IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

E' nato Voyager

E' nato Voyager
Dopo diversi anni di gestazione, dalla collaborazione con CS Canoe, è nato Voyager, kayak da navigazione a medio raggio. In questa barca ho inserito le caratteristiche che, dopo 25 anni di attività e più di 20.000 miglia pagaiate, ho ritenuto rilevanti per un mezzo destinato a questo utilizzo. Qualche numero: lunghezza 585 cm, larghezza 50 cm, volume 310 lt, peso in VTR 23 Kg. Prima della produzione, il prototipo dovrà superare una fitta serie di test, ma già le prime semplici prove fanno ben sperare... Sarà possibile testare Voyager durante gli incontri dove saremo presenti. Mauro

Voyager è pronto!
Con le ultime modifiche apportate Voyager ha raggiunto la maturità
ed è pronto per la produzione industriale...

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci Mauro Ferro

giovedì 12 maggio 2016

Level 3 Coach training: more mentoring days with Lee Pooley in South Devon!

Ed eccomi alla settimana che aspettavo da tempo. Dallo scorso mese di settembre, per la verità, da quando cioè ci siamo dati appuntamento in Finlandia con Trenk Muller ed Eva-Lotta Backman per seguire le prime giornate di "mentoring" con Lee Pooley.
Il nostro percorso per diventare Level 3 Coach è iniziato due anni fa a Plas y Brenin ed è andato avanti tra alterne vicende ed un esame tentato ma non superato. Da quando abbiamo trovato il nostro giusto mentore, però, le cose sembrano andare per il verso giusto e durante l'inverno appena trascorso ho ripreso con rinnovato entusiasmo a tenere nuove lezioni con altri "allievi sperimentali volontari"...
Lee voleva rivederci e così lo abbiamo raggiunto a casa sua, nel South Devon.
Il programma è stato particolarmente intenso ed il tempo è stato tipicamente inglese, con le solite quattro stagioni in un solo giorno, pioggia sole e grandine alternate nel breve spazio temporale di poche ore. Il tutto, sia al mattino che al pomeriggio, ovviamente!
Il primo giorno, lunedì 25 aprile, ci siamo dati appuntamento sulla bella spiaggia di sabbia di Salcombe, ai piedi del centro di kayak da mare del posto, ricavato nel vecchio edifico della "Life Boat Institution", che conserva la memoria di un tragico episodio di salvataggio riuscito in mare aperto e di naufragio occorso sulla via del rientro, quando erano ormai in vista della base.
Mi sono offerta volontaria per iniziare la prima lezione di un'ora con due allievi appena conosciuti: ho combinato un mezzo disastro e Lee era visibilmente contrariato. La seconda lezione di Trenk è stata più efficace ma nel pomeriggio Lee ha deciso di svolgere una delle sue tipiche lezioni nei giardini di roccia, per farci capire meglio come strutturare ogni singola fase di insegnamento e soprattutto come arrivare ad individuare i punti deboli di ciascun allievo, quelli sui quali lavorare durante le lezioni successive. I primi de-briefing, svolti sia in spiaggia durante la pausa pranzo che a fine giornata accanto ad un té bollente, sono stati come sempre molto illuminanti e sin da subito ho cominciato a riempire il mio diario di appunti fitti fitti.
Il secondo giorno, martedì 26 aprile, ci siamo spostati a Wembury, una bella località turistica e naturalistica all'estremità occidentale della Baia di Bigbury. Ci siamo alternati nelle lezioni ma avendo un solo allievo volontario, Lee ha chiesto a me di fare l'allieva di Eva-Lotta e ad Eva-Lotta di fare l'allieva di Trenk. Abbiamo così potuto testare le nostre competenze didattiche anche con allievi avanzati ed è stato molto formativo, specialmente quando Lee ha insistito per cercare quei famosi punti deboli... Nel pomeriggio, poi, Darren Sherwood, un talentuoso insegnante inglese, anche lui di terzo livello, ci ha intrattenuti per un paio d'ore a parlare di surf e ci ha spiegato come e cosa insegnare in maniera corretta. Altro de-briefing a fine giornata e altra notte ghiacciata in tenda!
Il terzo giorno, mercoledì 27 aprile, siamo tornati a Salcombe e siccome ci siamo svegliati prima del previsto per un guasto tecnico all'auto di Trenk, abbiamo anche avuto modo di visitare la cittadina affacciata sul Kingsbridge Estuary (che però non è l'estuario di un fiume ma di ben nove ruscelli).
Stavolta ha iniziato Lee ad insegnare, scegliendo le scogliere rocciose dei dintorni per farci capire come scegliere la giusta progressione didattica con allievi di diverse capacità che si destreggiano più o meno bene tra i giardini di roccia. Ci è toccato un solo salvataggio, per l'errore commesso da un allievo nella valutazione di un'onda più impertinente delle altre, ma poi abbiamo passato l'intero pomeriggio a pagaiare con grande soddisfazione negli anfratti più reconditi della costa frastagliata.
Prima del de-briefing di fine giornata, c'è stato il tempo per divertirsi ancora un po' sulle ondine frangenti dell'imboccatura dell'estuario: è stata un'esperienza indimenticabile perché le onde entrano nel canale principale visibilmente incicciottate e poi, per la presenza di bassi fondali sabbiosi, virano decisamente di 90 gradi per raggiungere una piccola spiaggia a mezza luna, perfetta per fare pratica e per capire che, come in tante cose, il movimento giusto al momento giusto è la cosa più importante!

Un tedesco, un'italiana e una finlandese... e non è una barzelletta! 
Tre amici sempre sorridenti
Primo de-briefing con Lee e Darren
Esplorando i giardini di roccia nei dintorni di Salcombe
De-briefing di metà mattina a Wembury...
Un momento prima piove e grandina e...
...e un momento dopo esce il sole!
Sembra proprio un Inukshuk, no?
Lee spiega come pagaiare nel vento...
... poi come aspettare l'onda giusta...
... e come raggiungere una visione olistica!
In rotta verso la splendida Isola di Burgh
Un ottimo stratagemma per spiegare come reagisce il kayak nel surf
Il South Devon è davvero un gran bel posto dove pagaiare
Messaggi in codice sulla sabbia
Il quarto ed ultimo giorno, giovedì 28 aprile, siamo andati a Challaborough, all'estremità orientale della Baia di Bigbury, un'altra bella località turistica che in estate deve essere piena di villeggianti.
E' stata la giornata più intensa: Lee ha iniziato con tre allievi diversi dapprima una lezione tecnica sul timone di poppa, poi una lezione nei giardini di roccia ed infine una lezione di surf nei pressi della bellissima Isola di Burgh. E' un'isola particolarmente famosa nella zona perché è raggiungibile a piedi soltanto con la bassa marea, mentre con l'alta marea i turisti interessati a visitare le vecchie rovine trecentesche del castello o il novecentesco albergo Art Deco adagiato accanto al più rinomato pub locale hanno una sola possibilità: arrampicarsi sul sedili di legno dello stranissimo trattore coi trampoli che, dotato di pneumatici giganteschi, trotterella sullo stretto istmo di sabbia fine, tra piccole ondicelle biancheggianti, fino a raggiungere il moletto sull'isola. Mentre eravamo intenti a studiare le onde, il trattore è passato avanti e indietro più di una volta e sono persino riuscita a farlo entrare in uno dei miei scatti fotografici (altre foto nell'album di facebook a questo link).
Poi Lee ci ha assegnato un allievo ciascuno e ha messo a dura prova le nostre competenze didattiche nel surf: a me è toccato Carlos, un ragazzo proveniente dall'Ecuador, residente da anni in Inghilterrra, anche lui arrivato al training da Level 3 Coach, fiumarolo iperattivo e kayaker marino niente male. Insomma, ho faticato non poco a stargli dietro, ma ho subito capito che non avrei dovuto spiegargli niente sulla tecnica, non ne aveva certo bisogno. Dovevo invece lavorare con lui sulla tattica: aspettare l'onda giusta, ridurre al minimo il numero di pagaiate per surfarla, virare al momento giusto sfruttando l'ultima propulsione, appoggiare sull'onda e non verso riva (come sono sempre tentati di fare i kayaker fluviali) e così via... Quell'oretta con Carlos m'è sembrata interminabile: Lee mi osservava dalla riva e alla fine ci ha tempestati di domande, voleva capire per filo e per segno che diavolo avevo combinato nel surf per tutto quel tempo. E' stato estenuante ma elettrizzante insieme e a fine giornata Carlos era visibilmente contento (ora siamo persino amici su facebook!).
Lee non era ancora soddisfatto e così ha sfruttato le onde formate del primo pomeriggio per farci stare in acqua un altro paio d'ore, soltanto noi tre, Trenk, Eva-Lotta ed io: lezioni individuali di surf, ma del tutto speciali, con un sacco di trucchi molto efficaci per governare il kayak in diagonale, per risalire le onde senza fatica e per uscire dal surf in poco tempo. Come innamorarsi del surf!
Alla fine, il solito de-briefing, ma stavolta personale, a quattrocchi, per mettere a fuoco le aree di lavoro per la prossima stagione e per capire meglio dove volgere l'attenzione. Il mio diario si è riempito di altre pagine di appunti, arricchiti da una bella paginetta di consigli scritti in inglese di proprio pugno da Lee: dovrei forse incorniciarla e tenerla sulla scrivania, per mandare a memoria ognuna delle preziose indicazioni didattiche fornite da Lee nell'ultimo incontro individuale.
Il suggerimento che mi da fato è quello di lavorare sulla "visione olistica", per evitare di seguire ciecamente le richieste dell'allievo e per cercare al contrario di individuare le sue reali esigenze, focalizzando l'attenzione sugli aspetti tecnici da migliorare... Una cosetta da niente, insomma.
Ci siamo dati appuntamento al prossimo anno, sia perché il nostro prossimo viaggio estivo alle Isole Cicladi ci terrà impegnati forse fino a novembre inoltrato, e sia perché ho capito una volta di più di avere ancora tanta strada da fare prima di sentirmi davvero pronta per sostenere nuovamente l'esame finale da Level 3 Coach!
Insomma, l'ultima chiacchierata con Lee è stata la conclusione impegnativa di una settimana altrettanto impegnativa: iniziata la domenica precedente col corso di navigazione costiera di Andy Stamp a Plymouth e finita il giorno dopoo, venerdì 29, con un lunga trasferta dal Devon al Galles, dove ci aspettava l'annuale Anglesey Symposium per un'altra lunga settimana (leggi il prossimo post). Per arrivare a Holyhead sono state necessarie ben undici ore di autostrade intasate, per nostra fortuna (mia e di Eva-Lotta, perché Trenk è rientrato subito in Germania) trascorse comodamente accoccolate sui sedili posteriori dello spazioso camper della Reed Chillcheater (un ringraziamento particolare a Chris che ha guidato sempre con grande aplomb ed uno speciale all'amico Rick Cooper che ci ha trovato il passaggio e ha organizzato l'incontro!).
L'avventura continua...

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