IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

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20 gennaio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #15

🧭 Mercoledì 21 dicembre 2026a
👣 Altri avvisi di burrasca
⭐ Meraviglie invernali

Questo inverno sembra un inverno vero. Pioggia, vento e mare in burrasca. Freddo, mani e piedi ghiacciati, cappello calato sugli occhi. E traghetti sospesi. Più del solito, pare.
Devo proprio farmi piacere l'isola.
E meno male che già mi piaceva tanto ben prima di venirci a vivere. 

Da sempre adoro le sue scogliere policrome, le sue coste frastagliate, le grotte, i faraglioni e gli archi naturali. L'isola è di origine vulcanica, frutto di eruzioni sottomarine che hanno regalato all'arcipelago intero, ma in special modo a Ponza, un caleidoscopio di rocce colorate, dal bianco della pomice al nero dell'ossidiana, passando per l'ocra, il grigio, il marrone, il rosso bruciato e persino il verde oliva di una varietà di pietre che solo esperti geologi sanno riconoscere e nominare (devo insistere con mio fratello, geologo ricercatore, per convincerlo a venirmi a trovare!).

Ci sono scorci panoramici ovunque sull'isola che lasciano a bocca aperta, davanti ai quali potrei trascorrere lunghi pomeriggi di meditazione estatica, talmente belli da emozionare.
L'entroterra è accattivante, così ricco di sentieri poco battuti e terrazzamenti ormai abbandonati e angoli suggestivi quanto sconosciuti.
Ma è soprattutto la costa ad essere per me fonte di continua meraviglia.

Ovunque si scoprono spiagge isolate e falesie strapiombanti e punte sorprendenti, così lavorate dal tempo e dall'acqua e dal vento da sembrare delle vere sculture naturali.
Ti entrano negli occhi e restano lì.
L'isola è un'incanto anche in inverno.

Anche ora che i traghetti non partono e non arrivano, che mancano frutta e verdura e medicine, che le finestre cigolano per le raffiche del vento, anche nel pieno del mese più freddo dell'anno Ponza non smette di sedurre.
Viverci non è cosa semplice, ma ci si abitua, e mi pare di capire che chi ha scelto di restare sia molto orgoglioso, tanto della scelta quanto dell'isola. È una bellezza.

Da ieri imperversa un'altra tempesta.
Il vento che la settimana scorsa soffiava da Ponente ora arriva da Levante ed è tornato a sfilacciare le onde del mare. Stavolta la casetta sembra più riparata perché il vento arriva alle spalle e la collinetta protegge un po' la veranda. 

Oggi che non piove più come ieri, di quella pioggerella fitta fitta che con Camilleri ho imparato a chiamare "azzuppaviddano", mi sono decisa a risalire lungo il sentiero segreto dietro casa per raggiungere il piccolo belvedere affacciato su Cala Inferno, che oggi mostra in tutto il suo inquietante fascino l'origine del suo nome demoniaco.

Questo è uno dei punti in cui l'isola è più stretta, poche decine di metri tra un versante e l'altro.
Mi sorprende sempre quanto possa trasformarsi la costa di una stessa isola, quella più esposta al vento e quella più ridossata e protetta.

Verso Levante i frangenti imbiancano la scogliera, sommergono la spiaggia e riempiono l'aria di goccioline nebulizzate. È tutto un volteggiare di foglie e di gabbiani, di arbusti battuti dal vento e di raffiche intermittenti che fanno perdere l'equilibrio.

Verso Ponente invece l'acqua è piatta e tutto sembra calmo e tranquillo, come se nulla stesse accadendo. Basta però allontanarsi di poco dalla costa per vedere di nuovo gli effetti della forza del vento: oltre il riparo naturale dell'isola, il mare torna a tumultuare e la tempesta riprende a ruggire. È tutto un ribollire di aria e acqua e pensieri.
È la tempesta d'inverno.

Negli stessi giorni in cui l'apocalisse di neve sommerge la Kamchatka e un ciclone di nome Harry fa scattare l'allerta rossa in Sicilia e Sardegna, qui l'isola è avvolta da raffiche violente e costanti che mi fanno sentire una piccola entità trascurabile rispetto alla potenza irrefrenabile della natura.

Ho provato a girare qualche video, ma non riuscivo a mantenere l'equilibrio perché è proprio vero quel che dice la Scala Beaufort dei venti: "Forza 7 - Vento forte: in mare le onde si ingrossano, la schiuma comincia a 'sfilacciarsi' in scie; a terra gli alberi iniziano a ondeggiare, si cammina con difficoltà contro vento".

In effetti, cammino con estrema difficoltà per andare a scuola al mattino: non solo perché vado contro vento, ma anche perché per un certo tratto di strada, il vento si incanala lungo strettoie che sembrano diventare dei tunnel di accelerazione, e in più di un'occasione mi sono dovuta fermare, fare un passo indietro e aspettare per ripartire.

Al rientro da scuola, invece, m'è parso di volare, perché il vento che prima contrastava il mio cammino adesso mi spingeva con tale veemenza da farmi saltellare, e ad ogni saltello pensavo di potermi staccare da terra.

Sarebbe bello imparare a farlo, staccarsi e volare: da piccola lo sognavo spesso, e nel signo ci riuscivo proprio dopo aver corso a perdifiato. Lasciarsi librare nell'aria fredda dell'inverno, imparare a planare tra le correnti ascensionali come fanno i gabbiani, diventare leggera quel tanto da potermi sollevare e quel poco per riuscire a dimenticare ogni pesantezza.
Ora posso riuscirci, anche se per il tempo di un saltello soltanto.
Un saltello sull'isola.

Visuale aperta verso il porto di Ponza 
Il versante orientale battuto dal vento
Cala Inferno
I due versanti dell'isola

P.s. Ho caricato sulla mia pagina social i due video traballanti realizzati durante la burrasca: https://www.facebook.com/share/v/1As3HFyGQD/

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