IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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04 marzo 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #20

🧭 Mercoledì 3 marzo 2026
👣 Giornate piene
⭐ Fine settimana sull'isola

Stanca dei continui su e giù, del traghetto e del viaggio stesso, dei frequenti bagagli da fare e disfare e adesso anche dei ripetuti scioperi dei treni, ho scelto di rimandare il rientro a casa per restare nel fine settimana sull'isola ad esplorare i dintorni.
Giornate piene scandite dai miei orari preferiti: sveglia naturale, con la luce del giorno che filtra dalla finestra senza scuri; risveglio lento, restando a letto a leggere per un paio d'ore; colazione in tarda mattinata, con la marmellata di prugne fatta in casa dal mio fidanzato preferito e finalmente una passeggiata all'aria aperta.

Ho sempre voluto esplorare quella collinetta puntuta che si staglia di fronte alla veranda della casetta, giusto sopra Cala Feola. Chiedo al padrone di casa ma non c'è mai andato. E non c'è modo di sapere come si chiama.
Devono esserci dei sentieri anche là, come ovunque sull'isola, anche se non sono segnalati, come capita per la maggior parte dei percorsi battuti solo dai locali e dai cacciatori, a giudicare dalle dozzine di cartucce abbandonate che raccolgo e poi butto (ho quasi pensato di iniziare una nuova collezione di tubetti colorati ma, insomma, meglio di no!).

Mi avventuro.
Nello zaino infilo in ordine sparso il libro, il telefono per fare le foto, una bottiglia d'acqua fresca, gli occhiali da vista e quelli da sole. Quando esco di casa il cielo è ancora velato da un'uniforme manto coprente di un bel grigio perla, che illumina la giornata e lascia filtrare un certo calore primaverile, ma conto che il sole si imponga presto sulla coltre nuvolosa e so già che la luce intensa di queste prime giornate di marzo mi richiede l'uso delle lenti scure (di cui col passare degli anni ho sempre più bisogno).

Mi lascio guidare dall'istinto e, come spesso mi capita, alla prima occasione cambio programma. Lungo la strada principale incontro una piccola scalinata che si inerpica tra la macchia e non resisto all'attrazione, sia di lasciare la strada principale che di scoprire dove porta la deviazione. Mi allontano dalla mia prima meta, ma sono sicura che non resterò delusa: e infatti, non solo i mattoni di tufo sono ricoperti di un folto manto di muschio umido, ma salgono a zig-zag sotto una volta di arbusti profumati che sembrano l'ingresso ad un luogo incantato.

Forse è anche per questa mia predilezione per la scoperta di nuovi percorsi che a scuola hanno preso a chiamarmi con un soprannome che mi piace molto (anche se so che c'è un fondo di ironia benevola di cui però mi disinteresso): Alice in Wonderland. E ogni volta che mi sento chiamare così, penso al BianConiglio che controlla nervosamente il suo grande orologio da taschino: per qualche attimo immagino di andargli dietro nella sua corsa contro il tempo.
Questo sentiero potrebbe essere uno degli ingressi del Paese delle Meraviglie. Vediamo dove porta. Non manca molto per scoprirlo.

La scalinata termina in una strada sterrata che sale verso la sommità della collina, in maniera così dissestata che immagino nessuno la percorra più da tempo immemore.
E invece, mentre sono lì concentrata a scattare una foto ad uno dei più bei esemplari di euforbia che mi sia capitato di incrociare sull'isola, arranca per lo sterrato una macchina grigia un po' scassata che parcheggia giusto un paio di metri sotto di me. Scende una ragazza che sfoggia uno dei più bei sorrisi in cui mi sia capitato di imbattermi sull'isola che subito dopo un entusiasta "Buongiorno!" mi spiega nell'ordine: che quella è la vecchia strada comunale ormai in disuso, che in quel punto esatto finisce perché oltre c'è solo la sua casa e che se voglio posso tornare a giugno a raccogliere le albicocche.

La casa è una delle più belle che mi sia capitato di ammirare qui a Ponza, non tanto per la ricchezza o nobiltà o altro, ma piuttosto per la maestosità della posizione panoramica in cui si trova. Nascosta dalla vista ma affacciata su una vallata selvaggia ricoperta da una vegetazione rigogliosa, che ha invaso anche i vecchi terrazzamenti che ancora si intravedono sotto la macchia mediterranea, la casetta ad un solo piano è stata tinteggiata di un acceso color giallo canarino, ha le imposte celeste pallido incastonate in cornicioni bianchi ed un lungo vialetto di ingresso contornato da una dozzina di alberi spogli su cui stanno germogliando i primi fiori rosa.
Gli albicocchi sono ovunque anche nei giardini delle due casette vicine, pure gialle e pure affacciate sulla stessa valle, che scopro avere il nome evocativo di Valle del Core.

Potrei restare qui tutto il giorno.
Ma voglio raggiungere quel picco di fronte. Torno indietro lungo lo sterrato, ridiscendo da una scalinata diversa, questa molto recente, faccio incredibili scoperte botaniche (l'apparato radicale di un fiore selvatico, detto fuoco del diavolo, che mi fa pensare ad una strana opera d'arte naturale), riprendo la strada asfaltata fino alla Via Sotto Campo e vado a perdermi in un'altra macchia folta e profumata.

Ero già venuta qui in perlustrazione nei mesi scorsi e so che oltre il parcheggio c'è una piccolo ponticello sospeso che immette in un sentiero sassoso, che poi si ramifica lungo il versante della collina che digrada ripido verso il mare. Io però voglio salire e mi dirigo verso un primo pianoro roccioso da cui si gode una vista panoramica mozzafiato sull'isola di Palmarola.
Resto sdraiata al sole a leggere e a osservare il volo planato delle coppie di falchetti che non si stancano di volteggiare sulla mia testa.

Dopo un'oretta di questa cura rilassante a base di bagliori e aromi, riprendo la salita lungo un sentiero scosceso che segue il limite esterno del bosco e che in alcuni punti si avvicina pericolosamente allo strapiombo. Mi tengo a distanza di sicurezza e mi attacco ai tronchi dell'erica fiorita quando i passaggi diventano un po' più impervi. In cima il paesaggio è ancora più bello. Mi sento in paradiso. Perché il mare lo vedo anche dalla casetta ma quassù è un'altra cosa, senza tetti e antenne e stendini nel mio campo visivo: solo il mare coi suoi riflessi, le sue increspature e tutto lo spazio che contiene l'orizzonte. E così non scendo fino al tramonto.

Il giorno dopo torno a camminare.
Stessi orari lenti ma stessa giornata intensa. Sentiero diverso e meno impegnativo, stessa macchia fitta e quasi impenetrabile, almeno nel punto in cui perdo il tracciato battuto e mi ritrovo avvolta da cespugli più alti di me che a tratti non mi vogliono proprio lasciar passare. Ritento e riesco.
Ho voluto seguire il consiglio della ragazza sorridente della casetta gialla e percorrere il suo sentiero preferito, che dalla strada provinciale scende verso i Faraglioni di Lucia Rosa.

Anche stavolta raggiungo un piccolo spiazzo roccioso a picco sul mare da cui si gode una visuale davvero impareggiabile su Palmarola. Anche oggi mi sdraio a leggere in un piccolo sedile naturale scavato dal vento e dal tempo e mi godo insieme il libro e l'isola.
Quasi non voglio rientrare. Resterei ancora a godermi il verde brillante della macchia, i primi boccioli gialli della ginestra, i grappoli bianchi dell'erica fiorita, i piccoli fusti violacei dei fiori di lavanda, i primi bombi che ronzano eccitati tra le infiorescenze e le tante lucertole verdi che stazionano al sole tra le rocce. Vorrei perdermi ancora tra i sentieri poco battuti, tornare indietro quando la boscaglia è impenetrabile, ritrovare un dettaglio trascurabile, una macchia rossa o bianca o verde, che mi rimette sul giusto cammino. Ché camminare tra i boschi è anche una grande lezione di vita, scegli una strada, sbagli e cambi e a un certo punto ritrovi la tua direzione.

Ma oggi il sole è più timido e l'aria rinfresca prima del previsto. Devo rientrare, anche se contro voglia, e mi tocca lasciare odori, colori e pensieri sulla collina di fronte casa.
Recupero il giorno dopo, un lunedì di scuola in cui scendo alla sede centrale per consegnare dei documenti in segreteria e resto a mangiare in una pizzeria del centro. Me ne vado ancora un po' a zonzo per l'isola a portare a spasso i miei sogni di bambina. Dal porto mi incammino verso una delle spiagge di sabbia che si incastrano nella costa abitata poco oltre le gallerie romane e, nell'attesa dell'autobus per tornare a casa, mi fermo al borgo marinaro di Santa Maria. 

È il quartiere periferico rispetto al centro di Ponza che si scorge bene entrando in porto quando si arriva dal mare, un piccolo presepio di casette addossate le une alle altre, che sembrano dei calchi perfetti non fosse per i diversi colori pastello scelti per abbellire le facciate identiche.
D'estate si affolla in maniera più contenuta e ricordo ancora con piacere un aperitivo violaceo consumato sulla terrazza vicino al mare insieme ad un'amica di kayak arrivata sull'isola per l'annuale raduno nazionale.
Quel bar è ancora chiuso, come quasi tutti i locali dell'isola, anche se un po' ovunque sono ripresi i lavori di ristrutturazione e rinnovamento in vista dell'imminente nuova stagione turistica. Cammino un po' avanti e indietro sulla battigia e ascolto la risacca lenta del mare: quando l'autobus arriva ho le tasche del giubbino piene all'inverosimile di sassolini levigati e maioliche sbeccate e mattonelline sottili, con cui già pregusto di realizzare qualche altro villaggio di fantasia per la mia collezione. Un'altra delle mie stravaganze da Alice in Wonderland.

Ieri, infine, il pomeriggio si è animato di così tante storie come non mi capitava da tempo! C'è stato il secondo incontro del Reading Party presso il centro sociale Il Veliero e ci siamo ritrovate in otto donne con otto libri in quattro lingue diverse.
Ho scoperto con piacere che c'è tutto un mondo raccolto sull'isola e che solo la referente del centro è nata e cresciuta a Ponza: io sono la più vicina, una collega è originaria di Napoli, una donna viene da Cremona, un'altra dall'Ucraina, due sono tedesche, una pittrice e una velista, e una è brasiliana, che venendo a vivere a Ponza ha smesso di fare la veterinaria ed è diventata una maestra di yoga. 

Tutte dicono di sentirsi a casa e ognuna ha raccontato spezzoni del proprio viaggio esistenziale, tra congiunture astrali e incontri cruciali, mentre io ascoltavo ammaliata le storie di una vita intrecciarsi alle storie dei romanzi letti e consigliati.
Ho raccolto suggestioni di lettura per un altro paio mesi ed è una grande consolazione sapere di potermi rifugiare nei libri quando il mondo fuori sembra sull'orlo del precipizio.
In questi giorni di guerra (un'altra, l'ennesima odiosa inutile straziante devastante guerra!) il mio rimedio contro l'ansia disperante è proprio leggere, oltre a sapere che fuori casa c'è una natura rigogliosa che mi tiene ugualmente occupata: i nuovi profumi nell'aria, i primi fiori che sbocciano, le piante che riprendono colore in un ciclo perenne che nemmeno la stupidità distruttiva degli esseri umani potrà mai interrompere... e così riempio le giornate di piccole cose insignificanti che però rendono autentici questi brevi momenti di serenità fuggevole.

"To sea a world in a grain of sand
and a heaven in a wild flower,
hold infinity in the palm of your hand
and eternity in an hour".
William Blake

Il panorama primaverile dell'isola e, nella foto in alto, uno scorcio della Valle del Core
Fiori ovunque (vorrei imparare i nomi di tutte le piante ma...)
Piante verdi e secche che ricoprono l'isola
Il punto panoramico più attraente scovato sin'ora sull'isola!
Una veduta panoramica verso Nord-Est