IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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11 agosto 2026

Grandi emozioni 💙

⭐ Martedì 11 agosto 2026
👣 Ventiduesimo giorno di viaggio in kayak🧭 Paralia Minies - Paralia Kounopetra
⛺ 12 km con il Meltemi in anticipo

Il vento della sera cala tardi e per cucinare troviamo rifugio dietro gli scogli della parte terminale della spiaggia, dove di primo mattino arriva un gruppetto di volontarie per controllare i nidi delle tartarughe.
Succedono due cose: trovano un nido che non era mai stato segnalato, con intorno tante impronte di piccole tartarughine in fuga verso il mare; trovano anche dei nuovi nati da uno dei nidi ricollocati e aiutano gli ultimi sei piccoli, ormai stremati dalla fatica e dal caldo, a raggiungere l'acqua.
Non crediamo alla nostra fortuna: non solo dormiamo vicino a due nidi che si stavano schiudendo, ma al mattino assistiamo anche allo spettacolo straordinario del "varo" dei piccoli, lungo un canaletto scavato nella sabbia dalle volontarie nel quale vengono liberate le tartarughine, che subito iniziano a pinneggiare, prima sulla battigia e poi nell'acqua trasparente.

Notiamo poi degli strani fori sulla spiaggia, come buchi di tanti ombrelloni, che invece scopriamo essere tane di granchi fantasma, così chiamati perché vivono di notte e hanno un colorito biancastro per mimetizzarsi nella sabbia. Sono granchi tropicali arrivati in Grecia, e pare anche in Sicilia, a seguito della tropicalizzazione del Mediterraneo: mangiano anche piccoli di tartaruga e chissà se questa notte non abbiano banchettato con le nuove nascite (link qui).
Tra foto, video e ricerche online, partiamo che è quasi mezzogiorno e per un'altra ora ci attardiamo nella cala limitrofa: c'è un tripudio di colori a terra e in mare, tra le solite tonalità dell'acqua turchese e le insolite variazioni cromatiche della scogliera, che è striata di bianco latte, giallo ocra e rosso mattone.

Poi affrontiamo la traversata del Golfo di Argostoli, forse la più tranquilla tra le tante fatte fin'ora, perché procediamo con una buona andatura e con una fresca brezza a favore. Facciamo una pausa appena tocchiamo l'altra costa, che ci è sempre rimasta impressa per una commistione particolare di colori della scogliera grigia e della spiaggia rossa, oltre al mare del solito verde smeraldo.
Il signore gentile che ci invita all'ombra del suo gazebo, ci racconta di aver raccolto le firme di chi abita in zona per depositare una petizione alla Guardia Costiera, in modo da limitare la sosta delle grandi barche ricolme di turisti che vengono fatti scendere qui per fare i "fanghi": ora ci sono delle lunghe file di boe gialle a proteggere il litorale e il signore gentile ci racconta tutta la storia con tono comprensibilmente orgoglioso.

Quando riprendiamo a navigare verso Ovest, per l'ultimo tratto del nostro percorso giornaliero, il Meltemi anticipa il suo arrivo da Est fino a imbiancare l'acqua turchese dell'ampia baia bassa e sabbiosa, tanto da rallentare il nostro già lento avanzare.
Ma è quasi un piacere, perché questo tratto di costa è uno dei nostri preferiti, per le continue colline argillose scavate dall'acqua in forme scultoree molto affascinanti, che ci seducono ogni volta sin da quando siamo approdatə su questi lidi nel lontano 2007. Certo oggi sono visibili molte frane in molti punti, ma il vantaggio è che ci sono molte meno persone in spiaggia e solo una dozzina di barche a vela ormeggiate in rada.
Ci ritroviamo in un battibaleno nella taverna che prende il nome dal vento dominante e che offre una panoramica sulla Luna ancor più attraente, perché dall'alto del promontorio più meridionale della penisola di Paliki, si gode una visuale allargata sul mare dei mille colori giù fino a Zante...

Il campo delle grandi emozioni
La manina di egagropili di Paralia Minies
Le tane dei granchi fantasma 
La costa dei falchi 
L'ingresso alla baia successiva 
Mille colori in mare e a terra 
L'arrivo sulla Luna

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Posizione GPS Data/Ora:08/11/2026 14:23:16 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

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10 agosto 2026

Di spiaggia in spiaggia 💙

⭐ Lunedì 10 agosto 2026
👣 Ventunesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Avithos - Paralia Minies
⛺ 10 km con mare fin troppo calmo

L'alba è lenta perché il costone calcareo alle nostre spalle garantisce l'ombra fin quasi alle dieci, quando abbiamo da un pezzo finito di smontare il campo, di fare colazione e pure di apprezzare un lungo bagno mattutino.
L'acqua è sempre di un verde incredibile e fino al primo capo resto con lo sguardo incollato al fondale sabbioso.

Poi con Mauro scegliamo due percorsi diversi, come ci capita spesso anche nella vita di tutti i giorni: lui resta più al largo e io mi tengo più vicina alla costa. Quando ci ritroviamo, ci raccontiamo le reciproche avventure: io sono entrata in una grotta lunga almeno una cinquantina di metri, che aveva sulla volta bassa una serie infinita di piccole stalattiti biancastre, in alcuni punti talmente ravvicinate da sembrare un ricamo all'uncinetto; lui invece ha avvistato un grande esemplare di Caretta caretta, una ventina di metri davanti alla prua del kayak, con la testa e il carapace fuori dall'acqua per respirare e guardarsi attorno. Non appena ha visto Mauro avvicinarsi, la tartaruga si è girata e inabissata, passando veloce sotto il kayak, così veloce che neanche stavolta non ci sono foto.

Entriamo nella marina di Agia Pelagia giusto per curiosare un po' tra i pontili e perché la luce verde dell'ingresso è scivolata di lato dal suo basamento di cemento sugli scogli dorati sottostanti.
La costa procede bassa e lineare, giusto accanto alla pista dell'aeroporto di Cefalonia: la navigazione è intervallata dall'atterraggio e dal decollo degli aerei che ogni mezz'ora circa riempiono l'aria di un rimbombo sordo, che a volte mi sorprende e spaventa.

Doppiamo il capo basso e roccioso di Agios Nikolaos, ricamato da una vecchia cava di pietra che ha lasciato lungo il piccolo promontorio una serie di piscine naturali, e delimitato poco al largo da un'omonima isoletta lavorata dal mare e dal vento.
La nostra meta è giusto dietro l'angolo: un'altra lunga spiaggia di sabbia fine e dorata, lambita dalla solita acqua dai colori incantevoli e delimitata da una serie di bei costoni rocciosi che scivolano in mare tra la bassa macchia mediterranea.

Tiriamo in secca i kayak con una certa fatica, perché la spiaggia profonda è quasi interamente ricoperta di Posidonia oceanica, sulla quale gli scafi si incollano come ventose. Ci sistemiamo a debita distanza da un piccolo gruppo di nidi di tartaruga che, come sulla spiaggia lasciata stamattina, sono  affiancati da un cartello bilingue in greco e inglese che spiega il motivo del loro ricollocamento in un luogo più sicuro per la schiusa (per esempio, per allontanare le uova dall'acqua in caso di mare mosso).

Trascorriamo un lungo pomeriggio di riposo occupando le molte ore di sole e di caldo con multipli bagni ristoratori, anche se l'acqua sembra calda quasi come l'aria, montando per la prima volta il nostro telo parasole, a cui poi dimentichiamo di scattare una foto, e osservando per una buona mezz'ora le peripezie in volo di tre falchi che si rincorrono forse per litigare o forse per giocare.

Quando finalmente alle cinque arriva il Meltemi, con due ore di ritardo ma piu' nodi del previsto, ci trasferiamo per un po' alla vicina kantina dove beviamo una birra e un thè freddo e approfittiamo di un comodo divanetto per aggiornare il diario di viaggio, ringraziando le folate violente che rinfrescano la serata ma sperando che vadano a dormire quando sarà il momento...

Il campo di Paralia Avithos
Il saluto entusiasta a Paralia Avithos 
L'esplorazione della costa verso Nord
La grotta dei ricami
L'arrivo a Paralia Minies
I nidi ricollocati

09 agosto 2026

Riprendiamo a pagaiare 💙

⭐ Domenica 9 agosto 2026
👣 Ventesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Trapezaki - Paralia Avithos
⛺ 9 km con mare calmo

Le cose belle arrivano sempre a una fine: dopo le chiacchiere, le risate, i racconti, i confronti e i progetti futuri, salutiamo George e verso l'ora di pranzo torniamo in mare.
Ritroviamo i nostri due kayak così come e dove li avevamo lasciati due giorni fa, in uno spicchio della spiaggia dietro al porticciolo dove è stata riportata della Posidonia oceanica, in quantità tali che odore e colore allontanano ogni bagnante.

Rimettiamo ogni cosa al suo posto nei gavoni dei kayak sotto un sole che così caldo non ci è mai sembrato, forse anche perché non si muove una bava di vento e l'aria è immota come il mare.
Impieghiamo un'oretta per ripartire, anche perché facciamo rifornimento completo di acqua dolce alla doccia pubblica: abbiamo ridotto la cambusa iniziale e abbiamo trovato il modo di stivare altre bottiglie d'acqua, perché stiamo bevendo più del solito.

La costa a nord di Trapezaki è molto interessante, con stratificazioni orizzontali di rocce calcaree che vanno dal grigio cenere al giallo ocra e che talvolta scendono in obliquo fino a lambire i piatti banchi rocciosi semiaffioranti, risultato del sollevamento tettonico della costa occidentale dell'isola.
Il mare digrada lentamente e altrettanto lentamente i colori si intensificano, passando dalle trasparenze dei fondali sabbiosi, rigati da rippol ben marcati, al blu intenso del largo, ancora spianato come un lenzuolo steso al sole.

Costeggiamo le scogliere per entrare nelle varie grotte e nei due archi naturali che ricordavamo dall'ultimo giro: perlustrare l'isola in senso contrario ci regala nuove emozioni perché ci sembra di visitare un'isola del tutto diversa. Abbiamo infatti scelto di proseguire il periplo di Cefalonia in senso orario, anche se non è il senso "giusto", visto che i venti prevalenti scendono da Nord-Ovest: abbiamo però davanti a noi ancora due settimane piene e speriamo di non dover pagaiare né per troppi chilometri al giorno e nemmeno per troppo tempo contro vento. Quindi incrociamo le dita e proseguiamo verso Nord.

Ad un tratto incrociamo un folto gruppo di kayak colorati con in testa le guide esperte di Sea Kayaking Kefalonia: con alcuni di loro abbiamo cenato ieri sera in taverna, scambiando per ore racconti di viaggio e di esperienze con gruppi di diverse nazionalità, tutti accomunati dalla stessa passione di visitare l'isola in kayak. Che resta il modo migliore per apprezzare la bellezza e la varietà della costa greca!

Una serie di scogli sparsi nell'acqua turchese ci fa ricordare del posto: c'è una taverna che ci è rimasta impressa e non possiamo non tornarci!
Ritornare in posto conosciuto è un po' come ritrovare qualcosa di se.
Il tardo pomeriggio ci trova satolli e ammirati davanti all'isolotto di Zeus: dopo la lunga sosta al tavolino rotondo con vista mare ce ne torniamo pigramente sulla spiaggia di sabbia rossa, a cercare opercoli in attesa del tramonto...

La costa e il mare a Nord di Trapezaki
Archi naturali e rocce calcaree 
Gli scogli del capo vicino all'isolotto di Zeus
Il gruppo di Sea Kayaking Kefalonia 
La manina di Paralia Avithos

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Latitudine:38.09953
Longitudine:20.54229
Posizione GPS Data/Ora:08/09/2026 14:43:21 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

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08 agosto 2026

Indipendent Republic of Gazetas Strip 💙

⭐ Sabato 8 agosto 2026
👣 Diciannovesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Trapezaki!

Abbiamo passato l'intera giornata all'ombra degli ulivi del fresco giardino di George, lasciando scorrere le ore nell'interminabile frinire delle cicale.
È il giorno con la minore attività di tutto il viaggio, se si escludono le chiacchiere, le foto ai gatti e la cena in taverna...

Indipendent Republic of Gazetas Strip 
Best sofas ever
Particolari d'arredo 
Gatti e kayak

07 agosto 2026

Incontri 💙

⭐ Venerdì 7 agosto 2026
👣 Diciottesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Kaminia - Paralia Trapezaki
⛺ 17 km con mare calmo

Ci svegliamo lentamente e altrettanto lentamente iniziamo la giornata.
Partiamo tardi perché il caldo soffocante impone di rallentare ogni movimento.
L'imbarco è segnato da un velo di tristezza perché sulla battigia, tra la posidonia spiaggiata e i ciottolini colorati, troviamo un piccolissimo esemplare di tartaruga, appena nato ma già morto. Chissà chi o cosa ne ha causato la fine, se i predatori di terra o quelli di mare, ma è un vero peccato vedere che non ce l'ha fatta, dopo tutti gli sforzi che ha dovuto fare la madre per deporre le uova e soprattutto quelli che ha fatto il piccolino per uscire dal nido e raggiungere l'acqua, in questa spiaggia ricoperta di ciottoli piccoli e grandi.

Ma la tristezza dura pochissimo perché ad appena poche pagaiate dalla riva sono così fortunata da incrociare la rotta di un altro piccolissimo esemplare, che nuota a pelo d'acqua e pinneggia come un forsennato. L'incontro dura pochi secondi, giusto due o tre, il tempo per me di mettere a fuoco quella sagometta dal carapace nero nero che scivola veloce sull'acqua verde, e il tempo per la tartarughina di infilarsi sotto il kayak e sparire tra le macchie scure della prateria di posidonia che tappezza il basso fondale.
Un incontro ravvicinato di quelli che restano impressi sulla retina per pochi istanti ma nella memoria per molto più tempo!

Non passa neanche un'ora che una grande aguglia, lunga circa mezzo metro, con il tipico becco allungato e delle belle fasce blu verticali sul corpo affusolato, spicca una serie di bei salti sull'acqua proprio davanti ai nostri kayak. Mauro si chiede cosa possa esserci lì sotto, e quanto possa essere grosso il pesce che se la vuol mangiare.

E dopo un'altra oretta ci attende l'incontro più insperato di questo viaggio: vediamo una foca monaca! Sono aumentati gli avvistamenti delle foche nel basso Mediterraneo e da qualche tempo anche le nascite, ma è sempre molto raro che si facciano avvicinare perché sono spaventate dai motori e dai rumori. Coi kayak avanziamo silenziosi e questo grosso esemplare non sembra spaventato, anzi incuriosito e attratto, visto che ci gira intorno e sotto agli scafi, tirando fuori a fasi alterne ora le pinne posteriori, chiuse come in una preghiera, ora la buffa testolina dai grandi occhi acquosi e dal largo collo grassottello.
Qui ha tutto quel che serve per vivere una vita comoda: ombra, grotte, pesci e pure l'acqua dolce che scende dalle sorgenti frequenti che si incontrano lungo la costa rocciosa. Ci guarda un altro po', mentre ci allontaniamo senza lasciare tracce, e poi torna a giocare tra gli scogli affioranti davanti alle grotte basse che avrà eletto come casa estiva, e dove speriamo sia in buona compagnia.

Non facciamo neanche in tempo ad uscire dall'ampia baia lineare, chiusa da una meravigliosa lunghissima spiaggia di sabbia bianca e fine, che fa capolino dall'acqua trasparente la testa triangolare di una grande tartaruga, con un carapace largo e piatto che in questo mare sembra brillare come oro. Neanche lei si spaventa, solo cambia un poco la sua rotta, ma riappare un'altra volta poco più in là, e poi anche una terza volta prima di sparire in questo mare dai colori sempre più incredibili.

Il Meltemi arriva puntuale alle tre del pomeriggio e ci trova puntualissimi con le gambe sotto al tavolo della taverna di turno: gli incontri per oggi non sono ancora finiti, perché abbiamo preso appuntamento con un vecchio amico greco di kayak, con cui passeremo il resto della giornata, la serata e forse anche il sabato...

Giochi di equilibrio in spiaggia al tramonto (ieri) 
La manina di saluto a Paralia Kaminia
La costa di oggi
Un relitto tutto per noi
Ferri vecchi
La baia di Trapezaki

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Latitudine:38.11759
Longitudine:20.61069
Posizione GPS Data/Ora:08/07/2026 14:25:20 CEST

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06 agosto 2026

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Posizione GPS Data/Ora:08/06/2026 17:19:22 CEST

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Che meraviglia di mare 💙

⭐ Giovedì 6 agosto 2026
👣 Diciassettesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Vathy Lagadi (Zante) - Paralia Kaminia (Cefalonia)
⛺ 21 km di traversata con mare calmo

Puntiamo la sveglia alle sei per provare a battere sul tempo il Meltemi. Le previsioni per questi tre giorni annunciano l'arrivo di 10 nodi di vento da Ovest per il primo pomeriggio, quindi cerchiamo di partire il prima possibile per affrontare la traversata senza vento. Facciamo un'altra foto all'aurora giusto prima di smontare il campo ed entriamo in acqua che non sono ancora suonate le otto del mattino, battendo ogni nostro record passato e futuro.

Allo scoccare della prima ora di navigazione abbiamo già pagaiato per 5.8 km, al termine della seconda prr 11.6 km e alla fine della terza ora per 16.5 km: arriviamo a Cefalonia che non è ancora mezzogiorno, in meno di 4 ore, un'ora abbondante in meno rispetto alla traversata contraria che abbiamo affrontato una decina di giorni fa verso Zante.
Ci piacerebbe credere che dipenda dall'allenamento delle due ultime settimane di viaggio, ma pensiamo invece che sia merito di una dolce corrente superficiale che ci ha fatto vincere la leggera brezza contraria che soffia al mascone in maniera imprevista per quasi tutto il tempo.

Durante la traversata incrociamo un piccolo branco di 'neonata' ancora sotto la costa di Zante, un altro branco saltellante di aguglie appena dentro il canale ed una sola berta in volo radente sul mare leggermente increspato giusto a metà del tragitto.
In mezzo allo stretto Mauro legge sul gps la profondità del mare e ci tiene ad informarmi nel suo solito modo rassicurante: "se adesso sparisse tutta l'acqua, faremmo un volo di 150 metri"!

Poco prima della terza ora, avvisto l'unica attrazione in mare aperto, che definisco come due "galleggianti con la maniglia", perché con la menopausa mi capita spesso di non ricordare subito le parole giuste: Mauro impiega tutta l'ora successiva a capire che mi riferivo a due taniche usate dai pescatori come galleggianti per le reti da pesca, e solo perché in spiaggia ce n'è una terza che riconosce e nomina con til ermine  appropriato.

Il mare di qua dallo stretto riprende gli stessi colori meravigliosi che abbiamo appena lasciato dall'altra parte: man mano che ci avviciniamo alla costa, il blu indaco delle profondità diluisce in un bel turchese acceso, che verso la riva scolora ancora in un verde smeraldo che diventa così trasparente da rendere ben visibile ogni appezzamento scuro della prateria di posidonia e ogni singolo scoglio dorato disperso sul fondale sabbioso.

Sbarchiamo nello stesso identico punto su cui avevamo bivaccato prima di lasciare Cefalonia, ritrovando ancora le impronte dei nostri kayak. Torniamo nella stessa identica taverna sul mare e ordiniamo anche lo stesso identico menù, perché le acciughe accoppiate e ripiene avevano lasciato un buon ricordo sui nostri palati. Stavolta però restiamo a poltrire sulla coppia di lettini imbottiti e ombreggiati che ci fanno sentire dei gran signori privilegiati. Assaggiamo pure il gelato confezionato più piccolo e più caro che ci sia mai capitato di trovare qui in Grecia, con una bellissima confezione di cartoncino che forse vale tutto il prezzo dello stecco.

Dovremmo deciderci a tornare in spiaggia, potrei fare una manina di sassolini o montare il telo ombreggiante tra i kayak ma ci siamo guadagnati il meritato riposo e, visto che per oggi abbiamo già assolto al nostro dovere, preferiamo restare sui lettini a leggere ad alta voce i meravigliosi racconti di Rachel Carson su onde, venti e correnti del mare.
Rimandiamo a più tardi il bagno, la passeggiata e la vita da spiaggia, come anche la scelta del programma per le prossime due settimana di viaggio...

L'aurora a Zante 
In navigazione nello stretto 
Tra Zante e Cefalonia 
Sbarco a Cefalonia con Zante sullo sfondo 

05 agosto 2026

Giornata di riposo 💙

⭐ Mercoledì 5 agosto 2026
👣 Sedicesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Vathy Lagadi

Le previsioni meteo sarebbe buone anche per tentare la traversata su Cefalonia, ma scegliamo di prenderci un'intera giornata di riposo a Zante.
Mi sveglio all'alba per puro caso, giusto il tempo di scattare una foto all'orizzonte amaranto. Poi ripiombo nel sonno fino a quando il sole non è alto e infuoca la tenda.
Anche se restiamo nel nostro angolo di paradiso, smontiamo il campo e riponiamo ogni cosa nei gavoni dei kayak: la spiaggia resta libera per chi arriva dal mare ad ondate successive.
Noi ci limitiamo a poltrire all'ombra, spostandoci con lei di ora in ora, finché tutta la spiaggia non resta al sole e troviamo riparo sotto l'unico cespuglio fruibile fuori della zona privata retrostante, che delimita e restringe la spiaggia.
Leggiamo, nuotiamo, mangiamo, ridiamo e sonnecchiamo. Trovo un bel sasso levigato e una piccola ciprea maculata: assaporo la felicità delle piccole cose. Soprattutto laviamo i capelli, che dopo 15 giorni di viaggio cominciavano a sembrare dei nidi di uccelli. Tiriamo sera controllando le previsioni e pensando già a domani...

L'aurora dalla tenda 
Il nostro angolo di paradiso 
La minestrina di Mafalda 
Dopo lo shampoo
Giornata ideale tra dormite, letture e preziosi ritrovamenti 

04 agosto 2026

Giro completato 💙

⭐ Martedì 4 agosto 2026
👣 Quindicesimo giorno di viaggio in kayak 
🧭 Porto Vromi - Vathy Lagadi
⛺ 27 km con mare calmo e vento pomeridiano

Stamattina mettiamo la sveglia alle sei, con l'intenzione di iniziare presto la giornata, ma visto che è ancora buio pesto, la spostiamo in avanti di una buona mezz'ora.
Alle otto e mezza siamo già in mare e l'evento è talmente straordinario che persino il cielo si sorprende: per la prima volta dall'inizio del viaggio, non solo partiamo così presto, ma per tutta la mattina ci accompagnano una serie di nuvolette rosa che di tanto in tanto nascondono il sole. 

Il mare è una tavola blu e se non fosse per il cielo coperto farebbe un caldo soffocante.
Le prime onde arrivano coi primi motoscafi, tutti diretti come api sul miele verso la spiaggia del Navagio, con la sua mezza luna di parete verticale, di sabbia bianca e di un relitto che negli anni si è sempre più arrugginito. Fino a fine ottobre è vietato lo sbarco per ragioni di sicurezza e abbiamo letto di imponenti opere di consolidamento della scogliera, ma non vediamo la benché minima traccia di lavori in corso. Visto invece l'assembramento di barche, barchette e barconi ci fermiamo giusto per dare uno sguardo ad un'altro luogo per noi carico di bei ricordi.

Lo costa ora riprende ad essere alta e scoscesa, con una vegetazione di pini sempre rigogliosa ma che tinge del solito incredibile verde brillante giusto la parte più alta delle altissime pareti strapiombanti. 
In molti tratti sono evidenti, come nei due giorni passati, una serie di frane che hanno modificato nettamente l'orografia dell'isola: molte grotte devono essere state ostruite ma nuove spiaggette sono nate dalle rocce caduta in mare; alcuni smottamenti sono risalenti nel tempo, perché negli anni vi è ricresciuta la macchia mediterranea e anche qualche giovane pineta; altri cedimenti invece devono essere molto più recenti, perché sono candidi e intonsi, e si riconosce ancora bene il pezzo più chiaro di montagna che è venuta giù.

Dopo una decina di chilometri e un paio d'ore di navigazione ci fermiamo in una baietta con la spiaggia in parte coperta da una frana recente, con vari massoni inquietanti che campeggiano come dromi proprio sotto la parete color panna, dalla quale scende una leggere cascatella di pietruzze proprio mentre tiriamo in secca i kayak: è un chiaro monito a non sostare troppo a lungo, e infatti ci concediamo solo una manina io e una sigaretta Mauro.
Poi è tutto un viavai di barche, perché è l'ora di punta: sembra che siano all'inseguimento una dell'altra e trasformano il mare calmo in una confusione di onde incrociate che pure ci divertono finché i motori non si avvicinano un po' troppo, o come è toccato a Mauro, non si decidono a virare un po' troppo tardi, e solo perché chi è alla guida viene "svegliato" da uno più sveglio dell'equipaggio, dimostrando che negli anni le capacità marinare dei "guidatori" dei battelli turistici stanno peggiorando.

Riusciamo a fare un'altra breve sosta sugli scogli di una piccola ansa dove ricordavo che con un po' di fatica e di attenzione eravamo scesi per pochi minuti ancge dopo la prima traversata da Cefalonia a Zante nel 2007: è sempre bello ritrovare e riconoscere dei posti così particolari, ancor più quando ci sono rimasti attaccati così tanti ricordi.
L'ultimo tratto di costa verso il faro del capo settentrionale dell'isola corre più basso e livellato, con una serie ininterrotta di scogli-carciofo che qui a Zante sono più scuri e taglienti; ci sono anche tanti scogli più chiari, con la forma simile a panetti di burro, che sembrano in equilibrio precario sulla scogliera, come se ad un colpo di vento più deciso potessero rotolare in mare; c'è poi tutta una serie di scogli semiaffioranti e dorati, pieni di piccole guglie perfettamente allineate come fossero state incise da un orafo. Il mare deve lavorare costantemente questo capo esposto e il risultato cattura l'attenzione.

Passiamo d'infilata le Blue Caves, che per un soffio troviamo incredibilmente libere, perché il vento arriva puntuale e ci spinge deciso fin dentro il porto di Agios Nikolaos: sbarchiamo sotto la stessa taverna di dieci giorni fa e dopo un lauto pasto ci appisoliamo lì accanto, all'ombra cicaleggiante dei pioppi cresciuti in riva al mare.
Alle sei di sera, col vento in poppa che ci fa avanzare gratis, torniamo nel nostro angolo di paradiso e aspettiamo la notte...

La varietà della costa nord occidentale di Zante 
Le scogliere strapiombanti 
Barche, barchette e barconi...
Blue Caves tutte per noi
Mai così vicini
La manina della spiaggia con la frana

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03 agosto 2026

Altre grotte! 💙

⭐ Lunedì 3 agosto 2026
👣 Quattordicesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Porto Roxa - Porto Vromi
⛺ 16 km con mare calmo ma senza soste

Abbiamo montato la tenda sull'unico pezzetto ben levigato del parcheggio in cemento antistante lo scivolo su cui riposano i kayak. Dopo tre canzoni greche sparate ad alto volume, anche l'ultimo locale si decide a chiudere i battenti quando non sono ancora le dieci di sera. Le stelle hanno ripreso a splendere in cielo perché la luna sorge sempre più tardi e noi contempliamo la costellazione del Cigno (detta anche Croce del Nord) che si accende giusto sopra la nostra tenda.
Dormiamo di sasso fino alle otto.

Una famigliola greca scesa a fare il bagno ci chiede qualche notizia sul nostro viaggio e ci augura "buona fortuna" in perfetto italiano. Dopo una lentissima colazione greca nella taverna del porticciolo, ci decidiamo a far scivolare di nuovo i kayak in mare e all'alba delle undici riprendiamo a pagaiare.
Oggi la tappa è senza soste perché lungo la costa rocciosa non ci sono neanche spiaggette nelle grotte.

Le grotte invece sono ancora tantissime.
Già la prima cala a Nord di Porto Roxa è un'altra groviera e siccome non ci sono né onde né barche ci godiamo l'esplorazione in perfetta solitudine.
Passando uno degli archi naturali più imponenti e più bianchi mi assale la nostalgia, perché mi torna in mente il primo viaggio a Zante, quando erano con noi anche Henry e Raffaele, che ora non ci sono più: mi ricordo proprio le loro espressioni di giubilo per la meraviglia, le facce felici per l'esperienza vissuta insieme, le frasi geniali in dialetto napoletano che Papele sapeva inventare in modo che persino Henry potesse riderci su!

Poi ad emozionare ancora arriva un branco di una dozzina di delfini, che si sfila dai tre motoscafi che li circonda per una decina di minuti e sceglie di procedere con estrema lentezza proprio davanti alle prue dei nostri kayak: è uno spettacolo imprevisto e piacevole, specie per l'andatura vacanziera che mantengono davanti a noi, mostrando con regolarità il dorso e la pinna ma muovendosi su e giù nell'acqua come fossero in gita familiare.

Sono giorni che vediamo una finta nave pirata fare il giro completo dell'isola in poche ore: oggi incrociamo la sua rotta a distanza un po' troppo ravvicinata, ma per fortuna il capitano non è un vero filibustiere e vira giusto in tempo per non farci prendere un infarto.
Poi si alza il venticello contrario da Nord-Ovest che era previsto per due ore più tardi e che rende la seconda parte della nostra tappa molto più lenta.
Smettiamo di visitare grotte e di seguire delfini: iniziamo a pagaiare molto vicino alla costa, in modo da risentire il meno possibile delle pecorelle bianche che sempre più spesso occupano la distesa blu del mare aperto.

La costa riscende bassa, come a Sud di Porto Roxa, e annuncia l'avvicinarsi della nostra meta ben prima che si possa vedere anche sul gps. Porto Vromi è sempre lo stesso, ricolmo di barche a noleggio e pescherecci riadattati per le visite guidate delle grotte.
C'è la solita kantina gestita dalla solita famiglia, ma è stato allargato il parcheggio retrostante ed è anche stata ampliata la tettoia dei tavolini affacciati sulla piccola spiaggetta di ciottolini bianchi. 

Le sdraio blu che tappezzano la spiaggia vengono prese d'assalto ogni mezz'ora circa dalle persone che scendono a terra dopo la gita in barca, ma quelle che si attardano di più vanno comunque via prima del tramonto.
La gola del porticciolo è abbastanza profonda da andare in ombra già verso le sette di sera: noi ce la prendiamo comodissima, mangiamo e scriviamo, beviamo e nuotiamo, guardiamo il via vai senza sosta che anima il piccolo fiordo finché non è di nuovo ora di montare la tenda...

Un ultimo saluto a Porto Roxa
La grotta più alta di tutte 
Archi naturali di ogni tipo 
L'arco naturale aperto su sette grotte!
La costa di nuovo bassa verso Porto Vromi

messaggio dal TatiyakSPOT Localizzatore SPOT Personal Tracker

TatiyakSPOT
Latitudine:37.82242
Longitudine:20.63481
Posizione GPS Data/Ora:08/03/2026 17:13:32 CEST

Messaggio:Ioniche 2026.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
http://fms.ws/2JlWRU/37.82242N/20.63481E

Se il link sopra non funziona , provate questo link:
http://maps.google.com/maps?f=q&hl=en&geocode=&q=37.82242,20.63481&ll=37.82242,20.63481&ie=UTF8&z=12&om=1

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02 agosto 2026

Le grotte! 💙

⭐ Domenica 2 agosto 2026
👣 Tredicesimo giorno di viaggio in kayak
🧭 Paralia Marathias (quasi) - Porto Roxa
⛺ 23 km con mare calmo

Trascorriamo una notte fresca e tranquilla nella piccola gola del torrente in secca della nostra meravigliosa meta senza nome.
I rumori della boscaglia sono molto diversi da quelli tipici della spiaggia, cespugli che frusciano, rami che sbattono, foglie secche che crocchiano sotto il peso di chissà quale visitatore notturno. Impiego un po' ad addormentarmi perché anche la risacca ha un suono diverso, ciottoli che rotolano su e giù tra gli scogli e che mi ricordano le conchiglie del palo della pioggia.

Ci sveglia il sole che batte sulla tenda e facciamo colazione guardando l'altro versante della baia, dove eravamo ieri: il bello di circumnavigare un'isola è anche questa possibilità sempre rinnovata di cambiare il punto di osservazione sulle cose.
Ci imbarchiamo prima del solito, alle dieci suonate da un solo minuto, perché ci aspetta una lunga giornata in mare.

La prima ora trascorre in maniera movimentata perché intorno al capo Sud-occidentale di Zante passano centinaia di imbarcazioni a motore e agitano le acque come fosse un mare stato quattro, con onde nervose e incrociate che ci tengono all'erta fino oltre l'altissimo faro di Myzithres.
Il panorama è di una bellezza mozzafiato, con il mare di un blu profondo, le rocce scoscese di un bel bianco panna e la fitta boscaglia sulla cima del promontorio di un verde brillante che si vede di rado.
Ci sono archi naturali, grotte e faraglioni, tutti presi d'assalto dai barconi neanche fossero attrazioni turistiche a tempo che se arrivi dopo spariscono.

Ci riposiamo in una piccola caletta nata dopo che una frana ha collegato la montagna al faraglione più grande di una coppia identica, ma in scala, che si erge sul mare turchino come una doppia piramide bianca. C'è un piccolo passaggio per chi entra a nuoto, e una stretta fenditura dove passiamo con i kayak.
Poi è tutto un tripudio infinito di grotte.

Ci ricordiamo bene della sorpresa della prima volta, quando non facevamo in tempo ad uscire da una grotta che subito se ne profilava un'altra. Ce n'è per tutti i gusti: alte e basse, larghe e strette, squadrate e arrotondate, con le volte a botte o a sesto acuto, con o senza finestre, con due o tre uscite, con sale ampie oppure cunicoli scuri che si restringono fino a bloccare il passaggio.
Un faraglione che sembra fatto di guglie e pinnacoli si aggiudica il nome di Cattedrale dei falchi perché ci volano sui kayak tre coppie di falchi pescatori che emettono il loro inconfondibile stridio.

Dopo un altro paio d'ore di pagaiate col naso all'insù, troviamo una grotta abbastanza ampia da accogliere una spiaggetta di ciottoli adatta per tirarci in secca i kayak: riposiamo un po' all'ombra prima di affrontare l'ultimo tratto, che sembra una groviera per quanti buchi si aprono al livello del mare.
Le scogliere sovrastanti sono spettacolari e varie, con tratti di rocce rosse per il terriccio dei boschi di pini, con pareti verticali che scivolano in mare e con altre che sembrano delle torte farcite perché si alternano strati di panna e crema.
Cominciamo ad avvertire la fame: i fruttini divorati in navigazione non sono sufficienti e non appena sbarchiamo sullo scivolo intagliato nella roccia di Porto Roxa, alle quatto in punto, ci catapultiamo in taverna, la stessa della nostra prima volta a Zante nel 2007.

Molte cose sono cambiate nel frattempo e sono quintuplicati non solo i locali sul mare ma anche i posti a tavola, gli ombrelloni sui gradoni artificiali e i parcheggi per le auto. L'unica cosa rimasta invariata è che qui, a differenza del resto dell'isola, le sdraio sono gratuite.
Mangiamo tanto e bene, quel che serve per vincere il mal di terra che mi prende non appena scendo dal kayak.
Questa parte dell'isola è ancora diversa perché la costa, sempre rocciosa, scende dolcemente verso il mare e digrada su uno specchio d'acqua che su questo versante sembra non avere fine, visto che all'orizzonte non si vedono altre terre. Aspettiamo il tramonto, il primo sul nare dall'inizio del viaggio, per cercare un posto abbastanza riparato per la nostra tendina e speriamo che il locale più vicino allo scivolo non resti aperto fino a tardi.
Ci godiamo il meritato riposo dopo una giornata che s'è riempita non solo di grotte ma anche di tanti, tantissimi ricordi...

La fenditura avanti e indietro
La scogliera strapiombante 
La bellezza del mare e della costa 
Siamo stanchə ma felicə!
L'ultimo sole a Porto Roxa