IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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martedì 31 dicembre 2013

Sardegna: San Giovanni di Sarrala - Muravera (29 km)

Il temporale della sera prima...
Il cielo nuvoloso della mattina...
La spiaggia 'segreta' della zona militare...
Amate cipree!
Tramonto dorato...
L'ultimo giorno dell'anno non poteva essere migliore! 
Le perturbazioni che hanno sfiorato il campo ieri sera e stamattina non ci hanno impensierito e ci hanno dato lo spunto per un paio di foto 'dedicate' ai kayak...
Partiamo con un po' di ritardo, sia al risveglio perché ho qualche linea di febbre (già passata), e sia alla ripresa dopo la pausa pranzo perché m'è tornata la febbre, ma non una febbre qualsiasi, una febbre diversa: la febbre da cipree! Ne ho trovate una quindicina in pochi minuti e a pochi metri dai kayak: considerato l'enorme valore commerciale che avevano in epoca romana, oggi son diventata ricchissima!
La caletta era ben riparata dalla brezza che oggi in maniera decisa ci ha accompagnato in mare; illuminata da un sole caldo che ha brillato in cielo per l'intera giornata; incastonata tra scogli di granito rosa che sulla spiaggia formavano dei comodi sedili ed in acqua delle secche insidiose.
Ci siamo resi conto solo dopo un bel po', storditi com'eravamo dalla bellezza del paesaggio, di essere nel cuore di una zona militare, il "Poligono sperimentale interforze del Salto di Quirra". Accanto ad ogni torre seicentesca e sulla sommità di ogni collinetta han costruito piccole postazioni radar che neanche dovesse scoppiare una guerra... ma forse, anche senza guerra, abbiamo solo sostituito il terrore atavico per gli assalti dei pirati con altre moderne paure di invasioni barbariche... Il panorama ne risente, la sicurezza generale chissà.
Intanto, non c'era connessione internet nell'intera zona ed è per questo che non siamo riusciti a pubblicare il diario di viaggio di ieri in tempo reale...
Lasciamo la Torre di Murtas per raggiungere quella di Porto Corallo, soffocata la prima dalle casermette verdi e la seconda da un villaggio turistico che pare più un complesso cimiteriale. Ma gli architetti ed i progettisti di questi famigerati centri estivi, perennemente chiusi in inverno, ce l'hanno mai trascorsa una vacanza in un posto così? Beh, si dovrebbe forse inserire come clausola nel bando di gara per l'appalto!
Fortuna che l'onda lunga ci spinge di poppa e ci divertiamo di più a scrutare il mare che non a guardare la terra: per un giorno preferiamo di gran lunga il liquido al solido... anche perché l'onda spinge bene e tocchiamo punte di 4-5 nodi. Nonostante i vari ritardi accumulati nel corso della giornata, quindi, riusciamo a mantenere una buona andatura e a sbarcare sulla spiaggia di sabbia appena oltre il porto ricavato alla foce del fiume Flumendosa (altra opera di alta ingegneria navale, non c'è che dire) che non sono neanche le cinque del pomeriggio.
Il sole non è ancora calato ed appena svestita la muta stagna ed indossati gli abiti civili (sulle cui condizioni generali sarà bene calare un pietoso silenzio!) ci dedichiamo agli auguri di fine anno: ancor prima di mettere sul fuoco le lenticchie, rassicuriamo amici e parenti sulla nostra felice condizione, chissà quanto creduti, e ci ritiriamo a dormire che son da poco scoccate le nove di sera... nel pieno rispetto delle strane regole del nostro capodanno in kayak!

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Latitudine:39.43683
Longitudine:9.63404
Posizione GPS Data/Ora:12/31/2013 17:11:18 CET
Messaggio: Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Lungo costa...
... le bellezze della Sardegna!
Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
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Sardegna: Tortolì - San Giovanni di Sarrala (31km)

Alba a Tortolì: il faro di Arbatax è ancora acceso...
Le conchiglie sulla sabbia... lì rimaste!
La torre di Barisardo...
L'incontro con Francesco Muntoni di Cardedu Kayak Sardinia!
La pittrice del ginepro alla sua tela...
Tutti i galli dell'isola si son radunati attorno alla nostra tenda per un concerto notturno con contrappunto di latrato di cani: han cominciato alle 3 e non hanno più smesso!
Il risveglio è un tantino traumatico perché per qualche ora stentiamo a distinguere la loro esecuzione dalla nostra sveglia!
Salutiamo il promontorio di Arbatax quando il faro è stato da poco spento e dirigiamo verso Punta Su Mastixi: i nomi dei peasini dell'Ogliastra sono curiosi, come Baunei, Triei ed Urzulei nei pressi di Lanusei e, poco più a sud, i molto sardi villaggi del Gennargentu Ulassai ed Ussassai.
Ce ne racconta la storia Francesco Muntoni di Cardedu Kayak: lo incontriamo in mare e ci lasciamo condurre dalla sua guida esperta verso una bellissima caletta dal nome ancora più curioso, Su Sirboni, che, ci spiega, vuol dire 'Il Cinghiale'. Ci narra anche delle torri spagnole e saracene disseminate a distanze regolari tra Arbatax e Cagliari: abbiamo fatto una delle nostre solite 'soste tecniche' di metà mattinata sotto quella di Barisardo, eretta sul solo sperone roccioso del lungo litorale sabbioso incoronato di pinete che corre lineare per oltre 10 km... sono ancora ben conservata nonostante gli assalti frequenti del mare, un po' abbombate e di una bella pietra rosata, con scalinate laterali e feritoie alte...
Pranziamo insieme con le leccornie di cui ci ha fatto dono: pecorino, pane fresco ed arance dolci. La bottiglia di Cannonau, invece, la stapperemo al veglione di Capodanno: in navigazione la avvolgiamo nella magliette sgargianti che pure ci ha regalato!
Questi pochi chilometri tra Perda Pera e Sferracavallo sono molto belli: le rocce di granito rosso assumono tonalità sanguigne anche quando il sole, presente tutta la mattina, si nasconde nel primo pomeriggio dietro qualche rada nuvola paffuta e bianca; poi è la volta degli scogli neri di origine vulcanica che d'improvviso fanno cambiare volto alla costa ed in alcuni punti la scogliera che sale verso la vetta del Monte Ferru (ma che bel nome, suona familiare!) è così sfrangiata e sforacchiata da sembrare una torta da poco uscita bruciacchiata dal forno.
Le sculture naturali che Francesco ci invita a riconoscere sono molto suggestive: una nonnina sarda col fazzoletto sul capo, un falchetto, un uccello tropicale, un guerriero ed una monachina in preghiera.
Ci sono un'infinità di passaggi segreti in cui la nostra guida si infila sicura, anche quando i giardini di roccia diventano dei labirinti e gli scogli affioranti sembrano impedire l'avanzata. I kayak scivolano sull'acqua cristallina che anche d'inverno assume le sfumature delle più avvincenti cartoline turistiche della Sardegna, e non siamo certo in Costa Smeralda, ma in una regione ancora poco conosciuta che merita di essere scoperta. E dal mare, ovviamente, è ancora più bella!
Francesco ci conduce in un'ultima grotta prima di salutarci e rientrare alla base: noi proseguiamo ancora un'oretta, fino al tramonto, e sbarchiamo nei pressi di un ginepro dal tronco ritorto che una pittrice è intenta a riportare sulla tela.
Il fronte nuvoloso che si alza dai monti scarica in mare i suoi lampi e la sua pioggia grigiastra: passa oltre il nostro campo, che così rimane secco ed accogliente...
È stata una gran bella giornata, trascorsa in compagnia di una gran bella persona, entusiasta ed innamorata della sua terra e del suo mare: sarà che tutti i Francesco dell'isola sono speciali e ci hanno preso in simpatia... noi ci sentiamo un po' a casa anche così lontani da casa!

lunedì 30 dicembre 2013

Check-in/OK messaggio dal Tatiyak SPOT Localizzatore Personal Tracker

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Latitudine:39.66511
Longitudine:9.65236
Posizione GPS Data/Ora:12/30/2013 16:59:00 CET
Messaggio: Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Il regno incontrastato di Francesco Muntoni di 'Cardedu Kayak'
Mauro tra le rosse di granito rosso della costa di Cardedu
Francesco ci regala una visita guidata della sua zona!
Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
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domenica 29 dicembre 2013

Check-in/OK messaggio dal Tatiyak SPOT Localizzatore Personal Tracker

Tatiyak SPOT
Latitudine:39.90723
Longitudine:9.68284
Posizione GPS Data/Ora:12/29/2013 20:45:33 CET
Messaggio: Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Cala Goloritzè
Porto Pedrosu
Il cielo si rannuvola nei pressi di Pedra Longa...
Il faro di Arbatax 
La bella torre di San Gemiliano
Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
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Sardegna: Cala Mariolu - Tortolì (32km)

La mattina dopo a Cala Mariolu...
Una cala tutta per noi!
Pausa breve a Pedra Longa...
Da Cala Mariolu non saremmo voluti venire via più!
La lunga notte di nove ore è stata perfetta, mite e secca, tanto che mute e sottomute rimaste sugli scogli si son completamente asciugate alla tenue brezzolina di terra.
L'alba è stata emozionante, lenta e rossa, e per qualche minuto abbiamo interrotto la colazione per goderci lo spettacolo.
Le prime pagaiate verso Capo Monte Santu sono state molto piacevoli, lente come il nostro solito e riscaldate da un sole timido che si sforzava di far capolino tra le nuvole.
Ci siamo concessi una breve 'sosta tecnica' nel piccolo fiordo sul capo, chiamato non a caso Porto Pedrosu, prima di salutare definitivamente il Golfo di Orosei, che ora possiamo abbracciare con un solo sguardo ma che ci ha 'trattenuto' per ben 4 giorni...
I picchi rocciosi del versante meridionale del capo sono impressionanti, così alti e verticali da non entrare nelle foto: sulla carta leggo cifre incredibili, 707, 757 e 774 metri sul livello del mare... che quando tu ci stai a 30 centimetri, sul livello del mare, ti senti davvero piccolo piccolo!
Sbarchiamo per la pausa pranzo a Pedra Longa, poco oltre il doppio pinnacolo roccioso cinto da una scalinata in pietra che scende tra la macchia fino al mare. Ma resistiamo pochissimo, nonostante la forte attrattiva dei ciottoli policromi di cui è composta la piccola spiaggia incassata tra gli scogli rossi: il cielo si è chiuso dietro una fitta cortina nuvolosa, il sole è sparito del tutto e la brezza, che le previsioni danno da Nord-Ovest ma che invece continua imperterrita ad arrivare da Sud, diventa di colpo ghiacciata.
Moffole e cappello di pile e via verso le Isole dell'Ogliastra, di fronte al porto di Santa Maria di Navarrese: crediamo di intravedere oltre le sue guglie rossastre un relitto incagliato, come ci era capitato a Tavolara, invece capiamo presto che si tratta delle gru da carico del porto di Arbatax.
Scattiamo alcune foto al faro del bel promontorio venato di rosso che è quasi l'ora del tramonto e adesso che siamo al caldo, nella tenda montata sotto la pineta di un campeggio (chiuso) del lungo litorale sabbioso di Tortolì, vediamo che occhieggia ogni pochi secondi tra i rami degli alberi, sovrastando le lucine della cittadina e lanciando il suo raggio luminoso un po' nel cielo nero ed un po' sul mare altrettanto scuro.
Stanotte niente stelle né risacca, ma lo stesso pregustiamo una gran bella  dormita...

sabato 28 dicembre 2013

Sardegna: Cala Gonone - Cala Mariolu (22km)

Pranzo a Cala Luna!
Sbarco a Cala Mariolu...
Il trasferimento dei kayak sulla sabbia...
La tenda 'condominiale'...
La sala da pranzo...
Lasciamo finalmente Cala Gonone in una calda e tersa giornata invernale che potrebbe benissimo sembrare primaverile.
Il vento ha spazzato via le nuvole, il cielo è azzurro più del mare ed il sole batte sulle nostre mute tanto da renderle infuocate.
Si preannuncia una giornata coi fiocchi, peccato solo per i postumi di una nottata insonne a causa della festa hard-rock nella villetta giusto sopra la nostra tenda: i tappi sono serviti a ben poco e anche lo spuntino di mezzanotte non ha risolto granché...
Prima dell'imbarco passa a salutarci il direttore dell'acquario, un giovane entusiasta dall'inconfondibile accento romano con cui scambiamo volentieri quattro chiacchiere ed i biglietti da visita.
Appena fuori dal porto di Cala Gonone, che ora non è più squassata dalle raffiche della tempesta di Natale ed è ripiombata nella sua quite così accattivante, scorgo sui fondali sabbiosi le sagome sinuose di palombi e cernie: dev'essere la suggestione della visita di ieri all'acquario a sollecitare la mia fantasia, perché sono soltanto delle colonie di posidonia, visibili a discrete profondità in un'acqua color smeraldo da far invidia ad ogni gioielliere.
Il Golfo di Orosei è davvero bello come tutti dicono: io non ci avevo mai pagaiato prima ed è stato amore a prima vista!
Fino a Cala Luna, giustamente famosa per il suo filare di grotte mastodontiche, è tutto un susseguirsi di grotticelle alte e basse, alcune anche percorribili in kayak, ognuna decorata da decine di stalattiti a torciglioni. Cerchiamo un varco nelle grotte del Bue Marino ma sono tutte recintate e chiuse in questa stagione: non c'è modo di sbirciare oltre e ci atteniamo scrupolosamente ai cartelli di divieto... peccato, sarà un buon motivo per ritornarci.
Tra Cala Luna e Cala Sisine, invece, è la volta di imponenti scogli a carciofo, quelli mangiati alla base dal mare ed aperti in alto in grandi foglie bucherellate, come se un bruco gigante si fosse divertito a smangiucchiarle qua e là.
Oltre Cala Sisine si erge impettito un monte dalle tante creste rocciose, come una corona adagiata sulla costa: Serra Ovra, questo credo sia il suo nome, si innalza oltre i 600 metri ed incute un certo timore reverenziale.
Le pareti verticali che riempiono il golfo fanno la gioia di escursionisti, rocciatori e speleologi, le cui voci più volte sentiamo dal kayak senza però riuscire a scorgerne i corpi...
Poi la costa rocciosa scende al mare con grandiosi piani obbliqui sui quali prolifera una rigogliosa macchia mediterranea, in barba alla forza di gravità, perché non ci spieghiamo proprio come facciano delle piante a crescere su una tale pendenza. Ma gli alberi della zona meritano questa ed altre ammirazioni, perché i rami sono piegati dal vento nelle posizioni più inverosimili e le radici si fanno strada tra i massi lungo sentieri sempre più contorti...
Seguiamo il consiglio di un amico innamorato del luogo e sbarchiamo per la notte nella meravigliosa Cala Mariolu: la sabbia è fine e rosata, i ciottoli della battigia levigati in piccole sfere e la parete inarcata sul fondo un tantino minacciosa ma perfetta per la cucina da campo.
Per montare la tenda dobbiamo realizzare un piccolo sbancamento, che forse si intuisce dalla foto e che farebbe onore alla migliore società di movimentazione terra.
Orione sorge mentre finiamo di mangiare il risotto al sugo di ricotta. Ben presto il cielo si riempie di stelle: salgono tutte dal mare e sulle prime sembrano delle barchette che navigano sulla linea dell'orizzonte e che lentamente prendono il volo.
La risacca stasera è molto musicale, una cadenza regolare in cui si alternano brevi pause e lunghe melodie polistrumentali. 
Sarà la notte ideale per recuperare quella appena persa!

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Tatiyak SPOT
Latitudine:40.11996
Longitudine:9.67983
Posizione GPS Data/Ora:12/28/2013 17:09:42 CET
Messaggio: Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

All'uscita del porto di Cala Gonone...
Lo spettacolo del Golfo di Orosei!
Cala Gonone è ormai alle nostre spalle!
Le tante grotte che arricchiscono il golfo...
... sono così tante che un giorno solo non basta!
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venerdì 27 dicembre 2013

Sardegna: Cala Gonone - una giornata a terra...

Una tenda molto confortevole!
Lo stendipanni al porto...
La bellissima pubblicità dell'acquario di Cala Gonone!
La sala interattiva...
La birra normale...
L'albergo è una gran comodità, non fosse che l'unico aperto è su in collina. La stanza è grande quanto casa nostra, non fosse che il letto sembra più un'amaca. Il riscaldamento è al massimo ed asciuga subito tutto, non fosse che secca la gola fino all'ombelico e ci costringe a tenere aperta la finestra per buona parte della notte (che per una freddolosa come me è tutto dire!). La doccia calda è impagabile, perché lo sappiamo, l'acqua è sempre acqua...
È la prima volta che trascorriamo una notte in albergo da quando viaggiamo in kayak, ma era l'unica alternativa valida al continuo spezzarsi di paletti (altri due in un sol giorno!)
In città è tutto chiuso, tranne il 'nostro' ristorante ed il bell'acquario ultra moderno. Ci passiamo l'intero pomeriggio, ammirando paguri, cavallucci marini e pesci trombetta, giocando a lungo nella vasca tattile con ricci e stelle rosse e scoprendo con sorpresa che quelle trovate spesso in spiaggia non sono uova di gattuccio, come pensavo, ma di razza: piccoli cartocci rettangolari di color marrone bruciato, con le caratteristiche quattro corna agli angoli per ancorarsi tra le alghe dei fondali. Torniamo bambini nelle sale dedicate alle tarturaghe, ma anche nella caffetteria dalla strepitosa vista sull'intero Golfo di Orosei, da Cala Luna fin giù a Capo Monte Santu, la nostra tappa di domani.
Quando dedichiamo un po' di tempo allo studio della carta e della traccia del Gps, capiamo cosa è davvero successo ieri: i chilometri percorsi son stati non 8 ma 10.8, con 2.37 ore di movimento e ben 1.18 ore di sosta... significa che per oltre un'ora siamo stati fermi a contrastare il vento e che spesso siamo stati spinti all'indietro così tanto da aver pagaiato per quasi 3 km in più!!!
Dopo i calcoli ci dedichiamo alla logistica: scoviamo un triangolo in ombra tra il pino e l'eucaliptus della spiaggia libera accanto al porticciolo. Rinunciamo volentieri all'albergo, visto che abbiamo tutto asciutto, ma ci è impossibile estirpare il desiderio di una seconda cena a base di pesce: i gulurgiones sono squisiti ed il filuferro ci riconcilia con la vita da terragni!

giovedì 26 dicembre 2013

Sardegna: Caletta di Osalla - Cala Gonone (8 km)

Bloccati a terra dal vento forte...
Passeggiata nella pinetina di Osalla...
Ritrovamenti sulla battigia!
Il  mare non sembra agitato ma il vento è forza otto...
... verso Cala Gonone...
... tra le raffiche e l'acqua nebulizzata...
Sani e salvi al ristorante!
La sveglia stamattina ha trillato all'ora giusta ma fuori pioveva e siamo rimasti dentro.
In tenda abbiamo fatto colazione, letto, sistemato alcune cose, aspettato che schiarisse... ma mentre la pioggia è caduta solo per poche ore, le nuvole ed il vento sono stati una costante per quasi tutto il giorno.
Allora abbiamo aspettato, camminato, parlato, letto, raccolto conchiglie, mangiato e aspettato ancora. Abbiamo anche avuto il tempo di stendere ad asciugare, al vento più che al sole, quanto s'era bagnato durante la notte: si, perché alle 4 aveva preso a gocciolare e anche se ci eravamo catapultati fuori dalla tenda oramai tutto si era già inzuppato...
Le previsioni di oggi non erano invitanti, vento da sud forza 6 con raffiche da 8 a 10: però le onde si andavano attenuando, il mare al largo spianando ed il vento un tantino girando.
Una nostra amica ci ha scritto che non sappiamo proprio stare coi piedi per terra: alle tre del pomeriggio ci siamo imbarcati, quando un timido sole ha acceso in cielo un grande arcobaleno.
Ci è sembrato di buon auspicio.
Sbagliavamo.
Le onde oltre il porticciolo non erano più tali, ma solo acqua nebulizzata sollevata in aria da raffiche sempre più ravvicinate, intense e violente.
In alcuni punti, appena oltre la scogliera, il vento si divertiva a creare mulinelli e vortici: dello spettacolare fenomeno naturale sembravano però gioire soltanto i gabbiani.
Noi abbiamo faticato per alcune ore, scoprendo che il vento brucia la pelle più di quanto avessimo sin'ora testato, l'acqua di mare spruzzata negli occhi li fa arrossare e le onde della sera schiaffeggiano niente male.
Quello che ancora non sapevamo, perché mai ci eravamo trovati in un tale carosello, è che le raffiche più violente, anche quelle che non arrivano a 10, s'impuntano nel viso come dei pugnali ben affilati... e tagliano il respiro.
Però noi avanzavamo.
Nonostante il vento contrario. Cercando le onde di ritorno che con sempre maggior forza rompevano sotto la scogliera rocciosa.
E siamo arrivati in vista del porticciolo di Cala Gonone.
E lì siamo rimasti, per una buona mezz'ora, finché il sole non è sparito prima dietro i nuvoloni carichi di pioggia e poi dietro le montagne dell'entroterra. Se n'è andato ad illuminare altri mari. Il nostro, di mare, è diventato scuro come il rimorso. Quello sperone roccioso non ne voleva proprio sapere di lasciarsi doppiare!
Ed intanto si erano accese anche le luci rossa e verde dell'ingresso del porto e quelle giallognole delle casette sul mare e dei lampioni della cittadina... ma noi avanzavamo come due bradipi.
Di quando in quando pensavo che la furia del vento stesse calando, le raffiche mi sembravano meno frequenti e meno violente. Ma forse era solo l'illusione indotta dall'abitudine. Inutile chiedere a Mauro: dalle sue labbra era già parecchio tempo che uscivano solo imprecazioni. Quelle che riuscivo a cogliere tra i refoli di vento mi davano la forza di andare ancora avanti: salvifiche, non c'è che dire!
Poi ho perso il conto di quante spade si son conficcate sulle guance, di quante volte abbiamo dovuto serrare occhi e pugni per resistere all'assalto del vento, di quante pagaiate nervose e meccaniche abbiamo dovuto eseguire su uno stesso lato per non farci traversare.
Una delle più grandi qualità del marinario è di saper attendere: lo sapevamo da tempo, è quasi sempre questione di tempo, prima o poi arriviamo in porto.
Mai ho apprezzato così tanto le luminarie natalizie: tra una sferzata e l'altra del vento che anche di notte non accennava a diminuire, abbiamo raggiunto prima la stella cometa verde della casetta sul mare, poi le lucette colorate della piazzetta ed infine le serpentine dorate del 'nostro' ristorante.
Sotto la diga foranea le ultime raffiche ci hanno imposto di allargare un po' la traiettoria e poi, come d'incanto, allo scoccare delle sette di sera, quando ormai in mare era buio pesto, siamo approdati tutti e due sullo scivolo di alaggio, sani e salvi e rossi in viso come il mio maglione...
Ci regaliamo senza pensarci un attimo una cena di pesce ed una notte in albergo: ci siamo meritati tutto!!!

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Latitudine:40.28360
Longitudine:9.63866
Posizione GPS Data/Ora:12/26/2013 19:29:59 CET
Messaggio: Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Giornata di mare...
... pioggia, vento e...
onde!!!
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mercoledì 25 dicembre 2013

Sardegna: Cala Ginepro di Orosei - Caletta di Osalla (21 km)

Lo spettacolo dell'alba a Cala Ginepro!
In attesa della colazione di Natale
Leccornie di viaggio...
Sbarco in surf  sul litorale di Osalla...
Regali di Natale!
La sveglia non ne vuole sapere di suonare all'ora stabilita e son già tre giorni che sciopera. Stamattina però ci siamo svegliati al momento giusto, poco prima che il cielo sopra i kayak si riempisse di lingue infuocate...
Siamo rimasti a lungo in ammirazione della meraviglia natalizia e poco dopo, quando lo spettacolo stava ormai per volgere al termine, ci siamo decisi a far la festa al pandoro: viaggia con noi da Olbia e un paio di punte si sono un po' ammaccate, però rende onore alla tavola imbandita per la colazione: torrone, frutta fresca, frutta secca, fettine di zenzero zuccherato, biscottini col miele, cioccolato... il mirto fatto in casa sarà meglio consumarlo per Capodanno!
L'imbarco di oggi è faticoso quanto lo sbarco di ieri, ma almeno i muli da soma si sono ben rifocillati e quasi non avvertono il chilo di posidonia infilatosi a tradimento sotto tientibene ed elastici.
La risacca violenta che sentivamo durante la notte proviene dallo sperone roccioso che chiude a nord la nostra bella cala per un giorno.
Le previsioni non sbagliano quasi più e ce ne rendiamo conto subito: il cielo si copre di nuvole dense, alcune sfrangiate come una tenda polverosa, ed il mare si riempie di cavalli bianchi, alcuni lanciati al galoppo.
I kayak saltellano tra le onde e per un lungo tratto non guardiamo altro che le volute bizzarre dell'acqua all'intorno.
Pagaiamo in silenzio, urlando solo la conta dei chilometri percorsi: pochi!
Punta Nera sembra inarrivabile, ma speriamo di poter sbarcare oltre il suo basso promontorio costellato di scogli nerastri... sembra quasi che le onde lanciate sulle secche formino un tappeto di lana grezza, bianco ed arruffato come quelli tipici sardi, cardati, intrecciati e lavorati a mano (ne avevo uno in cameretta da piccola, chissà che fine ha fatto!).
Santa Maria di Orosei, invece, è nascosta dietro una fitta serie di cavalloni impazziti che frangono sul basso fondale in maniera sempre più aggressiva man mano che guadagnano la riva. Insomma, di tentare lo sbarco non se ne parla: anche a raggiungere incolumi la spiaggia, senza rotolare insieme ai frangenti come le pallette di alghe fanno sulla battigia, non avremmo modo di riprendere la navigazione.
Saltiamo il pranzo e proseguiamo di buona lena lungo il bel litorale sabbioso sormontato da una folta pineta.
Giochiamo ai quattro cantoni con le onde di un paio di metri: ora che abbiamo virato un poco all'interno del vasto Golfo di Orosei, quelle che prima affrontavamo a muso duro, talvolta al mascone, adesso ce le ritroviamo imperturbabili al traverso. Pagaiamo a velocità variabile, per lasciarne una a poppa ed evitare che quella in arrivo si rovesci sulla prua, aspettiamo di leggere il mare prima di decidere cosa fare, se attendere un'altra sfuriata oppure agganciare il cavallone seguente...
È tutto un saliscendi che ci tiene impegnati per un altro paio d'ore, finché non intravediamo una lunga diga foranea che sulle prime non capiamo a cosa serva: sarà lunga 200 metri, larga oltre 50, protesa in mare nella stessa identica direzione dalla quale provengono i marosi... non sembra un porto, anche se ha un faro in testa, perché non ha luci di ingresso, non chiude un'insenatura né protegge chissà che...
Andiamo oltre, tanto il vento che nel frattempo s'è alzato anche da terra fa arricciolare all'inverso la cresta dei frangenti e la costa scompare dietro un velo d'acqua nebulizzata: facciamo un'intensa cura di iodio, questo è sicuro, ma intravediamo solo le casupole lontane di Orosei adagiate sull'altipiano ed una lunga cava di marmo che apre la collina come una ferita.
Dopo un po' ecco apparire un secondo molo: la sua posizione è leggermente diversa e la linea della costa è un po' più arcuata, quindi là davanti a quella pineta potremo forse finalmente toccar terra...
Capiamo anche che quelle astruse gettate di massi in mare nascondono in realtà due bei porticcioli da diporto, ma senza nessuno scivolo e con un ingresso non segnalato ed aperto a sud, certamente per proteggere le barchette dei pescatori locali dal vento dominante di Maestrale, ma oggi, con questo bel vento di Ostro, assolutamente impenetrabili.
Sbarchiamo fuori dal porto, a ridosso della massicciata, aspettando di capire come si comportano le onde.
Sbarco da manuale, in surf tra i frangenti, che si intrufolano nel pozzetto di Mauro e stappano la bottiglia d'acqua fissata sul fondo del kayak... i muli da soma tornano in servizio, più provati che mai, perché tirare in secca due kayak carichi e coi pozzetti pieni non è cosa da poco!
A fine giornata mi concedo un momento di relax e 'creo' un alberello natalizio in miniatura per festeggiare le nostre 5 ore di navigazione ininterrotta in un mare stato 4 con vento forza 3... un gran bel Natale, no?!?