusto dietro l'angolo: un'altra lunga spiaggia di sabbia fine e dorata, lambita dalla solita acqua dai colori incantevoli e delimitata da una serie di bei costoni rocciosi che scivolano in mare tra la bassa macchia mediterranea.
Tiriamo in secca i kayak con una certa fatica, perché la spiaggia profonda è quasi interamente ricoperta di Posidonia oceanica, sulla quale gli scafi si incollano come ventose. Ci sistemiamo a debita distanza da un piccolo gruppo di nidi di tartaruga che, come sulla spiaggia lasciata stamattina, sono affiancati da un cartello bilingue in greco e inglese che spiega il motivo del loro ricollocamento in un luogo più sicuro per la schiusa (per esempio, per allontanare le uova dall'acqua in caso di mare mosso).
Trascorriamo un lungo pomeriggio di riposo occupando le molte ore di sole e di caldo con multipli bagni ristoratori, anche se l'acqua sembra calda quasi come l'aria, montando per la prima volta il nostro telo parasole, a cui poi dimentichiamo di scattare una foto, e osservando per una buona mezz'ora le peripezie in volo di tre falchi che si rincorrono forse per litigare o forse per giocare.
Quando finalmente alle cinque arriva il Meltemi, con due ore di ritardo ma piu' nodi del previsto, ci trasferiamo per un po' alla vicina kantina dove beviamo una birra e un thè freddo e approfittiamo di un comodo divanetto per aggiornare il diario di viaggio, ringraziando le folate violente che rinfrescano la serata ma sperando che vadano a dormire quando sarà il momento...
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| Il campo di Paralia Avithos |
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| Il saluto entusiasta a Paralia Avithos |
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| L'esplorazione della costa verso Nord |
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| La grotta dei ricami |
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| L'arrivo a Paralia Minies |
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| I nidi ricollocati |






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