IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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13 gennaio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #14

🧭 Lunedì 12 dicembre 2026
👣 Prima settimana di scuola del 2026
⭐ Prima burrasca del nuovo anno

La settimana scorsa è ripresa la scuola. Questa settimana sono ricominciate anche tutte le attività connesse al mio anno di prova, come colloqui, patti professionali, piani di valutazione, osservazione e tutoraggio. Sono trascorse in un lampo le due settimane di sospensione delle attività didattiche e il 6 gennaio, giorno dell'Epifania ancora festivo, sono tornata sull'isola.

Mi sono portata dietro i bei ricordi del recente viaggio da sola a Valencia, una delle città europee più belle che ho avuto occasione di visitare e che mi è sembrata l'esatto emblema di un ponte sospeso tra passato, presente e futuro. Un ponte come uno dei venti che attraversano il vecchio letto del fiume Turia, deviato a sud della città per evitare le inondazioni e trasformato negli ultimi decenni in un giardino attrezzato lungo una decina di chilometri, dove si può camminare, correre e pedalare in libertà, tra statue antiche e moderne, parchi attrezzati per persone di ogni età e la strabiliante "Ciutat de las arts e las ciecias" ideata dall'architetto valenciano Santiago Calatrava che da sola vale il viaggio.

Ha passeggiato in lungo e in largo per 12 ore al giorno per ciascuno dei 4 giorni trascorsi in città e non mi sono mai stancata così tanto, ma anche divertita come da tempo non mi capitava. Viaggiare da sola significa scegliere in libertà dove andare, ad ogni incrocio improvvisare una svolta in base all'estro del momento; significa cambiare programma ogni momento perché un programma vero non l'ho fatto; significa perdersi nei vicoli sapendo di ritrovarsi, fermarsi ad osservare il flusso di turisti origliando così tante lingue diverse, riprendere il tragitto seguendo solo il proprio ritmo, che è il ritmo lento di chi scopre ad ogni passo tante cose nuove.

Ho raccolto semi e foglie, da sempre i miei souvernir preferiti, scattato fotografie a particolari (non) trascurabili (come il meraviglioso semaforo pedonale col simbolo verde e rosso di una donnina in gonnella - que viva siempre i semafori femministi di Cabanyal, il quartiere marino di Valencia!), guardato per lunghi minuti una sola installazione artistica che ha aperto nel mio io profondo voragini di senso inesplicabili.

Ho visitato più volte il centro storico, restando in contemplazione dei vari monumenti tattili disseminati in ogni dove; ho trascorso ore nel giardino botanico universitario, avvolta dal garrire dei pappagalli verdi con la testolina rossa che schioccavano il becco per sbucciare i datteri delle palme; ho passato un'intera serata ad ammirare le luci che lentamente illuminavano un'architettura strabiliante e leggera, anche se fatta di vetro e cemento, che in più si rifletteva sull'acqua bassa del bacino circostante, rivestito di maioliche di un bianco candido come le nuvole, l'impronta di Calatrava sulla Città delle arti e della scienza.

Ho noleggiato una bicicletta per raggiungere il mare in un giorno di vento, ho preso un autobus in una mattina di pioggia per arrivare alla riserva naturale circodata dalle risaie dove dicono sia stata inventata la paella, ho ripreso la metro per tornare in aeroporto sapendo di voler visitare Valencia ancora e ancora.

E sono tornata a casa pensando che se mi piace così tanto viaggiare da sola, allora forse devo rivalutare il mio soggiorno in solitaria sull'isola, perché anche quello a Ponza è un viaggio che si ripete tutte le settimane, e che ogni volta faccio da sola.

Il fine settimana appena trascorso è stato davvero spettacolare.
Il tempo era talmente brutto che già da giovedì sapevamo che i traghetti non sarebbero partiti: il vento è aumentato fino a 35 nodi e le onde sono cresciute fino a quasi 5 metri. Con un mare del genere l'unica alternativa possibile era di restare chiusa dentro casa.
E di guardare il mare dalla grande vetrata della casetta, affacciata sulla veranda che a sua volta è affacciata su Palmarola. 

Dalla cucina ho visto il temporale avvicinarsi, i nuvoloni correre bassi sull'acqua, la pioggia scendere come un sipario bianco che a più riprese calava sul palcoscenico unico della burrasca.
Le onde si gonfiavano e spumeggiavano, spesso sfilacciate dalle raffiche in lunghe ghirlande liquide, sempre arrotolate a coprire il molo del porticciolo che ad ogni bordata scompariva sotto i marosi. 

La pioggia è diventata grandine in più di un'occasione e nel pomeriggio ha persino tentato di infilarsi in casa, quando la porta-finestra della veranda ha ceduto alla forza del vento che ululava e spingeva come a voler entrare.
La casetta m'è sembrata davvero troppo esposta, senza alcuna protezione all'intorno, lontana com'è dalle altre casette. Ha scriocchiolato per tutta la notte e anche per il giorno seguente.

Sono rimasta incollata alla finestra come fosse un grande schermo che trasmetteva uno spettacolo naturale incredibile, unico ma sempre diverso, e mi sono sentita una spettatrice fortunata e privilegiata. Anche per il fatto di avercela, una casa.

Il giorno dopo la burrasca era passata: tutto è tornato così limpido e sereno e blu che sembrava quasi arrivata la primavera. Ci sono giornate in cui anche senza spostarsi da casa si possono ammirare panorami meravigliosi. Che poi è un po' come viaggiare.

Sabato 10 gennaio 2026
Domenica 11 gennaio 2026

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